 |
| Bruno Frattasi intervistato da Luca Di Ciaccio |
Gaeta: Mentre lascia il Municipio tra gli applausi dei cittadini e gli omaggi del nuovo sindaco, il commissario prefettizio Bruno Frattasi concede un'intervista esclusiva ai microfoni di Telefree (anche lui - ci tiene a far sapere - ha seguito con attenzione le notizie e i commenti del nostro sito). "L'esperienza di Gaeta è nata quasi per caso - confessa Frattasi - perché c'erano vari Comuni in scioglimento ed erano finiti i commissari in Prefettura, così è servito chiamare una figura ministeriale".
Frattasi racconta di essere sempre stato un funzionario ministeriale, avendo vissuto quasi sempre i suoi venticinque anni di carriera nelle stanze del ministero, "non avevo finora esperienze dirette sul territorio". Gaeta è stata la prima, e si è rivelata più entusiasmante del previsto. "Ho sentito la simpatia della gente. Questo mi ha fatto piacere, perché pure se non è obiettivo di un amministratore straordinario avere il consenso del corpo elettorale della città, un consenso quindi politico, è comunque positivo sapere che vengono bene percepite le tue azioni, sapere che non stai usurpando nulla ma semplicemente lavorare per qualche mese al servizio di quella comunità". In che situazione ha trovato il Comune di Gaeta quando si è insediato nello scorso novembre? "Ho trovato un Comune con dei problemi in vari settori, come ce ne sono tanti. Ho cercato di fare il possibile per risolverli, in alcuni casi ci sono riuscito altri ho dovuto lasciarli per strada. Non c'erano questioni che non mi aspettavo di affrontare, anche i problemi più delicati li ho affrontati con serenità". Ha sentito l'ostilità di alcune parti politiche, che spesso l'hanno accusato di invasione di campo? Frattasi dice che questo è un "punto delicato" e cita il ministro dell'Interno Amato quando dice che "la classe dei prefetti bene o male si confronta con la classe politica, ma si deve confrontare in maniera rispettosa". D'altronde "nella consapevolezza di essere un supplente, mi sono dovuto confrontare con la politica, ho tenuto conto di alcune perplessità, credo di non essere mai sceso in polemica con nessuno".
Ma questo riguardo e questa ammirazione diffusa per la gestione burocratica di un commissario, addirittura le numerose schede nulle con sopra scritto "Frattasi", non sono un sintomo di una perdita di credibilità della politica? "Credo di no, e l'ho detto anche a Raimondi. La politica è una delle più alte attività umane, perché si tratta di amministrare nel bene generale, oltre che essere anche arte del possibile, della mediazione e alcune volte dell'indugio. Non c'è nulla di antipolitico nelle mie azioni. È una deriva sbagliata quella della politica come maneggio, arte del rimestamento, piccolo cabotaggio per interessi spiccioli o prebende. In quel caso siamo di fronte a un degrado della politica e della cosa pubblica". Alcuni atti evidenziati negli ultimi mesi a Gaeta, però, sembravano indicare proprio quel tipo di concezione "degradata" della politica e della cosa pubblica. Frattasi ammette: "Può darsi che questo abbia preso il sopravvento". C'era una questione legale o di mancata legalità in alcuni atti del Comune di Gaeta negli ultimi anni? Il commissario uscente preferisce non dare giudizi tranchant sull'argomento, "il mio è stato un lavoro istituzionale, preferisco limitarmi ai fatti e usare la necessaria prudenza istituzionale". Così a Frattasi che lascia Gaeta e torna al suo lavoro ai piani alti del Viminale non resta che dare il nostro ormai famoso "goodbye stranger". Anche lui ringrazia Gaeta, sperando di lasciare in buone mani la città.
* * * * * |