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Home » News » Webzine » Storia del territorio » C'era una volta a Gaeta .... F...
mercoledì 27 ottobre 2010
C'era una volta a Gaeta .... Forte Emilio Savio
Un po' di storia, qualche fotografia e molta rabbia
letture: 13096
La lapide dedicata al capitano d'artiglieria Emilio Savio (Torino, 1837 - Gaeta, 1861)
La lapide dedicata al capitano d'artiglieria Emilio Savio (Torino, 1837 - Gaeta, 1861)
Storia del territorio: Negli anni immediatamente seguenti alla proclamazione del Regno d'Italia, non venne meno l'importanza di Gaeta come piazzaforte posta a difesa delle regioni meridionali.

La vicinanza con il confine dello Stato Pontificio, protetto dalla Francia di Napoleone III e non ancora annesso al Regno d'Italia, rendeva pressoché indispensabile rafforzare e potenziare le difese della fortezza.

Infatti, anche dopo la caduta di Napoleone III e l'annessione dei rimanenti territori pontifici, l'importanza strategica di Gaeta era rimasta immutata a causa dell'isolamento internazionale dell'Italia post-unitaria e l'acuirsi dei rapporti con la Francia, conseguente alla crisi nord africana culminata nel 1881 con l'occupazione francese di Tunisi.

Inoltre, in questo periodo, si era venuti a conoscenza che Papa Leone XIII, succeduto a Pio IX, stava interpellando le diplomazie straniere per un loro possibile intervento finalizzato a ripristinare il dominio dello Stato Pontificio.

Per l'Italia, la conclusione di un'alleanza con Austria e Germania sarebbe valsa sia a proteggere il regno sabaudo verso i movimenti repubblicani di ispirazione francese, sia ad assicurarsi dall'intervento di potenze straniere che avessero voluto ristabilire il potere temporale del papa.

Si giunse così alla stipula del patto militare della Triplice Alleanza ed alla conseguente concretizzazione di un rafforzamento della piazzaforte di Gaeta in funzione anti francese.

L'esperienza maturata nel recente Assedio del 1860-61, aveva evidenziato le carenze difensive di Gaeta che era stata bombardata da batterie di cannoni poste sulle colline circostanti. Inoltre l'utilizzo delle nuove artiglierie a canna rigata (i famosi "Rigati Cavalli") aveva aumentato, da terra e dal mare, il raggio d'azione delle bocche da fuoco di un eventuale assediante.

Si concepì quindi l'idea di un nuovo fortilizio sulla sommità di Monte di Conca, arretrato rispetto alle colline e più elevato. La realizzazione di questa importante opera militare comportava una serie di vantaggi sia tattici che strategici:

1) aumentava di fatto il raggio d'azione offensivo della fortezza;
2) obbligava l'eventuale assediante ad operare a maggior distanza dalle mura di Gaeta;
3) limitava enormemente gli attacchi dal mare;
4) impediva l'insediamento di artiglierie nemiche sulle colline, così come era avvenuto nel 1860-61;
5) guardava e difendeva d'infilata, sia dal nord che dal sud, la via Appia che all'epoca era l'unica strada di accesso a Gaeta.

In conseguenza di tutto ciò, negli anni dal 1882 al 1890 circa, furono costruite nuove e più poderose batterie sulla sommità di monte Orlando, e realizzato il nuovo fortilizio al vertice della collina di Monte di Conca.

Nel 1892 il forte fu intitolato alla memoria del capitano d'artiglieria Emilio Savio, nato a Torino nel 1837 e caduto il 22 gennaio 1861 nella batteria piemontese al colle dei Cappuccini.

Nella stessa occasione nel cortile principale venne apposta una lapide a lui dedicata. Questa lapide oggi non è più esistente in quanto distrutta per puro vandalismo dopo la dismissione definitiva del fortilizio.

Recava la seguente iscrizione:

QUESTO FORTILIZIO A NOME
EMILIO SAVIO
COME ALTRO NELLA PIAZZA D'ANCONA
ALFREDO SAVIO
A PERENNE RICORDO DEI DUE FRATELLI
CAPITANI DI ARTIGLIERIA
EROICAMENTE CADUTI NEGLI ASSEDI
DEL MDCCCLX E MDCCCLXI
CHE RESERO ALLA PATRIA
ANCONA E GAETA

Nel 1893, nella sua monografia dedicata a Gaeta, scrisse il Macarelli:

«I recenti immensi lavori di fortificazione con i sistemi ultimi che alla fragilità delle mura hanno surrogato i terrapieni, dove vanno a perdersi inoffensivi gli spaventosi projettili delle moderne artiglierie, serbano a Gaeta un grande e certo glorioso avvenire.
Le creste, sia del monte Orlando, sia delle altre colline, che circondano la baja, furono spianate e rese ridotti formidabili, che difendono tutta la rada, in modo che la flotta italiana vi può, come ora, in pace trovare un sicuro ancoraggio, in guerra un sicuro ed inespugnabile rifugio.» ...
« Al di là del monte Secco s'apre la graziosa linea di colline ... Queste colline però per Gaeta sono fatali, offrendo ottima stazione di batterie per bombardare la città. Con saggio consiglio ora le più elevate furono spianate e rese fortissimi ridotti in difesa della città e della baja, formando così un unico sistema di difesa col monte Orlando stesso, divenuto in tutta la sua estensione una formidabile torre provvista di cannoni tali da impedire a qualsiasi nave corazzata l'ingresso nella baja.»



Forte "Emilio Savio", fu impiegato come fortilizio di artiglieria da costa fino agli anni del primo conflitto mondiale. La nascita di una nuova arma, l'aviazione, determinò negli anni successivi la decadenza delle piazzeforti tanto che il 6 febbraio 1927 (con il regio Decreto n. 360) Gaeta perse la qualifica di "Fortezza".

Forte "Emilio", venne allora disarmato e trasformato in polveriera. Le sue gallerie ed i suoi ambienti, opportunamente adattati, furono utilizzati come capaci depositi di munizioni e proiettili per l'artiglieria e la marina.

Negli anni della seconda guerra mondiale ospitò nuovamente batterie per la difesa contraerea e marittima, subendo notevoli danni a causa di diversi bombardamenti aerei, specialmente nell'inverno 1943-44.

Nel dopoguerra riprese il ruolo di deposito di munizioni e polveriera fino al 1991 circa, quando fu definitivamente dismesso dall'uso militare; passato al Demanio Civile, fu praticamente abbandonato.

Negli anni successivi, a causa dell'incuria e dell'azione nefasta di ripetuti atti di vandalismo e spoliazione, ha subìto (e ancora continua a subire) un progressivo deterioramento che ne sta determinando la distruzione.

Oggi fa parte dei beni dello Stato posti in vendita.

Le fotografie seguenti le ho scattate il 6 marzo 1994. Allora rimasi particolarmente sorpreso per la grandiosità degli ambienti che vedevo per la prima volta e per lo straordinario stato di conservazione.

Sono ritornato in tempi recentissimi a Forte Emilio: la maggior parte delle strutture fotografate ormai sono diventate quasi irriconoscibili agli occhi di un visitatore che oggi dovesse recarsi nella struttura.

E' scomparso il monumentino ad Emilio Savio; sono scomparsi il ponte levatoio, cancelli, pluviali, basoli e portali in pietra lavorata. Molti punti sono divenuti estremamente pericolosi per il dissesto.

Si può ritenere, a buon motivo, che nei saloni interrati siano state addirittura celebrate messe nere, dai soliti cretini di turno.

Nonostante tutto, qualcosa forse è ancora recuperabile ma è necessario fare presto altrimenti, ancora una volta a Gaeta, avremo perduto irrimediabilmente un bene monumentale.
.
Le fotografie:

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postato da: carandin  


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