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mercoledì 02 agosto 2006
Tmo spegne il segnale. Ciano in lacrime: "Grazie gaetani"
Eseguita l'ordinanza del Demanio. Orlandones tra rabbia e commozione: "Vogliono sostituirci con dei lecchini". Giovedì vertice col sindaco.
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Gaeta: "Non possiamo accettare telefonate, ci spiace, stavolta abbiamo davvero i minuti contati". Esordisce così, a sorpresa, con la voce rotta dall'emozione, il "Masaniello dell'etere" Antonio Ciano in quella che è presentata come l'ultima diretta della telestreet gaetana.
Tmo ha dovuto eseguire l'ordinanza del Demanio e smontare il piccolo ripetitore che irradiava il segnale della seguitissima tv di paese dalle pendici di Monte Orlando. Dalle 22,30 di martedì 1 agosto Tmo è ufficialmente scomparsa dall'etere gaetano, dopo quattro anni di onorato servizio.

Per l'ultima diretta, dai toni emotivi altissimi ma anche con duri accenni polemici, nel piccolo studio erano presenti tutti gli orlandones e qualche simpatizzante. Sul tavolo la pila dei fogli contenenti le migliaia di firme, oltre tremila, raccolta negli ultimi giorni tra la cittadinanza gaetana, con l'appello di "salvare Tmo". La petizione resterà aperta ancora fino a domani. Giovedì il patrimonio di firme sarà consegnato al sindaco di Gaeta Magliozzi, con l'obiettivo di riuscire a trovare una postazione valida dove istallare l'antenna e riprendere le trasmissioni. Gli orlandones addirittura rivelano che il primo cittadino, il quale venerdì sera in diretta li aveva accusati di strumentalizzare questa vicenda a fini elettorali, ieri pomeriggio voleva firmare egli stesso la petizione a lui indirizzata. "Gli abbiamo spiegato che non poteva firmarla, visto che era lui il destinatario". L'annedoto fa sorridere ma spiega bene come l'inattesa massa di cittadini mobilitata da Tmo ormai non può certo essere sottovalutata.

Damiano Ciano, a nome del gruppo di Tmo, ha ringraziato la città per la enormi manifestazioni di affetto e solidarietà dimostratre all'emittente. "Questa non è una tv, è una parte della città. E la città di Gaeta ha saputo reagire da città matura, straordinaria. Una mobilitazione così non si era mai vista. Ora vedremo se la politica di questo Comune riuscirà a dare risposte sulla sovranità di un palo. Quello che ci serve è un solo palo per trasmettere, con tutto il territorio già svenduto e lottizzato che c'è noi chiediamo, insieme a tutta la popolazione gaetana, solo pochi centimentri di territorio, quelli che ci servono per montare un'antenna". Ma questa repentina ordinanza demaniale di smantellamento provoca malumori e sospetti tra i membri della telestreet gaetana. Perché tutto si è concentrato sulla piccola antenna di Tmo? Perché le continue richieste al Comune di una postazione "protetta" per l'antenna sono sempre rimaste inevase, nonostante il recente appoggio del Ministero? Perché nuove misteriose emittenti locali già si preparano a occupare il segnale appena lasciato vuoto da Tmo? Gino Oliviero, musicista e operatore dell'emittente, dice che bisogna parlare chiaro: "C'è una manovra di accerchiamento attorno a noi, con l'obiettivo di zittirci e magari sostituirci con dei servi del potere". Partono accuse nemmeno tante velate durante l'ultima diretta: "Noi cammineremo a testa alta, non tutti potranno fare altrettanto".

Il microfono passa di mano in mano. Intervengono i volti più o meno noti che hanno fatto vivere e crescere quella che è stata una delle prime, e più riuscite, "telestreet" d'Italia. Quelli che, in questi anni, hanno dato le ricette tipiche e hanno lanciato campagne contro il nucleare, hanno spiegato la storia in chiave meridionalista e hanno fatto riappassionare la gente al calcio di paese, hanno ripreso le processioni delle madonne così come i consigli comunali, intervistato politici e professori e gente della strada, informato e divertito e appassionato. Sono stati oggetto di varie tesi di laurea e finanche protagonisti di un documentario internazionale attualmente in fase di lavorazione. Senza fini di lucro, con intraprendenza da "briganti" e spirito civico - comunitario. Tmo, agli albori degli anni Duemila, è riuscita a influenzare il panorama gaetano. Damiano Ciano si scalda: "Abbiamo visto persone di tutti i tipi venire a firmare per salvare Tmo, anche malati usciti apposta di casa, decine di persone in attesa fuori dal negozio, tre assessori di questa maggioranza, perfino turisti". "Solo alcuni non hanno voluto firmare sostenendo che questa tv è di parte. Ebbene, noi non siamo mai stati di parte, siamo stati solo dalla parte dei cittadini" aggiunge Mino Forcina. A detta di Erasmo LOmbardi, la voce storica delle partite del Gaeta, "quello di questi giorni è un vero e proprio voto, con le firme di tutti: se volete o no che Tmo possa trasmettere e fare informazione a Gaeta". Interviene anche la giornalista Sandra Cervone, "volevo esserci anche io", con la voce rotta dall'emozione. Scorre per qualche minuto il nastro della segreteria telefonica, pieno di decine e decine di messaggi.

Ma più di tutti, ovviamente, l'intervento più sentito è quello del fondatore di Tmo Antonio Ciano. Il tabaccaio e scrittore di sinistra che si è ritrovato "Masaniello dell'etere". È lui ad aprire la diretta finale, quella della spina staccata alla sua amatissima creatura. "Questa emittente - dice - ha dato alla città quell'anima che aveva perso". C'è stata sempre Tmo, racconta Ciano. Nei momenti belli come in quelli brutti di questa città. Come, appena due giorni fa, ai funerali dell'amato don Paolo Capobianco, a stringersi insieme alla cittadinanza anche nei frangenti più dolorosi ma comunque più sentiti. "Da domani - attacca il patron Antonio - subentreranno i lecchini, i servi del potere, i lerci burattini". Poi ripensa alla mobilitazione dei gaetani, all'affetto dimostrato verso l'emittente, alle migliaia di firme ricevute. "Ci hanno contattato e appoggiato perfini i sindaci di Formia e di Itri, erano disponibili a ospitarci. Ma il nostro posto è qui, dove siamo nati e vogliamo restare". Le lacrime, vere, dal cuore, solcano il viso del "brigante onesto" Ciano mentre, in diretta, prima di lasciare lo studio, dichiara: "Grazie, gaetani".

Alle dieci e mezza di sera l'inquadratura si allarga. Nervosismo e tristezza. Parte un breve conto alla rovescia. Tre, due, uno. Il segnale di Tmo si spegne, chissà per quanto. L'antenna è ammainata. Rimangono in mente le parole di Damiano Ciano: "Siamo sicuri che torneremo. Ma se non torneremo potremo vederci in città, guardarci negli occhi, da uomini veri, da uomini liberi". Intanto, di colpo, in questa strana sera d'estate, come in un romanzo di Gibson, "il cielo sopra il porto aveva il colore della televisione sintonizzata su un canale morto".


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