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lunedì 27 settembre 2010
L'organo Inglese della Chiesa di Sant'Erasmo
un nobile Lord decaduto e maltrattato...
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L'organo
L'organo "T.Pendlebury" del 1912 dietro l'altare di S.Erasmo a Formia nel 1989
Formia: Chi era mister Thomas Pendlebury? Se lo chiedessimo a un qualsiasi abitante del nostro Golfo riceveremmo risposte variegate (un personaggio dei romanzi di Sherlock Holmes, un ufficiale della marina americana, un turista inglese e, per la maggior parte, un dubitativo "e chi c^^^^ lo sa?"). Se lo chiedessimo ad un Inglese, un qualsiasi Inglese, probabilmente avremmo la risposta esatta. Thomas Pendlebury (Leigh, Lancshire, 1867-1933) era un costruttore di organi, tra i più rinomati: nel sito ufficiale del Municipio di Leigh si può leggere la sua biografia e vedere alcune fotografie del suo laboratorio di costruzione di organi. Mentre in Italia si apprendeva il mestiere quasi esclusivamente tramandandoselo, in Inghilterra già esistevano Istituti Tecnici e Collegi di Formazione Artigiana, che Pendlebury frequentò da fanciullo. Con il diploma in tasca si presentò all'organaro tedesco Edmund Schulze che lo assunse valutandone positivamente il talento e l'ottimo orecchio. Nel 1898 Pendelbury si mise in proprio ma non cesserà mai di aggiornarsi e di studiare nuove tecniche costruttive (ciò perché, nella sua mente di artista dalla profonda Fede ripeteva sempre "It's only the Boss who doesn't need an apprenticeship", è stato il Padreterno l'unico che non ha avuto bisogno di imparare il mestiere).
In tutti i suoi organi, l'elemento distintivo era la Cassa Espressiva cioè quella cassa di legno in cui sono collocate le canne della tastiera superiore (Swell Organ in Inglese, Organo Espressivo in Italiano) e che, con sportelli di grande spessore, rende possibile il pianissimo più dolce (a sportelli interamente chiusi e il fortissimo più mistico a sportelli interamente aperti. Tanto più sono spessi gli sportelli, tanto più questo fenomeno si avverte. In genere, gli sportelli degli organi di Pendlebury erano di spessore non inferiore a 2 pollici, circa 5 cm. (se si fa un giro per le chiese della Diocesi, ci si accorge che gli organi Italiani che hanno la cassa espressiva hanno sportelli di meno di 1 pollice di spessore...).
Thomas Pendlebury manterrà la sua Ditta fino al 1925, anno in cui gli subentra il figlio James che a sua volta la trasmetterà al figlio Stanley. Con la morte di quest'ultimo, nel 1988, si chiuderà dopo 90 anni l'epopea organologica della famiglia. Tre generazioni che hanno costruito organi per cattedrali e grandi chiese di tutta l'Inghilterra, ma anche per cappelle private e per piccole chiese non parrocchiali.
Nel 1910 Thomas Pendlebury riceve l'ordine di costruire un organo di 13 registri (circa 700 canne) per la Chiesa Metodista di Richmond (nello Yorkshire settentrionale). Piccolo strumento, ma che comunque gli consente di applicare tutti i suoi migliori principî costruttivi: canne di metallo e di legno lavorate maniacalmente, tanto da sembrare costruite con l'accuratezza di secoli prima, una Cassa Espressiva di spessore di oltre 2 pollici, canne gravi potenti e profonde, canne acute limpide e brillanti e soprattutto una Tromba di magnifica intonazione, dolce come un oboe quando la Cassa Espressiva è chiusa, e quindi con tutte le infinite sfumature intermedie arriva ad essere tonante come una Tuba da Battaglia quando la Cassa è aperta. La trasmissione tra tastiere e canne è del tipo pneumatico-tubulare, secondo un sistema brevettato dallo stesso organaro. Non a caso l'organo viene censito dal British Institute of Organ Studies, Scheda "NZ1701 - G00386, così come l'attività dei Pendlebury è oggetto di ricerche da parte del compianto musicologo Julian Rhodes (1964-2001, mio illustre collega del The Organ Club di Londra).
Ciononostante, nel 1986, il Pastore -abbagliato dalle novità dell'elettronica- dispone la vendita di questo bello strumento sul mercato antiquario ed acquista un organo elettronico (che durerà meno di 10 anni...). Con tale comportamento potrebbe aspirare a diventare parroco "honoris causa" dell'Arcidiocesi di Gaeta, ma in Inghilterra si attira non poche critiche e molti fedeli lo piantano, privandolo della propria presenza e delle proprie offerte.
Ormai è troppo tardi, business is business & pecunia non olet come ci insegnano le nobili lingue Anglosassone e Latina nella loro cruda sapienza e verità, e l'organo va sul mercato antiquario europeo.
Per una serie di passaggi di proprietà e di circostanze tutto sommato imprevedibili, nel 1988 viene proposto anche al Parroco di Sant'Erasmo a Formia che, solo dopo le insistenze di alcuni fedeli riunitisi in comitato, decide di acquistarlo.
In effetti la chiesa formiana, ex cattedrale e comunque chiesa di capitale importanza storica, che aveva ospitato un'abbazia olivetana e per lunghi secoli era stata un santuario erasmiano (pur se il corpo del Santo era da secoli traslato nell'omonima chiesa Gaetana), aveva avuto nella sua lunga storia più di un organo. Probabilmente al tempo degli olivetani era collocato sulla parete fondale dell'abside. In tempi più recenti c'era stato un organo collocato a pavimento, nell'ultima campata della navata laterale destra. Daneggiato durante la guerra, non fu mai ripristinato. Si demolì e ciò che ne restava non si sa che fine abbia fatto.
Insomma, negli anni '80, Sant'Erasmo risultava priva di organo da almeno tre decenni.
Acquistato l'organo inglese, dunque, la cosa prioritaria sarebbe quella di chiamare un organologo competente per decidere il corretto da farsi. Il Parroco, amico di mio padre già da oltre 45 anni, ovviamente mi ignora e il comitato pensa bene di rivolgersi all'organista di Montecassino, o meglio forse desidera farlo, ma nei fatti quest'organista, da me interpellato per lettera su questa e altre circostanze, negherà per iscritto di aver suggerito nomi, comportamenti e modalità di restauro...
Certo, appare arduo pensare che il comitato affidi senza uno specifico indirizzamento il restauro dell'organo al cassinate Maurizio Panaccione, organaro, da alcuni stimato fino ad essere definito "professore", da altri invece non proprio amato. Tali definizioni così contrastanti, ahimé, contraddistinguono il mondo organario italiano da molti decenni.
Io non entro nel merito delle capacità professionali -ben note, del resto- di questo organaro, tuttavia rimarco solo l'esito del suo intervento a Formia, preso 'a caldo' dato che io ho tenuto il terzo dei concerti inaugurali, nell'estate 1989. Innanzitutto, l'organo viene collocato dietro l'altare, non a pavimento ma su un basamento ligneo di un metro d'altezza per compensare parzialmente lo schermo acustico costituito dall'altare stesso (ma la scelta della collocazione dell'organo non è dipesa dall'organaro e dunque credo possa essere ascrivibile al parroco). Veniamo allo strumento. Rispetto allo stato originario, mancano i registri di Pedale e alcuni altri sono incompleti (ma le rispettive canne potrebbero non essere mai pervenute a Formia e dunque nessuna responsabilità può essere addossata all'organaro), la trasmissione pneumatico-tubulare brevettata da Pendlebury è stata per qualche giorno parzialmente ripristinata, poi rimossa e sostituita da una trasmissione elettromagnetica. In questo caso ci si rende conto che era arduo per la maggior parte degli organari italiani ripristinare correttamente il funzionamento della trasmissione inglese, ma almeno si poteva realizzare una trasmissione meccanica, non una elettrica che -in presenza di atmosfera marina- è particolarmente vulnerabile. Ma soprattutto, l'organaro rimuove completamente la famosa Cassa Espressiva di 2 pollici che rendeva tanto unica la fonica degli organi Pendlebury. La cassa espressiva è stata trasformata in armadio per casule e piviali, le sue portelle accantonate. I motivi di questa rimozione mi sono incomprensibili, non c'è nessun senso, salvo forse la volontà di rendere l'organo diverso da quello che era, e di farlo scientemente.
Fatto presente tutto ciò a Don Antonio Punzo, mi sono messo a sua disposizione, tramite mio padre, per qualsiasi intervento migliorativo avesse voluto fare all'organo (come io caldamente e disinteressatamente gli consigliavo). Ma poiché egli nei venti anni successivi non si è fatto mai vivo, non conosco la situazione come si è evoluta dal 1989 ad oggi, perché non ho più messo piede in quella chiesa. Conoscendo l'andazzo generale della nostra Arcidiocesi, posso essere certo che la situazione non può che essere peggiorata. Non foss'altro che per l'abbassamento dell'organo di circa 60 cm attuato negli anni '90 per consentire l'inserimento di un enorme dipinto absidale, alla cui collocazione si è sacrificato tutto, a cominciare dalla posizione acustica dello strumento.
Cosa si potrebbe fare oggi? Se l'organo venisse affidato ad una chiesa con una comunità e un parroco di maggior sensibilità, sarebbe assai facile salvarlo e ridargli lo splendore che aveva in Inghilterra, ridargli voce e soprattutto la Cassa Espressiva. Finché resterà lì dov'è, è chiaro che io resterò dove sono e - visto che nessuno ci vuole né lui né me- non ci incontreremo mai più.

Graziano Fronzuto

postato da: graziano1  

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