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lunedì 03 novembre 2003
Il brigantaggio: Alessandro Massaroni
letture: 6328
Storia del territorio: Alessandro Massaroni (1790/1821), feroce capobrigante nativo di Vallecorsa, era soprannominato Mancinello per il suo terribile "sinistro": la sua banda, che agiva nel basso Lazio, viveva assaltando carrozze e rapinando ricchi viandanti.

Grazie ad azioni terroristiche rocambolesche e clamorose, tutte, tra l'altro, mirabilmente documentate nelle acqueforti del Pinelli, Massaroni, noto in tutta la regione per la sua efferata crudeltà (si narra che richiedesse, a chi voleva entrare nel suo clan, un delitto, come "credenziale" per l'ammissione), divenne ben presto il leader indiscusso del brigantaggio pontificio.

Amnistiato nel 1814, dopo soli cinque anni di tentennamento Massaroni era già tornato definitivamente alla macchia, accantonando del tutto e per sempre l'idea di arrendersi; per tutta la vita Massaroni riuscì in ogni caso a trattare con il governo mediante il tramite di ecclesiastici (gli unici allora in grado di avvicinare senza pericolo i fuorilegge, data la comprovata religiosità di questi ultimi), variando di volta in volta le sue richieste: dal ritiro delle truppe da Vallecorsa, alla sua assunzione da parte dell'autorità pontificia, alla scarcerazione di banditi suoi parenti (fu in questo modo che riuscì, nel 1819, ad ottenere il rilascio del fratello Giacomo).

Un altro tramite usato dalle autorità per trattare con la banda di Massaroni era Matilde Zompano, la bella moglie del brigante: più di una volta, tuttavia, la donna venne anche arrestata, presa in ostaggio o allontanata da Vallecorsa. Agli inizi del 1820 il capobandito, proprio per riscattare la propria famiglia, lanciò un ultimatum ai concittadini, dichiarando che se i suoi cari non fossero stati liberati entro otto giorni, avrebbe fatto una strage. Altro non ho da dirvi. Fate come vi pare: così si concludeva la minacciosissima missiva, che gettò nello sgomento moltissimi proprietari terrieri, anche perché la banda era al momento del tutto latitante.

Nello stesso anno, con la cacciata di Ferdinando I da Napoli, si presentò a Massaroni un'occasione unica, ovvero quella di comandare un corpo regolare al servizio delle forze costituzionali, con l'incarico di difendere i confini con lo Stato della Chiesa dalle truppe austriache che tentavano di restaurare la monarchia borbonica: convocato a Fondi dal generale Carascosi, gli fu offerta una lauta paga giornaliera e un alloggio a Monticelli (oggi Monte S. Biagio), che in breve divenne la roccaforte dei briganti. Incapaci di esercitare qualsiasi tipo di mestiere, gli uomini di Massaroni e le loro donne, trovata un'oasi di tranquillità, si diedero ben presto all'ozio e ai bagordi, aderendo alla Carboneria e unendosi tra loro in equivoci matrimoni, celebrati dal capobrigante medesimo. Con l'avanzata degli austriaci verso sud, dopo la sconfitta di Guglielmo Pepe a Rieti, molti briganti tornarono alla macchia, interrompendo i rapporti con le autorità: lo stesso non avvenne per il poco previdente Massaroni, ancora desideroso di tranquillità, anche perché sofferente e costretto praticamente a letto. La vita lussuriosa e crapulona che aveva condotto nei primi giorni del soggiorno a Monticelli gli aveva riaperto una grave ferita all'intestino, risalente al gennaio 1818, quando, nel corso di un conflitto armato, un proiettile gli aveva forato il ventre in maniera che dalla ferita mandava fuori lo sterco.

Già prima dell'assedio definitivo di Monticelli da parte delle truppe austriache, il capobandito era stato comunque costretto a compiere un'azione che in altri tempi avrebbe reputato ripugnante, ovvero la consegna di alcuni membri del proprio clan alle autorità: i poveri capri espiatori vennero subito fucilati, ma la cattura di Massaroni fu in ogni caso inevitabile.

Condotto già agonizzante nella piazza di Fondi, il famoso brigante fu dunque decapitato alla presenza di centinaia di curiosi che, appresa la notizia, erano subito accorsi ad assistere al crudele spettacolo.

Ironia della sorte, per disguidi burocratici di vario tipo, prima che l'ingente taglia di tremila scudi, posta sulla testa del morto, venisse infine pagata, il capo mozzato di Alessandro Massaroni dovette essere trasportato su un carro da Terracina a Frosinone.


di: Simone Lucciola


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