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Home » News » Webzine » L'anti-italianismo in America ...
marted├Č 24 febbraio 2009
L'anti-italianismo in America verso la fine dell'800 e durante la prima meta' del '900
pregiudizio e xenofobia
letture: 6666
Emigranti italiani.
Emigranti italiani.
Webzine: Oltre Ellis Island, l"Isola delle Lacrime"

Solo tra il 1880 e il 1920 oltre quattro milioni di italiani, soprattutto meridionali, emigrarono in America. Inizialmente trovavano ad accoglierli la "Statua della Liberta' che illumina il mondo" (questo e' il suo nome per esteso). Ma in realta', sbarcati a Ellis Island ed entrati negli Stati Uniti, gli italiani erano invece accolti dal forte pregiudizio negativo di una maggioranza bianca (piu' bianca di loro), anglosassone e protestante (dunque di etnia, mentalita' e religione diversa). E spesso non si capivano neanche con altre minoranze cattoliche (irlandesi, polacchi, portoghesi).

A parte qualche mafioso, gli italiani finivano solitamente a fare i lavori piu' umili e faticosi: spazzini, lavoratori nella costruzione di ferrovie, scaricatori di porto, minatori, braccianti agricoli, calzolai, stagnini, quando andava meglio venditori ambulanti, fruttivendoli. Questo era per la stragrande maggioranza di loro l'"american dream", il sogno americano.

Un emigrato italiano a proposito dell'"american dream" disse: arrivai in America pensando che le strade fossero lastricate d'oro, ma imparai subito tre cose: 1) le strade non erano lastricate d'oro; 2) le strade non erano lastricate affatto; 3) io ero quello che doveva lastricarle.
Gli italiani tutti mafiosi

Il pregiudizio piu' comune era che gli italiani nascessero di indole violenta, che fossero tutti mafiosi, ma anche eccessivamente sentimentali, superstiziosi, rozzi, ignoranti. Essi vivevano per lo piu' in quartieri sovraffollati e malsani, spesso chiamati Little Italy o little qualcos'altro, in citta' quali New York, New Orleans, Chicago, San Francisco. Una sezione del French Quarter di New Orleans per esempio, dove vivevano gli italiani, si chiamava "Little Palermo", perche' in tanti provenivano da Palermo o dai suoi dintorni.

Siccome gli italiani provenivano in prevalenza dal meridione, per via del termine usato spesso tra loro nella conversazione - come del resto si usa ancora oggi nell'Italia meridionale - venivano chiamati gumba'. Altri appellativi usati in senso dispregiativo erano: "Guido"; "guinea", "dago", "greaseball", "wop". Guido pare si riferisse allo stereotipo dello spaccone. Guinea si riferiva originariamente a schiavi negri, termine poi esteso nell'uso agli italiani per via della loro carnagione olivastra. Dago perche' tanti italiani lavoravano a giornata (dunque pagati a giornata, as the "day goes", da cui dago). Greaseball (palla di grasso) perche' gli italiani usavano molta brillantina per i capelli. L'origine di wop e' interessante. Ci sono due ipotesi: si discute se derivi da With Out Papers (senza passaporto all'arrivo ad Ellis Island) o, piu' semplicemente, dal "guappo" del dialetto napoletano.

Gli italiani un po' negri

Soprattutto i siciliani, di pelle un po' piu' scura, erano considerati "l'anello mancante" ("missing link"), una via di mezzo tra bianchi e negri, per via di carnagione olivastra, occhi e capelli neri, capelli a volte ricci. E cio' avveniva in un periodo in cui la discriminazione razziale era molto forte, soprattutto nel violento sud degli Stati Uniti, dove peraltro casi di linciaggio di negri erano relativamente frequenti. Forse non e' un caso che alcuni italiani furono tra i pionieri della musica jazz, nata a New Orleans. Fu proprio un emigrato italiano di New Orleans, il trombettista Nick La Rocca, ad incidere con la sua Original Dixieland Jazz Band il primo disco di musica jazz (il 26/2/1917: "Livery stable blues" e "Dixie Jass Band one step", inciso per la Victor).

Nel profondo sud tanti italiani, sbarcati a New Orleans, finivano a lavorare come braccianti agricoli nelle piantagioni di cotone o di canna da zucchero, rimaste a corto di mano d'opera dopo l'abolizione della schiavitu'.

Nel tempo il pregiudizio verso gli italiani, non del tutto desiderabili, porto' il congresso americano ad approvare nel 1921 una legge che limitava la quota di immigrati dall'Italia a non piu' di 29.000 all'anno. Questa legge rimase in vigore fino al 1965.

C'e' un'altra storia di pregiudizio, piu' triste perche' riguarda i bambini. All'inizio del '900 i bambini di immigrati italiani a scuola venivano considerati dagli insegnanti inferiori da un punto di vista intellettivo, e venivano successivamente avviati al lavoro manuale piuttosto che al college.

I diritti civili degli italiani

Gli italiani non dovettero subire solo il pregiudizio che li vedeva tutti come immigrati poveri, rozzi, di dubbia etnia, predisposti al crimine. Ci fu anche violenza, violazione dei diritti civili, e persino - piu' tardi, durante la seconda guerra mondiale - deportazione per alcuni in campi di prigionia, e confisca dei loro beni.

Cominciando dalla storia relativamente piu' recente e tornando indietro nel tempo:

1) Dopo l'inizio della seconda guerra mondiale tanti italiani (come anche giapponesi e tedeschi) che non avevano ancora la residenza negli Stati Uniti vennero classificati come "enemy alien" (stranieri nemici). Per il timore di sabotaggi, alcuni vennero deportati in "campi di internamento" militari e vennero tenuti li' reclusi fino a due anni; tanti altri vennero schedati dall'FBI e furono soggetti a limitazioni delle loro liberta' civili.

2) Negli anni '20 i due anarchici italiani Sacco e Vanzetti vennero processati e condannati a morte (uccisi entrambi con la sedia elettrica il 23 agosto 1927). E' opinione diffusa che un forte pregiudizio contribui' a farli condannare. Infatti il governatore del Massachussetts, Michael Dukakis, nel 1977 ammise che nel caso di Sacco e Vanzetti "vennero meno gli elevati standards della giustizia del Massachussets".

3) Tra il 1890 e il 1915 vennero linciati negli Stati Uniti un totale di 48 italiani. Il piu' atroce di questi linciaggi, e anche il piu' grosso linciaggio di massa che la storia americana ricordi, fu quello di un gruppo di 11 italiani, avvenuto a New Orleans nel 1891.

Il caso Hennessey e il linciaggio degli italiani a New Orleans

Gli immigrati italiani a New Orleans verso il 1890 erano circa 30.000, il 90% siciliani. David Hennessey, il capo della polizia di New Orleans, venne assassinato in un'imboscata mentre tornava a casa, molto probabilmente da avversari politici, o forse dalla mafia - che allora si chiamava "la mano nera". Il sindaco Shakespeare ordino' alla polizia: "arrestate ogni italiano che incontrate!". Ne vennero arrestati 250, e tanti di loro in carcere vennero presi a botte, al punto che il console italiano protesto' chiedendo che gli italiani arrestati "venissero trattati con la stessa considerazione come quelli di altre nazionalita'". Si diede piu' peso all'ipotesi del delitto mafioso, che non a quella del delitto politico. Cinque degli italiani arrestati vennero accusati dell'uccisione di Hennessey e processati. Nel frattempo il quotidiano locale Times Democrat usci' con una incitazione a formare "commissioni che assistano gli uomini di legge nello scacciare la mafia assassina" e a mandare in giro ronde di vigilantes. Il sindaco Shakespeare in un discorso al City Council disse "dobbiamo dare a questa gente una lezione che non dimenticheranno mai piu'". Il sindaco formo' una commissione di notabili, la "commissione dei cinquanta". Una lettera aperta di questa commissione agli italiani di New Orleans, pubblicata sui giornali, concludeva minacciosamente: "A tutto questo dobbiamo por fine, pacificamente e nel rispetto della legge se possibile, violentemente e sommariamente se necessario". Al processo il pubblico ministero non riusci' a produrre sufficiente evidenza per far condannare il gruppo di italiani. Il giorno dopo, il 14 marzo 1891, migliaia di cittadini di New Orleans gridando "impicchiamo i dagos" assalirono la prigione dove gli italiani erano detenuti e ne uccisero 11: alcuni con armi da fuoco, altri impiccandoli, altri ancora a bastonate.

In seguito un giornale locale, nel commentare l'episodio, scrisse: "la piccola prigione era affollata di siciliani la cui fronte bassa con linea dei capelli che recede, le cui espressioni rivoltanti e i cui abiti trasandati proclamano la loro natura brutale".

Il governo italiano reagi' e stava per mandare navi da guerra. Ma il presidente Harrison condanno' il linciaggio, che defini' "un'offesa contro la legge e l'umanita'". Gli Stati Uniti pagarono alle famiglie delle vittime 25.000 dollari di indennita'. Le ostilita' tra i due paesi cessarono, il pregiudizio verso gli immigrati italiani no. L'America comincio' a limitare l'immigrazione di quella che vedeva come "la feccia dell'Europa".

Come il sindaco di New Orleans Shakespeare considerava gli immigrati italiani

"...questa parte del paese (sud della Louisiana) e' stata purtroppo scelta da immigrati provenienti dalle peggiori classi d'Europa, italiani del sud e siciliani. New Orleans ha una proporzione insolitamente elevata di immigrati da questi paesi (sic) e noi li troviamo i piu' indolenti, malvagi e indegni individui che sono tra di noi. Una grossa percentuale di loro fugge dalla giustizia, o sono ex-carcerati aiutati ad emigrare dal governo o dalla loro comunita' che cerca cosi' di liberarsene. Essi raramente mettono su casa, si riuniscono in bande, non imparano la nostra lingua, non hanno rispetto ne' per il nostro governo e ne' per l'obbedienza alle sue leggi. Monopolizzano il commercio della frutta, delle ostriche o del pesce e fanno quasi sempre i venditori ambulanti, gli stagnini, o i calzolai (gli ultimi due mestieri li imparano nelle loro prigioni in patria). Sono sudici nelle loro persone e nelle loro case; le nostre epidemie quasi sempre originano dai loro quartieri. Sono privi di coraggio, onore, verita', orgoglio, religione o qualsiasi altra qualita' che definisce il buon cittadino. New Orleans potrebbe anche permetterselo (se una tal cosa fosse legale) di pagare per farli deportare. Con l'eccezione dei polacchi, non conosciamo nessun'altra nazionalita' che e' peggiore come gente."

"Don't Speak the Enemy's Language!"

Oggi le cose sono molto cambiate e gli italiani negli Stati Uniti sono addirittura per molti versi ammirati. Oggi l'emigrazione dall'Italia verso gli Stati Uniti e' piuttosto un'emigrazione intellettuale. Prima di conoscere queste storie terribili mi sono spesso chiesto come mai nessuno degli italo-americani di seconda o terza generazione che ho incontrato anche a New Orleans - e ne ho incontrati tanti nel tempo - parla l'italiano.

Un poster diffuso negli Stati Uniti durante la seconda guerra mondiale dice: "Don't Speak the Enemy's Language! Speak American!". Dopo aver appreso questo, e le altre storie riportate, ho capito che conveniva agli italiani imparare presto la nuova lingua e assimilare rapidamente la nuova cultura; conveniva dimenticare l'italiano, non insegnarlo ai figli. Conveniva "americanizzarsi", mimetizzarsi il piu' presto ed il piu' efficacemente possibile per evitare il pregiudizio.

L'America sta in Italia

Oggi le cose sono molto cambiate anche nel nostro paese: l'Italia e' uno dei paesi piu' industrializzati al mondo ed e' relativamente ricca. Oggi, a fronte dell'emigrazione intellettuale verso gli Stati Uniti, in Italia sono arrivati e continuano ad arrivare tanti immigrati poveri. Oggi assistiamo in Italia a crescente intolleranza religiosa, a pregiudizio verso gli immigrati, a xenophobia. Certo tra questi immigrati in Italia c'e' qualche criminale, come c'era qualche criminale o mafioso tra gli italiani emigrati in passato negli Stati Uniti. Ma la maggior parte degli attuali immigrati in Italia lavora onestamente e svolge i lavori piu' umili, piu' degradanti, piu' faticosi, accontentandosi di una paga minima. Nonostante il loro contributo significativo all'economia, questa moltitudine di immigrati - inclusi i loro bambini - di fatto non gode degli stessi diritti civili di cui godono gli italiani. Addirittura i loro bambini non sono ben accettati nelle nostre scuole. Insomma verso gli immigrati in Italia, verso chi ora si trova nel nostro paese in una situazione analoga a quella in cui si trovavano nel passato gli emigrati italiani, vediamo un analogo atteggiamento ostile, nonostante il progresso civile dell'ultimo secolo.

Tutto questo non e' giusto. L'Italia dovrebbe saperlo bene, dovrebbe oramai averlo imparato.


Per ulteriori approfondimenti:

Salvatore J Lagumina: "WOP: A Documentary History of Anti-Italian Discrimination"

Lawrence Distasi, Sandra Gilbert: "Una Storia Segreta : The Secret History of Italian American Evacuation and Internment During World War II"

Dona De Sanctis: "The Roots of Stereotyping: Real Stories" http://www.osia.org/public/pdf/SyndCol_RealStories.pdf

Richard Gambino: "Vendetta, the true story of the largest lynching in the United States."
Si puo' leggere online al sito: http://books.google.com/books?id=jA9-dmAsoMwC&pg=PP1&ots=lQVFvcj9a0&dq=vendetta&sig=O1-od3zOhxkvsynrGVIh_2oyDOQ#PPP1,M1

Joseph Maselli and Dominic Candeloro: "Italians in New Orleans"

J. Guglielmo: "Are Italians White?: How Race is Made in America".

postato da: Tigre  


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