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venerdì 10 maggio 2013
Lettera aperta al Presidente Letta
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Gaetano Cerrito
Gaetano Cerrito
Baia Domitia: On. Enrico Letta
Presidente Consiglio dei Ministri
Palazzo Chigi, Roma

E p.c
On. Giorgio Napolitano
Presidente Repubblica Italiana


Dire che siamo stanchi è poco, per non dire pochissimo, a fronte dei continui ed esilaranti attacchi reciproci e trasversali tra i massimi vertici dello Stato e mancavano solo i "grillini", con tutto il rispetto possibile... come anche le faide interne ai partiti che nulla hanno a che vedere con i devastanti problemi dei cittadini e del Paese, a partire dal Sud.

Presidente Letta, andiamo subito al sodo. Le istituzioni crollano, il Paese è allo sfascio, la popolazione è sfiduciata come non mai PER UN'ITALIA SEQUESTRATA dai mercati, dai mercatisti e, comunque, dalla "Bundesbank di Angela Merkel" che hanno devastato il tessuto economico e sociale di questa Italia e dell'Italia intera. La povertà, i suicidi e le mille e sofferte corse ad ostacoli degli italiani, tra promesse e tradimenti, credo debbano indurre il suo governo, e subito, all'attuazione di un Piano Marshall che tiri fuori il Paese da questo lungo tunnel della ghettizzazione, della marginalità e della povertà.

Mi voglio augurare, Presidente Letta, che lei non voglia fare come un suo predecessore, Romano Prodi, quando si impegnò a che il sud potesse divenire la nuova Florida d'Europa.

Quello di cui questo Paese, ma soprattutto il meridione, ha necessità urgente ed improcrastinabile è la certezza del diritto soggettivo e costituzionale con interventi mirati, immediati e trasparenti che non aggiungano, soprattutto, confusione alla confusione. Urge il cambiamento tenendo in debita considerazione in primis la semplificazione. Non è possibile, infatti, che un'impresa, un imprenditore debba produrre mille documenti anche per la semplice sopravvivenza.
Non è più accettabile, Egregio Letta, che questo Stato continui ad essere forte con i deboli e debole con i forti, come non è possibile chiedere sofferenza ai sofferenti. Forte è il grido di dolore perché in Italia non ci siano più due Italia, come altrettanto forte è la necessità che quest'Italia sappia farsi ascoltare in Europa senza più pannicelli caldi che non servono a niente e a nessuno ma con un'azione forte che consenta al nostro Paese di ripartire. Viceversa, come dicono gli economisti Alberto Bagnai e Gennaro Zezza, e tanti altri compreso Grillo, è meglio ritornare alla lira.

Presidente, in verità le dico che in questo contesto di de-industrializzazione, a partire dal territorio aurunco nel quale vivo con la Formenti e i suoi 350 licenziati ormai da un decennio e senza nemmeno più cassa integrazione, si abbia la possibilità di un tavolo di confronto serio e costruttivo.

Aggiungo che nella nostra Provincia di Caserta, nella quale la invito, così come anche nel Sud del Paese, l'alternativa preminente su tutte è l'industria del sole e del mare, della storia, della cultura, delle bellezze paesaggistiche non di meno dell'enogastronomia, ricchezze a tutt'oggi inespresse, abbandonate e tradite da una politica, senza voler generalizzare, disattenta e compromessa con il demerito.

Il progetto che noi rincorriamo da tempo "Baia Domizia, turismo: il tesoro della nostra terra" condiviso e sottoscritto da parlamentari nazionali, consiglieri regionali, presidenti di Provincia, sindaci del territorio, sindacalisti, magistrati e ... può e deve rappresentare una grande sfida di cambiamento del Sud in quanto progetto pilota esportabile in altre aree degradate e depresse di quest'altra Italia, tutto ciò "con pochi spiccioli".

Egregio Presidente, come uomo da sempre impegnato nel sociale e in contatto con le massime espressioni politico - istituzionali, dagli enti locali fino al Quirinale, sono convinto che quanto le chiedo è un atto dovuto dallo stato a Baia Domizia e al territorio aurunco che hanno dovuto subire nel tempo attacchi ingiustificati e selvaggi con trasmigrazioni forzate degli eventi sismici e bradisismici dell'80 e dell'83 di Napoli e di Pozzuoli ma anche di una criminalizzazione generica e generalizzata attraverso servizi televisivi, fiction e carta stampata, salvando alcune testate.

Questa nostra Provincia non vuole e non deve più essere rappresentata come terra di Camorra ma di sviluppo e lavoro.

In nome di quei valori inalienabili di democrazia visibile, di cui io credo lei sia convinto assertore,la invito ad essere un Presidente diverso, innovativo e presente tra la gente. Mi attendo il confronto come atto significativo che l'ascolto non si presta solo alle grandi lobby dei potentati economici ed è questa la sfida che le lancio. Rimanendo in attesa di un suo sicuro cenno di riscontro e augurandole buon lavoro per la nostra Italia, le porgo cordiali saluti.

Baia Domizia, Gaetano Cerrito

PS. Presidente Letta non ci deluda!

postato da: laltraitaliatv  

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