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giovedì 21 agosto 2008
Laureati e... ignoranti - Avvocati "Dotti" ma muti
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Diritto e Giustizia: "Nell'Italia dei laureati che non sanno scrivere. Dirimere un'ambiguità lessicale è un problema per un laureato su cinque. A dir la verità, comprendere la frase che avete appena letto è un problema per un laurea-to su cinque". (Michele Smargiassi - Repubblica) Insomma analfabeti con la laurea. Senza offesa per nessu-no. Nel 2006 dall'indagine internazionale All-Ocse non lascia spazio a dubbi: 21 laureati su 100 non sanno produrre uno scritto semplice che sia corretto e comprensibile. Ancora, non sanno o non riescono ad inter-pretare, oltre il livello elementare le istruzioni di un elettrodomestico o delle istruzioni allegate ad un farmaco. Con ciò M. Smargiassi c'informa che, il 5% di media laureati in Italia, d'ogni facoltà è ignorante.
Il quadro che ne esce è realistico fino alla brutalità. Si pensi ad un avvocato che nonostante le conti-nue richieste di presentare nei tempi previsti (30 gg dalla data della notifica della sentenza) un ricorso per un appello alla Corte di Appello di Roma, dava risposta della sua interpretazione del diritto in questo modo: "io quel pezzo di carta (la laurea) l'ho sudata...stai tranquillo,poiché abbiamo un anno dalla data della notifica della sentenza per appellarci" Ebbene l'atto è stato presentato l'ultimo giorno utile, il trentesimo dalla notifi-ca della sentenza, così informava la cancelleria del Tribunale di appello di Roma: e non finisce qui...

In un processo penale tenuto presso un tribunale della Regione Lazio, l'avvocato difensore dell'imputato ha "brevettato un nuovo tipo di strategia difensiva" ovvero la difesa muta e passiva, non perché privo della parola a causa di una menomazione fisica, ma al contrario, dato che, nelle assemblee politiche è invece molto loquace, direi specifico come un DOTTO avvocato. Viceversa nell'aula del tribunale, sempre presente fisicamente, ma sempre assente come difensore, simile ad un convitato di pietra. Per la difesa dell'imputato, è stata scelta la strategia del mutismo silenzioso, niente dibattimento, niente esame dell'imputato, niente contraddittorio con le altre parti processuali: dico niente di niente. Persino i documenti che non parlano, ma dicono tante cose, non sono stati indicati. La tattica del non vedo, non sento, non parlo,
ha prodotto un piano perdente per il suo cliente fin dal giorno d'inizio del processo. Allora mi domando, ma quando si celebra un processo, gli avvocati esaminano gli atti? Applicano la legge? Argomentano? Oppure conta qualcos'altro? Ed ecco come violare il diritto, sinonimo di giustizia, attraverso l'uso personale del diritto stesso.

A questo punto, e spinto dalla curiosità, ho cercato di verificare se ci fossero altri casi somiglianti. Esaminando tra le sentenze di merito, mi sono accorto che ogni anno molti avvocati sono condannati a ri-sarcire ai propri ex clienti, danni (anche di notevole importo) per responsabilità professionale: fenomeno questo, purtroppo, in continua crescita.

Concludendo. In Italia c'è un vero e proprio esercito di ben 210.000 avvocati: (Sole 24 ORE 28 giu-gno 2008) e non è fisiologico che il comportamento di taluni venga meno ai doveri di correttezza, pregiudi-cando così la dignità ed il decoro dell'intera classe Forense. Sarebbe opportuni che l'ordine degli Avvocati intervenisse correggendo il sistema e sanzionando un comportamento lesivo dei propri iscritti, sia nei con-fronti dei cittadini, sia tutelando l'immagine della stessa classe forense, non finendo solo per ghettizzare quei pochi avvocati che hanno il coraggio di segnalare l'anomalo ed illecito comportamento dei loro colleghi.
Gennaro Farina

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