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venerdì 04 gennaio 2019
L'attesa della notte... all'Ariston di Gaeta
Ancora una presentazione per i racconti di Alessandro Izzi
letture: 2411
Alessandro Izzi
Alessandro Izzi
Gaeta: Mercoledì 9 gennaio alle 18:00, presso la Sala Blu del cinema Ariston di Gaeta, nuova presentazione del libro pubblicato dalle Edizioni Giovane Holden.
Ecco i miei appunti di lettura, con il consiglio di non perdere l'immersione in queste storie che presentano lati tenebrosi e sconcertanti, ma anche tanta saggia lettura della realtà contemporanea.
Non serve essere un rabdomante per scorgere "poesia" nella notte. Lo diceva bene Ugo Foscolo, attendendo l'ora tarda per veder finalmente dormire quello "spirto guerrier" che, "dentro", sempre "rugge" indomito nelle ore diurne... quando la luce impedisce la concentrazione, preludio di "pace" (o solo di "quiete"). Lo dice bene anche Alessandro Izzi nel suo ensemble di racconti intitolato, appunto, "L'attesa della notte" e pubblicato da Giovane Holden Edizioni con prefazione di Giovanni Spagnoletti e postfazione di Edvige Gioia. Un'opera di fantasia che convince -così come tutte le opere di questo appassionato dell'arte dello scrivere che, a 360°, esplora il mondo delle lettere passando come un ago nelle trame poetiche, teatrali, narrative e saggistiche per restituire all'ammirazione dei lettori mosaici di indiscussa bellezza e mirabile fattura. "Nomi, personaggi, luoghi e avvenimenti - avverte in apertura del libro lo stesso autore- sono il prodotto dell'immaginazione o, se reali, sono utilizzati in modo fittizio". Ogni riferimento a fatti e persone viventi o scomparse, insomma, è da intendersi "del tutto casuale e involontario". Un avvertimento che incuriosisce ancor più chi, già attratto dalla foto in copertina ( con quel ragazzino che sfida la notte a mani nude, protetto solo dal vetro di una finestra chiusa ma accessibile alle ombre e alle paure), ha deciso di inoltrarsi senza remore nel testo scritto, suddiviso in due parti e sei racconti di varia lunghezza. I colori dominanti (a guardare solo i titoli) sembrano l'eco stesso delle sinfonie che fanno da sottotitolo generale e accompagnano a suon di muta musica (tutta da immaginare) le tematiche generali da cui si dipartono poi in rivoli quelle particolari delle varie storie narrate. Una "Sinfonia della notte e del perduto amore" sottolinea l'andamento romantico e nero-violaceo dei primi quattro racconti, mentre per gli ultimi due ben risuonano l'"Adagio e fuga" ad accompagnare il lettore, che si è inabissato nel nero "mezzanotte", al livido chiarore della primissima luce che deve esserci "fuori" dal tunnel... Paura, orrore, personaggi magnetici ed enigmatici animano le storie raccontate con saggia attenzione (nella maniera sanguigna e feconda che Izzi predilige e che incatena il lettore), mentre la realtà e la fantasia tentano un "paso doble" affidandosi all'imprevisto, al "coup de théatre", alla magia del "vedo e non vedo". Il sogno irrompe, il "vento riempie il paesaggio di sinistra quiete" e la scena ha spesso il "grigiore di un film in bianco e nero". I protagonisti sono inquieti e spesso in preda a sensazioni che non riconoscono come proprie e che li spingono a porsi domande prima che a pretendere risposte. Tutto è in movimento, finanche i vampiri che, nella bara, restano vigili quando non fuoriescono e che potrebbero, invece, abbandonarsi al loro momentaneo riposo... Tutti hanno una parte nel gioco delle scatole cinesi e delle ombre. Finanche i lettori, chiamati a dare e ridare vita ai personaggi, alle ombre, ai ricordi, alle attese, alle speranze, alle supposizioni. Tutti personaggi di un ritmo "andante" ora tetro ora spiritoso, ora sboccato, ora vagheggiante che fa assaporare bellamente oniricità e decadente simbiosi fra mondo reale e mondo letterario, nel rispetto certosino di quel sottofondo musicale che l'autore si è dato e che intende non deludere. E se il libro ci propone un "viaggio nell'isteria di un'Italia sempre più divisa tra paura del diverso e disperata solitudine generata dai media", non risparmia neppure -come spiega bene Spagnoletti nella prefazione- una "ricognizione" fantastica e verosimile di "quel sonno della ragione che genera mostri". Da bravo appassionato di cinema, poi, Izzi usa quel genere di linguaggio che, "prima ancora di farsi leggere, si fa vedere". E anche sentire, aggiungerei, vista la varietà di "note" che mette a supporto e a cornice dei quadri, forse addirittura prima di crearli!

di: Sandra Cervone

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