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Home » News » Latina » Gaeta » Gli organi a canne delle chies...
giovedì 22 novembre 2007
Gli organi a canne delle chiese di Gaeta - un patrimonio sprecato (4^ parte)
Gli organi "fantasma" della cattedrale
letture: 6551
L'organo della Cattedrale di Gaeta  nel 1981, appena costruito
L'organo della Cattedrale di Gaeta nel 1981, appena costruito
Gaeta: Dopo la costruzione dell'organo di San Giacomo (1965) passano 15 anni prima di vederne costruito un altro, il settimo ed ultimo. In questo lasso di tempo alcuni piccoli organi ottocenteschi, sopravvissuti a stento agli anni della guerra e in condizioni precarie, vengono alienati, smembrati, distrutti e di essi non resta che un vago ricordo!
La Cattedrale di Gaeta era nata in epoca medievale e si era sviluppata nel XIV sec. in modo piuttosto irregolare fino a strutturarsi in una pianta a sette navate. E' probabile che il primo organo a canne sia stato costruito agli inizi del XVI sec. per l'insediamento di Tomaso De Vio -già creato Cardinale- come Vescovo di Gaeta. Forse l'unica cosa che resta di esso è la cornice dorata della cassa, con trabeazione Sant'Erasmo e Angeli (tuttora esistente sull'altare della chiesa di Santa Lucia). L'ampliamento absidale effettuato a metà del XVII sec. con la costruzione del succorpo e del sovrastante coro su disegno di Jacopo Làzzari e suo figlio Dionisio, è stata l'occasione per costruire un nuovo organo. L'ipotesi più verosimile è che si sia trattato del "gemello" di quello della SS. Annunziata (quello destinato alla cantoria destra di tale chiesa, rimasta sempre vuota) e che sia stato adattato con qualche modifica estetica e collocato su una cantoria sulla parete fondale della nuova abside (la cui rampa scale d'accesso è quel manufatto del tutto fittizio oggi impropriamente noto come "campanile di San Giovanni in Fonte"). Lo strumento, sarebbe quindi stato costruito anch'esso da Giuseppe de Martino e completato da suo figlio Tomaso nel 1723 (forse con l'aggiunta di un paio di registri) per ordine del vescovo Francesco Lanfranceschi.
Lo strumento sarebbe sopravvissuto fino ai lavori di ristrutturazione che hanno condotto la chiesa alle forme attuali, su disegno di Pietro Paolo Ferrara a partire dal 1788. Nel frattempo è stato acquistato anche un piccolo organo per il succorpo e sistemato a sinistra del cancello di ingresso.
Il soffitto del coro (inizialmente con alta volta ad incannucciata sospesa sotto le capriate di copertura) è stato ribassato e sostituito dall'attuale volta in muratura e lo strumento, con la propria cantoria e le antichissime colonne che la sorreggevano, è stato rimosso. Con ogni probabilità è stato trasferito nella chiesa di San Michele a Itri dov'è sopravvissuto fino al 1943. Nel dopoguerra, danneggiato e fuori uso, è stato demolito e di esso non resta in sito nemmeno la cantoria, ma solo le colonnine e la lastra di marmo che fungeva da basamento della cantoria stessa, sicuri reperti dell'antico Duomo di Gaeta.
Terminati i lavori di ristrutturazione della nostra Cattedrale, si è provveduto a costruire una nuova cantoria (quella tuttora visibile sopra la porta) e a dotarla di un nuovo organo. Probabilmente è stato costruito poco prima del 1850 forse da Benedetto Sarracini da Alvito o da suo figlio Pietro. Anche questo strumento ha compiuto un onorato servizio di circa 100 anni e, dopo una modernizzazione ricevuta nel 1903 (quando è stata eretta l'attuale facciata del Duomo e ampliata la cantoria), è stato distrutto dalla bomba dell'aviazione tedesca che ha colpito la volta centrale nella notte tra l'8 e il 9 settembre 1943, pochissime ore dopo la proclamazione dell'Armistizio!
Se nel dopoguerra la Cattedrale, il succorpo ed il coro sono oggetto di meticolosi restauri diretti dal prof. Federico Zeri (con l'appoggio e lo studio storico di don Anselmo Cecere), l'organo principale e quello del succorpo non vengono ricostruiti probabilmente per cronica mancanza di fondi. Restano solo la cassa intagliata dell'organo principale e il suo mantice, accantonati in un locale a fianco della cantoria. Nessuno pensa di ricostruire nemmeno il più piccolo dei due organi (eppure stiamo parlando di una Basilica Cattedrale sede territoriale di Arcivescovo direttamente dipendente dalla Santa Sede!). Qualcuno confida nell'erogazione di fondi pubblici in conto riparazione danni di guerra che in effetti arrivano ma dopo 35 anni (attorno al 1978) e sono sufficienti a ricostruire un organo con le stesse caratteristiche generali del precedente (9 registri per la tastiera unica e 2 per la pedaliera). L'incarico viene affidato ad una ditta della provincia avellinese, la "Vincenzo Continiello".
Itri - S Michele, l'organo seicentesco proveniente dalla cattedrale di Gaeta, prima del 1944
Itri - S Michele, l'organo seicentesco proveniente dalla cattedrale di Gaeta, prima del 1944
Durante l'esecuzione dei lavori, vengono richieste alla ditta alcune modifiche in corso d'opera. Difficile dire chi le abbia disposte, poiché la gestione della Cattedrale è per così dire pluricefala: tre Entità ne hanno la gestione: Parrocchia, Capitolo e Arcidiocesi, oltre al Comune di Gaeta, proprietario almeno fino a poco fa, ed altre persone che, a vario titolo, vengono ascoltate. Così i 9 registri vengono suddivisi su due tastiere (ma di fatto non è possibile usarle autonomamente o in dialogo), si aggiunge il "traspositore di tono" e la consolle viene collocata vicino l'altare, rendendo necessari molti metri di sottilissimi cavetti elettrici raggruppati in un tubo flessibile. Queste modifiche -di scarsa utilità pratica e di discutibile opportunità- costano di per sé care e gli oneri esulano dal contributo danni di guerra e vengono quindi pagati, in ultima analisi, dai fedeli (poco importa se tramite una qualsiasi delle Entità suddette).
L'organo è finito e andrebbe ufficialmente inaugurato. Ma non se ne parla. Il titolare della ditta può proporre anche uno dei suoi figli (il m.o Ubaldo Continiello, noto autore di musiche da film, molti dei quali con Franco Franchi di cui il più celebre è senza dubbio "Ultimo Tango a Zagarol" e molti altri come si legge nel sito http://www.mymovies.it/biografia/?s=5884), ma non se ne fa nulla.
Fatto l'organo, andrebbero fatti gli organisti. O meglio, uno c'è già - musicista già allora di lunghissima esperienza e che aveva iniziato a suonare già negli anni '40 - tuttora in prima fila nelle cose musicali ed artistiche della cattedrale, un caro amico di lunga data. Poi c'è un alltro, allora già maggiorenne e che -pur capace di governare tastiere elettroniche e un po' l'harmonium- viene "promosso" organista senza specifico merito e parimenti un anzianissimo sacerdote. Poi? Poi basta. Gli altri (me compreso) avessero anche suonato in Vaticano o fossero già concertisti noti, vengono malamente messi alla porta. Peggio che a San Giacomo!
L'organo intanto inizia a soffrire di mali causati non dal costruttore (che so per certo che ha costruito molti organi ben fatti) ma dalle modifiche che erano state qui a lui richieste. I lunghi cavetti elettrici di collegamento vengono corrosi dall'atmosfera marina in più punti (non essendo stati previsti in progetto ma aggiunti a seguito di richiesta di avere la tastiera vicino all'altare, pur di averli nei ristretti tempi richiesti, non sono stati sufficientemente studiati né schermati). Altri difetti "di gioventù" emergono. In tali casi, tutti lo sanno, un gran rimedio è quello di suonare l'organo il più possibile. Invece, si fa l'esatto opposto. Anche perché ognuna delle suddette Entità teme di vedersi accollate le spese di riparazione! Nessuno pensa che esiste una garanzia di 10 anni e nessuno la fa valere.
Tra alti (pochi) e bassi (tanti), lo strumento viene fatto sopravvivere fino al 1993. Paradossalmente è riparato da mani sempre diverse e suonato (sempre meno) da mani sempre uguali... non può che cessare definitivamente di suonare. Qualche estremo tentativo di riparazione viene fatto, ma non essendo interpellato né il costruttore né nessun organista a controllare la qualità del lavoro, dopo tanto accanimento terapeutico lo strumento cessa definitivamente di emettere suoni nel 1995. La consolle, per il cui posizionamento vicino l'altare si erano spesi tanti soldi, viene rimossa e al suo posto acquistato un organo elettronico a tre tastiere. Grande e grosso, sì, ma dal suono sintetico e piuttosto lontano da quello propriamente organistico, come tutti ben sanno o hanno sentito di persona.
Però lo strumento serve per tenervi alcuni concerti (finalmente!) e va avanti per 10 anni, mentre al suo interno l'insidia della salsedine e dell'umidità del luogo fanno il proprio corso. Oggi presenta vari danni tanto che si parla già di acquistarne un altro. E... corsi e ricorsi storici, ciò significa soltanto ripetere la medesima esperienza senza nulla aver imparato dagli errori appena commessi.
A questo punto fermiamoci e ragioniamo dell'ottavo organo. E' l'organo che ci vorrebbe in Cattedrale ma che -salvo l'insperato intervento diretto dell'Arcivescovo- nessuno vedrà né ascolterà mai. Come dovrebbe essere questo strumento, facendo tesoro delle esperienze negative suddette?
Innanzitutto deve essere conforme alla tradizione secolare ed essere interamente meccanico, la parte elettrica limitata alla sola illuminazione e alla pompa elettrica del mantice: solo così gli organi antichi sono sopravvissuti secoli in questo ambiente mentre quelli moderni pochi anni! Infatti, qualsiasi circuito elettrico o anche elettronico di collegamento tra tastiera e canne verrebbe corroso irrimediabilmente in breve tempo!!! Inoltre deve possedere solo registri essenziali, magari riutilizzando parte (non tutte) le canne (di ottima fattura della casa organara Scotti) esistenti. Inoltre dovrebbe essere dotata di una cassa lignea completa, che lo protegga su tutti i lati, riutilizzando per la parte anteriore ciò che resta dell'organo antico.
Tenendo conto di quanto sopra, uno strumento siffatto potrebbe costare circa 30.000 EURO e durare decenni e decenni. L'organo elettronico identico all'attuale ne costerebbe 15.000 e tra qualche tempo si dovranno spenderne altrettanti... Infine, per la gestione occorre mentalità aperta ed un accordo completo tra le Entità responsabili. Bisogna utilizzarlo con costanza e continuità e redarguire chi non vuole farlo utilizzare. Mi rendo conto che queste sono attualmente parole vane. E allora inutile aggiungerne altre oltre ai commenti dei lettori e a questa: Fine.
Fine? Sì, Fine!

postato da: graziano1  


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