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Home » News » Archivi di TF » IL TRIONFO DELL'ARBITRIO
martedì 11 dicembre 2018
IL TRIONFO DELL'ARBITRIO
letture: 3249
Data evento: giovedì 11 dic 2003
Archivi di TF: In questi giorni Gaeta ha scoperto a sue spese in quale considerazione sono tenuti i beni culturali dai propri amministratori. Con una delibera quanto mai affrettata, la città ha rinunciato alla proprietà della sua Cattedrale, compresi il magnifico succorpo seicentesco e lo straordinario campanile normanno-moresco che, nel suo genere, è senza dubbio tra i più belli al mondo.
Si tratta di architetture d'inestimabile valore artistico fortemente volute dalla cittadinanza, sulle quali i gaetani stessi perdono oggi, ogni diritto materiale e morale. Perché una cosa è certa: rinunciando ai doveri che comporta la proprietà di simili beni, accanto agli oneri ci si spoglia anche degli onori e di ogni diritto morale sugli edifici.
Con quale animo, da oggi in poi, assisteremo alle funzioni religiose in Cattedrale dopo averla abbandonata al proprio destino? Con che faccia passeremo davanti al campanile dopo aver rinunciato ad assumercene la responsabilità come la storia e la civiltà imporrebbero? Riusciremo ancora a mostrarlo orgogliosi a quanti, amici e parenti, verranno a trovarci a Gaeta, dopo essercene lavati le mani? Troveremo il coraggio per confessare che una città distratta, incapace di garantire la sopravvivenza di simili capolavori, ha preferito arrendersi e trasferire ad altri ogni responsabilità, venendo meno ai propri impegni con la storia? E' come se, per non affrontare la malattia di un figlio, i genitori decidessero a cuor leggero di darlo in adozione affinché qualcun altro si faccia carico delle spese mediche. Eppure in men che non si dica, battendo sui tempi persino il Cavaliere ed il suo avido Ministro delle Finanze e contravvenendo a quanto prescritto dalla legge, un'Amministrazione Comunale che ricerca le nostre radici culturali nella finzione di ridicole sfilate in costumi d'epoca, umiliando i gaetani si è sbarazzata di testimonianze vere, reali e concrete della gloriosa storia della città.
Ma se questa è la sorte toccata ai gioielli di famiglia, assai più triste è il destino di tutti quegli edifici che in confronto potrebbero definirsi minori, ma che minori non sono affatto. Sarà a causa di un ormai diffuso sentimento di rassegnazione, ma su questi edifici si posa distratto persino l'occhio critico dei nostri uomini di cultura e delle varie associazioni ambientaliste presenti sul territorio: sembra quasi che abbiano deposto le armi per lasciare campo libero ad una dilagante e pericolosissima pseudocultura del restauro che gradualmente distrugge quel che persino il tempo e l'incuria hanno risparmiato! Si ripete, a Gaeta, quanto avviene a livello nazionale: s'infiamma la polemica sulla possibilità di svendere i nostri beni culturali, ma si ignora o si finge di ignorare la sistematica devastazione che questo patrimonio è costretto a subire in nome di architetti, amministratori e sovrintendenti che non conoscono i più elementari principi della tutela e della conservazione.
Ogni qual volta si mettono le mani su edifici storici, la città viene irrimediabilmente sfregiata: che siano autorizzati o meno, dappertutto fioriscono interventi sconsiderati assolutamente irrispettosi dei valori della memoria e della bellezza.
Che dire, ad esempio, della colata di cemento che ha ricoperto il sagrato della SS. Trinità? La Sovrintendenza è intervenuta per rimediare, ma la stessa si è resa complice di un ulteriore crimine obbligando i padri del Santuario a sovrapporre al cemento una pavimentazione in pietra che non ha nulla a che vedere per tipologia, colore e tessitura con quella d'origine. Cappella del RosarioSempre con l'autorizzazione della Sovrintendenza, le volte estradossate della Cappella del Rosario sono state vergognosamente rivestite da una guaina d'asfalto verde che ne ha stravolto l'aspetto cancellando il battuto di lapillo delle coperture, caratteristica peculiare di molti edifici religiosi del centro storico. Stessa sorte per la polveriera Ferdinando, anche se in questo caso si è utilizzata un'abbagliante guaina d'asfalto argentata! Per non parlare del convento dei Cappuccini! Cosa resta di questa meravigliosa costruzione dopo l'opera di imbellettatura, di sterilizzazione direi, cui è stata sottoposta? Alla città è stato riconsegnato un edificio completamente snaturato, gelido, muto, morto...
Questo per restare tra gli scempi regolarmente autorizzati: ovvero quegli interventi realizzati nel rispetto di una normativa che demanda tutto alla preparazione ed alle capacità di tutela dei funzionari del Ministero, all'etica e alla professionalità dei progettisti-architetti, nonché alla cultura ed alla moralità dei committenti. Una normativa, dunque, che ripone una fiducia decisamente eccessiva in quelli che invece risultano essere veri e propri laboratori del crimine: parlo delle facoltà di architettura e delle scuole in genere cui, appunto, è demandata la formazione dei tecnici, degli amministratori e più in generale dell'intera società civile che in fondo coincide con la committenza.
Ma non bastano gli scempi autorizzati: anche a Gaeta è in uso la pratica pericolosissima di intervenire sui beni vincolati eludendo i permessi che la legge impone di richiedere alle competenti Sovrintendenze. Ne consegue che, nel restauro degli edifici storici, non solo intervengono direttamente soggetti che non hanno la benché minima competenza in materia, ma si rinuncia anche a quel minimo di garanzia che in ogni caso offrirebbe la vigilanza dei tecnici del Ministero.
Sono autorizzati, ad esempio, i raccapriccianti lampioni del tratto di lungomare antistante il campanile di S. Erasmo? Sono autorizzati i ridicoli fari posizionati sulle austere mura dei bastioni Carlo V? E' stata chiesta l'autorizzazione per la sostituzione integrale del basolato di vico 3 Indipendenza e per la recentissima laccatura del portone d'ingresso dell'Annunziata che con la sua lucida superficie bianco latte, più che ad una chiesa barocca lascia pensare ad una leziosa villa in stile rococò? Chiesa della Sorresca
Chi e con quale autorizzazione si è permesso di ridipingere parzialmente l'interno della Chiesa della Sorresca con colori che avrebbe potuto utilizzare nel bagno di casa propria? Un edificio vincolato di grande interesse architettonico, trattato come un comunissimo appartamento di periferia in cui le stanze vengono tinteggiate secondo il capriccio del padrone di casa!
Dove è finita la semitrasparenza della precedente coloritura a calce che formava un corpo unico con l'intonaco sottostante? Dove è finito l'azzurro tenue delle campiture? Tutto è stato ignobilmente ricoperto da una squallida pellicola di vernice vinilica che ha una compattezza completamente estranea all'edificio e che inevitabilmente finirà col peggiorare i gravissimi problemi di umidità che lo affliggono da tempo! Esiste una spiegazione tecnica per scelte di questo tipo? Sono stati fatti gli studi necessari prima di intervenire sulla preesistente coloritura? Quali sono i presupposti culturali che hanno indirizzato verso l'azzurro acceso del nuovo intervento? Si è rispettata la legge, secondo la quale un edificio di proprietà comunale d'indubbio valore architettonico è automaticamente vincolato e sottoposto alle norme di tutela contenute nel decreto legislativo 490 del 1999? All'articolo 21, tale decreto stabilisce che "i beni culturali non possono essere demoliti o modificati senza l'autorizzazione del Ministero" e all'articolo 23 si precisa che "i proprietari, possessori o detentori, a qualsiasi titolo, dei beni culturali indicati all'articolo 2, comma 1, lettere a), b) e c) hanno l'obbligo di sottoporre alla soprintendenza i progetti delle opere di qualunque genere che intendano eseguire, al fine di ottenerne la preventiva approvazione". Naturalmente tra le "opere di qualunque genere" è compresa anche la tinteggiatura delle pareti, a maggior ragione se eseguita con colori diversi da quelli d'origine e con vernici sintetiche! E' stata chiesta, dunque, l'autorizzazione alla Sovrintendenza per intervenire su un edificio vincolato del '500?
Siamo, purtroppo, al trionfo dell'arbitrio e questa, sfortunatamente, è solo una rapida carrellata.
L'unica consolazione è nel fatto che, a Gaeta, gli interventi sui beni culturali sono rarissimi: il castello, S. Domenico, S. Francesco, S. Giovanni a Mare, l'Annunziata ed altri edifici di inestimabile valore, paradossalmente continueranno a vivere solo fino a quando non si deciderà di intervenire per la loro conservazione: un motivo in più per deplorare il passaggio di proprietà della Cattedrale che, allora sì, rischierà seriamente di essere restaurata...


***
Pubblicato su TeleFree.it l' 11 dicembre 2003
***

postato da: Logos  


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