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| sabato 14 novembre 2009 |
| Il processo breve lo volevano anche i Ds |
| Due anni per ogni grado e poi la prescrizione: nel 2004 cinque senatori presentarono una riforma identica a quella proposta oggi dal Pdl |
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Politica: Due anni massimo di processo in primo grado. Due per l'appello. Due per il terzo grado in Cassazione. E se si sfonda, processo prescritto per tutti. Anche per tutti i processi in corso, a meno che convenga all'imputato l'applicazione della vecchia normativa. |
Signori, questo non è il testo della legge appena presentata dal PdL e su cui giudici, Pd, Udc, editorialisti da due giorni sparano cannonate.
Porta la data del 22 gennaio 2004 e la firma di cinque senatori che all'epoca erano i massimi esperti di giustizia dei Ds, il partito che era guidato da Piero Fassino. L'autore e primo firmatario era Elvio Fassone, magistrato di Cassazione e presidente di Corte d'assise a Torino e Pinerolo. Poi c'era la firma di Giuseppe Ayala, già magistrato della procura di Palermo e primo collaboratore del giudice Giovanni Falcone. Terzo firmatario Massimo Brutti, all'epoca responsabile giustizia dei Ds e docente universitario di diritto romano. Quarto firmatario Guido Calvi, uno dei più grandi penalisti italiani. Quinto e ultimo firmatario Alberto Maritati, ex giudice istruttore a Bari ed ex procuratore aggiunto della Direzione nazionale antimafia. Quei cinque oggi potrebbero con successo intentare una causa di plagio a Maurizio Gasparri e agli altri firmatari dell'incandescente testo del PdL: la vincerebbero facilmente in un processo brevissimo. Perché l'impianto dei due testi è pressoché identico, con la sola differenza che le norme ideate dai Ds sarebbero state assai più larghe e avrebbero causato la decadenza di un numero di processi molto più alto di quelli ipotizzati oggi.
Quel testo di legge era titolato "Disposizioni in materia di prescrizione del reato alla luce del principio di ragionevole durata del processo". E infatti interveniva sia sul codice penale che su quello di procedura penale. Prima veniva modificato l'art. 157 del codice penale sulla prescrizione dei reati accorciandone i tempi per i delitti con pena edittale più alta e allungandone i tempi per altri tipi di delitti con pena edittale minore. Poi veniva inserito nel codice di procedura penale l'articolo 346 bis sulla prescrizione del procedimento, con l'obbligo del giudice di dichiarare estinto il processo se erano trascorsi più di due anni dall'inizio di una qualsiasi delle fasi (a differenza di quello Pdl, - che non regolamenta questa fase - erano previsti massimo due anni anche per le indagini preliminari). Infine previsto un articolo 346 ter per evitare che artatamente si allungassero i termini processuali sperando di arrivare alla prescrizione: si disciplinavano infatti i casi in cui veniva sospeso il conteggio del tempo per arrivare a quei due anni. All'articolo 5 si regolavano gli effetti della prescrizione penale e processuale su tutti i procedimenti in corso: "Nei procedimenti in corso all'entrata in vigore della presente legge continuano ad applicarsi le disposizioni previgenti, se più favorevoli all'imputato". E cioè vecchie norme se più favorevoli, nuove norme per tutti se più vantaggiose per l'imputato. Lo spiegava chiaramente la relazione: "Nei procedimenti in corso il termine di prescrizione sarà quello risultante in concreto più vantaggioso per l'imputato, a seconda che si applichi la disciplina vigente o quella di nuova introduzione, ferma restando l'impossibilità di contaminare i due istituti nella ricerca di una terza soluzione ancora più benevola dell'una o dell'altra".
Oggi alcuni di quei firmatari mostrano chiaro imbarazzo per quel testo di legge e come ha fatto ieri Alberto Maritati, attuale vicepresidente della commissione Giustizia del Senato in quota Pd, provano ad arrampicarsi sui muri sostenendo che la "filosofia era un'altra, all'interno di una riforma più complessiva". E può darsi che la filosofia fosse altra, ma la storia è questa che abbiamo raccontato. E se quella legge fosse stata approvata, tutti i processi allora in corso sarebbero stati dichiarati prescritti: in primo grado, in appello e in Cassazione. Tutti, anche quelli per i reati di mafia, di terrorismo, di pedofilia, di sequestro di persona, di furto aggravato, di circonvenzione di incapace, di sfruttamento dell'immigrazione clandestina, traffico di rifiuti, sfruttamento della prostituzione minorile, stragi invece esclusi dall'attuale testo del Pdl. E con Fassone, Ayala, Maritati & c sarebbero stati estinti i processi in corso che avessero varcato il limite dei due anni anche per tutti gli imputati non incensurati o delinquenti abituali.
Quella sì sarebbe stata un'amnistia generale con la benedizione di tutta la sinistra italiana.
Talmente generosa che avrebbe salvato perfino Cesare Previti, rinviato a giudizio il 15 novembre 1999 e condannato in primo grado 3 anni e mezzo dopo, il 29 aprile 2003...
Franco Bechis |
| fonte: Libero postato da: marinta |
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