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| martedì 12 giugno 2007 |
| Diario elettorale/ L'Americano Raimondi conquista Gaeta |
| La vittoria dell'outsider sbaraglia destra e sinistra. Il Capitano paga la sua arroganza. E l'ondata di entusiasmo contagia la città. |
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| raimondi sindaco |
Gaeta: Anthony l'Americano ce l'ha fatta. Questo ragazzo un po' cresciuto che recita poesie ai comizi e studia il colore della giacca da indossare in tv, che parla di rivoluzioni di velluto e caste politiche di abbattere, cita Kennedy e Don Bosco, offre rose alle elettrici e babà agli avversari, sottobraccio a due "listarelle" civiche della società civile, oggi si ritrova sindaco di Gaeta. Il risultato del ballottaggio è stato netto: 7444 voti per Antonio Raimondi, il 56,1%, contro i 5825 andati al suo avversario della Cdl ed ex sindaco Massimo Magliozzi, fermo al 43,9%. |
Anthony ora guarda la piazza pienissima che lo accoglie festante, i cori che urlano libertà libertà, un tricolore che sventola. Ammira la strategia che lo ha portato fin lì. Contempla le truppe del Capitano Magliozzi mandate gambe all'aria, crollate sulla loro stessa avidità di potenza. Osserva le truppe umiliate del centrosinistra, scavalcate al primo turno e che ora vengono a baciare e stringere la mano, credendo di sentirsi un po' meno sconfitti. Scruta la fila di quelli sempre pronti a salire sul carro del vincitore, pur di tirare a campare. Se ne sta lì in piedi, dinoccolato e sorridente. Nei suoi occhi soddisfatti passa un lampo di timore. "Ora viene il bello - pensa - ma pure il difficile".
Ringrazia tutti Raimondi, ma sa che la vittoria è solo sua. È una "rivoluzione dal basso" che ha finito per spazzare via, in due tappe, "una metodologia politica ormai abusata". Lui la spiega come se fosse una battaglia navale: "siamo entrati in mezzo ai galeoni di quella che sembrava l'invincibile armata e, con barche piccole e snelle, li abbiamo affondati". Nel giro di un anno il venticello di libertà di una squadra di visionari è diventato un uragano, che ha travolto tutto quello che ha trovato. Ma, allo stesso tempo, ha trascinato dietro di sé una marea di forze nuove, una "classe emergente" finora delusa ma pronta a impegnarsi. E soprattutto un nuovo modo di parlare alla gente, di restituire passione a una politica che sempre più spesso appare intorpidita e chiusa in se stessa. I "vecchi" dei partiti non hanno capito, non hanno letto le intenzioni e i sentimenti dei loro concittadini, hanno sfrontatamente riproposto liste con accozzaglie di nominativi, un concorsone spudorato di 320 aspiranti consiglieri. Così, per la prima volta, a Gaeta i partiti tradizionali hanno lasciato il posto ad una maggioranza, espressione della società civile. Un consiglio comunale rinnovato, privato di molte sue vecchie cariatidi da entrambi i poli. Scrive Lince su Telefree.it: "Ha trovato un terreno fertile l'Americano perché la gente era stanca. Stanca di questo centro destra, avvinto come un pitone alla preda da stritolare e stanca di questo centrosinistra, vacuo e inane come un buco di ciambella. E infatti sono caduti entrambi, come cadono gli dei quando non sono più riconosciuti tali". Tutto ciò ricorda la situazione nazionale, in questi italici tempi agitati di crisi della politica e sfiducia generale nei partiti? Il nuovo sindaco si lancia in spiegazioni ambiziose: "Siamo in una fase peggiore del '92 quando in pochi mesi Mani Pulite ha spazzato via la vecchia nomenclatura. Ma la rivoluzione di cui oggi Gaeta è alla testa è una rivoluzione che non stiamo facendo con Di Pietro, ma che parte dal basso, dai voi cittadini. C'è aria di primavera nella nostra città, di una innovazione che toccherà tutta l'Italia e di cui noi siamo portatori".
La lunga campagna gaetana è stata globale e locale al tempo stesso, strapaesana e ultramediatica in un colpo solo, all'americana e all'amatriciana in un solo piatto, esotica ma pure provinciale. E in questo caldo lunedì di giugno Gaeta festeggia il suo nuovo sindaco con un tifo quasi calcistico. Caroselli, clacson, cori, abbracci, lacrime. Anche gli osservatori più navigati delle faccende locali devono ammettere che mai si era visto un fenomeno di tale portata nel paesone gaetano. Fa effetto se si pensa alla storica apatia gaetana, all'istinto conservatore della vecchia fortezza decaduta, al sistema paesano sempre dominato da poche oligarchie familiari. Fa ancora più effetto assistervi ora, in questi tempi in cui la politica italiana sembra aver perso ogni capacità di mobilitare passioni e speranze. Si dirà: serve il carisma. "Anthony ha acceso in noi una scintilla" dicono alcuni fedelissimi della sua lista. "Non mi era mai capitato in diciotto anni di vita professionale ma stavolta ho pianto" confessa una storica cronista locale. Compassati uomini di mezza età trattengono a stento le lacrime alla fine dei comizi. Signore che confessano ai mariti, "Raimondi me lo sogno ogni notte". Ragazzi che dicono, "guarda, mi ha fatto venire la pelle d'oca". E gente che si gioca i numeri al lotto dati al comizio e vince. Si dirà il carisma, si dirà la forza del leader. La nuova politica, arcaica ed evoluta, razionale e magica al tempo stesso, è sbarcata pure sotto i campanili di provincia.
È stata una campagna lunga e pesante. Meno male che al Comune c'era l'imparziale commissario, viene da dire. Nelle strade della città è corso di tutto: accordi e minacce, scambi e favori, insulti feroci e perdoni sospetti. Ma bastava essere in piazza venerdì sera, a sentire gli ultimi comizi prima del ballottaggio. Da un lato il comizio della Cdl, col Capitano capopopolo dai piedi d'argilla a sbraitare sulla folla, "il sindaco della gente", con un'aria cupa riempita di veleni e avvisi sibillini, sintassi incerte, striscioni della curva ultrà. La plebe che esulta alle ultime promesse: se vinciamo il Gaeta Calcio in serie D e Gigi D'Alessio assessore. Dall'altro lato il comizio civico di Raimondi, con parole di concordia, evocazione degli splendori gaetani del boom, rose offerte alle signore, visione della città futura, strette di mano collettive. La storia siamo noi in sottofondo, "e un po' di giustizia per tutti". L'arroganza non ha pagato, il cinismo politico per una volta ha alzato bandiera bianca, la visione di un futuro oltre il proprio naso ha avuto la meglio. "Almeno, cazzo, ci hai fatto sognare" gli dice un ragazzo sotto al palco, e in fondo la politica serve pure a questo.
"Io sono un Ulisse che cerca la sua Itaca" dice di sé Anthony Raimondi, gaetano nato tra i migranti di Sommerville, Massachusetts, che ha girato il mondo da presidente di una grande ong di volontariato cattolico, studiato la diplomazia internazionale, visto le infamie della povertà globale, ma ogni tanto ancora ripensa alla sua Penelope perduta da qualche parte a Itaca, "coi suoi capelli lunghi e neri... come sarebbe stata la nostra vita insieme?" confessa nel suo libro. "Mia madre me lo diceva, Anto' ma chi te lo fa fare a fare gliu' sindaco a Gaeta, ma lassa perde". Ma come si fa a rinunciare se poi "la storia siamo noi, e nessuno si senta offeso" come cantava De Gregori, come si fa se poi "la gente quando si tratta di scegliere e di andare, te la ritrovi tutta con gli occhi aperti, che sanno benissimo cosa fare", e sotto il palco degli ultimi comizi c'è gente che piange mentre quella canzone risuona nell'aria della piazza di fronte al mare. "Ci vuole sempre un americano per liberare Gaeta" ironizza il suo ex avversario centristra La Croix. Non c'è angolo di Gaeta che Raimondi non abbia visitato, in compagnia del suo fido Antonio Ciano, il tabaccaio e scrittore meridionalista che con la sua tv di strada lo ha reso familiare all'audience cittadina, definito come "il vero trait d'union tra i bassifondi umorali della città e le pensate talvolta metafisiche del suo leader". La telestreet Tele Monte Orlando, incredibile fenomeno mediatico di paese, minacciata sotto elezioni e ora di nuovo a rischio di chiusura, è stata un volano di partecipazione per le elezioni gaetane. Dice Erasmo Lombardi, presidente dell'associazione che fa capo all'emittente: "Non avevamo bisogno di fare propaganda per l'uno o l'altro candidato, ci bastava far vedere le cose come stanno, mostrare i consigli comunali, le facce dei politici". Così è stato in questi anni, e bastava questo a infastidire i signorotti locali.
Dalla tv alle piazze, dal pane alle rose, dalla crisi della politica al presunto malaffare messo in luce dal commissario prefettizio, tutto ha concorso a solleticare l'istinto rivoluzionario del gaetano medio. A scardinare tutte le serrature dell'immobilismo cittadino. Festeggia adesso Anthony l'Americano. Portato a spalla dai suoi, abbracciato a mezza Gaeta. Ripete che non abbiamo "cacciato Massimo Magliozzi", ma messo un punto al vecchio modo di fare politica. La risalita sarà quanto mai difficile, perché la casa comunale è in preda ad un collasso politico ed economico, vittima di insipienze e sprechi amministrativi su cui sono in corso delle indagini. "Adesso viene il bello - insiste l'Americano - ma non lasciatemi solo".
(8/ fine)
[www.ludik.it/gaeta] |
di: Luca Di Ciaccio |
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