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giovedì 24 maggio 2007
Diario elettorale/ La legalità e i fantasmi sul voto
Le campagne anti-Magliozzi. Le inchieste del commissario. Le mani dei poteri esterni sulla città. I rischi di un Comune debole.
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torre municipale
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Gaeta: Dicono le ricerche politiche più recenti, come quella appena curata per "II Mulino" dal sociologo Marco Maraffi e recentemente citata da Alberto Statera su Repubblica, che l'idealtipo del Civis Nobilis, il cittadino-modello descritto nei libri di educazione civica, che ha veramente a cuore la cosa pubblica, è incarnato in Italia da non più di due cittadini su dieci. Si può allora ritenere, senza offesa, che nella società italiana dei mille campanili e delle mille caste la percentuale del Civis Nobilis scemi a favore del Civis Marginalis, quello che poco sa e meno vuole sapere, oltre al suo immediato tornaconto. Per cui le denunce sulla "questione morale" non stupiscono più di tanto chi assiste da vicino alle campagne elettorali comunali come quella che imperversa a Gaeta ormai da mesi e mesi.

Una campagna che tra discese in campo, rotture e cadute di giunta, primarie e convention, slogan improbabili e traffici nei sottoscala, si è allungata ben oltre i tempi canonici previsti dalla legge.
Il commissario prefettizio Bruno Frattasi, col suo occhio vigile, si ritiene soddisfatto. "Posso constatare che la campagna elettorale si è svolta in maniera serena". A parte l'annoso problema delle affissioni abusive (quasi duecento infrazioni elevate finora, in pieno spirito bipartisan), il confronto si è svolto "in modo civile". Qualche giornalista scuote la testa. Un cronista di lungo corso commenta: "Campagna serena? Sarà. Ma, a dire il vero, qui a Gaeta c'è stata una battaglia politica pesante, è volata anche qualche denuncia e qualche minaccia, l'aumento esponenziale dei media, tra blog e tivù varie, è corrisposto a un aumento delle polemiche e dei veleni, qualcuno ha tentato di cavalcare il giustizialismo. E pensare che cinque anni fa il massimo dello sgarbo era la guerra dei manifesti, a chi li copriva per primo".

Sono i fantasmi della legalità a volare su questa accesa campagna gaetana dal finale incerto. La legalità a cui si rifà il commissario Frattasi, un alto funzionario del Viminale, esperto di problematiche legate alle infiltrazioni criminali e al sistema dei pubblici appalti, che in questi mesi di supplenza istituzionale si è guadagnato una certa popolarità nel fare le pulci a una macchina amministrativa parecchio ingolfata. La legalità di cui parlano certi infuocati editoriali di "Latina Oggi" - il quotidiano del vecchio potente Ciarrapico, con le sue simpatie fasciste, amicizie andreottiane e recenti attenzioni per il Partito Democratico - protagonista di una campagna editoriale che va a sbattere contro il moloch delle rampante destra pontina, dalla Latina di Zaccheo alla Fondi del senatore Fazzone fino alla Gaeta di Capitan Magliozzi. La legalità sempre citata, ma con toni diversi, dalle forze che a Gaeta si candidano a sostituire la giunta di centrodestra, come se la legalità fosse una promessa da sventolare ai comizi e non un presupposto fondante di qualsiasi governo in forma di democrazia. Evidentemente così non è. Non ora, non in questa Italia dove la sfiducia nella classe politica e dirigente cresce a livelli allarmanti.

Dunque, è una questione di legalità violata? Tante notizie, tanti indizi, messi uno di fila all'altro, non consentono processi ma di certo non inducono all'ottimismo. I quattrocentomila euro inghiottiti in sette anni dal Progetto Musica, che da una parte ambiva nientedimeno che alla catalogazione dell'intera produzione musicale della civiltà umana occidentale e dall'altra parte si accontentava di elargire incarichi e prebende per sostenere l'arduo compito. Il bando per la gestione dei parcheggi da rifare e le polemiche sulle multe degli autovelox utilizzate per fare cassa. Gli affari attorno al porto e ai cantieri, che pure hanno portato alla caduta dell'amministrazione, il ruolo dell'Autorità portuale, i progetti del fratellone del sindaco con la sua ditta, il quale però smentisce i sospetti dicendo di aver ceduto le proprie quote e non aver goduto di alcun trattamento privilegiato dall'ex amministrazione. Le maniche un po' troppo larghe dei servizi sociali comunali, col generoso primo cittadino che metteva mani in tasca per pagare bollette e perfino abbonamento Sky e corsi per estetiste, coi soldi del Comune secondo certa stampa, di tasca propria secondo Magliozzi. La Finanza indaga, scrive Latina Oggi. No, è solo la gente in malafede che mormora e la stampa che attacca, rispondo i fedeli del Capitano e della vecchia giunta. Ma intanto le ombre si addensano.

"I cittadini sono vittime della sopraffazione dei politici, e questa città intanto diventa un ospizio" denuncia l'associazione Cittadinanza Attiva. "Occorre spezzare una volta per tutte quelle condotte di assecondamento ed adeguamento di certi 'status quo' che disperdono il vero senso delle istituzioni e dei loro compiti" dichiara il commissario Frattasi. Difatti, il concetto di legalità da solo non basta. L'illegalità la possono risolvere i tribunali, all'occorrenza. Ma le logiche di cultura e di potere che ci stanno dietro: ecco, quello è ancora compito della politica, o di quel che ne rimane. Se ancora è capace di distinguere il diritto dal favore, il consenso dallo scambio, il merito dalla cooptazione, di pronunciare meno favolette campaniliste sul bel paesello natìo e produrre più strumenti per permettere ai giovani di prendere in mano il proprio destino, di favorire un lavoro che non significhi la sudditanza di un posto precario in una specie di municipalizzata in quota a un paio di assessori come troppe volte si è visto. Davvero c'è una questione morale (si, chiamiamola così) che dovrebbe appassionare i litigiosi candidati ben più dei cavilli sul voto disgiunto e sui commi della legge elettorale.

Cinque e più anni fa il masaniellesco Antonio Ciano era preso per pazzo quando affrontava nelle piazze i suoi discorsi anti-risorgimento, chiedendo a gran voce il riconoscimento dei torti subiti dal Meridione. Quando parlava di "riprenderci i beni che lo Stato ha sottratto alla nostra città, quei beni ostaggio del Demanio" quasi tutti davanti a lui alzavano le spalle e sorridevano. Ora Ciano è diventato il "brigante dell'etere": star della prima tv di strada italiana, capace di mobilitare migliaia di cittadini in un giorno se minacciano di chiudere la sua tv, perfino protagonista di un film intitolato "Libertà". Lo hanno invitato al liceo per tenere una sua personale lezione di storia. E le sue battaglie anti-demaniali sono finite in quasi tutti i programmi di aspiranti sindaci e consiglieri. Ma la questione demaniale è solo un pezzo di una più vasta questione: i poteri che governano Gaeta e il suo territorio sono frammentati e esterni. Gaeta è in mano a mille padroni. Caserme, palazzi e perfino alcune piazze sono del Demanio. Il Castello Angioino è stato affidato all'Università di Cassino, che lo usa sporadicamente per mostre e convegni. Il porto, gli approdi e perfino il lungomare sono finiti sotto la giurisdizione dell'Autorità portuale che fa capo a Civitavecchia. Il cuore della città, tra il corso e la spiaggia, è una vetreria abbandonata in mano a due società private. La vasta area dell'entroterra è affidata alle cure di un Consorzio Industriale che però ha l'inconveniente di non vedere neanche un'industria all'orizzonte. Il mare, l'acqua salata del Golfo tra Gaeta e Formia, è conteso dagli impianti di itticoltura che lo segnano come una ragnatela e che tutti vogliono spostare di qua o di là. In particolare negli ultimi cinque anni governati dal centrodestra, il Comune gaetano è come se si fosse progressivamente trasformato in una specie di holding. La gestione del territorio è delegata alle divisioni esterne, ciò che conta è far fruttare le rendite di posizione e qualche posto di sottopotere. Spiace per le teorie di Ciano, ma a svendere Gaeta più che i piemontesi sono bastati e avanzati gli stessi gaetani. Eppure tra i poteri esterni c'è una mano che più di tutte fa paura e che secondo alcuni si sta avvicinando: quella della criminalità, della camorra in espansione da Sud. A cui fanno gola nuovi territori da conquistare. E' stato lo stesso questore di Latina, pochi mesi fa, a lanciare l'allarme sui pericolo di infiltrazioni malavitose e nuove strade per il riciclaggio di denaro sporco. Un allarme a cui tutti i sindaci della zona avevano replicato con dichiarazione di opportuna cautela. Ma sono tante le mani sulla città. Chi la governa da dentro il Palazzo Comunale avrà davanti un bivio. Tra una politica debole in grado solamente di contrattare favori e una politica di nuovo forte capace di indirizzare lo sviluppo su strade non decise da altri.

(3/ continua)

[www.ludik.it/gaeta]

di: Luca Di Ciaccio

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