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Home » News » Webzine » Spazio Aperto » L'arma segreta che Israele non...
sabato 17 gennaio 2009
L'arma segreta che Israele non usa
Tel Aviv ha il laser Skyguard che può intecettare i missili di Hamas. Non se ne serve per salvare le commesse dell'azienda di Stato
letture: 1898
Il cannone laser Skyguard
Il cannone laser Skyguard
Spazio Aperto: L'arma finale contro i razzi di Hamas ed Hezbollah esiste. Ma gli israeliani la tengono da anni in un cassetto. Per non tagliare le commesse dei tradizionali (quanto inefficaci) sistemi antimissile alla Rafael, la loro Finmeccanica di stato.
L'uovo di Colombo che manderebbe per sempre in soffitta la jihad missilistica contro la nazione ebraica, si chiama Skyguard. Lo ha sviluppato il contractor californiano della Us Air force col 50% di fondi israeliani. È un cannone laser facilmente trasportabile, l'unico dispositivo in grado di abbattere ancora in volo i vettori a corto e cortissimo raggio, e colpi di mortaio o di artiglieria, che negli ultimi conflitti hanno offuscato il mito di Tzahal.

Gli abitanti di Sderot hanno addirittura fatto causa due volte al proprio ministero della Difesa, allo scopo di obbligarlo a dispiegare Skyguard. Sostenuti da un movimento trasversale di illustri generali, e da vari think tank. Perché aldilà dei sofismi della geopolitica, tutti i guai di Israele, dalla seconda guerra in Libano all'attuale conflitto di Gaza, hanno in comune una radice molto prosaica: il salto compiuto dai guerriglieri antisemiti grazie al know how aerospaziale iraniano. E il conseguente gap tecnologico della contraerea di Gerusalemme.

Triplice assedio
Venti giorni di bombardamenti sulla Striscia di Gaza non sono riusciti a rimuovere il casus belli da cui è scaturita l'ennesima guerra. Gli ingegneri di Hamas non hanno smesso di lanciare ordigni sulle città oltre confine. Né occorrono doti profetiche per prevedere che la minaccia continuerà ad incombere. E ove si raggiungesse una vera tregua, l'inevitabile riapertura dei valichi renderebbe possibile l'ingresso di nuove munizioni targate Iran. Per non parlare di cosa accadrebbe in Cisgiordania nell'eventualità di un ritiro dei coloni. Impedire il contrabbando di poche centinaia di razzi l'anno nei territori occupati, è impresa disperata. Smontati come lego, infiltrati nei tunnel sotto il corridoio Philadelphi, dalla frontiera libanese o coi galleggianti via mare: tanti ne bastano per tenere in scacco metà del popolo israeliano. Ad Ashkelon e Beersheba, a Netiviot e Kiryat Gat, ad Ashdod come a Ofakim, fino a Kyriat Shmona nel nord. L'incubo del triplice assedio, da Gaza, Libano e Golan, è una realtà dal 2006. Ci sono i Qassam 1 e 2, sparati con 10 kg di esplosivo in un raggio di 6-9 km verso il Negev occidentale. I Katyusha modificati da 122 mm e 12-20 km di portata. O ancora i Grad da 20 kg, i Ra'ad, i Fajr versione 3 e 5. I Nasser 4, clonati a 400$ al pezzo nelle officine gazawi. Senza contare i colpi di mortaio da 60 mm (3-10 km la gittata), e quelli di artiglieria fino a 155 mm. Dal 2001 i lanci ammontano a 10.048.

Il problema per chi si deve difendere da questo tipo di vettori è il tempo di percorrenza. A 200 metri al secondo, a un Qassam bastano 9 secondi per attraversare i 1800 metri che dividono Beit Hanun sul confine di Gaza dalla città israeliana di Sderot. Trenta secondi valgono altri 6 km. I missili anti-missile con la stella di David ci impiegano invece qualche minuto solo a individuare la traiettoria dell'intruso e ad alzarsi in volo: troppo tardi per intercettarlo. L'unica speranza è dunque utilizzare una fonte di energia diretta, che viaggi alla velocità della luce (300.000 km al secondo). Ad esempio il laser. Così la pensavano anche i comandi israeliani, che nel 1996 si associarono ai colleghi americani nel progetto di un cannone della Northrop Grumman, il Tactical high energy laser più noto come Nautilus. La prima versione necessitava di 8 tir e 1 trattore per trainare radar, carburante chimico (centinaia di chili di etilene e nitrogeno trifluoride) e specchio rotante. La seconda (Mobile Thel) si accontentava di 3 semiarticolati. All'ultima, lo Skyguard, basta un camion lungo 10 metri. Formidabile l'esito dei test effettuati al poligono di White Sands, nel New Mexico, tra giugno 2000 e agosto 2004. Come testimonia l'incaricato dell'esercito Usa Scott McPheeters, il sistema è stato capace di distruggere in volo 28 Katyusha e 18 colpi di mortaio e artiglieria a salve di 3, sfiorando il 100% di successi nel Flying color test (lanci multipli, misti, a sorpresa, in scenari realistici). Essendo multiruolo, è performante sia contro lanciatori portatili (ManPads modello Stinger o SA7) che contro missili balistici o da crociera. Un solo esemplare protegge un'area da 10 km. Con 4-5 postazioni si coprirebbe l'intero confine con Gaza. Il prototipo è costato 177 milioni di dollari, i successivi 25 l'uno. A far detonare la testata del bersaglio prescelto è il calore del raggio, che viene 1000 $ a colpo. Uno speciale radar, utilizzato già oggi per l'early warning nella zona di Sderot, traccia traiettoria e punto d'impatto, poi il colpo è istantaneo.

Il ministero per la sicurezza interna degli Stati Uniti ha riconosciuto a Skyguard piena operatività (Technology Readiness Level). Eppure, nonostante i 500 milioni di dollari investiti più 1 milione l'anno per il mero deposito, la Difesa di Gerusalemme si è fatta indietro. Decidendo a febbraio 2007 di puntare su un sistema alternativo, l'Iron Dome. Guarda caso un prodotto made in Israel, commissionato alla Rafael advance defense systems in tandem con Elta, sussidiaria di Israel aeorospace. Ossia al principale gruppo statale israeliano di tecnologia militare, intrecciato a doppio filo con esponenti del governo, dei partiti, della difesa e dell'università. L'ex incaricato israeliano del progetto Nautilus, Shimon Lavie, lo ha confessato a Canale 2: «A noi del Direttorato spetta sviluppare sistemi bianchi e blu (nazionali), e Nautilus non lo era. Speravamo in una intensa cooperazione con le nostre imprese: se fosse avvenuto avrebbe pesato nella decisione». Ha invece influito la promessa indiana di contribuire all'Iron Dome, acquistandone a sviluppo concluso (2010) un bel quantitativo. Mentre lo Skyguard non si poteva vendere a Paesi extra Nato.

Il guaio è che Iron Dome in Palestina non servirà a granché. I suoi missili antirazzo hanno bisogno di oltre 30 secondi per intercettare il bersaglio. Un tempo eccessivo per bloccare gran parte dei vettori in arrivo. Non parliamo di mortai o pezzi d'artiglieria sotto i 155 mm: troppo piccoli. Come dire che tutta la Gaza envelope, le 8000 comunità entro 5 km dal confine, rimarranno scoperte. Quando Olmert ne è stato "informato" a febbraio 2008, in seguito a una lettera del capo Consiglio regionale del Negev Alon Shuster, pare si sia detto scioccato. Inviando una delegazione urgente al poligono del New Mexico. Dove però il suo incaricato Pinchas Buchris, nel ricusare Skyguard per la seconda volta, non avrebbe nemmeno chiesto una dimostrazione pratica. Si aggiunga che Iron Dome ha bruciato finora 1 miliardo di dollari, e altrettanti ne serviranno. Con un successivo costo di 100.000 $ per singolo missile. Altri 250 milioni sono appannaggio del progetto gemello Magic Wand, dedicato all'intercettazione dei missili oltre i 70 km, cui Iron Dome non provvede.

Protezionismo
Nell'attesa di un sistema comunque inutile, la difesa antimissile di Tzahal è in stato confusionale. Tra aggiornamenti estemporanei delle vecchie (e lente) batterie di Patriot e Arrow 1 e 2. Adoperate quasi solo per determinare il sito dei lanciatori nemici, e martellarne rampe e postazioni a babbo morto. Piuttosto che per inviare soccorsi al punto d'impatto. Il conflitto a Gaza ha però ridato fiato alla lobby pro Skyguard, che annovera ex comandanti dell'aeronautica (Ivry e Bodinger), il già presidente del comitato parlamentare difesa Steinitz, accanto a settori del Likud, al quotidiano Haaretz e a esperti dell'Istituto sulla sicurezza di Tel Aviv. Le loro pressioni, coagulate dal seminario del 4 gennaio "Proteggere il fronte interno", sembrano finalmente sortire qualche effetto sul ministro della sicurezza Avi Ditcher. Il quale potrebbe sottoporre un'ipotesi di integrazione tra Iron Dome e Skyguard ai compagni di governo. La Northrop è pronta a fornirlo entro 6 mesi. Ma sarà arduo convincerli a non attendere che la solita Rafael realizzi il proprio cannone laser: data di consegna prevista il 2017.

Francesco Ruggeri
fonte: Libero   postato da: marinta  


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