Home | News | Eventi | Links | Oroscopo | Community | Ricerca

TeleFree



Community
Nick:
Pass:
:: registrati!
:: persa la password?

sx Eventi dx
dal 28/09 al 31/12 Scienza e Tecnologia: L'IRCCS San Gallicano vince bando della Ricerca Finalizzata 2019 per "Giovani Ricercatori"
letture: 2991
dal 19/10 al 29/12 Fondi: FONDI (LT), Libri di testo: per chiedere i contributi c'è tempo fino al 30 dicembre
letture: 635
dal 29/10 al 06/01 Pomezia: Le Mani della Terra - I Valori del Mare
letture: 2690
dal 06/11 al 31/12 Cisterna: IL CENTRO SPORTIVO SAN VALENTINO SI CANDIDA AI FONDI PER IL PIANO NAZIONALE "SPORT E PERIFERIE"
letture: 1999
dal 09/11 al 09/11 Cisterna: NASCE IL CANALE TELEGRAM "INFOPOLIZIA LOCALE CISTERNA"
letture: 1627
dal 10/11 al 30/03 Gaeta: Torna "Un ponte di parole"
letture: 1605
dal 11/11 al 30/12 Cisterna: CISTERNA di Latina, COVID: IL COMUNE CERCA NEGOZI DA CONVENZIONARE PER LA CONSEGNA A DOMICILIO
letture: 1419
dal 12/11 al 22/12 Fondi: Il sindaco incontra i dirigenti: a Fondi le scuole restano aperte
letture: 1234
dal 13/11 al 30/12 Fondi: Mascherine e assembramenti: intensificati i controlli a Fondi
letture: 1233
dal 20/11 al 20/11 Fondi: Il Comune di Fondi tende la mano agli ambulanti: a novembre il mercato si terrà di venerdì
letture: 839
dal 21/11 al 28/11 Fondi: La città di FONDI partecipa alla Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti
letture: 794
dal 22/11 al 29/11 Formia: MARANOLA di FORMIA: Festival di Musica e Cultura Tradizionale
letture: 1267
25/11 Fondi: FONDI (LT), celebra l'iniziativa simbolica per il NO alla violenza sulle donne
letture: 440
Calendario Tutti gli Eventi
dw

sx Menù dx
 menu Home
 menu News
 menu Eventi
 menu Links
 menu Fototeca
 menu Oroscopo
 menu Ricerca

 menu Community
 menu Registrati
 menu Entra
 menu M. Pubblici
 menu M. Privati
 menu Invia una news
 menu Invia un link

 menu Info
 menu Disclaimer
 menu Netiquette
dw

sx Online dx
iscritti:15.628
visitatori:359
dw

sx Links dx
 links Abbigliamento
 links Agenzie Immobiliari
 links Agriturismo
 links Alberghi
 links Artigianato
 links Associazioni
 links Auto - Moto
 links Aziende
 links Banche
 links Bar e Pasticcerie
 links Biblioteche
 links Centri Commerciali
 links Chiese
 links Cinema
 links Comuni
 links Cultura e Spettacolo
 links Enti Locali
 links Eventi
 links Farmacie
 links I siti degli utenti
 links Il Territorio
 links Imprese Edili
 links Informazione
 links Medicina
 links Nautica
 links Parchi
 links Partiti Politici
 links Piante e Fiori
 links Ristoranti & Pub
 links Scuole
 links Sport
 links Stabilimenti Balneari
 links Studi Cine-Foto
 links Supermercati
 links Terapisti
 links Viaggi e Turismo

Links Tutti i Links
dw

sx Eventi Storici dx
mercoledì
25
novembre
S. Caterina m.
Compleanno di:
sex paripax
nel 1837: Viene brevettato il telaio per la tessitura della seta.
dw

Home » News » Webzine » FreePhilosofy » Codici, biliardo e tarocchi st...
giovedì 19 agosto 2010
Codici, biliardo e tarocchi storia di un demolitore di miti
di Antonio Gnoli
letture: 3961
.
.
FreePhilosofy: Il professor Franco Cordero insigne giurista e insolito scrittore dopo un lunghissimo periodo di silenzio è riemerso, agli occhi dell' opinione pubblica, con una serie di memorabili articoli scritti per questo giornale. Come vi immaginate quest' uomo, che sembra uscito dalla fantasia di Balzac, il cui modo di abbordare le cose insieme affascina e sconcerta? Leggere quei dotti resoconti a metà strada fra la grande storia e l' attualità politica è come entrare in un bosco, dove la luce piove improvvisa a illuminare il percorso e a rassicurare il viandante.
Con il professore c' eravamo conosciuti una quindicina di anni fa. Mi stupisce la sua memoria: di quell' incontro rammenta dettagli che avevo dimenticato. Andai da lui in occasione dell' uscita di un libro dedicato alla Fabbrica della peste. E occorre dire che Manzoni ne usciva ridimensionato. A distanza di tanto tempo Cordero non è fisicamente cambiato. Settantadue anni ben portati. Lo studio in cui mi riceve incute una certa soggezione: pareti di librerie ricolme di volumi, molti dei quali sono edizioni pregiate. Non si definisce però un bibliofilo: «Non c' è niente di feticistico nei miei acquisti. Compro solo ciò verso cui ho un effettivo interesse». Se volete la differenza tra un collezionista di edizioni cinquecentesche e uno studioso passa anche per questa piccola sfumatura. Mentalmente poi Cordero è un demolitore di miti intellettuali. Si accennava al Manzoni, ma a me viene in mente anche uno studio che il professore dedicò a Erasmo con un titolo vagamente basagliano: Il sistema negato. Il professore sorride: «Quel libro riguardava la polemica con Lutero sul libero arbitrio». Se non ricordo male Erasmo non ci faceva una gran bella figura. «Lo dipingo come un uomo accorto, abile, prudente, alieno dagli estremismi. Agli antipodi da quel Lutero che a me sembrava ragionasse molto meglio». Malgrado fosse un gran reazionario? «Capisco l' obiezione. Capisco che Erasmo era il pensatore dell' umanesimo critico, il paladino del progresso cui ripugnavano le soluzioni estreme; e che il luteranesimo politico è stato l' abietta ubbidienza a chi comanda». E allora? «Allora è evidente che il fascino di Lutero risiede altrove. Esattamente nel suo rapporto con l' anima e con l' al di là. Sono questi i terreni di autentica novità». Al placido progressismo di Erasmo preferisce l' estremismo di Lutero? «L' estremismo cui alludo non è avvolto dalla violenza o dalle maniere forti. Bensì è quello di chi sa trarre tutte le conseguenze logiche dal proprio discorso». Un altro protagonista con cui si è misurato è San Paolo al quale ha dedicato un commento alla Lettera ai Romani. «Lei mi riporta agli inizi degli anni Settanta. In quel commento usavo come chiave di lettura modelli junghiani». Non capisco se Paolo appartiene alla galleria dei personaggi demoliti. «Diciamo che con uno come lui non mi sarei mai imbarcato per una traversata perigliosa». Che cosa l' avrebbe spaventata? «Paolo è una specie di Savonarola mille volte più intelligente e più fine. Dotato di scaltrezze rabbiniche, ma anche invaso da una volontà di dominio impressionante». Su di lui da qualche anno si stanno concentrando nuovi studi e interpretazioni. «Le osservazioni più fini restano quelle di Nietzsche in alcuni passi di Aurora». Accennava ai primi anni Settanta. È il periodo in cui le capita la disavventura della Cattolica. Se non sbaglio fu allontanato per ragioni, diciamo così, ideologiche. «È fuori strada. Il motivo per cui fui mandato via dalla Cattolica non aveva niente di ideologico. Dipese da certe forme di antipatia, o meglio di malanimo, su cui venne innescata una ridicola questione di ortodossia». Si disse che le autorità ecclesiastiche disapprovarono il suo libro dedicato agli Osservanti. «Fu un pretesto». Che portò a quale risultato? «Alla revoca del nullaosta senza il quale un professore della cattolica non può insegnare». E lei che cosa fece? «Impugnai il provvedimento. La causa si trascinò dal consiglio di stato alla corte costituzionale. La revoca aveva generato una situazione giuridicamente curiosa. Io ero ordinario di procedura penale, e in più avevo l' incarico di filosofia del diritto. Come titolare di cattedra ero inamovibile, però un interdetto mi vietava di insegnare. Persi la causa». Che anno era? «Il 1974, la causa era iniziata nel 1970. Io stavo alla Cattolica dal 1960». Non occorre avere dei requisiti un po' speciali per insegnarvi? «Quando arrivai circolava ancora l' eco di una battuta pronunciata da un vecchio professore di diritto commerciale: "Ogni volta che io tengo lezione, Dio non esiste". Come vede non erano poi così fiscali». Ma i requisiti occorrevano o no? «Certo un professore non poteva essere divorziato, iscritto a logge massoniche o al Pci. Ma non è assolutamente vero che insegnare implicasse obblighi di natura confessionale. Di qui l' aspetto repellente di quella massima pronunciata nella sentenza della Corte Costituzionale da Crisafulli». La quale recitava? «Che nelle università ideologicamente qualificate il professore deve insegnare ciò che l' istituto esige. Come avviene in una scuola di partito. E pensare che Crisafulli era stato mio collega a Trieste!». Lei dove ha studiato? «Elementari e liceo a Cuneo dove sono nato. L' università invece l' ho fatta a Torino. Ricordo che al liceo avevo deciso che sarei diventato medico. Poi fui traviato da un tale di qualche anno più grande di me che mi prospettò un avvenire radioso nel mondo della giurisprudenza. Mi laureai in diritto romano con Grosso, il quale mi offrì di restare all' università. Rifiutai, salvo poi pentirmene». Rifiutò in cambio di cosa? «Decisi di fare l' avvocato a Milano. Avevo 26 anni e la sensazione di aver seppellito ogni velleità di tipo scientifico». Come dice la battuta? Solo chi cade può risorgere. Lei come risorse? «Fu nel 1959, quando vinsi la cattedra messa a concorso dall' università di Urbino». Dopo il suo allontanamento dalla Cattolica che cosa fece? «Provai a tornare all' università di Torino. Generosamente Grosso fece di tutto perché potessi riuscire nell' impresa. E infatti nel 1974 approdai nuovamente a Torino. La cosa che non potevo immaginare era che due anni dopo mi avrebbero chiamato a insegnare all' università di Roma». Accanto all' insegnamento e alla attività scientifica lei è anche uno scrittore di romanzi. Che idea si è fatto di questa sua attività collaterale? «Non rileggo mai i miei romanzi. Non amo rileggermi. Non sono mai riuscito a farlo». Perché? «Probabilmente ci vorrebbe una carica di autosimpatia, o di narcisismo, che non ho. Come pure non conosco il piacere fisico dello scrivere. Quello che ad esempio avvolge Stendhal, che scrive senza correggere, come in un flusso ininterrotto». È singolare questa forma di frigidità. «Perché?» Immagino uno scrittore di romanzi alle prese con tormenti, emozioni, paure, felicità. Le costa fatica scrivere? «No. Penso alla frase come al segmento di una retta: deve contenere il minor numero possibile di parole rispetto al massimo contenuto concettuale». È singolare anche questa immagine geometrica. «Diciamo allora che le parole devono formare sequenze concettuali compiute. Il contrario di ciò che fa un oratore. Il quale, per definizione, è uno che riesce a parlare anche quando non ha nulla da dire». Ha in mente qualcuno in particolare? «Penso a certe esperienze di provincia. C' erano a Cuneo oratori conviviali ineguagliabili. Capaci di abolire gli spazi vuoti, e di sostituire i contenuti con della pura musica verbale. Ne ricordo uno straordinario. Bastava dargli un piccolo spunto e lui partiva senza affanno e con ritmo sicuro. Un giorno gli gridarono "femore!", e lui senza esitare cominciò così: "Il femore, signori, è un osso dalle armoniose proporzioni". Sono tipi umani che qualcuno può scambiare per dei sapienti». In un suo articolo lei li ha chiamati "bagalun d' lüster". «Non è esatto. Questi che sto descrivendo sono esteti della parola. I "bagalun d' lüster" l' espressione non è del dialetto piemontese ma milanese erano dei pragmatici, maestri nell' arte di spingere il pubblico a certe scelte. Piazzisti, inesorabili nel dissestare le resistenze nervose dell' uditorio. Riuscivano a vendere qualunque cosa avessero. Del resto c' è un eminente esempio dell' attuale politica capace di comportarsi con le masse con la stessa abilità». A proposito di masse contemplanti. Le piace Elias Canetti? «È un autore che non conosco benissimo. Ha una prosa densa di pensiero, scrive senza sbrodolature. E questo mi piace». Ho l' impressione che l' affascini la malleabilità di certe psicologie di massa. «Si tratta di esperienze sociali evidenti. E poi sono sensazioni da cui è difficile liberarsi. Forse solo in provincia ho vissuto qualche esperienza atipica». A che cosa sta pensando? «Alla Cuneo di quando ero ragazzo. Allora ero un gran frequentatore di sale da biliardo. I caffè sono luoghi nei quali ho perso molto tempo. Ebbene ricordo certi individui fuori dal comune che discutevano dei classici argomenti da caffè: il ciclismo, il calcio, la boxe. Ma lo facevano con una finezza critica sorprendente. La Cuneo di quegli anni era una città intellettualmente viva». Una città seppellita da una celebre battuta di Totò. «Sarà, però è lì che è nato Peano, il grande matematico. Da lui Russell ha imparato l' importanza di parlare con proprietà e chiarezza. Senza Peano probabilmente non sarebbe nato I principi della matematica». Il Russell dei Principi imbarca il Wittgenstein del Tractatus. Un libro, che vedo aperto sul suo tavolo e che finisce in un fallimento teorico. «Probabilmente non poteva combinare molto di più. Ma fu importantissimo aver scoperto che le proposizioni della logica sono tautologie, ossia costrutti verbali che non forniscono la minima informazione sul mondo e spiegano come una proposizione è trasformabile nell' altra». La lingua corrisponde al mondo ma se ne separa in modo radicale. Si può dire lo stesso del diritto? «In che senso?». Lei sa che le due grandi figure giuridiche del Novecento sono state Kelsen e Schmitt. Due modi diametralmente opposti di intendere il Diritto. «Non li reputo comparabili. Leggo Kelsen, e lo ammiro per chiarezza e razionalità. Schmitt, invece, non è giurista nel senso in cui lo era Kelsen. In comune hanno avuto solo il fatto che a un certo punto si sono occupati di argomenti internazionali». Tutto qui? «Tutto qui. Tanto Kelsen era rigorista nei concetti e un parlatore sobrio, quanto a Schmitt piacevano le sfumature, le mezze tinte, le allusioni. Dai libri di Schmitt è difficile estrarre una mappa concettuale. Le suppellettili, ossia i riferimenti culturali, le citazioni dotte, le battute eleganti, sopraffanno i fili del ragionamento che molte volte è esile». Lei professore sembra, stilisticamente, più vicino all' odiato Schmitt che non a Kelsen. «Ma sa è come se uno dicesse di preferire Debussy a Schoenberg. Impressionismo musicale e musica dodecafonica non sono grandezze confrontabili. Kelsen ha uno stile da notaio. La scrittura di Schmitt lo soverchia». Stupisce che essendo lei stilisticamente più vicino a Schmitt, prenda le difese di Kelsen. «A me Kelsen piace come giurista. Ha una trama logico concettuale più convincente e ricca di quella di Schmitt». E la celebre coppia concettuale "amiconemico"? «È una formula efficace, ma non è una scoperta concettuale di Schmitt. Trovo percorsi intellettuali e analisi più adeguate in Machiavelli. Non che in Schmitt tutto questo sia assente, però è uno che alla fine esibisce più di quanto pensi». Quanto pesa in questo giudizio il fatto che Schmitt sia stato legato al nazismo? «È irrilevante. Certo gli capitò di fare discorsi in malafede, indegni di una persona intelligente. Ma anche dai Diari di Jünger, che lo cita spesso, si capisce quanto egli fosse poco hitleriano. Le ripeto: come giurista non lo trovo apprezzabile. Come scrittore fu un viaggiatore di spazi intellettuali. In questo pochissimo tedesco, più legato alla mentalità latina». Tornerei al suo modo di scrivere che lei equipara al segmento della linea. «Non la convince?». A me pare invece più vicino alla piega barocca. «Spero non al Barocco seicentesco!». Diciamo allora che la sua è una scrittura sinuosa, tutt' altro che lineare, ricchissima di deviazioni. «Guardi, l' importante è che sotto queste efflorescenze stilistiche ci sia la trama concettuale. Questa non ammette varianti. O riesce oppure frana». D' accordo, ma i suoi articoli, i suoi saggi, sono ricchi di suggestioni. «Probabilmente in ciò influisce quel tanto di esperienza forense che ho svolto. Ho iniziato a 18 anni in uno studio di avvocato, a 23 tenni la mia prima arringa. A 37 ho smesso». Lei non ama gli avvocati. «Mi ripugnava il giro di bottegai». Di bottegai e avvocati, o di avvocati bottegai, l' Italia è piena. «Dell' Italia ho ripreso a occuparmi». In che modo? «Per dirla genericamente sto esplorando il codice genetico italiano degli ultimi due secoli. Il risultato sarà una storia delle idee, del costume e anche una storia politica che prima o poi pubblicherò». Dell' Italia lei cominciò a occuparsi con i suoi studi su Savonarola: il primo grande comunicatore. «Mi calai negli interni di una società politica ricca di forme sottili di malafede e autoinganni. Savonarola era più dotato di qualità medianiche che non di potenza raziocinante. Quello che lei chiama comunicazione io lo definirei effetto psicodrammatico della persuasione». Un carattere che ritroveremo come costante nella storia italiana? «Le situazioni ricorrono e perlopiù finiscono in modo deprimente. La caduta di Savonarola è qualcosa di abietto, con quelle mistificazioni ciarlatanesche sulla piazza dove sta per svolgersi l' ordalia. Un uomo sputtanato, senza più carisma, davanti al suo pubblico che lo vede per la prima volta com' è davvero. Qualcosa di paragonabile al Mussolini di quel 28 aprile, quando viene trovato travestito da tedesco, con l' elmo in testa, nascosto nel fondo dell' autocarro». Lei mostra una particolare attrazione per le situazioni che da tragiche diventano farsesche. «Capisco che sono cose deludenti e che sarebbe bello scrivere di fatti edificanti». Viviamo tempi mediocri? «Al cospetto quelli di Savonarola erano perfino epici». Oggi si tengono grandi elucubrazioni sull' assenza di leader politici. «Guardi che tanti neanche più li invocano. La forza della destra è di non cercarne, di non averne bisogno. Quel tale che li guida che roba è?» Ce lo dica lei. «È uno che ha prodotto se stesso con quell' ordigno micidiale con cui, tra l' altro, ha costruito e condizionato le altre vite psichiche». Lei guarda la televisione? «I Telegiornali e Novantesimo Minuto». Un professore tifoso? «Per il Toro. Ho cominciato a interessarmi di calcio quando cadde l' aereo che riportava il Torino a casa». La scomparsa tragica di tanti campioni rese quella squadra un mito. «Li trasferì nel Walhalla». Che cosa ricorda dell' anno in cui cadde l' aereo? «Era il 1949. Coppi Vinse il Giro e il Tour. Ripeté l' impresa nel 1952». Il ciclismo italiano andava forte. Nel ' 48 Bartali trionfò al Tour. «Coppi cadde. Era sfortunatissimo: un campione dalle ossa fragili. Ricordo che il giro di Francia era appena iniziato e io davo a Torino l' esame di filosofia del diritto con Norberto Bobbio, appena succeduto alla cattedra di Gioele Solari. Ora che ci penso mi affiora un particolare». Quale? «Ero lì che aspettavo il mio turno e ricordo di aver sentito Bobbio, nel corso dell' esame, che diceva che una certa cosa era tanto probabile quanto che Bartali vincesse il Tour de France. A parte che Bartali aveva vinto la prima tappa, ma io mi chiedevo: come fa a dare per scontato che Bartali non vinca. Non sa Bobbio che ci sono le tappe alpine e pirenaiche? Poi arrivò il mio turno d' esame». Come andò? «Presi Trenta e Lode. Bartali vinse il Tour recuperando il grande distacco su Bobet. Lo vinse esattamente come aveva già fatto dieci anni prima». Con Bobbio vi siete visti, frequentati in seguito? «Non abbiamo mai avuto grandi rapporti. Nel 1948 lui aveva 39 anni e io venti». Lei ha una memoria incredibile. «Ricordo particolari e situazioni anche lontanissimi nel tempo. Fatico però a rammentare i nomi». A un certo punto lei ha detto di non piacersi, di non avere un' eccessiva autostima. Perché? «Non riesco a pensare volentieri a me. Tendo a eclissare il mio Io. Mi sembrano molto più importanti le cose che non l' ego di una persona». Quali scrittori le piacciono o legge più volentieri? «Dei moderni ho letto con interesse Stendhal e Balzac. Ma il più ammirevole di tutto è Kafka. Lui si avvicina alla perfezione». Lo sente vicino anche per le cose di cui si occupa? «Non c' è dubbio che Il Processo, quanto a potenza analitica e a verità psicologica, contiene delle meraviglie. Solo un indagatore di anime, un osservatore straordinario, poteva restituire il comportamento del pubblico, le mosse incongrue dell' impiegata nell' aula del tribunale». Salvatore Satta, un giurista come lei, fu uno scrittore notevole. Lo ha letto? «No, ma come giurista era piuttosto alogico». Definizione bizzarra. «Carnelutti, che aveva una attenzione prensile per i punti deboli di un avversario, stroncò il suo manuale. Colse lo pseudoragionamento svolto da Satta nella prefazione, che incominciava con una storiella cinese: il vasaio non sa perché i suoi vasi venivano così meravigliosi. Suppongo che l' allegoria fosse che il diritto è non solo tecnica ma anche arte». E Carnelutti lo stroncò? «Carnelutti intitolò la sua stroncatura "Il metodo del non so come"». Si entra nel campo dell' imponderabile. Vedo, a questo proposito, un mazzo di tarocchi. «Sospetta che ami le divinazioni?» Non oso pensarlo. «Dei tarocchi amo il gioco, in qualche misura paragonabile al bridge, anche se non ci sono né contratti né dichiarazioni». Lei è anche stato un giocatore di biliardo. «Mi difendevo senza essere eccelso». Sono più metafora del potere il biliardo o gli scacchi? «Il biliardo non mi pare abbia molto a che fare con i rituali del potere e neppure con le strategie. Anche se esiste una condotta di gara che va osservata». Sarebbe a dire? «Lasciare sempre le biglie in modo tale che l' avversario sia in difficoltà per colpirle. La situazione ottimale è che la biglia dell' avversario succhi la sponda e la nostra sia la più lontano possibile. Gli scacchi sono invece pura meccanica mentale». Ma lei come definirebbe il potere? «È talmente proteiforme che definirlo con una battuta è quasi impossibile. Un giurista insisterebbe sull' aspetto tecnico, un antropologo sugli effetti biopsichici. Troppo complicato».

Fonte: Repubblica — 20 febbraio 2002 pagina 40

di: Costantino D'Onorio De Meo


Ass. Fiore di Loto presente le Filosofie d'OrienteFreePhilosofy: Filosofie d'Oriente Un grande evento dedicato all'Oriente in tutte le sue sfaccettature
letture: 5198
18 luglio 2015 di simonilla
FreePhilosofy: Dio e lo Stato Scritti scelti di Michail Bakunin su Dio e lo Stato tratti da Dio e lo Stato, Edizioni "RL" Pistoia 1974.
letture: 2838
02 maggio 2015 di Giuseppe_Sapia
FreePhilosofy: L'amore eterno
letture: 3179
13 marzo 2013 di inter
FreePhilosofy: "Monno" (1)
letture: 3628
04 aprile 2011 di OttoSpaces
FreePhilosofy: I veri eroi. Ovvero come annientare le resistenze di una generazione. (1)
letture: 3776
18 ottobre 2010 di MareTerra
Il \FreePhilosofy: l Transito di Maria nella tradizione siro-occidentale di Manuel Nin
letture: 3687
15 agosto 2010 di Costantino D'Onorio De Meo
p. Salvatore Parrella o.s.m.FreePhilosofy: La vita che non tramonta. In Maria assunta in cielo di Salvatore M. Perrella
letture: 3756
14 agosto 2010 di Costantino D'Onorio De Meo
Il Profeta EliaFreePhilosofy: Il profeta Elia nella tradizione bizantina Gioisci angelo terrestre e uomo celeste
letture: 3730
23 luglio 2010 di Costantino D'Onorio De Meo
.FreePhilosofy: Libera impresa o stato criminale? di Gianni Ferrara
letture: 3729
16 luglio 2010 di Costantino D'Onorio De Meo
.FreePhilosofy: È la questione di Dio il problema dell'occidente In occasione del 155° anniversario della morte del beato Rosmini (1)
letture: 3434
05 luglio 2010 di Costantino D'Onorio De Meo








:: Archivio News
:: Pagina Stampabile
:: Invia ad un amico
:: Commenta


News dello stesso autore:
.
Intercettazioni: Le regole matte della legge-bavaglio
letture: 2918
05 settembre 2010
.
Risarcimento del terzo trasportato e massimale (1)
letture: 3157
03 settembre 2010
.
Prescrizione Mills: "cosa" significa giuridicamente...
letture: 3534
01 settembre 2010
.
Il reato di diffamazione meriterebbe una modifica...
letture: 2989
30 agosto 2010
.
Portabilità del numero: la Corte di Giustizia Europea dice la sua
letture: 3593
21 agosto 2010
.
Codici, biliardo e tarocchi storia di un demolitore di miti
letture: 3962
19 agosto 2010
Prof. Franco Cordero
Le parole della nuova destra e l'arte dell'arrembaggio
letture: 3361
17 agosto 2010
.
Deontologia forense fai da te (2)
letture: 3720
16 agosto 2010
.
Solleciti per canone RAI già pagato
letture: 3692
15 agosto 2010
Il \
l Transito di Maria nella tradizione siro-occidentale
letture: 3687
15 agosto 2010