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| giovedì 04 giugno 2009 |
| Perché non voterò alle prossime Provinciali |
| Prima tutti volevano abolire le province, ora tutti ci si candidano. Ma io, per questa volta, non mi fido. |
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| verso le elezioni |
Gaeta: E' primavera, sbocciano i cartelloni elettorali per le strade italiane. Essendo quasi tutti per le Europee nessuno si perde in promesse, salvo chi si propone di portare l'Europa in Italia, come se quella ci volesse venire. I più si limitano a faccia e nome. Chi è stato bocciato alle provinciali e ci riprova alle continentali (non dà da pensare?), toglie la giacca dalla spalla e la indossa: come programma pare basti. Silvia Costa riappare uguale a sempre e mi ricorda (insieme a mille altri motivi) perché stavolta non si può proprio votare Pd. |
Il fatto è che io sono sempre andato a votare, indefesso, nei miei otto anni di acquisizione dei diritti politici connessi alla maggiore età. Votare, in fondo, è bello: anche se quasi sempre ci si acconcia a scegliere il meno peggio.
A Gaeta, dove conservo la residenza e dove quindi vado a votare, stavolta ci sono anche le elezioni provinciali, quelle di Latina. Naturalmente basta farsi un giro per il lungomare, o scendere la mattina a comprare una busta di latte, che immediatamente apparirà qualcuno pronto a consegnare nelle mani il suo santino elettorale, sempre sussurando: "Sai, mi presento per il partito Tal dei tali, se non hai nessuno...". E allora io avrei voglia di ribattere: "Come sarebbe se non hai nessuno, io ho le mie idee politiche consolidate da anni!". Ma non glielo dico perché si sa che nei piccoli centri quello che conta è la persona più che il partito.
E si sa che una candidatura, poi, non si nega a nessuno. L'opinionista Lince, su questo sito, ne ha già fatto, una sufficiente elencazione. "Chi la vede come un trampolino per diventare presidente dell'Onu; chi per dimostrare alla moglie (o ai figli, o ai genitori, o all'amante) che non è vero che non sa far nulla; chi un modo come l'altro di cercarsi un lavoro dopo che si è perso quello attuale. Però è vero, ci sono anche quelli che ci credono e lo fanno per abnegazione e basta. Dimenticavo: ci sono anche quelli che alle elezioni si presentano semplicemente perchè già si sono presentati alle precedenti, magari uscendone più volte battuti ma fa niente, a timbrare il cartellino della candidatura perenne non si rinuncia. Sarebbe come rinunciare alla passeggiata domenicale sotto i platani".
Il fatto è che continua a stupire la capacità degli italiani di razzolare all'opposto di come predicano. Non eravamo il Paese dell'antipolitica, nauseato dalla Casta e pronto a battersi per l'abolizione degli enti inutili, come ho sentito promettere fra gli applausi da un candidato alla presidenza di una Provincia? Certo. Sarà che, in epoca di precariato spinto, la carriera del notabile emana l'antico fascino del posto fisso, con tanto di benefit in corso e garanzie dopo la cessazione del mandato. Sarà che il popolo telespettatore è rimasto contagiato dall'orgia di televoti e desidera provare sulla propria pelle il brivido della "nomination" e del giudizio altrui. Sarà, più banalmente, che tutti si annoiano da morire e un mese di campagna elettorale garantisce un'uscita provvisoria dalla routine. Come ha scritto il giornalista Massimo Gramellini: "La politica è un respingente che attrae. Proprio adesso che conta poco e che forse non esiste nemmeno più".
Comunque sia: proviamo a essere seri. Io ho sempre votato, pure alla provinciali di Latina, che tanto si sa che le vince la destra anche adesso che il ministro Maroni ci dice che quaggiù, nell'Agro Pontino, è pieno di mafiosi infiltrati, e se anche non le vincesse questa destra le vinceranno gli altri che sempre di destra sono, e per giunta amici di Ciarrapico. Io l'altra volta ho votato pure il sindaco di Formia candidato a presidente della Provincia col centrosinistra, rendetevi conto. Ormai si sa: le province sono dei palazzi con dentro della gente che sposta dei fogli da una scrivania all'altra; poi quello riprende i fogli e li risposta indietro; poi fanno una riunione; poi rivedono le aree parco e le aree edificabili; poi vanno a dare un'occhiata al consiglio di amministrazione dell'acqua per vedere se c'è qualche bolletta da aumentare; poi ancora un po' di fotocopie (sempre queste cacchio di fotocopie) e infine una riunioncina conclusiva, che ci sta.
Ecco. Alla luce di questo fatto, io alle prossime elezioni penserei di lasciare perdere. Perché va bene che ora l'abolizione delle province non pare più una priorità; va bene che in attesa di abolirle, domani o tra mille anni, le poltrone è meglio conquistarle; va bene che la parola "casta" ha lasciato il posto alla parola "facebook" nel vocabolario delle esaltanti novità italiane. Però resta il fatto che io non ce la faccio, e forse non mi fido più. Così domenica andrò lì, al mio seggio di provincia, mi faccio dare tutte le schede che mi devono dare, ma per la provincia passo. Votare è bello si sa, a volte non votare può esserlo ancora di più.
[www.ludik.it] |
di: Luca Di Ciaccio |
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