TeleFree.iT
giovedì 02 giugno 2005
Gigi d'Alessio ospite indiretta ai microfoni di Studio 93.
letture: 1883
Gigi d
Gigi d
Aprilia: Lunedì 6 giugno Studio 93 regala ai suoi ascoltatori un appuntamento veramente d’eccezione. GIGI D’ALESSIO sarà infatti ospite dell’emittente pontina per parlare dello straordinario successo di QUANTI AMORI, il suo ultimo cd che ha abbondantemente superato le 500.000 copie vendute, ma soprattutto di “QUANTI AMORI WORLD TOUR 2005”, la tournée partita lo scorso 28 Aprile da Acireale e che ha già toccato gli stadi ed i palazzetti delle principali città italiane (Milano, Torino, Bologna, Padova, Firenze, Livorno, Reggio Calabria, Genova). Sabato 4 giugno il tour farà tappa a Zurigo per poi riprendere il 10 da Salerno e toccare Palermo, Bari e Roma.
Quanti Amori di Gigi d
Quanti Amori di Gigi d
Grande attesa per l’appuntamento dello Stadio Olimpico di Roma dove Gigi D’Alessio si esibirà mercoledì 22 giugno (infoline 0645447563). Torniamo alla visita che Gigi D’Alessio farà a Studio 93 lunedì 6 giugno intorno a mezzogiorno. L’artista partenopeo, nella breve pausa della tournée, ha voluto mantenere la promessa di tornare a trovare gli amici dell’emittente radiofonica per raccontare ai numerosi fans pontini, il grande successo riscosso in tutto il mondo. Ricordiamo che proprio Studio 93 fu tra gli organizzatori del suo fortunatissimo concerto di Cisterna di Latina del 2000. Come sempre, gli ascoltatori potranno parlare direttamente con il loro beniamino durante l’intervista, chiamando i numeri 069281259 - 069282238; potranno fargli domande indirettamente mandando Sms al numero 3880939393; i più intraprendenti potranno cercare di strappargli un autografo o una foto recandosi negli studi della radio, in Via Giustiniano n° 3 ad Aprilia. Studio 93 è ricevibile in Fm sulle frequenze 93,100-100,200-106,050.
Gigi D’Alessio nasce a Napoli il 24 febbraio 1967, ultimo di tre figli. Ha soltanto quattro anni quando il padre, costretto a trasferirsi spesso in Venezuela per assicurare una vita decorosa alla sua famiglia, gli regala una fisarmonica comprata a Caracas. E’ il primo contatto con la musica: Gigi studia lo strumento con la stessa passione con cui i suoi coetanei si dedicano ai giochi dell’infanzia, e in breve impara a suonarlo ad un buon livello, tanto promettente che a dodici anni si iscrive al Conservatorio di San Pietro a Majella di Napoli conseguendo a ventun anni il diploma di pianoforte. Molto presto entra nel circuito degli studi di registrazione della sua città avviando una serie di collaborazioni sia come musicista e arrangiatore, che come autore. Ha soltanto 23 anni quando si trova a dirigere la prestigiosa Orchestra Scarlatti, esperienza esaltante che accresce di molto la sua statura professionale. Poco dopo D’Alessio diventa il pianista di Mario Merola con il quale scrive “Cient’anne”, interpretato da entrambi, brano destinato ad un grande successo che segna il passaggio di Gigi dal “dietro le quinte” alla platea in veste di cantautore. Sulla scia di “Cient’anne” esce nel 1992 il suo primo album “Lasciatemi cantare”. I buoni risultati di vendita, accompagnati dall’entusiasmo dei fans sempre più numerosi, spalancano le porte al secondo lavoro “Scivolando verso l’alto” che vende 30.000 copie al netto dei falsi ( la precisazione è d’obbligo considerata la zona ad alta presenza di “mercato parallelo”). Il 1994 è l’anno del suo ingresso nella discografia ufficiale con l’album “Dove mi porta il cuore” pubblicato dalla Ricordi, mentre con l’anno seguente arriva il grande successo dell’album “Passo dopo passo” che contiene canzoni fortunatissime, futuri inni da stadio, come “Fotomodelle un po’ povere” e “Annaré”. Ormai D’Alessio ha spiccato il volo: un suo concerto al Palapartenope raccoglie 8.000 persone, il record per questo famoso spazio meta di prestigiosi artisti italiani e internazionali. Nel 1997 arriva il grande successo dell’album “Fuori dalla mischia” e dei singoli “Anna se sposa” e “Chiove” in buona compagnia di altri brani destinati ad entrare stabilmente nel suo repertorio, che si fa via via più corposo, come “30 Canzoni”, “San Valentino” e “Di notte”. Il risultato straordinario ottenuto da questo lavoro consente a Gigi di realizzare un grande sogno: quello di suonare allo Stadio San Paolo di Napoli. La serata, memorabile, arriva il 7 giugno del 1997: 20.000 persone sono lì per acclamare una star, nello stesso luogo che ha ospitato i concerti dei Rolling Stones, di Pino Daniele, Vasco Rossi, Eros Ramazzotti, Claudio Baglioni. Gigi D’Alessio diventa il “fenomeno” Gigi D’Alessio, con tanto di spiegamento di forze da parte di tutti i mass media. Nella primavera del 1998 pubblica il suo sesto album intitolato “E’ stato un piacere”, lavoro che contribuisce non poco a disegnare la vera fisionomia dell’artista: “fenomeno” D’Alessio non lo è affatto, è semmai un autore e un musicista di razza, un talento che applica istintivamente le regole della comunicazione immediata e popolare senza giocare sulla facile retorica dei sentimenti; un artista che ha i “tempi” narrativi giusti, che sa costruire piccoli spaccati di vita reale all’interno di strutture musicali moderne e solide sotto l’aspetto compositivo. Ancora una volta il successo di vendite e di pubblico è consistente; i concerti-adunata si ripetono in ogni parte d’Italia. In giugno esce nelle sale cinematografiche “Annaré” per la regia di Ninì Grassia. Il film che Gigi interpreta (sua naturalmente la colonna sonora) al fianco di Fabio Testi e Orso Maria Guerrini, nella prima settimana di programmazione polverizza in Campania gli introiti di “Titanic” arrivando nella sola Napoli ad incassare circa 30 milioni di lire per ogni sala dove viene proiettato. I giornali tirano in ballo la “D’Alessiomania” in contrasto con la “Dicapriomania”: naturalmente è solo un gioco, gratificante, ma solo un gioco. Molto più seriamente, qualche settimana più tardi, la stampa darà notizia del concerto di Gigi al “Todi Festival ‘98” parlando di lui come della “riscoperta della nostra cultura più vera, la migliore per rappresentare l’Italia nel mondo”. Sul finire di questo straordinario 1998, Gigi decide di fare una bella foto di gruppo: lui, il suo pubblico, i suoi musicisti, i suoi amici, i teatri, i palasport, le canzoni cantate in coro dall’inizio alla fine, il suo mondo: la fotografia viene benissimo e ha un titolo preciso, “Tutto in un concerto”, il settimo album, 13 brani di una scaletta in crescendo e un inedito, “Quel che resta del mio amore”, registrato in studio, a testimonianza di un momento creativo intimo, privato. 1999: “Portami con te”, l’album n.8, immette nel circolo virtuoso che Gigi ha stabilito con il pubblico, altri 11 brani inediti alcuni dei quali diventano subito altri pilastri del suo repertorio ormai vastissimo come “Una magica storia d’amore”, “Portami con te”, “Dove sei” e specialmente “Buongiorno”, la canzone che apre il disco: un affresco di colori che si accendono con il risveglio della città, un piano sequenza dai vicoli al porto, ai quartieri spagnoli, a Fuorigrotta; un susseguirsi di immagini che rimandano alla malinconica dolcezza di un film di De Sica, forse soltanto l’introduzione ad un musical che Gigi ha nella sua testa. Febbraio 2000: Festival di Sanremo. La nuova fase. D’Alessio non è soltanto il vincitore morale è, banalmente, quello numerico: la sua “Non dirgli mai” ha per mesi il più alto airplay radiofonico di tutte le canzoni in gara, mentre il relativo album dal titolo profetico, “Quando la mia vita cambierà” ( il nono) è già disco d’oro a quindici giorni dall’uscita ( arriverà a superare le 400.000 copie). Un album che si rivela un formidabile hit maker dopo il grande successo del secondo singolo “Una notte al telefono” e, in particolare, di “Caro Bambino Gesù” i cui proventi vengono devoluti all’associazione inglese promotrice delle adozioni a distanza “Azione Aiuto” (Action Aid) alla quale Gigi, già padre di Claudio e Ilaria, ha nel frattempo aderito. Stessa, fortunatissima sorte, ha la tournée che, dopo una partenza europea (Zurigo, Neu Ulm, Karlsrhue, Manneheim), tocca le maggiori città italiane per tutta l’estate fino al concerto record – 220.000 spettatori - di Piazza del Plebiscito del 19 settembre. Festival di Sanremo 2001: la storia si ripete. “Tu che ne sai”, la canzone presentata alla 51° edizione, porta subito alla conquista del primo posto della classifica dei dischi più venduti l’album n.10 “Il cammino dell’età”. Un titolo rappresentativo per natura. Da un lato sottintende ai contenuti di canzoni che fissano sul pentagramma tipiche situazioni adolescenziali: versi che colgono l’emozione intima di un ricordo, descrivono un momento di difficoltà nell’eterna commedia dell’amore, raccontano per immagini come può cambiare nel corso della vita l’intensità di un sentimento. Dall’altro è un titolo che esplicita il senso di una maturazione, di un progresso, di una evoluzione tangibile che rende perfettamente l’idea di come il “pianeta” D’Alessio sia in continuo movimento. Questo lavoro ne è la prova. Un disco compiuto, riuscito, frutto delle scelte artistiche, tecniche e strategiche di un team di lavoro che da anni si dedica esclusivamente al progetto D’Alessio. Scritto di getto, come vuole la proverbiale immediatezza della “pronta ispirazione” di Gigi, il disco ha visto poi la sua realizzazione in tre studi diversi (“Il Mulino” di Acquapendente, lo “Splash” di Napoli, il “Quattro 1” di Claudio Mattone a Roma) nell’arco di tre mesi. Sufficienti ad Adriano Pennino, produttore artistico e arrangiatore, per coordinare al meglio gli interventi di una squadra di musicisti di prim’ordine: da Alfredo Golino alla batteria, a Cesare Chiodo e Roberto D’Aquino al basso, Erasmo Petringa al contrabbasso acustico, Phil Palmer , Maurizio Fiordiliso e Maurizio Pica alle chitarre, Rosario Jermano alle percussioni, fino alla sezione d’archi diretta da Bob Rose. Il risultato è un album dalla fisionomia precisa che percorre ogni angolo conosciuto delle espressioni di D’Alessio e in un caso sconosciuto: ovvero il D’Alessio nel ruolo di interprete puro che fa sua una bella canzone di Mariella Nava, “Verrà il tempo”. Tutto il resto ( ancora una volta firmato dall’inossidabile coppia Gigi D’Alessio/Vincenzo D’Agostino ) si muove con senso della “par condicio” musicale tra il repertorio delle ballad che carezzano – “Il primo amore non si scorda mai”, “Il cammino dell’età” – e quelle che graffiano sia fuori come “Un’altra donna dentro te”, “Tu che ne sai”, che dentro come “Insieme a lei” e “Parlammene dimane”, l’unico brano in dialetto, piccola perla di teatralità malinconica e struggente recitata dai protagonisti su una melodia lieve da grande classico della moderna canzone napoletana. E poi il Gigi D’Alessio più ritmico e divertente di “Che serata” ( cronaca opportunamente censurata di un “dopo-concerto”), di “Tatataratatà”, e infine il Gigi D’Alessio più dichiarato sul fronte latino, interprete di due futuri inni da stadio, due anticipazioni dell’estate 2001: “Bum bum” e “Mon Amour”, ideale seguito del discorso iniziato con “Como suena el corazon”. Tutte canzoni già “assorbite” sotto forma di melodie subito cantabili, di incisi contagiosi , di parole da cantare tutti insieme ammassati sotto un palcoscenico. Così è puntualmente anche nell’estate del 2001, in una lunga tournée italiana ed europea che Gigi affronta sull’onda del successo del nuovo album. Concerti che registrano nuovi primati come quello di affluenza allo stadio San Paolo di Napoli che bissa il record di quattro anni prima. Ma è a fine giugno che D’Alessio vive una serata unica, indimenticabile, il coronamento di un sogno cullato fin da ragazzo. Sul palcoscenico del 32° Premio Barocco incontra Sophia Loren: dopo aver suonato al pianoforte il sottofondo di note che accompagna l’intervista di Milly Carlucci alla diva, Gigi si lancia in fuori programma chiedendo alla Loren di cantare con lui “Reginella”. Il duetto inchioda davanti ai teleschermi oltre cinque milioni di persone. Una consacrazione che viene inoltre suggellata da un abbraccio e da un bacio che D’Alessio “ruba” ad una Loren divertita e commossa. Un incontro destinato ad avviare una bella amicizia a distanza: la Loren, in conferenza stampa alla Mostra del Cinema di Venezia “gli manda un bacio azzeccuso” dopo aver ascoltato, per caso al TG1, la canzone “Donna Sofì”, il brano dedicatole nell’ultimo album “Uno come te”, il quinto che la BMG pubblica nel settembre 2002 preceduto dal singolo “Miele”. Un lavoro dalla lunga gestazione iniziata nell’autunno precedente dopo un breve periodo di vacanza impiegato soprattutto a completare il trasferimento nella sua nuova casa romana. Gigi ha finalmente davanti a sé tutto il tempo che vuole per scrivere, rifinire, scegliere i musicisti, pensare agli arrangiamenti con Adriano Pennino, curare tutto fin nei minimi dettagli. E’ la prima volta in dieci anni che gli capita, e i risultati di questa situazione ideale, di questo clima di concentrazione e insieme di grande rilassatezza, si traducono in un album pieno, maturo, che registra non una semplice crescita ma una vera e propria accelerazione nel suo percorso artistico. Affiancato da grandi musicisti internazionali - da Vinnie Colaiuta a Michael Thompson, a Pino Palladino, fino a ottime presenze nazionali quali Rosario Jermano, Tullio De Piscopo, Massimo Moriconi, Cesare Chiodo – Gigi mette a punto 14 canzoni tutte unite dal robusto filo di una scrittura melodica sempre brillante, sempre caratterizzata da stimolanti soluzioni armoniche. Alcune di queste prendono subito il volo: nei concerti “preparatori” al tour mondiale, il pubblico già conosce parola per parola “Donna Sofì”, “Oj nenna ne”, “Ti innamorerò”, “Sei importante”, “Un nuovo bacio”, nuovi punti di forza di un repertorio di successi che diventa sempre più ricco ed importante. Un repertorio che tra febbraio ed aprile 2003 “sbarca” in Canada, Australia e Stati Uniti ( Montreal, Toronto, Sidney, Melbourne, Atlantic City le più importanti) in una decina di teatri di grande capacità dove al pubblico di origini italiane, che già conosce alcune canzoni, si unisce una platea di giovani cresciuti con il pop e il rock di ben altra estrazione: Gigi fa il miracolo, le generazioni per una sera si uniscono nel nome di una musica che è bella “a prescindere”, come avrebbe detto un illustre concittadino di Gigi, dove le parole, di cui a volte non si capisce più il significato, sono soltanto suoni che comunque toccano il cuore. Un tour così importante, che è ben altra cosa delle brevi “puntate” promozionali fatte in Europa e in altri paesi del mercato ispanico, non poteva non avere una troupe al seguito che riprende tutto, dai concerti, agli spostamenti, ai backstage, insomma a qualsiasi cosa possa riempire il taccuino di un vero e proprio diario di viaggio. Lo special televisivo, “Uno come te…in giro per il mondo” arriva puntuale su Raiuno in maggio, in una seconda serata che tiene davanti allo schermo oltre due milioni di persone con uno share del 17%, un successo senza riserve per questa fascia oraria. Due concerti trionfali allo stadio Olimpico di Roma e al San Paolo di Napoli chiudono in giugno il lungo tour “Uno come te”. Nell’autunno del 2003 arriva “Buona vita”, il doppio cd che in 22 brani ripercorre i primi dieci anni della folgorante carriera di Gigi . Due inediti aprono e chiudono il lavoro: “La forza delle donne”, colonna sonora del film “Mariti in affitto” di Ilaria Borrelli con Maria Grazia Cucinotta e Brooke Shields, e la stessa canzone che dà il titolo, “Buona vita”, che altro non è se non il rituale saluto corale che Gigi intona per i suoi fans a fine concerto e che finalmente viene “fissato” su disco. Il doppio album, a distanza di oltre un anno dalla sua pubblicazione, è uno dei punti di forza del catalogo di D’Alessio con una costante quota di vendite che ad oggi ha superato le 500.000 copie. Ottobre 2004: è il momento di “Quanti amori”, altre 13 canzoni che rappresentano semplicemente il nuovo punto di arrivo di un musicista che sempre di più e meglio conosce la strada per coniugare melodie vincenti, ispirate, con il suono delle più importanti produzioni pop internazionali. A canzoni che ancora una volta sanno dare il colpo di emozione, l’impennata del sentimento, si dedica un team di musicisti stellare formato da Tony Levin al basso ( ex King Crimson ), Steve Ferrone alla batteria, Michael Thompson alle chitarre, mentre gli arrangiamenti orchestrali portano la firma, oltre che del fedelissimo Adriano Pennino, di Jeremy Lubbock, già con Madonna, Sting, Michael Jackson, Ray Charles. “Non c’è vita da buttare” (con le chitarre di Alex Britti),“Spiegami cherè”, “Napule” ( un affresco straordinario a più voci: D’Alessio, Sal Da Vinci, Gigi Finizio e Lucio Dalla ), “Liberi da noi”, “La donna che vorrei”, “Le mani”, tanti titoli per altrettante canzoni che anche questa volta il pubblico deciderà di portare con sé. Già, perché le canzoni di Gigi D’Alessio hanno una caratteristica: rimangono dell’autore solo per poco tempo, fino al momento in cui non le rende pubbliche. Dopo, corrono veloci e non c’è più niente da fare, vanno dappertutto e sono di tutti. Gigi, non ne è geloso, anzi.
QUANTI AMORI

Nella prossima tournée (prevista in marzo in 15 palazzetti dello sport e tra giugno e luglio 2005 nei maggiori stadi italiani) Gigi avrà qualche problema in più. Per la precisione avrà 13 problemi in più, quante le canzoni del suo nuovo album. Come fare infatti ad escluderne qualcuna dalla scaletta ? Sono già nate per essere di tutti, e tra poco molti si sorprenderanno di canticchiarne le parole in mezzo al traffico, al lavoro, sotto la doccia, e naturalmente assiepati sotto le transenne del palco come è ormai rituale da una decina d’anni. Per il suo pubblico dunque tutto bene; i problemi, ripetiamo, sono di Gigi che si ritrova ormai con una playlist di successi che gli consentirebbe un concerto di una notte intera. Successi consolidati e successi annunciati, come appunto le 13 canzoni di “Quanti amori”, un album ricchissimo, pieno, sicuro che quello che sta offrendo è il massimo, senza ripetizioni né cali di tensione. Un album che suona come “un meglio di…” ancor prima di esserlo. “Quanti amori” rappresenta semplicemente il nuovo punto di arrivo di un musicista che sempre di più e meglio conosce la strada per coniugare melodie vincenti, ispirate, con il suono delle più importanti produzioni pop internazionali. A canzoni che ancora una volta sanno dare il colpo di emozione, l’impennata del sentimento, si dedica un team di musicisti stellare formato da Tony Levin al basso (già King Crimson), Steve Ferrone alla batteria, Michael Thompson alle chitarre, mentre gli arrangiamenti orchestrali portano la firma, oltre che del fedelissimo Adriano Pennino, di Jeremy Lubbock, già con Madonna, Sting, Michael Jackson, Ray Charles. E poi gli amici che Gigi ritrova o scopre lungo la sua strada sempre più ricca di soddisfazioni: Gigi Finizio e Sal Da Vinci ( “Li stimo molto professionalmente, e sono bravissimi: io sono stato solo più fortunato di loro”, dice Gigi ); Alex Britti ( sue le chitarre tese, “trasgressive” come le definisce Gigi, in “Non c’è vita da buttare” ) e poi Lucio Dalla, una delle voci di quell’ affresco straordinario intitolato “Napule” cui calza a pennello l’abito del grande classico. ( “Sapevo della grandezza di Lucio”, dice, “ma non mi aspettavo che fosse così grande sia dal punto di vista artistico che umano. Ha letto il testo e ha cantato. Gli ho chiesto: ma come, senza nemmeno cambiare una parola ? Non mi permetterei mai, questa è la tua canzone. Davvero un gigante”). Gigi ha molta voglia di raccontare queste canzoni. Come sono nate, gli arrangiamenti, il piacere che prova nel riascoltarle a disco finito, l’ansia di vederle subito in circolazione ( “E’ la prima volta che non sento la fatica. In genere quando anche l’ultima nota viene missata si tira un sospiro e ci si rilassa, si considera il lavoro un po’ archiviato. Questa volta è diverso, prima dell’uscita del disco ho passato il tempo a riascoltarle, e ho ancora la frenesia, l’entusiasmo del primo giorno che sono entrato in sala” ) . Avrà modo di raccontare tutto nelle interviste. Qui ci limitiamo a qualche piccola nota su alcuni di questi brani. Scontato iniziare dalla title track, “Quanti amori”.“Volevo scrivere una canzone sull’amore a prima vista, fissare quel momento in cui tutto ci sembra più vero sull’onda dell’ entusiasmo, prima che tutto diventi ripetitivo, rituale. Un po’ ‘cogli l’attimo’ . La traccia n. 2 è “Non c’è vita da buttare”. “E’ nata una sera che sono andato in discoteca con mio figlio più grande. Non è una canzone contro le discoteche o dichiaratamente contro la cultura dello sballo, dico soltanto che i momenti brutti vanno superati e non sepolti sotto l’alcol, l’ecstasy o la musica a migliaia di watt. C’è un verso che dice tutto: “apri al massimo il tuo cuore per la fine di un amore/ c’è più spazio nel tuo cuore per l’amore che verrà”. Insomma c’è sempre un domani migliore. E migliore sarà di sicuro quando la ‘febbre del sabato sera’ tornerà ad essere la ‘febbre del sabato sera’ e non ‘la strage del sabato sera’”. Segue “Liberi da noi” : un tema melodico molto forte, impetuoso, anche se il brano rimane intimissimo. “E’ il ritratto doloroso della fine di un amore, la pena che si prova quando non si ha il coraggio di lasciarsi”. L’amore dunque come il grande motore che muove tutto, ma anche l’amore per la propria città come in “Napule” ultimo dei bozzetti affettuosi che D’Alessio le dedica dopo “Sole, cielo e mare”, “Caro Renato”, “Donna Sofì”, “Oi nenna né”. Con la differenza che qui Gigi sorprende da subito ispirandosi nientemeno che alle atmosfere seicentesche delle villanelle che diventano via via canto dei pescatori, quindi canzone “teatrale” colta e raffinata, quindi lirica nell’epilogo dedicato a Caruso e interpretato da Lucio Dalla. Un capolavoro che viaggia idealmente a braccetto con “Spiegami cheré” altro brano senza tempo che più che un testo vanta una vera e propria sceneggiatura che idealmente avrebbe potuto scrivere Salvatore di Giacomo o Libero Bovio, o forse lo stesso Viviani, chissà. “L’ho scritta di getto al pianoforte di Carosone che ho acquistato dai familiari dopo la sua morte. Appena è arrivato a casa, mi sono seduto davanti e le note sono arrivate una dopo l’altra, senza fatica”. Gigi, ma tu decidi di scrivere una canzone o afferri l’ispirazione ? “Quando dico ‘voglio scrivere una canzone’ è perché sono pronto a farlo. Mi siedo al pianoforte e mi lascio andare. Quello che viene fuori mi suggerisce di cosa dovrebbe parlare la canzone, come se fosse il tema musicale di una determinata scena di un film, il suo commento sonoro. Se Vincenzo D’Agostino è con me, il testo è finito al massimo nel giro di un’ora, altrimenti prendo degli appunti e glieli porto”. Dunque un approccio “visivo”, che in alcuni momenti è particolarmente evidente come ne “Le mani”, altra scena di vita quotidiana che coglie la tenerezza di una coppia invecchiata insieme: “accarezzeremo le rughe della nostra età….” Poi “La donna che vorrei”, che in realtà è quella che hai davanti alla quale stai lanciando una serie di messaggi piuttosto espliciti; “Fiore”, l’allegria tutta primaverile di un amore che nasce nell’adolescenza e che ti priva per la prima volta della tua libertà; “Baila”, l’immancabile gioco a ritmo di merengue che prosegue la tradizione dei “Como suena el corazon”; “Quattro notti per amare”, storia di due amanti in “trasferta clandestina”: un week end in Tunisia; “Africa”, il dramma dei boat people visto dall’oceano di disperazione che è dentro di loro; “Il mondo è mio”, il tema di “Aladin” - il celebre film di animazione della Walt Disney pubblicato di recente in DVD - per la prima volta cantato in italiano in coppia con Anna Tatangelo, e infine “Campioni nel cuore” , sigla del programma televisivo “Campioni” di Italia 1. “Un inno che va bene anche per il Napoli”, commenta Gigi un po’ rassegnato. “Siamo stati Campioni d’Italia adesso ci dobbiamo accontentare di essere soltanto campioni del cuore”. “Quanti amori”, vero Gigi ?

di: Giovanni D'Onofrio

Questa news proviene da: http://www.telefree.it
URL: http://www.telefree.it/news.php?op=view&id=14967