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martedì 19 maggio 2020
Lettera aperta alla Sindaca Roberta Tintari 8
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Terracina: Gentile Sindaca,
ieri, 18 maggio 2020, in Italia si è entrati nel pieno della cosiddetta fase 2, e siamo tornati alla normalità.
Ed in effetti, proprio Terracina ha dato dimostrazione di un pieno e completo ritorno alla normalità.
Già, perché il 18 maggio 2020 la nostra città è salita agli onori della cronaca nazionale.
Ci riferiamo all'efferato evento che è avvenuto a Terracina: un bracciante indiano ha chiesto i dispositivi individuali di protezione contro il Cov-2 ed i suoi datori di lavoro, padre e figlio, l'hanno picchiato, gli hanno procurato lesioni gravi tra cui varie fratture e l'hanno buttato in un canale.
Sulla questione "agricoltura industriale" ci siamo già espressi qui: https://terracinasocialforum.wordpress.com /2020/03/25/lagricoltura-industriale-e-un-cancro.
All'inizio degli anni '90 del secolo scorso, con la fine della Guerra Fredda e con Tangentopoli, nel nostro Paese si è creato un vuoto di potere.
Chi ha avviato la prima globalizzazione selvaggia, quella basata sulla produzione (poi sostituita dalla finanza e dalla speculazione) ha colmato quel vuoto rivolgendosi a soggetti borderline che, dopo una militanza nelle forze dell'ordine, sono transitati nei servizi segreti.
I pesci grossi, tra quei soggetti, hanno organizzato la mattanza del G8 di Genova del 2001 ed il depistaggio del processo per la strage di via D'Amelio, con il falso pentito Scarantino che veniva appositamente imbeccato a tal fine, e con vari PM, compreso il famoso Antonino Di Matteo ora al centro della cronaca per altre questioni, che ci sono cascati.
Ci sono cascati?
L'unica che espresse obiezioni fu Ilda Boccassini con un'apposita missiva. Caduta nel vuoto.
I pesci piccoli di quei soggetti borderline, invece, hanno "implementato" (per usare un termine che piace ai neoliberisti) l'agricoltura industriale nel nostro territorio. Un sistema di produzione che non rientrava nella nostra tradizione culturale.
Un corpo estraneo.
Un cancro.
Gentile Sindaca, non Le chiediamo troppo.
Non Le chiediamo di ripudiare quel sistema di produzione, sebbene proprio quel sistema di produzione impedisca uno sviluppo sano dell'economia locale basato sul turismo, perché immaginiamo che per Lei sarebbe un salto culturale eccessivo.
Noi ci auguriamo che la nostra città faccia il "salto di specie", ma ciò deve avvenire gradualmente, perché i cambiamenti culturali richiedono tempo per essere maturati.
Tra l'altro, abbiamo anche scritto, nell'articolo sopra citato, che i politici di una certa parte hanno ragionato sul breve periodo, puntando al voto degli imprenditori agricoli, mentre i politici dell'altra parte hanno ragionato sul medio periodo, mirando agli indiani, non appena verrà riconosciuto loro il diritto di voto.
Quindi, abbandonare quel sistema produttivo così negativo e perverso richiede veramente un salto cosmico che la classe politica terracinese, e a cascata la classe dirigente, non è assolutamente in grado di fare.
Troppi interessi economico-politici, troppi limiti culturali.
Troppi ominicchi e quaquaraquà, avrebbe detto Leonardo Sciascia.
Però, alla luce della notizia di ieri, Le chiediamo 6 cose non impossibili da realizzare.
1) Prevedere che il Comune di Terracina si costituisca parte civile nel processo contro i due imprenditori agricoli che hanno picchiato il bracciante indiano, perché è stata seriamente danneggiata l'immagine della nostra città.
2) Conferire la cittadinanza onoraria a quel bracciante indiano.
3) Chiedere alle forze dell'ordine di effettuare maggiori controlli sulle strade di campagna, per intercettare eventuali furgoni dei caporali.
4) Far controllare dalla Polizia Municipale, in particolare, i punti di partenza dei furgoni dei caporali. Il sociologo Marco Omizzolo, nel suo ultimo libro ("Sotto padrone"), ha scritto che per capire se in determinate aziende agricole venivano usati pesticidi e sostanze vietate che accelerano la crescita delle piante, è salito su uno di quei furgoni, unendosi alle decine e decine di indiani che li aspettavano. E da dove partivano quei furgoni la mattina presto? Da piazza XXV Aprile, dalle ex autolinee, in pieno centro. SOTTO GLI OCCHI DI TUTTI.
5) Chiedere che il sociologo Marco Omizzolo sia candidato al Premio Sakharov per la difesa dei diritti umani.
6) Attivare immediatamente un servizio di bike sharing comunale che consenta ai braccianti indiani di recarsi al lavoro indipendentemente dai furgoni dei caporali.
Gentile Sindaca, ci faccia sognare.
Terracina ha bisogno di frequentare il futuro.


postato da: Supermarco  

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