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giovedì 10 ottobre 2019
MyFire®, appello agli onorevoli pontini: "Aiutateci a combattere le frodi sull'IVA del pellet"
Il mercato del pellet di legno è a rischio per le frodi legate all'Iva. Una possibile soluzione potrebbe essere l'applicazione del reverse charge sull'Iva del pellet.
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Un sistema automatico di confezionamento pellet, a Gaeta
Un sistema automatico di confezionamento pellet, a Gaeta
Gaeta: Il pellet da riscaldamento è utilizzato da 4 milioni di famiglie in tutta Italia. Un prodotto dell'economia verde che contribuisce alla riduzione dell'inquinamento in ottemperanza agli Accordi di Parigi, che impongono ai paesi di ridurre le emissioni di CO2. Purtroppo negli ultimi 4 anni, da quando l'Iva sul pellet è passata dal 10 al 22%, è aumentato (sulle importazioni da altri paesi europei) il fenomeno dell'evasione: si stima che il mancato gettito Iva per lo stato sia vicino ai 100 milioni di euro. Il fenomeno sta assumendo dimensioni notevoli, con ricadute negative (oltre il mancato gettito per lo stato) sulla filiera locale e sulla tracciabilità e qualità dei prodotti. Una soluzione possibile potrebbe essere quella dell'applicazione del reverse charge sull'Iva del pellet, come già avviene su altri prodotti.

Questo il grido di allarme lanciato da MyFire a Istituzioni e parlamentari dell'area Pontina, dove l'azienda ha una delle sue piattaforme distributive più importanti e dove ogni anno - attraverso il porto di Gaeta - transitano decine di migliaia di tonnellate di prodotto che qui viene sbarcato, immagazzinato e confezionato, prima di essere trasportato in tutta Italia.
Sulla stessa linea anche Legambiente, che nel suo decalogo presentato al Governo che è in fase di approvazione nella Legge di Bilancio indica come l'abolizione delle tasse sulle energie rinnovabili possa essere la strada per la lotta all'inquinamento.
Il pellet MyFire, confezionato a Gaeta
Il pellet MyFire, confezionato a Gaeta
Anche l'AIEL, l'Associazione Italiana Energie Agroforestali che rappresenta 500 aziende che operano lungo la filiera legno‐ energia, dai produttori di biocombustibili legnosi (pellet, legna, cippato) ai produttori di tecnologie per la produzione di calore ed energia (stufe, inserti camino, caldaie), fino agli installatori e manutentori di apparecchi e impianti, è in prima line.
Obiettivo dell'AIEL è la promozione delle energie rinnovabili di origine agricola e forestale in un'ottica di qualità, sostenibilità e legalità, con un approccio integrato di filiera. In seno ad AIEL è costituito il Gruppo Produttori e Distributori di Pellet ENplus®, rivolto ai produttori, distributori e rivenditori di pellet certificato ENplus® che operano nel mercato italiano, composto cioè da coloro che hanno scelto un percorso di qualità nel settore del pellet, proponendo al mercato esclusivamente prodotti che garantiscano le migliori performance degli apparecchi e degli impianti termici in cui sono impiegati.
È recente la notizia di un'indagine della Guardia di Finanza che ha portato alla scoperta di una frode fiscale multimilionaria nel settore della commercializzazione del pellet che ha coinvolto decine di società e diversi imprenditori del nord Italia e che ha già portato a numerose denunce, arresti e confische di materiale.

Questa indagine fa seguito ad altre analoghe, anch'esse recenti e di notevole rilevanza, che hanno interessato realtà del centro e sud Italia.
Si ritiene che l'evasione dell'Iva nel settore del pellet sia aumentata notevolmente da quando nel 2014 l'aliquota è passata dal 10% al 22%; è peraltro opinione diffusa tra gli operatori del settore che questo malcostume sia in continuo aumento, sia per numerosità delle aziende coinvolte sia in termini economici.

Il fenomeno ha un impatto negativo e significativo sull'intero mercato del pellet, il cui andamento risulta distorto dalla competizione sleale e fraudolenta di aziende che, eludendo l'Iva, possono pagare di più i produttori e rivendere i prodotti di importazione a prezzi più concorrenziali.
Le aziende associate ad AIEL lamentano che il fenomeno ha raggiunto livelli preoccupanti, se non già ormai intollerabili per gli operatori di mercato che agiscono correttamente: la percezione comune è che il valore di evasione dell'Iva sia addirittura superiore al 30% del totale del mercato italiano, per un valore economico di mancato gettito annuo stimabile - come detto - in circa 100 milioni di euro, ai quali è ipotizzabile prevedere un mancato gettito di tassazione indiretta altrettanto ampio.
Il fenomeno è focolaio di danni collaterali alla salute e all'ambiente dato che, fuoriuscendo dai canali legali, tali traffici si sottraggono alla filiera di controlli di certificazione della qualità ENPLUS previsti dalla normativa in vigore.

Il fenomeno dell'"Italian black market" è di proporzioni talmente rilevante che viene con imbarazzo riportato pubblicamente sulle riviste internazionali e nei convegni internazionali del settore. Se non arginato tempestivamente presenta una curva di crescita esponenziale.
MyFire®, e le associazioni di categoria di cui fa parte, desiderano avviare un confronto con gli attori istituzionali competenti ed un percorso di sensibilizzazione delle Autorità preposte, affinché questo fenomeno riceva il giusto grado di attenzione e di netto contrasto. Una possibile soluzione immediata al problema potrebbe essere il "reverse charge" applicato anche in altri prodotti.

postato da: intergroup  

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