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Home » News » Latina » Pontinia » 300 morti l'anno e 12 mila fer...
domenica 10 giugno 2007
300 morti l'anno e 12 mila feriti in bicicletta
e ancora: un morto su 5 per colpa delle PM 10
letture: 1198
Pontinia: Se la situazione in Italia degli incidenti dei ciclisti è allarmante, in provincia di Latina e nel comune di Pontinia non è certo migliore.
D'altronde alcuni fattori aumentano la pericolosità e non pare che le amministrazioni e le istituzioni intendano attuare politiche di salvaguardia, anzi quando intervengono a volte peggiorano la situazione, già precaria.
E' stato il caso dell'ordinanza della Prefettura che, per togliere il traffico su Sezze Scalo, ha aggravato prima la via Appia (che si è dovuta rifare interamente nel tratto Migliara 48 /50 nel comune di Pontinia), poi la via Lungobotte, quindi le stesse Migliare 48 e 50, oltre alla via Murillo dissetaste dal dirottamento del traffico.
Poi mancano le opere di manutenzione ordinaria, aumenta la pericolosità degli incroci a raso per la scarsa visibilità, per segnaletica orizzontale e verticale mancante, incompleta o errata.
Nel comune di Latina poi l'installazione selvaggia e stupida dei semafori è una costante insieme ai cantieri dei lavori pubblici, installati in coincidenza della più brutta e lunga campagna elettorale. Sarebbe bastato un piano del traffico coordinato con un cronoprogramma e la necessaria informazione e segnaletica.
Il dissesto dei lati delle carreggiate costringe ciclisti e motociclisti ad evitare buche, tagli sul lato destro della strada, spostandosi, per garantire l'incolumità, verso il centro della carreggiata.
D'altronde la mancanza di una banchina o peggio il dislivello anche superiore ai 10 cm tra la sede stradale e quel che resta di una banchina crea incidenti pericolosi se ci si deve spostare per evitare altri veicoli.
E molte strade (le Migliare ma anche la via Santa Fecitola, Torre Nuova, del Saraceno, del Piccarello, solo per fare gli esempi nella periferia di Latina) sono talmente strette che non sempre consentono l'incrocio di due veicoli, specie se uno dei due è un SUV oppure un autocarro.
Poi l'alto numero di immigrati che si recano al lavoro (in genere nelle aziende agricole che sopravvivono solo al basso costo delle maestranze straniere) riversano sulle strade centinaia di biciclette.
Durante l'inverno questi lavoratori sono costretti a percorrere le nostre strade con il buio e spesso senza fanalini, catarifrangenti o giubbotti di segnalazione.
Con la bella stagione la situazione migliora leggermente.
La mancanza poi di piste ciclabili (veramente assurdo considerando che la pianura pontina, oltre ad avere strade, appunto, pianeggianti, gode anche di uno dei migliori climi) è segno della mancanza di cultura di amministratori attenti agli imprenditori, ma non alla sconosciuta qualità della vita.
Piste ciclabili rese obbligatorie nei nuovi piani urbanistici e particolareggiati che però non vengono attuati, né studiati, altro segno che il mattone è amico di chi amministra, mentre la bicicletta è un problema.
Eppure l'ennesima ricerca dell'OMS ci ricorda che una morte su 5 è provocata in Italia dall'inquinamento delle PM 10.
A Pontinia tutti si danno da fare per avere visibilità contro la turbogas dimenticando proprio che la VIA ha evidenziato il forte tasso di inquinamento atmosferico.
Eppure l'Agenzia Regionale della Sanità ci ricorda l'alto numero di malattie all'apparato respiratorio, causato sempre dall'inquinamento atmosferico.
Pontinia 9 giugno 2007 Ecologia e Territorio Giorgio Libralato

http://www.repubblica.it/2007/06/motori/motori-giugno-2007/
motori-incidenti-ciclisti/motori-incidenti-ciclisti.html?ref=mothpstr5
E' come se tutti i partecipanti al Giro morissero ogni sei mesi. Dal 2003 percentuali di incidenti
in continuo aumento. Auto e moto sempre meno attenti verso questa categoria di utenti
Italia, strage di ciclisti
1000 morti in tre anni
di VINCENZO BORGOMEO

BLOG

LA TABELLA

Le associazioni di categoria lo dicono da tempo, ma il loro grido rimane inascoltato: per i ciclisti ormai è strage. Gli ultimi dati, elaborati come sempre dall'Asaps - associazione amici polizia stradale - parlano chiaro e dimostrano che da noi, in pratica, muoiono ogni sei mesi un numero di ciclisti pari a quelli che fanno il Giro d'Italia.

Anche qui c'è il solito problema dei numeri Istat perché l'anno di riferimento è solo il 2005, ma è l'ultimo disponibile: così si scopre che in 12 mesi sono morti 317 ciclisti, con un incremento del 5,7%, in totale controtendenza rispetto al calo generale della mortalità sulle strade che nel 2005 che è stato del 4,7%.

E non è tutto: in appena 3 anni, secondo un'inchiesta pubblicata sulla rivista il Centauro sono quasi 1.000 i ciclisti che hanno perso la vita sull'asfalto, con 12.476 feriti, (35.491 in tre anni), ossia il 6% in più rispetto agli 11.766 del 2004. Il dato generale fa segnalare invece un calo del 2,7%...

E sempre secondo le statistiche nel 2005 si sono contate 15 vittime fra i bambini che andavano in bici dagli 0 ai 14 anni. 13 maschi e 2 femmine. Sono state invece ben 161 le vittime fra i ciclisti over 65, pari al 50,8%. Fra gli anziani 122 erano maschi 75,8% e 39 le femmine 24,2%. La percentuale dei ciclisti sul totale delle vittime della strada è passata dal 5,3% al 5,8% dei morti e dal 3,7% al 4% dei feriti.

Tutto questo, in estrema sintesi, è la prova lampante di come automobilisti e motociclisti rispettino molto poco i poveri utenti delle biciclette...
(8 giugno 2007)
INCIDENTI AI CICLISTI - ANNI 2003/2005
2003 2004 Variazioni percentuali 2003/2004 2005 Variazioni percentuali 2005/2004 Percentuale sul totale
Morti 329 (2003) 300 (2004) -8.8% 317 (2005) 5.7% (variazione complessiva) 5.8%
Feriti 11.249 (2003) 11.766 (2004) +4.6% 12.476(2005) 6% 4% (variazione complessiva)
Fonte Istat - Elaborazione Il Centauro-Asaps - ©

OMS, DEGRADO CAUSA UNA MORTE SU 5 IN ITALIA, PER CNR COLPA PM10
(ANSA) - ROMA - E' imputabile, secondo l'Oms, a cause ambientali prevenibili il 20% della mortalita' in Italia. E nella Pianura Padana e' molto forte la concentrazione di polveri sottili, in particolare Pm 2,5, mentre in 13 grandi citta' italiane tra il 2002 e il 2004 a causa del Pm 10 e' stata stimata una media di 8.220 morti l'anno. Sono inoltre tra i 6,4 e gli 8,6 milioni gli italiani, a seconda che si escluda o si includano i comuni di Milano e Torino, che abitano nei 311 comuni di aree altamente inquinate, quelle dei 54 siti di bonifica nazionale. Questo il quadro emerso oggi nel corso della presentazione del Cnr sulla sintesi delle attivita' svolte nelle aree ad elevato rischio ambientale e sanitario, nell'ambito dell'indagine conoscitiva della Commissione Ambiente della Camera sulla valutazione delle conseguenze ambientali provocate dall'inquinamento urbano, dallo smaltimento dei rifiuti e delle aree ad alto rischio. ''L'oggetto di questa indagine - ha spiegato Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente della Camera - che sara' ultimata entro ottobre prossimo, e' quella di mettere in fila le questioni aperte per il futuro e le eredita' del passato. Non a caso viene presentato questo rapporto nella Giornata mondiale dell'Ambiente, costituisce un modo per aiutare le politiche''. Oltre ai 54 siti di bonifica di interesse nazionale sono migliaia i siti inquinati in Italia: circa 6.000 di interesse regionale per le bonifiche; 58 siti con elevata contaminazione da amianto, 1.550 siti minerari quasi tutti dismessi; 1.120 stabilimenti a rischio di incidente rilevante. ''A porre problemi ambientali e sanitari diversi - spiega Fabrizio Bianchi del Cnr - sono due tipi di inquinamento: quello diffuso, ad esempio da polveri sottili; quello localizzato, in aree ad alto rischio non marginali, per numero di abitanti e importanza economica''. La proposta dell'esperto Cnr rispetto alle aree dei siti di bonifica e' quella di istituire un ''superfund'' sul modello americano, costituito con la fiscalita' su settori che hanno contribuito al degrado ambientale, sia a scopo di ricerca sia per la fase di bonifica. Per quanto riguarda l'inquinamento diffuso Roberto Bertolini direttore dell'Oms Italia ha ricordato: '' In Italia il 20% della mortalita' e' riconducibile a cause ambientali prevenibili''. Nodo cruciale in materia rimane quello dei trasporti e delle famigerate polveri sottili. ''Le aree della Pianura Padana, in particolare Milano e Torino - ha spiegato Bertolini - sono tra quelle che a livello europeo registrano le concentrazioni piu' elevate di Pm 2,5''. Particolato fine che entra subito in circolazione nel sangue e non viene filtrato ''nemmeno dai motori delle auto nuove''. ''E' importante l'azione nel medio e lungo periodo'' ha sottolineato Bertolini, che vede la Francia come un esempio da seguire per ''aver istituito un'agenzia che si occupa di ambiente e salute che traduce i dati della ricerca in indicazioni di politiche, facendo monitoraggio e valutazione''. E sulla connessione fra ambiente e salute il Cnr punta a mettere in rete il lavoro con altri enti nazionali, per costituire ''Merit'', Medical reserach in Italy: ''l'Italia - afferma Fabio Pistella, presidente del Cnr - e' forte se si presenta come squadra''. (ANSA). Y62-BR
05/06/2007 18:43

© Copyright ANSA Tutti i diritti riservati

di: Giorgio Libralato


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