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mercoledì 07 novembre 2007
Gli organi a canne delle chiese di Gaeta - un patrimonio sprecato (3^ parte)
San Giacomo e l'organo che nessuno doveva suonare
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San Giacomo, organo Mascioni del 1965; le uniche canne visibili sono mute!
San Giacomo, organo Mascioni del 1965; le uniche canne visibili sono mute!
Gaeta: Con la costruzione dell'organo della Cappella Maggiore del Camposanto siamo arrivati agli anni '60 del XX sec. e -se questo era l'ultimo organo "storico" per caratteristiche e stile- dopo di esso ecco il primo organo "moderno" della città, quello di San Giacomo.
La chiesa era nata nel XVIII sec. nel fitto tessuto urbano del "borgo", aveva struttura semplice di chiesa tardobarocca napoletana, con navata unica e presbiterio leggermente ristretto, e una elegante copertura con volta a botte. Agli inizi del XIX sec. riceve l'inatteso dono di un altare maggiore con tanto di cona e di pala di fattura magnifica: si tratta degli elementi della prima metà del '700 provenienti dalla chiesa di Santa Caterina (tuttora esistente sebbene chiusa e comunque modificata dopo il 1850), annessa al soppresso convento di San Montano. Ne è autore la famiglia di architetti napoletani Vaccaro (allievi di Dionisio Làzzari), che, per la parte pittorica (pala "sacra conversazione") si sono avvalsi del pennello di Santillo Sannini. Altro prezioso dono, tre magnifiche acquasantiere provenienti dalla medesima chiesa e opera degli stessi scultori.
Sempre nella prima metà del XIX sec. la chiesa di San Giacomo si dota di un'ampia cantoria sopra l'ingresso con tanto di scranni lignei per il coro (il cosiddetto "coro dei Francescani") e di un organo collocato lateralmente (come si vede in molte chiese conventuali di area napoletana).
La situazione sopravvive, pur tra molte difficoltà, tra assedi e periodi bellici, fino alla metà del XX sec. Poi, arriva la decisione del parroco dell'epoca, don Paolo Capobianco, di ristrutturare e ampliare in senso decisamente moderno la chiesa. Posto che non è possibile invertirne l'orientamento (dato che verso il mare la chiesa presenta il deciso restringimento del presbiterio), sebbene qualcuno ci abbia persino pensato, don Paolo decide di aggiungere alle spalle del vecchio presbiterio uno nuovo a pianta rettangolare e di demolire cantoria e facciata principale verso via Indipendenza.
Il progetto è affidato agli architetti Perilli e Marabotto, vicini ad alcuni ambienti ecclesiastici ed in particolare alla fondatrice del movimento dei Focolarini, Chiara Lubich. Il loro stile è alquanto schematico: nervature in cemento armato in vista, contrasti di colore molto forti, utilizzo spregiudicato di forme spigolose (triangoli, rombi, losanghe ecc.) per cui può andar bene in una nuova costruzione (chiesa di San Paolo, stessi anni) ma qui invece va decisamente a scontrarsi con le preesistenti forme tondeggianti e carezzevoli del barocco napoletano. Inoltre vengono ricoperte le lesene in stucco con pesanti lastre di scuro peperino e, per meglio compiere l'opera, le vetrate un tempo ampie e luminose vengono tappezzate dai disegni di padre Janos Haijnal, il cui stile figurativo, se si può, è ancora più spigoloso e ricco di toni contrastati rispetto a quello degli architetti. Per fortuna i pregevoli bronzi di Sabatani (porta, statua dell'Immacolata, decorazioni della campana maggiore) addolciscono la rudezza di questi stili.
All'epoca nessuno criticò. Sarebbe stato bello -su un sito come questo se fosse esistito già allora- vedere cosa avrebbero detto i lettori più attenti al nostro patrimonio d'arte (Logos, Lince e molti altri...)!
Demolita la cantoria con tutto l'organo (caso fin troppo comune), don Paolo ha però pensato ad un organo nuovo (caso più unico che raro) rivolgendosi all'eccellente Ditta Mascioni (la decisione deriva non tanto dalla fama internazionale di questa Ditta, che a Gaeta comunque non era arrivata, ma solo perché aveva realizzato da poco gli organi per Montecassino e per Casamari... e meno male!).
Lo spazio destinato all'organo, invece di una vasta cantoria (che c'era ma era stata buttata giù), è stato però veramente minimo: una nicchia nella parete sinistra del vecchio presbiterio, divenuto ormai strettoia tra navata e nuovo presbiterio. Inoltre, a fronte di cifre enormi spese per il resto della chiesa, la cifra destinata all'organo è stata molto modesta tanto che la Ditta Mascioni non ha potuto far altro che realizzare un organo veramente piccolissimo, in cui molti registri fanno suonare le stesse canne di altri... Insomma le canne in tutto sono all'incirca quelle che possiede l'organo della SS. Addolorata o quello del Camposanto oggi in San Nilo.
Una mia proposta di minimo miglioramento estetico dell'organo di San Giacomo, rimasta sulla carta
Una mia proposta di minimo miglioramento estetico dell'organo di San Giacomo, rimasta sulla carta
Tutte le canne sono chiuse in una cassa di contenzione all'interno della nicchia. Nessuna canna è prevista all'esterno. Però, siccome "fa scena", vengono ordinate 25 canne d'organo, addirittura più grandi e più belle di quelle interne, e vengono messe a chiusura della nicchia. Sono le uniche canne visibili, sono canne vere, fatte in modo impeccabile (e come tali pagate) ma... NON SUONANO. Avete capito bene, sono solo "per bellezza" e per di più fanno schermo sonoro alle altre canne, già fin troppo penalizzate da una collocazione infelice. La Ditta sconsiglia questa spesa, ma non viene ascoltata: si vogliono vedere le canne e le canne si vedranno! Pazienza se non suonano. Tanto, chi se ne accorge?
Bene! L'organo finalmente arriva (1965, opera Mascioni n. 873) confrontato ad una Fiat dell'epoca non sarà una 1100 ma è una 500 col muso finto di una 850, ma insomma funziona ed attende chi lo suoni.
Ed ecco che proprio chi ha deciso di acquistarlo, e di destinare una bella cifra dei parrocchiani a tale scopo, decide che -salvo qualche monaco di Montecassino o Casamari o al limite qualche prete locale o qualche studentello col saio- NESSUNO LO DEVE SUONARE. Non ha importanza se questi religiosi che sporadicamente lo suonano siano organisti o no, conta il fatto che "sono dediti alla vita religiosa ed hanno la Vocazione". Vabbè, ma così lo strumento resta muto per il 99% del suo tempo! Per fortuna la sua fattura eccezionalmente robusta lo fa sopravvivere sempre funzionante!
L'organo sopravvive, infatti, fino ai nuovi ingenti lavori edili commissionati da don Giuseppe Sparagna. La prima cosa che viene fatta, infatti, è tagliare i cavi di connessione tra tastiera e canne.
I lavori proseguono, tra migliorie allo stato di fatto della chiesa (che viene resa più luminosa sostituendo le lesene di peperino con altre in marmo chiaro, non hanno senso storico a Gaeta dove sono state sempre di stucco, e rimuovendo qualche vetrata troppo scura) e interventi incomprensibili (lo spostamento della pala di Santillo Sannini dall'altare alla parete di fronte all'organo, per esempio, senza neppure restaurarla ma lasciandola lercia e lacera...). Nel 1996 viene finalmente chiamata la Ditta Mascioni per ripristinare l'organo. Si poteva fare qualche miglioria (per esempio rendere sonanti le canne esterne, o migliorarne l'estetica con una cornice di legno in un castigato stile barocco) invece... niente! Ma comunque l'organo torna a suonare. Ma da questo momento in poi, questo strumento che -non per causa intrinseca- è sempre stato sprecato, continua ad esserlo. Anche qui, come altrove, si continuano ad utilizzare strumenti elettronici tenendo le canne di questo ben silenziose tra polveri e umidità. Ultimo concerto d'organo, il 9 ottobre 2004, tenuto da Grazia Salvatori.
Conclusione: gli organisti locali e della provincia che avevano chiesto anni fa di suonarlo ma erano stati allontanati con metodi e modi a dir poco incivili, o hanno smesso o fanno gli organisti altrove dove vengono ben più apprezzati; non si è creata alcuna scuola locale, tanto che questo strumento è rimasto in abbandono, e non si è capito perché è stato fatto, se nessuno lo doveva suonare e di fatto nessuno lo ha suonato. Cui prodest?
Quanto agli "organisti colla Vocazione"... beh molti ormai sono volati nelle Cantorie Celesti; degli altri il migliore è un monaco che -oggi novantenne- continua ad esserlo in Montecassino, un altro che qui ha tenuto concerti (con programmi dilettanteschi... ma tant'è) proveniente da Casamari, è oggi felicemente sposato, con 4 figli a carico, in quel di Ostia.

continua con l'organo n. 7: quello della Cattedrale e il numero 8. Scopriremo insieme quale mai sia...

postato da: graziano1  

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