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Home » News » Webzine » Diritto e Giustizia » Thyssen, un anno dopo
sabato 06 dicembre 2008
Thyssen, un anno dopo
letture: 1666
Thyssen, la tragedia di fuoco
Thyssen, la tragedia di fuoco
Diritto e Giustizia:
Oggi la città torna
in piazza per non
dimenticare: stop
a morti sul lavoro

Nel primo anniversario della tragedia, in numerose città italiane sono state organizzate iniziative: a Roma fiaccolata silenziosa. Oggi sarà la volta della città di Torino, il corteo partirà dalla fabbrica Thyssen
6 dicembre 2007, per non dimenticare

Un anno fa strage in acciaieria: i morti che hanno cambiato la storia di Torino


Thyssen, la tragedia di fuoco

Un anno fa la strage nell'acciaieria:
i morti cambiarono la storia della città

Nella notte fra il 5 e il 6 dicembre le bocche ardenti dei macchinari aspettano «cibo» nelle officine ThyssenKrupp. E' una fabbrica lunga color marrone chiaro e sporco, una grande insegna azzurra sulla fronte, alle porte di Torino.

Acciaieria tedesca con due stabilimenti in Italia, uno a Terni e uno qui. Quello torinese si sta dissolvendo: 400 dipendenti in ottobre, 200 in dicembre, chiusura prevista giugno 2008. Fabbrica da dismettere, montagne di euro da risparmiare su una messa in sicurezza per muri che fra pochi mesi saranno museo di archeologia industriale. O di strage industriale, ma alle 0,00 ancora non si sa.

Nella notte fra il 5 e il 6, fra le bocche dei macchinari prendono servizio squadre di operai che accettano straordinari dolorosi per la fatica fisica e un po' alleviati dalla speranza di sopravvivere quando è quasi Natale e ci sono le famiglie, i regali, di contro soltanto il buio del futuro. Buio ancora per mezz'ora. Si chiamano Rocco - capo riferimento nel lavoro e nella vita - Antonio, Roberto, Angelo, Bruno, Rosario, Giuseppe, hanno fra i 26 e i 54 anni. Parole di tutte le sere: «Come va Fabrizio a scuola?», «Capo, hai deciso se regalerai un viaggio a Rosetta?». «Credete che dovremo trasferirci?». Fino all'una, quando si sentirà urlare in un telefono: «Non voglio morire».

Notte del 6 dicembre. Scoppio, fiamme, calore a 800 gradi, estintori inutili, torce umane, telefonate di sangue registrate per sempre in un nastro e nei cervelli che hanno ascoltato. Un cadavere, sei ustionati sparsi negli ospedali, agonie destinate ad andarsene una dopo l'altra, morte a rate, sparsa tra figli, mogli, fidanzate, genitori che sperano ciechi fino allo squarcio di sguardo del medico che chiude pietoso il capitolo.

Una di notte del 6 dicembre. A quell'ora, come sempre è a quell'ora nella Cronaca di un quotidiano, giornalisti montano la guardia. «Incidente sul lavoro alla Thyssen». Parte la prima auto. Poi altre, verso ospedali, case dei familiari. Anche chi è pagato per raccontare si risveglierà dentro un'esplosione e una frana della vita - acqua e fango al Vajont, fuoco e calore qui - che segnerà i narratori e, attraverso loro, lettori, istituzioni, sindacato, politica, Chiesa, magistratura, lasciando unico acciaio rimasto freddo la dirigenza dell'azienda, e stupita lontananza quella del sindacato lassù: «A Torino è successo qualcosa? Quattro morti? E' veramente terribile» (Nihat Ozturk, Düsseldorf, La Stampa dell'11 dicembre, cinque giorni dopo la notte delle bocche di fuoco lasciate a se stesse). Politica, interessi economici, nulla più fa scendere quegli 800 gradi che invece estendono via via, nei mesi, l'orrore a sconfitte che sembravano digerite, il mulino di Fossano o l'Eternit di Casale, fino all'indignazione che farà scandire al presidente della Repubblica Napolitano il rifiuto di tutti noi ai sacrifici di passaggio. Ottocento gradi. I cronisti non li scontano direttamente: li «sentono» nei centri grandi ustionati, nelle rianimazioni, nelle sale d'attesa, nei tinelli di famiglia, dove anziché chiamarti «sciacallo» ti guardano come per domandare se sei capace di portare un perché. I lettori diventano pezzo della cronaca, «Specchio dei tempi» è il loro riferimento, il loro intermediario per un dialogo e un aiuto da parte di chi assiste e misura come in una clessidra agonie scontate. Thyssen è una città davanti a un baratro. Una fotografia che allaga tutt'Italia.

Parlano i sopravvissuti, Antonio Michele Boccuzzi, Piero Barbetta. Vedono corpi devastati, sono eco di grida. Telefono, numero 118: «Attendere prego», è la norma, non pigrizia. Poi: «Sono della ThyssenKrupp. Senta, ci sono tre o quattro ragazzi bruciati». «Che ditta è la vostra?». Ancora dettagli, e con una lucidità che sta per sfasciarsi e non si disfa, disperata e lucida: «Non sono carbonizzati, si muovono, abbiamo cercato di spegnerli». In sottofondo: «Aiuto...». E la voce che ora parla non all'operatrice ma ad altri: «Fateli sedere, sedeteli lì... No, nooooooo». Un dialogo frantumato. Chi l'ha sentito lo porta ancora come un tatuaggio di pianto e sgomento e forza, rumori e imprecazioni e l'ultimo appiglio: «Non voglio morire, non voglio morire».

Silenzio. Silenzio dopo le sirene. La voce si spande in piazza: «Assassini. Pagherete tutto. Se non ci sarà giustizia ve la faranno pagare i nostri figli da lassù». Nino è il papà di Bruno Santino, bruciato a 26 anni. Dietro lo striscione, accanto a Boccuzzi con i segni delle fiamme su volto e capelli, avanza in un corteo che cambierà la Torino delle manifestazioni. Regge una pagina della Stampa che narra le vite delle vittime, Spoon River sconsolata, senza la pace dell'antologia poetica. Camminano uomini politici e sindacalisti, testa china e il coraggio di esserci anche se nell'emotività del momento è colpevole chiunque non fosse là dentro a mezzanotte. Partono fischi, è indenne la pacatezza del sindaco Chiamparino. Bertinotti (presidente della Camera) rinuncia a parlare. All'Unione Industriale sono il dolore operaio, la dignità operaia a far marcire uova prima che siano lanciate, a far piegare aste prima dei tafferugli fra centri sociali venuti da fuori per cercare scontro. Gli slogan della provocazione diventano borbottio disperso.

Torino scandisce funerali. In Duomo guardiamo familiari che chiedono spazio là dove c'è un'area per i giornalisti: «Chi ha più diritto?». Voi. In Duomo tutti vedono il silenzio immobile dei magistrati, Caselli, Maddalena. In Duomo tutti stanno per fischiare quando passano, tra gigantucci privati e garbati uomini della Digos, vertici e verticini Thyssen con abiti scuri e tesi come ancora appesi a una gruccia, ma è silenzio. Il cardinale Severino Poletto: «Non ci sono modi per commentare questo atroce morire. La ricerca della verità andrà avanti e rapidamente. Mai più morti come queste». Implacabile: «E' accaduto ciò che non dovrebbe mai accadere sul posto di lavoro, dove le persone si recano per guadagnarsi il pane con il sudore e la fatica per costruire un futuro sereno».

Il futuro fra pochi giorni è Natale. E andiamo nelle case dove «non c'è papà, mi scusi, vado in camera mia». Poi viene il 2008. E' macigno quello che cala dall'inchiesta del Procuratore aggiunto Raffaele Guariniello: sei a processo, l'amministratore delegato con l'accusa di omicidio volontario. Hanno giocato soldi su vite. Le ha raccontate il cinema di Calopresti («Togliete quel grido dalla fine», e lui ha acconsentito), l'ha preso a spunto il teatro di Pippo Delbono, ma le famiglie sono rimaste lontane. In gennaio 2009, Thyssen sarà un processo. Oggi è un dolore comune che in certi momenti si è come sbriciolato in rivoli di dissenso, in altri si è rigenerato - dentro la rovina - nel tempo che rotola, come per Marco e Laura, fratello e sorella di vittime: si sono incontrati nella disperazione e hanno camminato con le parole del cardinale: «Anche su di noi è sceso il buio, la notte dello spirito», ma verrà il «balsamo dello spirito». Anche sul muro marroncino sporco, museo per sempre, pure quando lo abbatteranno.

MARCO NEIROTTI
TORINO

Una telefonata di sei minuti
per raccontare l'inferno

Thyssen: la drammatica telefonata al 118


Questa è la trascrizione integrale della telefonata dell'operaio della Thyssen-Krupp Piero Barbetta e un'operatrice del 118. E' avvenuta all'una e 43 secondi del 6 dicembre 2007. La durata è di 6 minuti e 54 secondi. Sono passati poco meno di dieci minuti dal rogo che ha coinvolto in modo gravissimo i sette colleghi della linea 5.

Operaio. Emergenza? 118? Pronto buongiorno senta...
118. Le passo l'ambulanza un attimo...
O. Si, si.
118. Attendere prego, centrale operativa Torino, attendere prego...
O. Neanche il 118 risponde porca puttana!
118. Attendere prego, centrale operativa Torino, attendere prego...
O. Ma i vigili non mi rispondono. Pronto?
118. Dica.
O. Sono della Thyssen Krupp in corso Regina. Senta è successo un incendio e ci son tre o quattro ragazzi bruciati.
118. Siete in corso Regina dove?
O. 400... la Thyssen Krupp.
118. La? Che ditta è la vostra?.....
O. La Thyssen Krupp corso Regina 400.
118. Thyssen Krupp? Già ho provveduto a mandare un'ambulanza. Cosa succede?
O. Eh, ma mi sa ne servono due o tre qua ci sono tre che son bruciati.
118. Quattro bruciati o carbonizzati?
O. Non son carbonizzati si muovono, abbiamo cercato di spegnerli senza vestiti, senza niente.
118. Beh faccia trovare qualcuno all'ingresso e io provvederò all'invio di più mezzi.
O. Allora ci son le guardie all'ingresso. Dica che quando arrivano c'è la portineria, li accompagnano loro all'ingresso.
118. Va bene. Mi dia un numero di telefono gentilmente.
O. Il mio?
118. Si. Mi dia un numero che io possa ricontattare.
O. Allora a me mi ripuò ricontattare a questo qua, le dò questo?
118. Si me lo dia.
O. 347........
118. Senta è esploso qualcosa?
O. Ma ha preso fuoco un impianto qua, c'è della carta, dell'olio, di tutto.
118. Devo mandare anche il 115 allora?
O. Si, ho provato a chiamare, mi hanno detto che erano impegnati per via della gente, ma la cosa è gravissima.
118. No, no, no mandiamo anche il 115 eh?
0. Va bene. Senta l'ha chiamata l'ambulanza?
118. L'ho chiamata io, sono in collegamento. Sta arrivando l'ambulanza.
0. No Beppe, no....C'è qualcosa, c'è....Vieni qua, vieni qua.
118. Pronto?
0. L'acqua, l'acqua, oh prendete l'acqua da bagnare. No, no, Beppe, no...
(si sentono le urla dei feriti, in sottofondo: "Aiuto..."
O. Beh, guardi ce ne sono almeno quattro, guardi.
118. Quattro?
O. Ora due ce l'ho qua. Oh, fateli sedere, sedeteli lì, sedeteli....No, noooo.
118. Ci sono anche altre vittime? Ci sono altre persone?
Pronto? Mi dica, ci sono altre persone?
0. Ma guardi io ora sto finendo il cellulare, sto scaricando. Senta ma qua abbiamo bisogno!!!
118. Io ho già provveduto, mi ascolti bene, ho già provveduto. Io ho bisogno di sapere, siccome stiamo provvedendo a mandarvi tutti i mezzi che abbiamo...
O. Si.
118. Se avete sospetto che ci siano altre persone oltre a quelle quattro..
O. Beh è probabile, però non lo so.
118. E' probabile?
O. Si.
118. Va bene. Senta mi ripete, mi dice lettera per lettera il nome della ditta?
O. La Thyssen Krupp Corso Regina 400.
118. Thyssen Krupp. Senta se c'è qualcosa che sta bruciando c'è il rischio di esplosione, allontanatevi.
O. Ma andiamo in infermeria intanto chi sta bene, andiamo in infermeria.
118. Pronto?
O. Si. C'è ancora?
118. Si io son sempre qua. L'ambulanza è già stata allertata eh?
O. Si, si. Comunque eventualmente c'è il 45011 4511 ah si ho qua le guardie guardi. Oh, io ho chiamato il 118 eh...
(Altre urla in sottofondo: "Non voglio morire, non voglio morire") ma non mi rispondono, chiamiamo i vigili del fuoco.
O. Pronto?
118. Si.
O. Facciamoli venire in infermeria però quelli lì.
Madonna. Non lo so....Dove? Li ho chiamati io sono tutti, stanno arrivando qua.
118. Pronto? Si mi dica.
O. Eh, niente ora ho parlato con le guardie, mi hanno detto anche loro che i vigili stanno arrivando.
118. Sì, li abbiamo anche contattati anche noi eh?
O. C'è qualcuno che li apre in portineria al 118 si?
118. Si hanno già aperto.
O. Ma come cazzo è successo di colpo così. Ma tutti lì erano porca puttana. Come.....(si sentono solo rumori vari) Oh, ma facciamoli andare in infermeria questi qua però cazzo son qua. Avete visto dove sono? Almeno in infermeria no? Guarda lì come sono, prendiamo una giacca, una cosa. Sta arrivando, sta arrivando, sta arrivando. State....calmatevi tanto non risolviamo il problema.
118. Quante persone a terra immobili ci sono?
O. Allora qua ne ho quattro sicure, ma chi è a terra lì? A terra lì chi è? Eri tu a terra dov'è il gabbiotto? E ne ho quattro qua, eh non sono se ce n'è qualcun altro quattro sicuri.
118. Ok. C'è qualcuno che ha delle bruciature evidenti?
O. Non hanno più vestiti guardi, è tutto sporco.
118. Ok. Le sostanze che bruciano che cosa sono olii?
O. Guardi c'era olio, carta, di tutto, ora non le so dire cosa c'era diciamo....
118. Perchè devo informare il 115 se sono soltanto... E allora aspettate che sta arrivando l'ambulanza, sta arrivando già qua l'ambulanza.
O. Sta arrivando, sta arrivando è qua. Sto sentendo ora l'ambulanza che è qua eh? (Si sentono rumori e voci varie) Stanno arrivando eh? Ma in portineria non c'è nessuno in infermeria? (Le risposte che arrivano sono molto confuse) Però quando è così c'è una maglia....
118. Senta se sta arrivando l'ambulanza io la lascio va bene?
O. Va bene, la ringrazio.
118. Grazie. Salve.

postato da: fu  


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