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Home » News » Webzine » FreePhilosofy » Codici, biliardo e tarocchi st...
Thursday 19 August 2010
Codici, biliardo e tarocchi storia di un demolitore di miti
di Antonio Gnoli
letture: 4429
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FreePhilosofy: Il professor Franco Cordero insigne giurista e insolito scrittore dopo un lunghissimo periodo di silenzio ├Ę riemerso, agli occhi dell' opinione pubblica, con una serie di memorabili articoli scritti per questo giornale. Come vi immaginate quest' uomo, che sembra uscito dalla fantasia di Balzac, il cui modo di abbordare le cose insieme affascina e sconcerta? Leggere quei dotti resoconti a met├á strada fra la grande storia e l' attualit├á politica ├Ę come entrare in un bosco, dove la luce piove improvvisa a illuminare il percorso e a rassicurare il viandante.
Con il professore c' eravamo conosciuti una quindicina di anni fa. Mi stupisce la sua memoria: di quell' incontro rammenta dettagli che avevo dimenticato. Andai da lui in occasione dell' uscita di un libro dedicato alla Fabbrica della peste. E occorre dire che Manzoni ne usciva ridimensionato. A distanza di tanto tempo Cordero non ├Ę fisicamente cambiato. Settantadue anni ben portati. Lo studio in cui mi riceve incute una certa soggezione: pareti di librerie ricolme di volumi, molti dei quali sono edizioni pregiate. Non si definisce per├▓ un bibliofilo: ┬źNon c' ├Ę niente di feticistico nei miei acquisti. Compro solo ci├▓ verso cui ho un effettivo interesse┬╗. Se volete la differenza tra un collezionista di edizioni cinquecentesche e uno studioso passa anche per questa piccola sfumatura. Mentalmente poi Cordero ├Ę un demolitore di miti intellettuali. Si accennava al Manzoni, ma a me viene in mente anche uno studio che il professore dedic├▓ a Erasmo con un titolo vagamente basagliano: Il sistema negato. Il professore sorride: ┬źQuel libro riguardava la polemica con Lutero sul libero arbitrio┬╗. Se non ricordo male Erasmo non ci faceva una gran bella figura. ┬źLo dipingo come un uomo accorto, abile, prudente, alieno dagli estremismi. Agli antipodi da quel Lutero che a me sembrava ragionasse molto meglio┬╗. Malgrado fosse un gran reazionario? ┬źCapisco l' obiezione. Capisco che Erasmo era il pensatore dell' umanesimo critico, il paladino del progresso cui ripugnavano le soluzioni estreme; e che il luteranesimo politico ├Ę stato l' abietta ubbidienza a chi comanda┬╗. E allora? ┬źAllora ├Ę evidente che il fascino di Lutero risiede altrove. Esattamente nel suo rapporto con l' anima e con l' al di l├á. Sono questi i terreni di autentica novit├á┬╗. Al placido progressismo di Erasmo preferisce l' estremismo di Lutero? ┬źL' estremismo cui alludo non ├Ę avvolto dalla violenza o dalle maniere forti. Bens├Č ├Ę quello di chi sa trarre tutte le conseguenze logiche dal proprio discorso┬╗. Un altro protagonista con cui si ├Ę misurato ├Ę San Paolo al quale ha dedicato un commento alla Lettera ai Romani. ┬źLei mi riporta agli inizi degli anni Settanta. In quel commento usavo come chiave di lettura modelli junghiani┬╗. Non capisco se Paolo appartiene alla galleria dei personaggi demoliti. ┬źDiciamo che con uno come lui non mi sarei mai imbarcato per una traversata perigliosa┬╗. Che cosa l' avrebbe spaventata? ┬źPaolo ├Ę una specie di Savonarola mille volte pi├╣ intelligente e pi├╣ fine. Dotato di scaltrezze rabbiniche, ma anche invaso da una volont├á di dominio impressionante┬╗. Su di lui da qualche anno si stanno concentrando nuovi studi e interpretazioni. ┬źLe osservazioni pi├╣ fini restano quelle di Nietzsche in alcuni passi di Aurora┬╗. Accennava ai primi anni Settanta. ├ł il periodo in cui le capita la disavventura della Cattolica. Se non sbaglio fu allontanato per ragioni, diciamo cos├Č, ideologiche. ┬ź├ł fuori strada. Il motivo per cui fui mandato via dalla Cattolica non aveva niente di ideologico. Dipese da certe forme di antipatia, o meglio di malanimo, su cui venne innescata una ridicola questione di ortodossia┬╗. Si disse che le autorit├á ecclesiastiche disapprovarono il suo libro dedicato agli Osservanti. ┬źFu un pretesto┬╗. Che port├▓ a quale risultato? ┬źAlla revoca del nullaosta senza il quale un professore della cattolica non pu├▓ insegnare┬╗. E lei che cosa fece? ┬źImpugnai il provvedimento. La causa si trascin├▓ dal consiglio di stato alla corte costituzionale. La revoca aveva generato una situazione giuridicamente curiosa. Io ero ordinario di procedura penale, e in pi├╣ avevo l' incarico di filosofia del diritto. Come titolare di cattedra ero inamovibile, per├▓ un interdetto mi vietava di insegnare. Persi la causa┬╗. Che anno era? ┬źIl 1974, la causa era iniziata nel 1970. Io stavo alla Cattolica dal 1960┬╗. Non occorre avere dei requisiti un po' speciali per insegnarvi? ┬źQuando arrivai circolava ancora l' eco di una battuta pronunciata da un vecchio professore di diritto commerciale: "Ogni volta che io tengo lezione, Dio non esiste". Come vede non erano poi cos├Č fiscali┬╗. Ma i requisiti occorrevano o no? ┬źCerto un professore non poteva essere divorziato, iscritto a logge massoniche o al Pci. Ma non ├Ę assolutamente vero che insegnare implicasse obblighi di natura confessionale. Di qui l' aspetto repellente di quella massima pronunciata nella sentenza della Corte Costituzionale da Crisafulli┬╗. La quale recitava? ┬źChe nelle universit├á ideologicamente qualificate il professore deve insegnare ci├▓ che l' istituto esige. Come avviene in una scuola di partito. E pensare che Crisafulli era stato mio collega a Trieste!┬╗. Lei dove ha studiato? ┬źElementari e liceo a Cuneo dove sono nato. L' universit├á invece l' ho fatta a Torino. Ricordo che al liceo avevo deciso che sarei diventato medico. Poi fui traviato da un tale di qualche anno pi├╣ grande di me che mi prospett├▓ un avvenire radioso nel mondo della giurisprudenza. Mi laureai in diritto romano con Grosso, il quale mi offr├Č di restare all' universit├á. Rifiutai, salvo poi pentirmene┬╗. Rifiut├▓ in cambio di cosa? ┬źDecisi di fare l' avvocato a Milano. Avevo 26 anni e la sensazione di aver seppellito ogni velleit├á di tipo scientifico┬╗. Come dice la battuta? Solo chi cade pu├▓ risorgere. Lei come risorse? ┬źFu nel 1959, quando vinsi la cattedra messa a concorso dall' universit├á di Urbino┬╗. Dopo il suo allontanamento dalla Cattolica che cosa fece? ┬źProvai a tornare all' universit├á di Torino. Generosamente Grosso fece di tutto perch├ę potessi riuscire nell' impresa. E infatti nel 1974 approdai nuovamente a Torino. La cosa che non potevo immaginare era che due anni dopo mi avrebbero chiamato a insegnare all' universit├á di Roma┬╗. Accanto all' insegnamento e alla attivit├á scientifica lei ├Ę anche uno scrittore di romanzi. Che idea si ├Ę fatto di questa sua attivit├á collaterale? ┬źNon rileggo mai i miei romanzi. Non amo rileggermi. Non sono mai riuscito a farlo┬╗. Perch├ę? ┬źProbabilmente ci vorrebbe una carica di autosimpatia, o di narcisismo, che non ho. Come pure non conosco il piacere fisico dello scrivere. Quello che ad esempio avvolge Stendhal, che scrive senza correggere, come in un flusso ininterrotto┬╗. ├ł singolare questa forma di frigidit├á. ┬źPerch├ę?┬╗ Immagino uno scrittore di romanzi alle prese con tormenti, emozioni, paure, felicit├á. Le costa fatica scrivere? ┬źNo. Penso alla frase come al segmento di una retta: deve contenere il minor numero possibile di parole rispetto al massimo contenuto concettuale┬╗. ├ł singolare anche questa immagine geometrica. ┬źDiciamo allora che le parole devono formare sequenze concettuali compiute. Il contrario di ci├▓ che fa un oratore. Il quale, per definizione, ├Ę uno che riesce a parlare anche quando non ha nulla da dire┬╗. Ha in mente qualcuno in particolare? ┬źPenso a certe esperienze di provincia. C' erano a Cuneo oratori conviviali ineguagliabili. Capaci di abolire gli spazi vuoti, e di sostituire i contenuti con della pura musica verbale. Ne ricordo uno straordinario. Bastava dargli un piccolo spunto e lui partiva senza affanno e con ritmo sicuro. Un giorno gli gridarono "femore!", e lui senza esitare cominci├▓ cos├Č: "Il femore, signori, ├Ę un osso dalle armoniose proporzioni". Sono tipi umani che qualcuno pu├▓ scambiare per dei sapienti┬╗. In un suo articolo lei li ha chiamati "bagalun d' l├╝ster". ┬źNon ├Ę esatto. Questi che sto descrivendo sono esteti della parola. I "bagalun d' l├╝ster" l' espressione non ├Ę del dialetto piemontese ma milanese erano dei pragmatici, maestri nell' arte di spingere il pubblico a certe scelte. Piazzisti, inesorabili nel dissestare le resistenze nervose dell' uditorio. Riuscivano a vendere qualunque cosa avessero. Del resto c' ├Ę un eminente esempio dell' attuale politica capace di comportarsi con le masse con la stessa abilit├á┬╗. A proposito di masse contemplanti. Le piace Elias Canetti? ┬ź├ł un autore che non conosco benissimo. Ha una prosa densa di pensiero, scrive senza sbrodolature. E questo mi piace┬╗. Ho l' impressione che l' affascini la malleabilit├á di certe psicologie di massa. ┬źSi tratta di esperienze sociali evidenti. E poi sono sensazioni da cui ├Ę difficile liberarsi. Forse solo in provincia ho vissuto qualche esperienza atipica┬╗. A che cosa sta pensando? ┬źAlla Cuneo di quando ero ragazzo. Allora ero un gran frequentatore di sale da biliardo. I caff├Ę sono luoghi nei quali ho perso molto tempo. Ebbene ricordo certi individui fuori dal comune che discutevano dei classici argomenti da caff├Ę: il ciclismo, il calcio, la boxe. Ma lo facevano con una finezza critica sorprendente. La Cuneo di quegli anni era una citt├á intellettualmente viva┬╗. Una citt├á seppellita da una celebre battuta di Tot├▓. ┬źSar├á, per├▓ ├Ę l├Č che ├Ę nato Peano, il grande matematico. Da lui Russell ha imparato l' importanza di parlare con propriet├á e chiarezza. Senza Peano probabilmente non sarebbe nato I principi della matematica┬╗. Il Russell dei Principi imbarca il Wittgenstein del Tractatus. Un libro, che vedo aperto sul suo tavolo e che finisce in un fallimento teorico. ┬źProbabilmente non poteva combinare molto di pi├╣. Ma fu importantissimo aver scoperto che le proposizioni della logica sono tautologie, ossia costrutti verbali che non forniscono la minima informazione sul mondo e spiegano come una proposizione ├Ę trasformabile nell' altra┬╗. La lingua corrisponde al mondo ma se ne separa in modo radicale. Si pu├▓ dire lo stesso del diritto? ┬źIn che senso?┬╗. Lei sa che le due grandi figure giuridiche del Novecento sono state Kelsen e Schmitt. Due modi diametralmente opposti di intendere il Diritto. ┬źNon li reputo comparabili. Leggo Kelsen, e lo ammiro per chiarezza e razionalit├á. Schmitt, invece, non ├Ę giurista nel senso in cui lo era Kelsen. In comune hanno avuto solo il fatto che a un certo punto si sono occupati di argomenti internazionali┬╗. Tutto qui? ┬źTutto qui. Tanto Kelsen era rigorista nei concetti e un parlatore sobrio, quanto a Schmitt piacevano le sfumature, le mezze tinte, le allusioni. Dai libri di Schmitt ├Ę difficile estrarre una mappa concettuale. Le suppellettili, ossia i riferimenti culturali, le citazioni dotte, le battute eleganti, sopraffanno i fili del ragionamento che molte volte ├Ę esile┬╗. Lei professore sembra, stilisticamente, pi├╣ vicino all' odiato Schmitt che non a Kelsen. ┬źMa sa ├Ę come se uno dicesse di preferire Debussy a Schoenberg. Impressionismo musicale e musica dodecafonica non sono grandezze confrontabili. Kelsen ha uno stile da notaio. La scrittura di Schmitt lo soverchia┬╗. Stupisce che essendo lei stilisticamente pi├╣ vicino a Schmitt, prenda le difese di Kelsen. ┬źA me Kelsen piace come giurista. Ha una trama logico concettuale pi├╣ convincente e ricca di quella di Schmitt┬╗. E la celebre coppia concettuale "amiconemico"? ┬ź├ł una formula efficace, ma non ├Ę una scoperta concettuale di Schmitt. Trovo percorsi intellettuali e analisi pi├╣ adeguate in Machiavelli. Non che in Schmitt tutto questo sia assente, per├▓ ├Ę uno che alla fine esibisce pi├╣ di quanto pensi┬╗. Quanto pesa in questo giudizio il fatto che Schmitt sia stato legato al nazismo? ┬ź├ł irrilevante. Certo gli capit├▓ di fare discorsi in malafede, indegni di una persona intelligente. Ma anche dai Diari di J├╝nger, che lo cita spesso, si capisce quanto egli fosse poco hitleriano. Le ripeto: come giurista non lo trovo apprezzabile. Come scrittore fu un viaggiatore di spazi intellettuali. In questo pochissimo tedesco, pi├╣ legato alla mentalit├á latina┬╗. Tornerei al suo modo di scrivere che lei equipara al segmento della linea. ┬źNon la convince?┬╗. A me pare invece pi├╣ vicino alla piega barocca. ┬źSpero non al Barocco seicentesco!┬╗. Diciamo allora che la sua ├Ę una scrittura sinuosa, tutt' altro che lineare, ricchissima di deviazioni. ┬źGuardi, l' importante ├Ę che sotto queste efflorescenze stilistiche ci sia la trama concettuale. Questa non ammette varianti. O riesce oppure frana┬╗. D' accordo, ma i suoi articoli, i suoi saggi, sono ricchi di suggestioni. ┬źProbabilmente in ci├▓ influisce quel tanto di esperienza forense che ho svolto. Ho iniziato a 18 anni in uno studio di avvocato, a 23 tenni la mia prima arringa. A 37 ho smesso┬╗. Lei non ama gli avvocati. ┬źMi ripugnava il giro di bottegai┬╗. Di bottegai e avvocati, o di avvocati bottegai, l' Italia ├Ę piena. ┬źDell' Italia ho ripreso a occuparmi┬╗. In che modo? ┬źPer dirla genericamente sto esplorando il codice genetico italiano degli ultimi due secoli. Il risultato sar├á una storia delle idee, del costume e anche una storia politica che prima o poi pubblicher├▓┬╗. Dell' Italia lei cominci├▓ a occuparsi con i suoi studi su Savonarola: il primo grande comunicatore. ┬źMi calai negli interni di una societ├á politica ricca di forme sottili di malafede e autoinganni. Savonarola era pi├╣ dotato di qualit├á medianiche che non di potenza raziocinante. Quello che lei chiama comunicazione io lo definirei effetto psicodrammatico della persuasione┬╗. Un carattere che ritroveremo come costante nella storia italiana? ┬źLe situazioni ricorrono e perlopi├╣ finiscono in modo deprimente. La caduta di Savonarola ├Ę qualcosa di abietto, con quelle mistificazioni ciarlatanesche sulla piazza dove sta per svolgersi l' ordalia. Un uomo sputtanato, senza pi├╣ carisma, davanti al suo pubblico che lo vede per la prima volta com' ├Ę davvero. Qualcosa di paragonabile al Mussolini di quel 28 aprile, quando viene trovato travestito da tedesco, con l' elmo in testa, nascosto nel fondo dell' autocarro┬╗. Lei mostra una particolare attrazione per le situazioni che da tragiche diventano farsesche. ┬źCapisco che sono cose deludenti e che sarebbe bello scrivere di fatti edificanti┬╗. Viviamo tempi mediocri? ┬źAl cospetto quelli di Savonarola erano perfino epici┬╗. Oggi si tengono grandi elucubrazioni sull' assenza di leader politici. ┬źGuardi che tanti neanche pi├╣ li invocano. La forza della destra ├Ę di non cercarne, di non averne bisogno. Quel tale che li guida che roba ├Ę?┬╗ Ce lo dica lei. ┬ź├ł uno che ha prodotto se stesso con quell' ordigno micidiale con cui, tra l' altro, ha costruito e condizionato le altre vite psichiche┬╗. Lei guarda la televisione? ┬źI Telegiornali e Novantesimo Minuto┬╗. Un professore tifoso? ┬źPer il Toro. Ho cominciato a interessarmi di calcio quando cadde l' aereo che riportava il Torino a casa┬╗. La scomparsa tragica di tanti campioni rese quella squadra un mito. ┬źLi trasfer├Č nel Walhalla┬╗. Che cosa ricorda dell' anno in cui cadde l' aereo? ┬źEra il 1949. Coppi Vinse il Giro e il Tour. Ripet├ę l' impresa nel 1952┬╗. Il ciclismo italiano andava forte. Nel ' 48 Bartali trionf├▓ al Tour. ┬źCoppi cadde. Era sfortunatissimo: un campione dalle ossa fragili. Ricordo che il giro di Francia era appena iniziato e io davo a Torino l' esame di filosofia del diritto con Norberto Bobbio, appena succeduto alla cattedra di Gioele Solari. Ora che ci penso mi affiora un particolare┬╗. Quale? ┬źEro l├Č che aspettavo il mio turno e ricordo di aver sentito Bobbio, nel corso dell' esame, che diceva che una certa cosa era tanto probabile quanto che Bartali vincesse il Tour de France. A parte che Bartali aveva vinto la prima tappa, ma io mi chiedevo: come fa a dare per scontato che Bartali non vinca. Non sa Bobbio che ci sono le tappe alpine e pirenaiche? Poi arriv├▓ il mio turno d' esame┬╗. Come and├▓? ┬źPresi Trenta e Lode. Bartali vinse il Tour recuperando il grande distacco su Bobet. Lo vinse esattamente come aveva gi├á fatto dieci anni prima┬╗. Con Bobbio vi siete visti, frequentati in seguito? ┬źNon abbiamo mai avuto grandi rapporti. Nel 1948 lui aveva 39 anni e io venti┬╗. Lei ha una memoria incredibile. ┬źRicordo particolari e situazioni anche lontanissimi nel tempo. Fatico per├▓ a rammentare i nomi┬╗. A un certo punto lei ha detto di non piacersi, di non avere un' eccessiva autostima. Perch├ę? ┬źNon riesco a pensare volentieri a me. Tendo a eclissare il mio Io. Mi sembrano molto pi├╣ importanti le cose che non l' ego di una persona┬╗. Quali scrittori le piacciono o legge pi├╣ volentieri? ┬źDei moderni ho letto con interesse Stendhal e Balzac. Ma il pi├╣ ammirevole di tutto ├Ę Kafka. Lui si avvicina alla perfezione┬╗. Lo sente vicino anche per le cose di cui si occupa? ┬źNon c' ├Ę dubbio che Il Processo, quanto a potenza analitica e a verit├á psicologica, contiene delle meraviglie. Solo un indagatore di anime, un osservatore straordinario, poteva restituire il comportamento del pubblico, le mosse incongrue dell' impiegata nell' aula del tribunale┬╗. Salvatore Satta, un giurista come lei, fu uno scrittore notevole. Lo ha letto? ┬źNo, ma come giurista era piuttosto alogico┬╗. Definizione bizzarra. ┬źCarnelutti, che aveva una attenzione prensile per i punti deboli di un avversario, stronc├▓ il suo manuale. Colse lo pseudoragionamento svolto da Satta nella prefazione, che incominciava con una storiella cinese: il vasaio non sa perch├ę i suoi vasi venivano cos├Č meravigliosi. Suppongo che l' allegoria fosse che il diritto ├Ę non solo tecnica ma anche arte┬╗. E Carnelutti lo stronc├▓? ┬źCarnelutti intitol├▓ la sua stroncatura "Il metodo del non so come"┬╗. Si entra nel campo dell' imponderabile. Vedo, a questo proposito, un mazzo di tarocchi. ┬źSospetta che ami le divinazioni?┬╗ Non oso pensarlo. ┬źDei tarocchi amo il gioco, in qualche misura paragonabile al bridge, anche se non ci sono n├ę contratti n├ę dichiarazioni┬╗. Lei ├Ę anche stato un giocatore di biliardo. ┬źMi difendevo senza essere eccelso┬╗. Sono pi├╣ metafora del potere il biliardo o gli scacchi? ┬źIl biliardo non mi pare abbia molto a che fare con i rituali del potere e neppure con le strategie. Anche se esiste una condotta di gara che va osservata┬╗. Sarebbe a dire? ┬źLasciare sempre le biglie in modo tale che l' avversario sia in difficolt├á per colpirle. La situazione ottimale ├Ę che la biglia dell' avversario succhi la sponda e la nostra sia la pi├╣ lontano possibile. Gli scacchi sono invece pura meccanica mentale┬╗. Ma lei come definirebbe il potere? ┬ź├ł talmente proteiforme che definirlo con una battuta ├Ę quasi impossibile. Un giurista insisterebbe sull' aspetto tecnico, un antropologo sugli effetti biopsichici. Troppo complicato┬╗.

Fonte: Repubblica ÔÇö 20 febbraio 2002 pagina 40

di: Costantino D'Onorio De Meo


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