Che cosa vuole, un uomo? verrebbe voglia di chiedergli oggi. Perché dei desideri delle donne ormai si sa tutto. Dalle autovisite in avanti, il mistero è stato pubblicamente scandagliato per almeno mezzo secolo. E i desideri degli uomini? Ecco, ti pare di avere proprio tutto: la vita che volevi, il lavoro, e poi la casa, il conto in banca, e la famiglia, i figli e forse— che esagerazione! — perfino l'amore. Poi un bel giorno, per ricatto o per puro caso, vieni a sapere di una certa Brenda o Nazaria o Wynona che come un'oscena badante si prende cura del padre dei tuoi figli. E all'epicentro del terremoto che fa crollare la tua vita perfetta, un maestoso fallo con cui non c'è possibilità di gara.
Una nuova versione dell'invidia del pene? «A un'altra donna, tutto sommato, sei sempre pronta», racconta una che c'è passata. «Soprattutto sui 50, quando diventano fascinosi e brizzolati e cominciano a tentennare. Sai che vanno in cerca di conferme. E se capita, dopo un po' di purgatorio magari te li riprendi pure in casa. Ma così...» si mette le mani tra i capelli. «Ed era anche un mostro.
Che cosa fai, con una rivale che ha il 44 di piede e siliconi della sesta?». Il modello manca. C'è tutta una genealogia di tradite lacrimose a cui riferirsi quando si tratta «banalmente» di una donna: le madri, le nonne; le crisi di nervi della principessa Maria Stella Salina, quando il Gattopardo Don Fabrizio, stampatole un brusco bacio sulla fronte, lascia Donnafugata per una fuga in carrozza dalla sua favorita. Le convenienti ritrosie della moglie a cui tocca convivere con la lascivia autorizzata dell'amante. Una poligamia informale. Le cose andavano così, quando il patriarcato aveva dato al mondo il suo ordine: per quanto discutibile, almeno riconoscibile.
Una saprebbe regolarsi perfino se l'altra fosse inequivocabilmente un altro. Ormai anche qui qualche precedente si è accumulato. Ti puoi anche disperare come Julianne Moore, moglie anni Cinquanta in «Lontano dal paradiso», di fronte al coming out del tuo amato sposo, ma non puoi non comprendere. E dopo un ragionevole periodo di assestamento, se hai un'anima sufficientemente grande puoi anche continuare ad amare. Come una sorella. Non tutto è perduto. Ma di fronte a Brenda, Nazaria o Wynona ti va in pappa il cervello: che cos'ha? È gay? Non sta bene? O è semplicemente un maiale? Chi chiamo? L'avvocato, uno psichiatra o l'esorcista?
Non è un caso, per quanto possa apparire pazzesco, che oggi la sessualità maschile sia diventata una questione politica. Il fatto è che si tratta davvero di una questione politica. Che cosa sono gli uomini, crollata la narrazione patriarcale? Su che cosa puntellano la loro identità se non possono più contare sul dominio delle donne? Che cosa ne è della loro maestosa cultura e del mondo che ci hanno costruito sopra, se le fondamenta sono piene di crepe? Non c'è proprio niente da ridere. La pochade della nostra trans-repubblica — ricatti, contro-ricatti, gente in mutande, partouze, mercimoni, filmini, escort che chiacchierano, mogli che sbarellano — è solo la divertente parodia. Sotto, le lugubri note di una danse macabre di fine civiltà.
Questo delle trans non è solo un vizietto per potenti. Se una metà abbondante di chi fa il «mestiere» è pene-dotata, è perché esiste una corrispondente — e ipocrita — domanda da parte di un'enorme quantità di impiegati, ragionieri, amministratori di condominio, onesti padri di famiglia. Ok il seno e un nasino femminile, ma nessuna operazione definitiva. «Quello» lo si tiene, o si perderebbero i clienti che a quel punto si rivolgerebbero a «semplici» donne (e sai la noia...). «Perfino i papponi — conferma Ginny, pioniera operata a Londra più di trent'anni fa — oggi chiedono alle ragazze di mettersi su da travestiti»: sei una donna, d'accordo, ma cerca almeno di sembrare un uomo che vuole sembrare una donna... Vertiginoso!
La trans del resto è un modello universale, valido anche per le comuni rifatte, quelle rispettabili signore tumefatte e zigomate che fanno shopping in via Condotti o su Park Avenue. Non è forse da travestito quella loro facies chirurgica, la stessa di tante opinioniste «zero tituli» dei nostri salotti tv? Qualcosa vorrà pur significare. Il trans oggi ha un'audience strepitosa: dopo Silvia, MtF — da uomo a donna — al Grande Fratello è la volta di un più raro FtM. E Maurizia Paradiso, che rivela a Pomeriggio 5 la sua prossima pater-maternità grazie all'utero della modella colombiana Francine...
Ginny spiffera i nomi (irriferibili) di vari ricchi e famosi, abituali degustatori della specialità maschio-con-tette: a quanti tremeranno i polsi! E dice che questo andazzo è cominciato a metà anni Ottanta, con l'invasione dei viados brasiliani. O non è piuttosto che i viados sono accorsi a frotte per corrispondere a una domanda maschile emergente: giacere con uomini parzialmente adattati a donne?
Tra i pochi disposti a parlarne — per il resto, omertoso, complice, imbarazzato silenzio — l'ex calciatore francese Éric Cantona, che in un'intervista ha ammesso: «La donna ideale potrebbe essere un travestito, perché ha un po' di entrambi». E su «Via Dogana», periodico della Libreria delle Donne di Milano, Stefano Sarfatti Nahmad dice: «Comincio a credere che gli uomini che sono interessati al pieno godimento sessuale troveranno più facilmente quello che cercano scegliendo un rapporto omosessuale».
Ma forse non è tanto, riduttivamente, questione di essere o non essere gay. Traditi e abbandonati dalle donne, mortificati dalla loro autonomia, sfiniti dalla loro libertà e dalla loro voglia di stravincere, molti maschi regrediscono a un consolatorio «tra uomini». Un mondo a cui le donne non hanno accesso: solo maschere di donne, come sulle scene del teatro medievale; solo pseudo-donne, a misura di un immaginario semplificato e un po' autistico. Un'omosessualità spirituale e culturale che può contemplare anche un passaggio strettamente sessuale.
Mi scrive, straordinariamente sincero, un lettore sul blog: «Il vero unico desiderio è vivere momenti di bel cameratismo con altri maschi... Anche il travestito ama esclusivamente il mondo maschile e ritiene che la sua 'missione' sia dare amore ad altri maschi, di cui comprende le sofferenze profonde che nessuna donna potrebbe lenire». Non varrebbe la pena di pensarci un po' su? Dispensatrici di bellezza e di gioia, le donne hanno rinunciato per sempre a questa prerogativa divina? Valgono questo prezzo, i loro strepitosi guadagni? Per completezza d'informazione chiedo a Ginny, che ne ha viste e ne ha passate tante, che cos'ha capito in definitiva del sesso degli uomini: «Mah... — riflette —. Che ci pensano sempre. E che sono strani».
[Marina Terragni, Corriere della sera]
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La nostra epoca transgender
Il mondo dei "trans" è molteplice e complesso. Nonostante se ne parli molto, la stragrande maggioranza delle persone non conosce la profonda differenza tra i travestiti, i transessuali e i transgender. Esiste, naturalmente, un aspetto comune. Tutti e tre i termini evocano l'idea di un "passaggio", come il prefisso "trans" mette chiaramente in luce. Ma il "passaggio" non è quasi mai lo stesso. A differenza dei travestiti che, vestendosi con gli abiti del sesso opposto, giocano col proprio corpo e scelgono di volta in volta che ruolo incarnare attraverso una trasformazione della propria immagine, i transessuali desiderano profondamente diventare "l'altro". La loro lotta mira a ritrovare l'armonia, a riconciliare l'identità psicologica con il proprio sesso anatomico e accedere quindi a quello che considerano il "proprio corpo
La richiesta di un transessuale può sembrare a prima vista assurda. Come è possibile - molti si domandano - che un uomo creda di essere una donna o che una donna pensi di essere un uomo? La supposta assurdità della richiesta dei transessuali viene però meno se si condivide l'idea che l'identità di genere sia frutto di una costruzione culturale, e che non esista nessuna legge causale che determini il genere a partire dal sesso. Tanto più che l'idea che esistano due "essenze" radicalmente differenti, quella femminile e quella maschile, è servita, per secoli, a giustificare non solo la separazione uomo/donna, ma anche la possibilità di creare delle gerarchie e di accettare le disuguaglianze. In ognuno di noi, Sigmund Freud docet, esistono degli elementi di femminilità e di mascolinità. Anche se poi, nel corso della propria vita, si ha tendenza a stabilizzarsi all'interno di un genere specifico e ad assumere il proprio ruolo di uomo o di donna. All'interno di questo schema, i transessuali non hanno nessuna intenzione di sovvertire l'ordine delle cose: cercano solo di passare da un sesso all'altro; vogliono solo che il proprio corpo si adegui all'immagine che, da sempre, hanno di loro stessi. Si tratta di uomini che, nati in un corpo di donna, desiderano riappropriarsi della propria virilità e di donne che, nate in un corpo maschile, vogliono aver accesso alla femminilità che la natura ha negato loro. Una patologia? Forse, ma chi di noi non ha una patologia con la quale si confronta tutta la vita cercando di giungere ad un compromesso con la propria fragilità? L'attitudine dei transgender, infine, è diversa e molto più "sovversiva". Rifiutando ogni opposizione binaria, vogliono mettere in scena la dualità uomo/donna senza scegliere a quale sesso appartenere; vogliono essere al tempo stesso uomini e donne. È il famoso mito degli androgini, creature dotate di due sessi, raccontato da Aristofane nel Simposio di Platone.
Si può, tuttavia, essere al tempo stesso uomini e donne senza finire col non essere più né uomini né donne? Ognuno di noi vive come può il rapporto con il proprio corpo. Ognuno organizza la propria identità cercando di accettare le proprie contraddizioni. Rivendicando la possibilità di passare da un sesso all'altro (transessuali) o il diritto di non scegliere a quale sesso appartenere (transgender), i trans ci spingono a interrogarci non solo sulla nostra identità sessuale, ma anche sui limiti intrinseci della nostra corporeità. Rimane, però, un interrogativo di fondo. Il rischio insito nella scelta di voler "essere tutto" - uomini e donne al contempo - non è, infatti, quello di arrivare a una sorta di "indifferenza sessuale" che, come diceva Hegel dell'assoluto di Schelling, non è altro che una notte nera in cui tutte le vacche sono nere?
[Michela Marzano, La Repubblica]
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Ma certe dame sulle terrazze romane sono più rifatte di Brendona
Ola ola, signori gradassi del moralismo che schifate Piero Marrazzo per il suo indicibile vizietto, uno che non fa parte di quei milioncini di italiani a cui piace intrattenersi coi passeggiatori muniti di tette e sorpresina tra le cosce vi comunica che evidentemente, per esser così indignati, non avete mai sfogliato un album fotografico di Umberto Pizzi e non avete mai fatto turismo dell'orrore su Cafonal. Cosa ancor più grave, non conoscete Roma, dove sta il 50% dei milioni di clienti dei trans, e soprattutto non siete mai entrati in una palestra o in un supermercato di Roma Nord, ovvero quel tratto di Capitale vasto, molto borghese e molto raccontato da Federico Moccia, dove i Vanzina vano a scovare ispirazione, che si allunga dai Parioli a Vigna Clara e su ancora fino a via Cortina d'Ampezzo e ancora su fino alla Cassia.
Che, sì, questa benedetta Cassia, ha dei condomini da urlo accanto a viacce come la Gradoli della perdizione, ma anche sotto i Parioli ci sono postacci serali come l'Acquacetosa, dove i trans battono a cento metri dal chicchissimo Canottieri Aniene (e ci sarà pure lì qualche cliente, no?) o dai campi da gioco dove sani figli rugbisti o nuotatori fanno felici le mamme parioline. Ecco, se voi entrate in una palestra - ma va bene anche il panettiere, il profumiere, il macellaio, il mercato coperto - dalle parti di piazza Carli o via Cormayeur, via Flaminia Vecchia o viale Parioli, capirete subito perché un borghese romano qualsiasi, uno come Marrazzo insomma, uno che al sabato va a farsi lo spaghettino vongolato a Fregene con tutta la famiglia in Suv, può trovare eccitante tipi da sbarco come la Brendolona, Natalì o magari Nataquì.
Il mio amico Klaus Davi, che di tendenze se ne intende, sostiene da tempo che nell'Italia postmoderna il "modello trans" ha stravinto, sia in televisione sia nella vita reale, che della tv è ormai rappresentazione quotidiana. E dunque torniamo nella palestra qualsiasi di Roma Nord. Mettetevi le scarpette e mettetevi comodi a scrutare il panorama antropologico, tipo alla mattina quando i mariti sono al lavoro e le mogli sono a spendere i denari dei mariti in manutenzione del corpo. Noterete subito che due donne su tre hanno impronte di chirurgia estetica sul corpo, e di queste una su due ha segni molto visibili, una su tre è rifatta da capo a piedi, passando per le tette: botox in abbondanza sparso per il volto, zigomi tirati, labbra a gommone, seni turgidi anche quando sono stese sul tappetino a scolpire i glutei dove sono già arrivati a limare il tutto sia il bisturi sia la pompa della liposuzione.
È come un carnevale trans, una serata al Muccassassina, labbra spropositate, seni bombastici, pelli tirate peggio che in una conceria. Conservate questa immagine delle bambolone gonfiate che sudano all'unisono guidate da un trainer magari gay, confrontatela con uno qualsiasi degli speciali di Dagospia, e chiedetevi in tutta sincerità: che differenza c'è tra la Brendolona e le tante quaranta-cinquantenni ultrarifatte che popolano di giorno le palestre e di sera le feste della Roma gaudente?
Nessuna, se non che quegli ex maschioni, alti e grossi e venuti dal Brasile, hanno fatto scuola, le altre copiano. Le bambolone borghesi di Roma Nord sono riproduzioni dei trans. Rispetto agli originali, prive solo del complesso del pene. Si somigliano tutte, frequentano gli stessi chirurghi e condividono i medesimi canoni di questa bellezza mutante. Cristina Silvieri Tagliabue, in Appena ho 18 anni mi rifaccio (Bompiani), ha interrogato anche le adolescenti che, mentre ancora giocano con Hello Kitty, aspettano di rifarsi persino la plastica al piede, al piede! Loro, candide, confessano che «la cosa più importante è piacere e non rimanere indietro». Ecco. Quando gli chiedi perché scelgono, vita innatural durante, di manipolare e siliconare e vivisezionare volti e forme in questo modo, ti rispondono che nulla possono farci, il canone è quello e ai loro uomini piace così, una moglie plastificata. Evidentemente, a molti di loro piace altro: hanno in casa la copia bambolosa, vogliono provare l'originale.
[Angelo Mellone, Libero]