TeleMonteOrlando, la prima tv di strada di Gaeta e d'Italia - metà Report e metà Corrida - ha ricominciato le trasmissioni dopo problemi tecnici, sventure varie e colica renale del Masaniello dell'etere. I nostri si sono ripresi il canale 42 dell'etere gaetano (riacquistando l'antica visibilità) come presidio per la difesa delle istituzioni democratiche. Quando non trasmette cose autoprodotte TMO si collega ancora col satellite. E qui bisogna segnalare la svolta laicista della telestreet gaetana: nonostante la sentenza di Ofena e le italiche crociate in difesa del crocifisso nelle aule, TMO ha abbandonato la clericale Telepace in favore della più illuminista e minoliana Rai Educational.
Venerdì 7 novembre, alle dieci di sera (tre ore prima che, sulla seconda rete di stato, Pappalardo abbandonasse l'Isola dei famosi) è andata in onda la prima diretta dopo la "settimana horribilis". La prima senza le pizze omaggio di Mario 'La Saliera', finito agli arresti domiciliari (e agli onori della cronaca nera) per aver tentato di accoltellare la proprietaria del suo locale e un ufficiale giudiziario. Tanto per sfatare ogni scaramanzia, si parla di loculi e tombe. E Ciano, ancora smagrito e convalescente, apre la puntata leggendo - senza molto lirismo - "I sepolcri" di Ugo Foscolo. Mentre Lord Brengola ha l'aria di chi vorrebbe fare gli scongiuri ma non può perché si vede, Ciano spiega che i cimiteri in Italia esistevano da secoli nonostante gli invasori stranieri, e non potendo mettere in mezzo i Borboni stavolta cita gli etruschi. Eppure si dimentica del fondamentale decreto napoleonico, a cui peraltro si riferisce il sonetto dell'allora filonapoleonico Foscolo.
Ospite della puntata è il signor Donaggio. Il tema è la politica cimiteriale del Comune di Gaeta, il "loculus-gate" come l'ha ribattezzato Galletti sul suo blog. Il ritornello della serata è stato questo: «L'amministrazione comunale di Gaeta pensa solo a fare cassa». Visto che, gira e rigira, di casse si parlava c'è voluto un po' per capire. «Questa cosa del fare cassa coi morti a me fa senso», aggrava Ciano, non senza ricordare che «il cimitero di Gaeta è stato costruito da Ferdinando II... dunque è borbonico» (e ti pareva che si limitasse agli etruschi). Il problema è questo: l'amministrazione di Gaeta ha imposto una "tassa sui loculi" considerandoli beni in concessione e minacciando lo "smantellamento" per i vivi che non pagano. Sembra un caso di macabra finanza creativa per i disastrati bilanci comunali ma c'è anche l'inesorabile problema (irrisolto) di un cimitero vecchio, piccolo, in mezzo al centro abitato, poco in regola con la legge e in parte sotto sequestro giudiziario. Insiste Ciano, sul filo della metafora: «Il Comune non dovrebbe fare cassa coi morti ma fare cassa coi vivi». Donaggio lascia intendere l'idea di un condono della situazione esistente (tombale, mai come in questo caso sarebbe la parola giusta), «e poi - dice lui - c'è chi non vuole essere seppellito nella terra, magari preferirebbe vivere l'aldilà in un loculo» (casomai uno volesse rifare una capatina?). L'argomento - tocchiamo ferro - ci riguarda tutti, eppure le telefonate da casa sono state pochine. A questo punto, e sempre toccando ferro, i nostri amministratori potrebbero prendere esempio dal Comune di Lanciano che, recentemente, ha messo a punto un questionario riservato ai cittadini di almeno 65 anni (questione di target, si capisce) per avere "un suggerimento su come realizzare i nuovi loculi che saranno costruiti nel cimitero centrale". Diverse le opzioni, narrano le agenzie: "Se si preferisce un'edicola di tre, quattro o otto loculi. Se si opta per loculi singoli, matrimoniali, al coperto o allo scoperto, vicino all'ingresso o raggiungibili con l'ascensore. Addirittura è possibile scegliere se si preferiscono vicino alla chiesa o all'obitorio". Intanto Ciano ha promesso che la prossima settimana tornerà sull'argomento, e reciterà "A' livella" di Totò.
Lord Brengola ha intervistato Ruggero Di Lollo, uno che ci sembra di averlo già visto tale e quale in qualche cartone animato. Di Lollo insegnava storia dell'arte al liceo, ora è in pensione e può dedicarsi a tempo pieno a dipingere, scolpire, scrivere con penna e calamaio, meditare insieme al suo gatto. Ha trovato persino il tempo per arrabattare la scenografia minimal dei TMO studios (subito addobbata con una bandiera delle pace, l'articolo 21 della Costituzione, un vessillo del regno delle due sicilie, una cartolina del letto di Pio IX a Senigallia, una piantina finta, un bruco di peluche).
Imperdibile l'intervista del Masaniello dell'etere al giornalista subacqueo Adriano Madonna. Nell'attico di Madonna, tra conchiglie e foto di barriere coralline e zuppa di pesce sul fornello, c'era anche il Vs. Recensore di Fiducia. E poi c'era lei: l'Icona Femminile di TMO, Fatima Scialdone (di passaggio tra una tournée e l'altra). Ciano le ha proposto ancora il ruolo della regina Sofia nel film che sta scrivendo, lei sinuosamente accetta. Però Fatima si è lamentata (e noi ci associamo) per la scomparsa dagli schermi della Divina Mammà, la signora Scialdone col suo programma di manicaretti, tradizioni e libidini gustative. Noi tra l'altro - e lo ridiciamo qui - attendiamo ancora l'invito a cena con la tiella di polipi e la cianfotta. L'intervista a Madonna (Adriano) si è rivelata molto interessante: nel giro di mezzora si è passati dalle isole deserte della Nuova Guinea al lerciume del golfo di Gaeta (Madonna ha ribadito la contrarietà "non personale, ma oggettiva" alla sciagurata idea di un allevamento di tonni). «Il mare perdona in fretta, il suo ambiente si ricostruisce, però bisogna stare attenti a non superare il limite oltre cui non è possibile tornare indietro», e noi - avverte Madonna - ci siamo pericolosamente vicini.
Madonna (Adriano), con la sua faccia da vecchio uomo di mare, si è rivelato un ottimo divulgatore. È "il Cardi del mare" (come il sudaticcio professore fa per la storia) e tmowatch si auspica che la sua collaborazione con la telestreet gaetana prosegua. D'altronde il nostro mare è pieno di tesori da scoprire e salvaguardare. Verso la fine dell'intervista, per esempio, il Masaniello dell'etere ha chiesto: «Ma quei pesci che noi, da ragazzi, chiamavamo ... ehm ... sizze di vacca e mincio di 'rre ma esistono ancora?». Il subacqueo Madonna ha risposto che ci sono, ci sono ancora. E ha mostrato anche le foto.
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Se ne discute nel forum.
E' uscito il libro "Telestreet - Macchina immaginativa non omologata" di Franco Berardi, Marco Jacquemet, Giancarlo Vitali (Baldini Castoldi Dalai editore,
240 pagg, euro 13,60)