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giovedì 10 dicembre 2015
Aggiornamento.Blitz contro i Casalesi 28 arresti. Sindaco ricercato, assessori sott'accusa.
Blitz delle forze dell'ordine dall'alba. Sequestrati beni per milioni di euro, tra cui un centro commerciale del valore di 60 milioni riconducibile a Michele Zagaria
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Blitz in corso
Blitz in corso
Caserta: C'è anche il sindaco di Trentola Ducenta tra i destinatari dell'ordinanza di custodia cautelare eseguita questa notte dai carabinieri del Ros e dalla squadra mobile di Caserta in Terra di Lavoro. Michele Griffo risponde di concorso esterno in associazione mafiosa.
La misura ha colpito anche l'ex primo cittadino, Nicola Pagano, alcuni assessori, il responsabile dell'ufficio tecnico del comune e l'imprenditore proprietario del centro commerciale Jambo Alessandro Falco.

Il blitz è ancora in corso: ricercati il sindaco Griffo, l'imprenditore Falco e altri due indagati.

Fulcro l'inchiesta è il centro commerciale Jambo di Trentola Ducenta "che - scrive il gip - a partire dall'anno di costruzione ad oggi è diventato una potenza economica, il cui valore è passato dai due miliardi di lire agli attuali 60 milioni di euro e ciò è stato possibile - sostiene il giudice - grazie alla forza politica ed imprenditoriale di Michele Zagaria".

L'ipotesi accusativa vede i fratelli Falco, sulle carte proprietari del Jambo, come marionette nelle mani del boss: "Alessandro Falco - sostengono i pm della Dda di Napoli - era il custode della liquidità della famiglia Zagaria e per conto del boss gestiva i rapporti imprenditoriali e politici. L'imprenditore incontrava il padrino dei Casalesi durante la sua latitanza per recepirne le direttive: era il suo alter ego".

Quanto ai politici finiti nel mirino, e in particolare al primo cittadino, i suoi rapporti con gli Zagaria si sarebbero concretizzati nella disponibilità da parte del sindaco Griffo - e degli altri amministratori e funzionari comunali coinvolti - ad emettere licenze, convenzioni e appalti pubblici per soddisfare le esigenze del clan e degli imprenditori ad esso vicini. In cambio, Griffo avrebbe ottenuto appoggio elettorale da parte della cosca.

Il Jambo è finito sotto sequestro. Sotto i riflettori, oltre ai lavori di ampliamento che hanno aumentato negli anni la superficie del parco commerciale, anche lo svincolo della strada statale 265, l'uscita di Trentola Ducenta. Più volte quello svincolo è stato definito dalle autorità preposte pericoloso perché realizzato non a norma di legge, tuttavia adesso la Dda inquadra la vicenda sotto una luce nuova: l'uscita sarebbe stata realizzata per favorire l'afflusso di clienti al centro commerciale, visto che per entrare a Trentola si è praticamente "obbligati" a transitare davanti agli ingressi del Jambo. E non è tutto.

Le buste d'offerta in occasione della gara d'appalto per la realizzazione dell'uscita sarebbero state aperte anzitempo per consentire agli imprenditori vicini a Zagaria di conoscere in anticipo le somme indicate dalle imprese concorrenti e poter avanzare la proposta più vantaggiosa e quindi vincente.


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Ecco i nomi degli indagati nell'ambito dell'operazione congiunta di polizia e carabinieri scattata nella notte

Silvestro Balivo
Oreste Blasco
Carlo Bianco
Raffaele Cantone
Luigi Cassandra
Bernardo Cirillo
Vincenzo Conte
Raffaele De Luca
Giuseppe Diana
Luigi Diana
Vincenzo Di Sarno
Alessandro Falco
Giovanni Garofalo
Giuseppe Garofalo
Michele Griffo
Giuseppe Inquieto
Maria Carmen Mottola
Antonio Munno
Pasquale Pagano
Giuseppe Petrillo
Nicola Pagano
Nicola Picone
Vincenzo Picone
Giuseppe Tessitore
Tommaso Tirozzi
Carmine Zagaria
Michele Zagaria

Ultimo aggiornamento: 10:18

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Latitanti eccellenti, l'ombra di una soffiata cala sull'inchiesta anti-Casalesi


Una fuga di notizie da ambienti investigativi? È l'ennesima ombra che cala su un'inchiesta che riguarda Michele Zagaria, il boss detenuto al 41 bis dal 2011, dopo quindici anni di latitanza. È il retroscena dell'inchiesta che ieri ha portato all'emissione di 28 misure di custodia cautelare, un blitz congiunto di carabinieri e polizia al quale sono sfuggiti il sindaco Michele Griffo, gli imprenditori Alessandro Falco e Gaetano Balivo, e l'ex vigile urbano Vincenzo Picone.

Quando gli agenti della Mobile sono arrivati a casa di Falco, a Marano, sul tavolo della cucina c'era un pasto consumato a metà, segno che forse il proprietario del Jambo era scappato pochi minuti prima dell'arrivo della polizia. Un dettaglio inquietante, sul quale la procura ha aperto un fascicolo d'indagine a parte: c'è il sospetto di una fuga di notizie che abbia consentito a Falco, così come a Griffo e agli altri due irreperibili, di darsi alla macchia ed evitare l'arresto.

La Dda di Napoli, ancora una volta, apre un'indagine sulle fasi conclusive di un'operazione che è costata anni di lavoro per i Ros e per la squadra mobile e che, come accaduto nel caso dell'arresto di Michele Zagaria, vede nel suo culmine una evoluzione misteriosa che getta sospetti su esponenti delle forze dell'ordine. Qualcuno, insomma, avrebbe avvisato per tempo Griffo, Falco, Balivo e Picone e li avrebbe fatti fuggire prima dell'arrivo della polizia e dei carabinieri. Qualcuno, il sospetto più grave, che veste la divisa. Come per il caso della pen drive fatta sparire dal bunker di Michele Zagaria all'atto della sua cattura, chiavetta usb che sarebbe stata «venduta» da un poliziotto della squadra mobile di Napoli a un imprenditore vicino al clan per 50mila euro. Un mistero chiarito solo a metà, come quello dei soldi che Zagaria aveva ancora in tasca al momento del suo arrivo nel carcere di massima sicurezza a Parma, 1.400 euro che chi lo perquisì - a più riprese - non vide o non volle vedere. Zagaria e le divise sporche, l'indagine nell'indagine aperta ieri dopo la fuga dei quattro indagati cercherà di fugare i dubbi, gli ennesimi, sulla presunta esistenza di esponenti delle forze dell'ordine border line, disposti a tradire lo Stato e i loro colleghi per compiacere i boss e i suoi uomini.

L'inchiesta è stata aperta ieri, tuttavia nelle carte dell'ordinanza cui Griffo e Falco sono per il momento sfuggiti, viene citato un episodio datato nel tempo, dal quale trapela una certa «conoscenza» da parte del sindaco irreperibile su ipotetiche indagini in corso sul suo conto. Il pentito Francesco Cantone, in un interrogatorio datato 2010, riferiva appunto delle preoccupazioni di Michele Griffo, fattosi improvvisamente guardingo rispetto ai rapporti illeciti che - secondo il collaboratore - intratteneva con lui e con altri imprenditori. «In un'occasione, - faceva mettere a verbale Cantone il 24 settembre del 2010 - Griffo si mostrò titubante nei miei confronti, dicendo che la procura stava facendo indagini nei suoi confronti. Era preoccupato perché aveva saputo che la Dda gli stava addosso, ciononostante io pretesi i quindici milioni di lire che mi doveva».

Chi informò il sindaco all'epoca, viene da chiedersi, sempre che le dichiarazioni di Cantone rispondano al vero, è la stessa persona che lo ha avvisato dell'imminente arresto e che l'altra notte gli ha permesso di scappare prima dell'arrivo della polizia? Sarà l'indagine aperta ieri a confermare o cancellare un dubbio che pesa come un macigno su un'indagine che ha colpito al cuore l'economia dei Casalesi.

Venerdì 11 Dicembre 2015 - Ultimo aggiornamento 10:31
fonte: Il Mattino   postato da: marinta  

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