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| sabato 21 novembre 2009 |
| Le ultime ore di Tmo |
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| Tmo |
Gaeta: Bastò un trasmettitore, un'antenna, un mixer, un monitor, e il segnale partì. Era la notte della vigilia di Natale del 2001 e assieme a Gesù Bambino nasceva Tmo e le telestreet. |
Tv di strada le chiamarono, un po' perché bastava poco per farle e un po' per il loro ruolo di "altoparlante" delle esigenze del quartiere.
Già, del quartiere, perché il raggio d'azione delle telestreet in genere non andava oltre il primo incrocio stradale; dipende da come posizioni l'antenna, dalla frequenza scelta, e dalla potenza dell'amplificatore. Tmo fece tutto per bene tanto da riuscire a coprire quasi tutta la città.
Otto anni di riprese, otto anni di storie.
Consigli comunali, processioni, partite di calcio, dirette, eventi culturali. Otto anni "on the border", in equilibrio su quella linea sottile che separa la legalità dall' illegalità, o meglio quelli che una concessione ce l'hanno da quelli che non ce l'hanno. In quel cono d'ombra tra una frequenza e l'altra, come un impervio sentiero di montagna buono per il contrabbando, le telestreet hanno trovato il terreno fertile per mettere su casa, Tmo è tra queste.
Acqua passata.
Perché la falce del digitale terrestre sta mietendo il grande campo di grano delle televisioni italiane e i piccoli nidi nascosti tra le spighe corrono il rischio di essere eliminati.
Sta per accadere a Tmo. Tra qualche giorno il passaggio dal segnale analogico a quello digitale, lo "switch off", potrebbe segnare la scomparsa della telestreet gaetana. Soluzioni? Poche.
Ad esempio appoggiarsi a un canale di una tv privata. Una strada impervia e soprattutto costosa e non è certo che gli appelli alla solidarietà sovraimpressi sullo schermo di Tmo possano bastare.
Oppure ci sarebbe la trasmissione via web, ma non sarebbe la stessa cosa. Tmo è una tv di strada, accesa dalle vecchiette, dalle massaie e dall'operaio che gli dà un'occhiata prima di andare al lavoro; si apre con un click, senza connessioni né provider; la microwebtv è altra cosa; è una nicchia culturale elitaria, più piccola e di minore fruizione popolare di Tmo.
Insomma le cose si mettono un po' così e mezza città corre il rischio di non vedere per un pezzo la sua tanto amata-odiata telestreet.
Ma cosa ha rappresentato per Gaeta una realtà come Tmo?
Un gesto di coraggio senza dubbio, un viaggio al centro della città come non si era mai tentato prima. Con Tmo Gaeta cessava di essere un'espressione geografica per diventare un cuore che batte, un formicaio di facce impresse sul video che potevi chiamare una per una con il suo soprannome.
Ogni angolo di strada poteva ritrovarsi in primo piano, ogni balcone, ogni parente, ogni amico. Il fatto di vedersi tutti in video trasformava questa città in una comunità solidale in cui potevi sapere cosa accadeva dall'altra parte del borgo semplicemente sintonizzandosi su una frequenza.
Almeno accadeva così nei primi anni.
Quella sottile linea d'ombra.
Le cose cambiarono dopo che Tmo si buttò in politica. Il suo fondatore si candidò alle comunali, un suo parente si candidò sindaco, altri due parenti candidati consiglieri, e tutti dalla stessa parte. Vinsero.
Nessuno può mai dire se Tmo sarebbe cambiata a prescindere dal risultato elettorale. Certo è che quella che era la telestreet di tutti i gaetani finì per diventare la telestreet di una parte sola. Divenne in pratica il megafono della maggioranza di governo e anzi più si proclamava neutrale più appariva smaccata (e forse non poteva essere altrimenti) la tendenza a portare acqua solo a un determinato mulino.
Curiose alcune interviste ad esponenti dell'opposizione in cui capitava che il conduttore non si limitasse a fare le domande ma controbatteva, spesso con vigore, le risposte altrui. Insomma si comportava allo stesso tempo da intervistatore e controparte dell'ospite in studio. Una specie di faccia a faccia televisivo in cui il conduttore interpreta due ruoli (intervistatore e rappresentante della maggioranza) anziché uno.
Le processioni naturalmente le trasmetteva lo stesso, così pure gli eventi sportivi e quelli culturali ma a volere affermare che era quella la Tmo che la città voleva ebbene ci sarebbero state delle difficoltà. Chi ha le televisioni non dovrebbe scendere in politica e chi scende in politica non dovrebbe avere televisioni, piccole o grandi che siano; ma questa è un'altra storia.
Due storie
Due storie o per la precisione due servizi mi piace ricordare di questa Telestreet. Il primo, di qualche anno fa, riguardava un reportage ben fatto, sui (presunti) danni che le onde elettromagnetiche provocavano sulle zucchine e i cetrioli di un contadino della zona (reportage chissà perché, pur moltiplicandosi le antenne, mai più ripetuto).
L'altro più recente riguarda la pulizia dei bastioni della cinta muraria operata dai militari americani della Mount Whitney. In quelle immagini (un assessore riprendeva, un tecnico comunale faceva da interprete altri due assistevano e tutti guardavano i soldati lavorare) c'è tutta la desolante condizione di retroguardia ideale e culturale in cui vive la città.
Mancano poche ore.
Non si sa quante all'avvio del digitale terrestre e non si sa cosa succederà a Tmo. Forse un guizzo o una soluzione nuova potranno evitarne l'oscuramento; c'è da auspicarlo. Nonostante tutto, nonostante i suoi difetti, la sua partigianeria e le sue cadute di stile, questa telestreet è il cuore che batte della città, la sua circolazione sanguigna.
Se scomparisse sarebbe una catastrofe.

La puntata di ieri sera di Diretta22, forse l'ultima.
Il grido di guerra di Leonida alle Termopoli, immagini che da sempre accompagnano l'inizio della trasmissione.

Damiano Ciano, il conduttore

Ospite della serata Domenico Di Resta, consigliere regionale PD.

Erasmo Lombardi, collaboratore storico di Tmo

Luigi Oliviero, altro collaboratore di vecchia data.
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di: lince |
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