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giovedì 30 settembre 2010
L'organo della chiesa di San Giovanni
quando una posizione inidonea rovina anche le migliori intenzioni...
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Le Trombe Orizzontali, le canne che si scordano più facilmente, e meno raggiungibili per essere accordate...
Le Trombe Orizzontali, le canne che si scordano più facilmente, e meno raggiungibili per essere accordate...
Formia: Una delle più grandi chiese dell'Arcidiocesi di Gaeta è senza dubbio quella di San Giovanni a Formia. Costruita negli anni '50 del XX sec. dopo la distruzione bellica della chiesa preesistente, è l'ultima delle chiese "preconciliari" di ampie proporzioni costruite nella nostra Provincia, rivaleggiando per forma e dimensioni con la Concattedrale di San Marco a Latina, la SS. Annunziata di Sabaudia, San Michele Arcangelo di Aprilia, costruite nel decennio prebellico.
Della precedente chiesa, assai più piccola ma dalla singolare suddivisione in due navate, sono sopravvissute alcune opere d'arte: una tela rinascimentale attribuita ad Antoniazzo Romano e le statue lignee dei Santi Lorenzo e Giovanni Battista cui è dedicata.
La chiesa attuale ha una rigida simmetria assiale dall'ingresso all'abside, quindi tale caratteristica influenza pesantemente anche l'acustica complessiva dell'ambiente. In tali condizioni, dunque, l'organo a canne deve essere messo in posizione altrettanto simmetrica, possibilmente su una parete fondale (quella di controfacciata o quella absidale) e meglio ancora su una cantoria.
Un egregio esempio, anche se privo di organo a canne, può vedersi nella chiesa del Carmine, anch'essa ricostruita negli stessi anni poiché quella preesistente era stata distrutta durante la Guerra (ricordiamo che Pasquale Matteij, nel suo "poliorama pittoresco" ricordava che questa chiesa aveva un organo a canne sulla cantoria sopra l'ingresso principale; nella ricostruzione, ci si è ricordati della sola cantoria...).
Ho suonato l'organo di San Giovanni a Formia alla fine dell'estate del 1986. Don Giuseppe Viola mi disse "Forz', muov't: famm' senti' comm' sóna gli'organ di San Giuann' ", al che gli risposi "Don Giuse', ma lì ci sta un harmonium, grosso, ma un harmonium, che ce ne 'mport ?" "No', hann' fatt' n'organo a cann'! Don Carmine mi ha chiamato e mi ha detto di purta' pure un' che gli sa' sóna' !". Venne con noi anche il M.o Antonio Nocella, fine pianista e musicologo.
Effettivamente Don Carmine Ciccolella si era prodigato per molti mesi per raccogliere i fondi per costruire quest'organo. Aveva fatto anche appello alla comunità Formiana emigrata da tempo in America. E, insomma, aveva raccolto una discreta somma (se non ricordo male, ed è probabile che sia così, pare che ammontasse a 140 milioni circa). La costruzione dell'organo era stata affidata all'organaro sulmonese Augusto Bevilacqua che, a quanto pare, don Carmine conosceva personalmente.
Giunti sul posto, vidi che l'organo era collocato in modo asimmetrico, a destra dell'altare maggiore, in alto. Se proprio si voleva metterlo lateralmente, conveniva dividerlo in due corpi simmetrici e collocarlo non così in profondità ma sotto l'ultima campata o meglio sotto la penultima.
Messo in questo modo, l'organo -lo dissi prima ancora di suonarlo- assordava il presbiterio e si udiva poco e male dalla navata. E difatti...
Dal punto di vista estetico, lo strumento si poteva definire senza infamia e senza lode; a me non piaceva per nulla, ma il gusto personale c'entra poco. Spiccava comunque l'uso del rame, sia per alcune canne verticali che per le vistose Trombe collocate orizzontalmente e che, secondo Don Carmine, da sole erano costate non si sa quanto e che caratterizzavano in modo particolare l'organo. Sarà, gli dissi, ma queste trombe -col clima marino di Formia- non reggono l'accordatura e per di più quando occorre accordarle bisogna montare un ponteggio ad hoc, finisce che non si possono usare quasi mai. E difatti...
Poi ho iniziato a suonare. Diciamo pure che a me il suono dello strumento piacque moderatamente, dalla consolle (collocata anch'essa all'epoca in presbiterio) lo strumento rendeva abbastanza bene. Non nego che la sua disposizione fonica sia interessante, ma certo la resa acustica è deludente (e qui va fatto un appunto non tanto all'organaro ma a chi -parroco o architetto progettista- ha destinato all'organo quella assurda -acusticamente parlando- collocazione asimmetrica e profonda). Per quel che ricordo, Don Giuseppe era rimasto sempre nella navata e ne fu invece piuttosto deluso e secondo me è stata una delle ragioni per le quali attese venti anni prima di collocare un organo a canne in San Nilo (e fece male, perché se a San Nilo seguiva i miei consigli, avrebbe avuto un organo acusticamente migliore e di costo inferiore).
Negli anni successivi, non mi sono mai più interessato a questo strumento. Sono solo andato una volta, con mia moglie, ad ascoltare un concerto del mio caro amico Mauro Bassi. Quella sera mi accorsi di quanto si ascoltasse male l'organo dalla navata e come la collocazione asimmetrica dello strumento rendesse un pessimo servizio alla musica (tutta di Bach) che l'amico stava suonando.
Nel 2002 il nuovo parroco decise che occorreva restaurare l'organo e cercò di interpellare il medesimo organaro che però nel frattempo era volato nelle Celesti Cantorie, dopo una lunga dignitosa carriera artistica. Per fortuna, i figli di Augusto, cioè Eligio e Fernando, proseguivano l'attività di famiglia ed erano in grado di riparare egregiamente lo strumento.
Stavolta diedero una impronta decisiva, chiamando l'eccellente intonatore aretino Paolo Ciabatti a ripristinare l'intonazione dello strumento e, se possibile, migliorarla. Cosa che l'abile organaro ha puntualmente onorato. Lo strumento venne quindi inaugurato con un concerto del m.o Salvatori, conosciuto personalmente dagli stessi fratelli Bevilacqua.
A onor del vero, i fratelli Bevilacqua avevano offerto a me tale concerto tramite una lettera (che tuttora conservo) che, per disavventure postali che non sto a raccontare, mi giunse con tre mesi di ritardo. In ogni caso sarebbe stato un concerto che avrei rifiutato, poiché tra tanti i lavori fatti all'organo l'unico che sarebbe realmente servito a migliorare in senso decisivo la situazione (cioè spostarlo e metterlo in posizione assiale) non era stato eseguito.
Oggi, mi dicono, l'organo è stato nuovamente smontato (dopo pochi anni dal restauro è un vero peccato). Pare che ciò sia dovuto a lavori edili da fare in chiesa. In ogni caso, se l'organo ritornerà al posto dove è stato prima, nulla di realmente migliorativo sarà stato effettuato. Che peccato, vero?

Infine, a tutti gli appassionati segnalo l'organo di San Giuseppe Lavoratore le cui caratteristiche sono illustrate in QUESTO ARTICOLO dell'amico Nicola Ferroni che sottoscrivo parola per parola.

Aggiungo poi che per lungo tempo a Formia ha avuto sede l'illustre ditta dell'organaro Schimicci, alla cui memoria sarebbe bene intitolare una strada o quantomeno una lapide. La storia della famiglia Schimicci è stata da me illustrata in QUESTO MIO ARTICOLO pubblicato, con grande sensibilità e cortesia, dal M.o Federico Borsari.


Graziano Fronzuto

postato da: graziano1  

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