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domenica 31 luglio 2016
Taqiyya o Kitman: mentire nell'interesse dell'Islam
Il concetto Islamico di taqiyya per infiltrarsi nei paesi kafir e per conquistarli
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Ci sono due forme di mentire ai non credenti che sono islamicamente consentiti, la Taqiyya e Kitman. Lo scopo è quello di raggiungere l'avanzata della causa dell'Islam, guadagnando la fiducia dei non credenti, al fine di far emergere la loro vulnerabilità
Ci sono due forme di mentire ai non credenti che sono islamicamente consentiti, la Taqiyya e Kitman. Lo scopo è quello di raggiungere l'avanzata della causa dell'Islam, guadagnando la fiducia dei non credenti, al fine di far emergere la loro vulnerabilità
Webzine: Secondo la taqiyya, ai musulmani viene garantita la possibilità di infiltrarsi in Dar-al-Harb (la "casa della guerra", ovvero l'insieme di tutti i paesi non Islamici del mondo), per insediarsi nelle città e nei luoghi vitali dei nemici, per piantare il seme della discordia e della sedizione.


Questi "agenti" agiscono per conto delle autorità militari musulmane, e di conseguenza non sono da considerarsi come apostati o come nemici dei principi Islamici.
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Costoro sono legittimi mujaheddin, la cui missione è quella di fiaccare la resistenza del nemico e il loro livello di mobilitazione. Uno dei principali obiettivi è quello di causare divisioni tra gli avversari mentre al contempo si sminuiscono le responsabilità dell'Islam ("Oh, ma io non sono religioso", "Oh, ma quello non è il vero Islam, ti stai sbagliando, c'è così tanta disinformazione", "oh, ma quella è un'interpretazione sbagliata", "fratello, l'Islam significa pace, amore", "hey, leggi questo versetto pacifico"!(*)).


Oggi la taqiyya è la pratica di mentire nell'interesse dell'Islam. Lo scopo è quello di ingannare i miscredenti, convincendoli della bonarietà dell'Islam attraverso l'eliminazione di dubbi e preoccupazioni su questa religione, incoraggiando al contempo la loro conversione. La taqiyya è alla base della propaganda musulmana presente oggi in Occidente, a partire dall'affermazione secondo cui l'Islam promuoverebbe l'uguaglianza dei diritti per le donne, fino ai tentativi di incrementare il numero percepito di musulmani nel mondo. Tutto questo è concepito con lo scopo di portare più persone possibili all'islam.


In questo articolo

http://www.studytoanswer.net/myths_ch8.html#ch8-7

l'Imam Durham, che arriva ad affermare di sentirsi obbligato dalla sua religione a impedire a un vandalo di distruggere le proprietà di una chiesa o di una sinagoga, ci fornisce un classico esempio di taqiyya.


Questo genere di affermazioni vengono diffuse in pubblico con l'esplicito intento di presentare aspetti della religione islamica che non riflettono la realtà. Certamente l'atteggiamento storico dei musulmani verso le chiese o le sinagoghe NON E' stato quello di proteggerle dal vandalismo, anzi, piuttosto è stato il contrario.


Ma simili menzogne, quando i musulmani sono minoranza e deboli politicamente, devono essere proferite in pubblico per presentare l'islam in una luce positiva e tollerante in modo da risultare appetibile agli occidentali, in modo da far loro credere che l'immagine dell'islam come religione intollerante e violenta è soltanto un mito creato dai razzisti o più semplicemente da che vuol diffamare la Vera Fede.


Questa sorta di santificazione della disonestà è anche giustificata agli occhi di molti musulmani sulla base della diffusa convinzione che chi si oppone all'Islam sta mentendo, perciò è legittimo usare la stessa arma. Per la maggior parte dei musulmani è assolutamente inconcepibile che si rifiuti l'islam, anche se lo si fa sulla base di ragionamenti razionali. Di conseguenza, l'insistere nella miscredenza denota una mancanza di intelligenza o di moralità da parte dell'infedele. Frithjof Schuon su questo atteggiamento dei musulmani dice:


"Le basi intellettuali e quindi razionali dell'Islam hanno l'effetto nel musulmano medio di provocare la curiosa tendenza a credere che i non musulmani o sappiano che l'Islam è la verità e che quindi la rifiutino per pura ostinazione, o siano semplicemente ignoranti riguardo ad esso e che possano essere convertiti da spiegazioni elementari; il fatto che qualcuno possa volersi opporre all'Islam con coscienza pulita eccede di gran lunga l'immaginazione musulmana, precisamente perché l'Islam coincide nella loro mente con l'irresistibile logica delle cose."


Questa testimonianza ci delucida su molte cose, che possono essere facilmente osservate da chi ha regolarmente a che fare con i musulmani. Ci fa capire perché gli argomenti degli apologeti dell'islam sono elementare, quasi fanciulleschi, e perché molte volte gli stessi si riducano ad insultare l'infedele che li ha confutati. Ci fa capire inoltre del perché molti musulmani lodino pomposamente la "logica" e la "razionalità" dell'Islam mentre allo stesso tempo difendono la loro fede con ragionamenti circolari e spesso contraddittori.


E' per questo che i musulmani possono, senza alcuna apparente ironia, affermare che l'Islam è una "religione di pace", anche quando la testimonianza sia della storia che delle cronache di questi anni contraddicono nettamente questa affermazione. Per molti musulmani, l'idea che un infedele possa rifiutare l'Islam a causa di una sincera ricerca della verità è assolutamente inconcepibile. Per loro la verità dell'islam è evidente, quindi un rifiuto di fronte all'evidenza è motivato dal fatto che l'infedele, con i sui argomenti confutativi, stia mentendo, ed è persino molto abile a farlo dato che l'interlocutore non riesce a controbattere in maniera logica a queste menzogne sull'islam. Ergo, qui subentra il ricorso alla taqiyya per deviare le menzogne dell'infedele così che la logica della verità, definita a priori come esclusivamente islamica, possa prevalere.



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La taqiyya va al di la del semplice scopo di propaganda. L'origine etimologica della parola significa "per proteggersi da, per mantenere (se stessi)." Include quindi anche la dissimulazione da parte dei musulmani nel dare l'apparenza di non essere religiosi, in modo da non creare sospetti. Sotto queste mentite spoglie un musulmano, se necessario, può mangiare carne di maiale, bere alcolici, e persino rinnegare verbalmente la fede islamica, fintanto che "non lo intenda nel suo cuore". Se il risultato ultimo di una menzogna è percepito dai musulmani come utile per l'islam o utile per portare qualcuno alla "sottomissione" ad Allah, allora la menzogna può essere permessa attraverso la taqiyya.


Il concetto di taqiyyah si trova anche nel Corano:


Che i fedeli non prendano per amici o protettori gli Infedeli al posto dei fedeli: se qualcuno lo facesse, in nulla vi sarà aiuto da Allah: eccetto come precauzione, così che possiate guardarvi da loro. Ma Allah vi avverte di ricordarlo; perché l'obiettivo finale è Allah." Corano 3:28


Qui, ai musulmani si sconsiglia di prendere infedeli per amici, a meno che questo non possa essergli utile con il fine di difendere l'Islam contro i suoi nemici (o percepiti come tali), prevenire perdite, o proteggerli da chi li minacci per la loro fede. In altre parole, il fine giustifica i mezzi. Se un musulmano deve dare l'apparenza esterna di non credere nell'islam, o deve andare contro il principio generale di non avere infedeli per amici, allora questo secondo la dottrina della taqiyya è accettabile.


Teniamo presente che tutto ciò che un musulmano praticante considera come "buono" è quello che aiuta la diffusione e l'eventuale trionfo dell'islam sulle altre ideologie o religioni. In quanto tale, questo qualcosa di "buono" tenderà ad aiutare l'infiltrazione nei paesi non-musulmani e nelle loro istituzioni. Quindi qualcosa di "buono" può anche essere il falso supporto del paese di cui fanno parte, che li metterà in buona luce e quindi li farà insediare indisturbati, mentre in realtà archietteno l'instaurazione della sharia (la legge islamica). Indici dello stadio di avanzamento di questo genere di attività possono essere il numero e la posizione dei membri musulmani nelle forze armate Americane, alcuni dei quali sono stati arrestati mentre cercavano di trasmettere informazioni ad al-Qaeda e altre organizzazioni terroristiche islamiche.



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Taqiyya e Kitman, la santa ipocrisia


Ogni religione che si rispetti dovrebbe proibire di mentire. Maometto si espresse chiaramente circa l'importanza di dire il vero:


«Dovete dire la verità, perché la verità porta alla virtù e la virtù conduce in Paradiso, e colui che cerca sempre il vero alla fine sarà ricordato da Allah come un uomo onesto. Ma astenetevi dal mentire, perché la menzogna porta all'abiezione e l'abiezione conduce nelle fiamme dell'Inferno, e colui che preserva nella menzogna sarà ricordato da Allah come un uomo falso.» (Sahih Muslim - Libro 32, numero 6309)


Eppure l'Islam permette il raggiro e la falsa testimonianza, a condizione che l'obiettivo finale sia la gloria delle fede stessa. Il divieto della menzogna è infatti un principio il cui valore, come molte altre norme dell'Islam, si limita alle relazioni tra i fedeli musulmani. Parlando degli infedeli - e in particolare dei nemici dei musulmani - Maometto enunciò un principio decisamente diverso:

«Guerra è inganno» (Sahih Bukhari - Volume 4, Libro 56, Numero 3030)


Lo stesso Corano predica a sua volta la dissimulazione:

«I credenti non si alleino con i miscredenti, preferendoli ai fedeli. Chi fa ciò contraddice la religione di Allah, a meno che temiate qualche male da parte loro. Allah vi mette in guardia nei Suoi Stessi confronti. Il divenire è verso Allah.» (3:28)


In altre parole - ammonisce il Corano - i musulmani non devono fare amicizia con i non musulmani se non per guardarsi da loro. Essi si devono fingere amici ma non devono sviluppare un vero sentimento di amicizia.


In un altro versetto dice:

«Quanto a chi rinnega Allah dopo aver creduto - eccetto colui che ne sia costretto, mantenendo serenamente la fede in cuore - e a chi si lascia entrare in petto la miscredenza; su di loro è la collera di Allah e avranno un castigo terribile.» (16:106)


I termini con cui ci si riferisce a questo tipo di menzogna, che il più delle volte consiste nel rinnegare esteriormente la propria fede, è taqiyya. Il principio affine è quello della kitman ("riserva mentale") e consiste nel dire la verità ma non tutta, allo scopo di portare fuori strada il nemico.


Vari hadith mostrano che il principio della taqiyya veniva messo in pratica già dalla primissima generazione di musulmani:


Narrato da Jabir Abdullah:

Il Messaggero di Allah disse, 'Chi è pronto ad uccidere Ka'b bin al-Ashraf? Ha proferito parole ingiuriose e ha danneggiato Allah e il Suo Apostolo.' Maslamah si alzò e disse, 'Vuoi che sia io ad ucciderlo?' Il Profeta proclamò, 'Si.' Maslamah disse, 'Quindi permettimi di mentire così che io sia in grado di ingannarlo.' Muhammad disse, 'Puoi farlo.'" (Sahih Bukhari - Volume 5, Libro 59, Numero 369)


E' anche a causa di questa dottrina che un sincero tentativo di "dialogo" con l'Islam diventa estremamente difficile, dal momento che a costituire una delle due parti a confronto c'è qualcuno che, se messo alle strette, può sentirsi autorizzato dal suo stesso Dio a mentire.


Questo principio va tenuto sempre ben a mente quando vediamo in televisione un portavoce dell'Islam professare la sua amicizia verso gli infedeli, la sua lealtà alle leggi dello Stato in cui vive o la natura pacifica e democratica dell'Islam.


Nell'archivio storico di Panorama si può ancora trovare il servizio di Silvia Grilli sul caso del dissimulatore Tariq Ramadan: C'è un islam che vuole convertirci

- http://archivio.panorama.it/archivio/C-e-un-islam-che-vuole-convertirci



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Taqiyya, camuffare il significato violento dei versetti


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Dopo aver visto più sopra quali siano i pericolosi precetti che potrebbero essere usati per compiere proselitismo islamico, vediamo ora in che modo queste tecniche di turlupinatura e di raggiro vengano effettivamente messe in atto.


Uno dei modi per attuare la dottrina islamica della taqiyya (dissimulazione) è quello di proporre fuori dal contesto alcune parole del Corano come prova inconfutabile della sua natura pacifica. E' il caso clamoroso, per esempio, della Sura 5 versetto 32. I musulmani, per dimostrare che l'Islam é una religione di pace, che rispetta la vita umana di chiunque, sono soliti citare questo veretto, ma a modo loro. Ovvero decontestualizzandolo e "tagliuzzandolo", trasformandolo cosí:


«Chi uccide una persona è come se avesse ucciso l'intera umanità, e chi salva la vita di una persona è come se avesse salvato tutta l'umanità».


Cosí come viene proposto, il versetto 5:32 contiene un insegnamento molto positivo. Peccato che se letto nella giusta maniera, ovvero per intero e all'interno delle parole precedenti e successive, l'insegnamento prescritto sia tutt'altro che positivo:


«Per questo abbiamo prescritto ai Figli di Israele che chiunque uccida un uomo che non abbia ucciso a sua volta o che non abbia sparso la corruzione sulla terra, sarà come se avesse ucciso l'umanità intera. E chi ne abbia salvato uno, sarà come se avesse salvato tutta l'umanità. I Nostri messaggeri sono venuti a loro con le prove! Eppure molti di loro commisero eccessi sulla terra. La ricompensa di coloro che fanno la guerra ad Allah e al Suo Messaggero e che seminano la corruzione sulla terra è che siano uccisi o crocifissi, che siano loro tagliate la mano e la gamba da lati opposti o che siano esiliati sulla terra: ecco l'ignominia che li toccherà in questa vita; nell'altra vita avranno castigo immenso» (5:32-33).


Come vediamo in quel versetto non si prescrive affatto il rispetto incondizionato della vita umana.


Come spiega Magdi Allam in un suo articolo, in questi due versetti coranici si specifica che:

1) La prescrizione concernente la sacralità della vita riguarda i "figli di Israele", gli ebrei, non i musulmani.

2) La condanna dell'uccisione del prossimo non è assoluta. Uccidere il prossimo è legittimato se esso ha ucciso o ha "sparso la corruzione sulla terra".

3) I "figli di Israele", gli ebrei, sono condannati perché "molti di loro commisero degli eccessi sulla terra".

4) La condanna per chi non crede e fa la guerra ad Allah e a Maometto, che seminano la corruzione sulla terra, "è che siano uccisi o crocifissi, che siano loro tagliate la mano e la gamba da lati opposti".


Questo brano sta solo dicendo che cosa bisogna fare ai Giudei che rifiutano Maometto, non sta prescrivendo principi di alta moralità. Ben lontani dal condannare la violenza, questi versetti, che invece arrivano persino a prescriverla, evidenziano che chiunque si opporrà al Profeta sarà ucciso, crocifisso, mutilato o esiliato!".


Anche fosse però dimostrato - e non lo è - che il versetto in questione sia sul serio un inno "tutta l'umanità", resterebbe da capire come mai questo dovrebbe, per l'Islam, contare più di altri come «Uccidete gli infedeli ovunque li incontriate. Questa è la ricompensa dei miscredenti» (2:191) o «Vi è stato ordinato di combattere, anche se non lo gradite» (2:216).


Come vediamo nel Corano esiste uno standard per i musulmani e un altro per i non-musulmani. Se il Corano decreta infatti che «Il credente non deve uccidere il credente, se non per errore» (4:96), nulla del genere riguarda gli infedeli.


Un altro esempio di taqiyya attraverso il camuffamento dei versetti, è il seguente.


Anche in questo caso i musulmani estrapolano una frase da un versetto per far apparire pacifico il Corano.


Troverai che i più acerrimi nemici dei credenti sono i Giudei e politeisti e troverai che i più prossimi all'amore per i credenti sono coloro che dicono: « In verità siamo nazareni», perché tra loro ci sono uomini dediti allo studio e monaci che non hanno alcuna superbia. (5:82)


A parte i poco lusinghieri giudizi sugli Ebrei, appena prima maledetti anche da Davide e Gesù per la loro empietà (5:78), sembra che ci sia motivo di rallegrarsi per i Cristiani: possiamo convivere coi fratelli Musulmani, in fin dei conti il Corano insegna loro ad amarci!


Ma attenzione!

Il versetto 82, va letto insieme al seguito, i Versetti 83 e 84; ne risulta questo:


82 Troverai che i più acerrimi nemici dei credenti sono i Giudei e politeisti e troverai che i più prossimi all'amore per i credenti sono coloro che dicono: « In verità siamo nazareni», perché tra loro ci sono uomini dediti allo studio e monaci che non hanno alcuna superbia.

83 Quando sentono quello che è sceso sul Messaggero, vedrai i loro occhi versare lacrime per la verità che vi hanno riconosciuto. Dicono: « O nostro Signore, noi crediamo: annoveraci tra i testimoni!

84 Come potremmo non credere in Allah e in quella parte della verità che ci è giunta, quando bramiamo che il nostro Signore ci introduca in compagnia dei devoti? ».



Quindi, questo versetto non si riferisce a tutti i Cristiani, ma solo a quelli che accettano l'Islam; questo è chiaramente spiegato dai Versetti 83 e 84 nei quali questi Cristiani accettano il messaggio di Maometto.


Va ricordato inoltre che i Cristiani che non accettano l'Islam sono come gli Ebrei: nemici di Allah e del suo Messaggero, con i quali non bisognerebbe fare amicizia ma che dovrebbero essere uccisi ovunque si trovino.

[DivoliNeri]

postato da: sweda  

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