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lunedì 26 luglio 2010
In esclusiva: La chiesa ritrovata di San Remigio
di Daniele Iadicicco (www.terraurunca.com)
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Storia del territorio: Ho avuto il piacere di essere accolto in una casa che da anni suscitava la mia curiosità. La villa di cui parliamo è la villa di San Remigio, nel quartiere che da essa prende il nome a Formia.
Questa magnifica dimora, da cui si gode uno splendido panorama sul golfo di Gaeta, è di proprietà dei Patroni Griffi, nobile famiglia aristocratica che da secoli custodisce un piccolo gioiello architettonico cittadino: la chiesa di San Remigio.

Per comprendere la storia di questa chiesa, fondata e costruita nel 1490, bisogna fare un piccolo excursus sulle famiglie che si sono succedute nel possesso della villa e chiesa di San Remigio. Tali cambi di proprietà sono avvenuti per eredità familiare e non per compravendita, questo particolare definisce anche l'attaccamento a questi luoghi da parte delle varie famiglie.

La prima famiglia di cui parliamo è quella degli Albito Piccolomini. Don Filippo Albito Piccolomini, sepolto nella sacrestia della chiesa insieme alla consorte, fu l'ultimo della sua famiglia a possedere la villa. Alla sua morte, non avendo questi eredi passò la proprietà della suddetta villa al Barone Paolo Gattola, suo nipote diretto.

Don Filippo Albito Piccolomini viene ricordato anche in un decreto reale datato 1854:
"(N.° 1313) Decreto autorizzante la chiesa sotto il titolo di S.a Teresa nel comune di Castellone e Mola in Terra di lavoro ad accettare la pia donazione fatta in suo prò da D. Filippo Albito Piccolomini con atto fra vivi del 25 di novembre 1852 pel notaio Giuseppe Laracca; con eseguirsi le condizioni e clausole espresse nel mentovato atto, e con doversi prendere notamento della donazione e degli obblighi annessivi nella platea della chiesa, salvo i dritti de'terzi. (Napoli, 16 Settembre 1854.)".

Tale donazione è, forse, da inquadrare nel periodo del restauro della chiesa operato da Re Ferdinando II delle Due Sicilie, affidata al formiano Pasquale Mattej, del quale il nobiluomo formiano si è voluto rendere compartecipe assieme al Re.
Filippo Albito Piccolomini, viene ricordato anche nella chiesa di Santa Maria della Sorresca a Gaeta, in cui si trova un piccolo altare a lui dedicato. Probabilmente il Cavalier Albito Piccolomini fu benemerito anche di questa Chiesa.

La famiglia Gattola, per eredità familiare, entrò dunque in possesso della villa. Tale famiglia non ha bisogno di certo di presentazioni. Trasferitasi da Napoli, la si ricorda sin dal XV° secolo a Gaeta. Figura di massimo rilievo della famiglia fu Erasmo Gattola.
L'ultimo della famiglia fu Paolo Gattola de Martino II°, Duca di Roscigno e Sacco. Costui ebbe sei figlie femmine, ragion per cuì spezzo la successione maschile dei Gattola. Sua figlia Francesca, essendo stata designata quale erede del titolo di Baronessa di San-Barbato, sposò nel 1867 Felice Patroni Griffi, de' Conti di Calvi.

Da questo momento, quindi, i possedimenti ed i titoli che furono dei Gattola passarono ai Conti Patroni Griffi (il baronato di San-Barbato, il ducato di Roscigno e Sacco oltre che a varie proprietà immobiliari, tra cui anche la nostra chiesa).
La famiglia Patroni-Griffi nasce dall'unione della famiglia Patroni (di origine Toscana) e dai Griffi di Napoli (famiglia di origine greca). Teodosio (Griffi) nel VII sec., sposò la sorella dell'imperatore Costantino, Irenea. I Patroni-Griffi essendo Baroni di Calvi, portarono a Gaeta, nella cattedrale di Sant'Erasmo, le reliquie del patrono della loro città, San Casto.

Ed eccoci arrivati ad oggi, colui che mi ha invitato nella sua dimora è il Duca Massimo Patroni Griffi, capo del casato e proprietario attuale della villa e della chiesa.

La chiesa oggi è gravata dal peso dei secoli e dalle diverse guerre che l'hanno provata nella struttura e negli interni. Dovrebbe altresì essere presa in considerazione l'idea di intervenire per il restauro della stessa. Ritrovando almeno in parte, il suo antico splendore, la chiesa potrebbe essere riaperta al culto, arricchendo il patrimonio architetonico-storico della città.
All'interno della chiesa sono ancora visibili tracce di affreschi floreali sulle pareti, un quadro raffigurante il Santo e sull'altare la teca con la Sua Santa Reliquia. La chiesa presenta una navata unica. Nel 1750 la Chiesa fu rammodernata, furono aggiunte le volte ad unghia e la Chiesa fu dotata di un nuovo altare. Anche la facciata fu riadattata secondo i gusti del tempo.
Fino al 1849 l'annuale processione che nella terza domenica di quaresima si muoveva dalla parrocchia di Sant'Erasmo a Formia al Santuario della SS.Trinità (montagna spaccata) di Gaeta, veniva fatta passare proprio per la chiesa di San Remigio. Qui, infatti, si usava fare la prima sosta del cammino devozionale.

Ringraziamo ancora il Duca Massimo, augurandoci di poter ritornare in questo piccolo angolo dimenticato, magari con speranze per la sua restaurazione.

Tomba Cav. Albito Piccolomini (interno sacrestia chiesa)

Quadro di San Remigio

Il Duca Don Massimo Patroni Griffi ci mostra l'interno della Chiesa

Interno Chiesa San Remigio

Altare

Particolare dell'Altare con Croce del Sacro ordine militare costantiniano di San Giorgio

Tomba della baronessa di S.Barbato, nonna del Duca Massimo. (interno sacrestia chiesa)

Lettera del vescovo di Gaeta al procuratore del Re per accettare la donazione fatta dal Cav Albito Piccolomini alla chiesa di Santa Teresa in Formia




Daniele Iadicicco (www.terraurunca.com)

di: TF Press

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