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Tuesday 25 November 2008
Un gendarme della memoria
Quello che io ricordo di Sandro Curzi
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Webzine: Troppo buonismo in molti coccodrilli per Sandro Curzi. Non sarebbero piaciuti nemmeno a lui. "Kojak" poteva sembrare un dirigente politico bonario e accomodante. In realtà era un comunista di quelli duri. Intollerante. E pronto a qualsiasi asprezza pur di dare addosso a chi la pensava in modo diverso.
Li ho sperimentati anch'io i suoi sistemi, quando pubblicai il "Sangue dei vinti", un libro sulle mattanze compiute dai partigiani dopo il 25 aprile. In quel caso, Curzi si comportò da vero Gendarme della Memoria. Sapeva bene che quanto raccontavo era tutto vero. Ma era vietato dirlo. In base al dogma che fare le bucce al Pci significava diffamare la Resistenza.

Il nostro fu uno scontro impari. Lui dirigeva Liberazione e aveva alle spalle un partito, Rifondazione Comunista. Io ero un giornalista che non dirigeva nulla e non aveva nessuno dietro di sé. Anche per questo, Curzi cominciò a pestarmi. E cominciò subito, prima che il libro apparisse, dunque senza neppure averlo letto.

Il venerdì 10 ottobre 2003, "Kojak" vide su un lancio dell'agenzia Adkronos una bordata di Giorgio Bocca contro di me, sparata dopo le anticipazione dei giornali. E decise di approfittarne. Incaricò un redattore, Beppe Lopez, di intervistare l'Uomo di Cuneo. Ne uscì una requisitoria allucinata. Dove si sosteneva persino che avevo scritto "Il sangue dei vinti" per diventare il direttore del Corriere della sera.

Il sabato 11 ottobre, Curzi stampò l'intervista su Liberazione, con un grande titolo che strillava: "Libro vergognoso di un voltagabbana". "Kojak" definiva il mio libro «un romanzo», etichetta falsa per schernire un'inchiesta. Sempre falsa era la presentazione di tutto l'affare Pansa. Curzi scrisse: «Di fatto questo libro contribuisce alla parificazione delle forze allora in campo: i nazi-fascisti da un canto e i partigiani e le forze democratiche e antifasciste dall'altro».

Non soddisfatto della forsennata esternazione di Bocca, "Kojak" riprese subito a darmi botte in testa nella pagina più importante di Liberazione, quella della posta.

La domenica 12 ottobre mi preparò un nuovo pacchetto al veleno. Sotto un titolone che domandava: «Perché Pansa tira fuori proprio ora quelle storie?», c'erano tre lettere arrivate con la velocità della luce. Erano vere o false, nel senso che ci aveva pensato Curzi a fabbricarle? Penso che almeno un paio fossero false. Anche perché il libro stava sempre nei magazzini della Sperling & Kupfer. "Kojak", o un suo alter ego, mi accusava di volermi riciclare con Berlusconi. E di dare una mano al Polo di centrodestra, diffamando i poveri comunisti. La terza lettera era una carognata diretta a Miriam Mafai, colpevole di un giudizio equilibrato sul mio lavoro.

La firmava una signora che dichiarava di avere la tessera dei Ds. E di sentirsi amareggiata per le parole di Miriam, «iscritta al mio stesso partito e già compagna di Giancarlo Pajetta». La conclusione era da tribunale politico: «Spero che dai Ds venga una risposta degna».

Il 17 ottobre Curzi si decise a prendere la parola. Scrisse: «In tema di revisionismo storico credevo che avessimo raggiunto il fondo con la cinica operazione editoriale di Pansa, libro vergognoso di un voltagabbana». Ma purtroppo non era così: «Non passa giorno senza che qualche fascista sdoganato o qualche ex comunista passato a Berlusconi non si riempia la bocca con i gulag e le foibe...».

Nei mesi successivi, Curzi continuò a pubblicare lettere contro di me. E a prendermi a schiaffi nella rubrica "Giornali & Tv". Poi smise, perché si era accorto di essere diventato lo sponsor più efficace del mio libro. Ma "Kojak" aveva la testa dura. E tornò a farsi vivo su Liberazione nell'autunno del 2004, forse disturbato da un altro mio lavoro, "Prigionieri del silenzio".
Curzi sostenne che continuava a ricevere molte missive contro "Il sangue dei vinti": «Lettere di indignata sorpresa per l'indirizzo che il collega Pansa, per citare solo il nome più popolare, ha preso e che viene vissuto come esempio di revisionismo storico».
Uscito da Liberazione, Curzi entrò nel consiglio d'amministrazione della Rai. Ma non si scordò di me. Nel giugno 2005, intervistato da Roberto Cotroneo dell'Unità, si lagnò dell'ariaccia che tirava in viale Mazzini: «Qui c'è un degrado culturale. Ti faccio un esempio: stanno preparando una fiction tratta dal 'Sangue dei vinti' di Pansa...».

Mi fermo qui. E riconosco che, in fondo, "Kojak" ha vinto. Nelle librerie no, ma alla Rai sì. La fiction verrà trasmessa soltanto nel dicembre del prossimo anno. Dall'aldilà dei Gendarmi della Memoria, Curzi sorriderà. Pensando: io ci sapevo fare, non i voltagabbana alla Veltroni.

Giampaolo Pansa
fonte: Il Riformista   postato da: marinta  

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