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| Chiesa di San Nilo |
Gaeta: Da sei mesi nella Chiesa di San Nilo si respira aria nuova: la parola chiave è "conversione". Un cambiamento non solo nella struttura della Chiesa, ma anche e soprattutto una conversione interiore, una sorta di ottimismo che ci porta a vedere le cose con una prospettiva nuova. Questo merito, perché di merito si tratta, va assegnato a Don Antonio Cairo, il nuovo Parroco di San Nilo che fin dagli inizi della sua missione ha dimostrato una capacità di comunicazione non comune a tutti, suscitando il consenso e l'ammirazione non solo dei cattolici assenti, ma anche delle persone di buona volontà.
Il percorso di Don Antonio non è stato facile, aleggiava un po' di diffidenza, in molti erano ancora affezionati giustamente a Don Giuseppe che dopo molti anni di servizio sacerdotale è andato in pensione
Ma non c'è voluto molto per conquistare i cuori e la fede della gente, gente di tutte le età, anche giovani come me che scrivo, e che oggi forse per la Chiesa rappresentano la sfida più dura.
Don Antonio è arrivato qui a Gaeta con l'intenzione di trasmettere il suo bagaglio culturale e di fede, un prete giovane con idee nuove e con una mentalità aperta che guarda al futuro.
Già da tempo sono iniziati i lavori di restauro ed abbellimento per rendere la chiesa idonea a risaltare la bellezza di Dio ed a comunicare la fede attraverso il linguaggio liturgico in modo che i fedeli siano degnamente accolti per una partecipazione consapevole e fraterna alla liturgia.
I lavori da intraprendere sono risultati diversi. Si è deciso pertanto di iniziare dove vi era più urgenza pastorale. Così è iniziata l'avventura di Don Antonio che con una schiera di volontari al seguito, mattone dopo mattone, ogni giorno, e fino a tarda notte, hanno iniziato a dare un volto nuovo alla Parrocchia.
Ogni opera di restauro attuata ha un significato ben preciso, ad iniziare dal Fonte Battesimale, posto su un piano leggermente rialzato all'entrata della Chiesa in quanto il Battesimo è il Sacramento che costituisce l'ingresso nell'esperienza ecclesiale e l'inizio della vita cristiana.
Dove prima era situata la sacrestia ora è stata allestita la Cappella del Santissimo Sacramento che custodisce il Tabernacolo, il quale possibilmente non va collocato nell'area presbiterale, ma in un luogo a parte per conservare il pane eucaristico per la comunione ai malati e l'adorazione personale dei fedeli durante il giorno.
Il Tabernacolo inoltre è stato restaurato con un lavoro attento di sabbiatura ed in doratura, incastonato in una fessura luminosa nel muro che simboleggia la luce divina che viene dal cielo.
L'Ambone, il luogo dove viene proclamata la parola di Dio, è stato alzato di due gradini su una piattaforma marmorea. In fondo al presbiterio è stata realizzato il luogo della presidenza, più elevata rispetto alla mensa eucaristica perché chi presiede la celebrazione possa guidare la preghiera del popolo.
Ma se oggi si entra nella Chiesa di S.Nilo, ciò che lascia letteralmente a bocca aperta è senz'altro il Crocifisso. E' stato restaurato e ha ritrovato il suo colore bronzeo originale e troneggia in aria appeso con una catena alla volta della Chiesa per simboleggiare il suo rapporto con l'altare e il mistero eucaristico che su di esso viene celebrato. La sospensione del Crocifisso indica l'innalzamento del Cristo quale mediatore della Nuova ed eterna alleanza e ponte tra il cielo di Dio e la terra degli uomini.
Nei prossimi mesi si prevede: il completamento della tinteggiatura (interna ed esterna) mirata a rendere la chiesa più accogliente e il restauro delle finestre con vetrate artistiche. Tutto in vista del 16 settembre 2009, giorno dell'accoglienza della statua lignea di S. Nilo che sarà benedetta dal Santo Padre durante l'udienza in Piazza S.Pietro.
Il termine dei lavori di restauro complessivi è previsto per il 16 settembre 2010 giorno della celebrazione dei 1100 anni della nascita di S. Nilo, coronato dal gemellaggio con Rossano Calabro (luogo di nascita del Santo) e Grottaferrata (luogo della sua morte, dove si trova l'abbazia da lui fondata). E' il miglior modo per ricordare un Santo un po' "gaetano" in quanto ha vissuto a Gaeta dal 994 al 1004 nella zona allora "deserta" e "povera" di Serapo.
Angelo Magliozzi
(Ufficio stampa Parrocchia San Nilo) |