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giovedì 12 ottobre 2006
Uomo ucciso a Quarto, indagini a Gaeta
Inutile la sua fuga: la camorra non lo ha perdonato, come Bosco, trasferito a Latina
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Gaeta: Interrogati gli amici di Enrico Amelio, l'imprenditore vittima di un agguato nel Napoletano, che viveva nella città del Golfo
Una morte tutta da chiarire quella di Enrico Amelio, imprenditore edile 45enne, ucciso martedì sera a Quarto, provincia di Napoli. Quattro i colpi di pistola che l'hanno raggiunto mentre si trovava in macchina ed aveva appena lasciato l'abitazione di parenti. Gli assassini lo stavano evidentemente aspettando ed hanno mirato alle gambe. Tre colpi a destra, uno alla gamba sinistra e l'arteria femorale che viene recisa e gli procura la morte. Vani i tentativi di soccorso: l'imprenditore è morto dissanguato pochi minuti dopo il ricovero all'ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli. Una notizia che ha scosso tutti a Gaeta dove l'uomo viveva da circa sei anni, in via Cuostile, con la moglie e due bambini. Sono in molti a ricordarlo come persona cordialissima, educata, sempre pronta al saluto. Spesso lo si vedeva stazionare fuori un bar a chiacchierare o passeggiare, come fanno tanti, dopo la giornata di lavoro. Qualcuno lo definisce finanche "ingenuo", quasi a sottolineare il suo essere una persona a modo. Forse perfino troppo. Fatto sta che, qui a Gaeta, non aveva mai dato motivo di far parlare di sé, mantenendo buoni rapporti con tutti. Anche con le forze dell'ordine che lo conoscevano solo per la sua attività: alcuni cantieri aperti in città per lavori edili di piccola entità. Sul suo omicidio indagano i carabinieri di Pozzuoli ma anche carabinieri e commissariato di Gaeta stanno facendo accertamenti sulla vita, le conoscenze e le frequentazioni del 45enne che era nato a Mugnano ma aveva da pochi anni scelto di trasferirsi nel Sud Pontino. L'agguato mortale, avvenuto in Corso Italia, a Quarto, intorno alle 19 di martedì scorso, è stato però organizzato con le modalità proprie di un "avvertimento" trasformatosi in omicidio solo per una tragica fatalità. Indagini serrate, dunque, sulla gambizzazione di un uomo senza precedenti penali né collegamenti accertati con attività malavitose. Forse qualcuno voleva incastrarlo e lui si era rifiutato? Una sfida mal digerita il suo ritorno nel napoletano? Sono tante le piste aperte per gli inquirenti che ora passano al setaccio la sua vita, i suoi ultimi spostamenti, l'attività imprenditoriale, le amicizie di vecchia e recente data. Ieri sono stati interrogati i parenti ma appunto anche gli amici dell'uomo assassinato. La morte è sopraggiunta per arresto cardiocircolatorio anche se saranno gli esami autoptici a chiarire la dinamica dei fatti. Si può solo escludere il movente della rapina o dell'errore di persona visto che gli assassini aspettavano proprio lui nei pressi dell'abitazione di un cognato. La vicenda di Amelio fa tornare d'attualità il di persone del napoletano - spesso con precedenti - che si spostano in provincia di Latina e apparentemente fanno una vita irreprensibile. In realtà mantengono contatti con la loro realtà, com'è stato nel caso di Modestino Bosco, ritenuto vicino al clan Di Lauro, assassinato il 2 settembre a Napoli dov'era tornato per l'attività legata allo spaccio di droga. Da qualche tempo viveva a Latina.
Sa.Cer.
fonte: Il Messaggero   postato da: fu  

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