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| venerdì 08 giugno 2007 |
| Diario elettorale/ Il ballottaggio dei veleni |
| Clima pesante alla vigilia del duello finale tra il Capitano e l'Americano. Come regolarsi per un voto che varrà tanto. |
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| manifesti: tatangelo, pinocchio, magliozzi |
Gaeta: Furie che si abbattono nel venticello della sera, abilità oratorie sfoderate come mitraglie, senza esclusione di colpi, minacce che trasudano negli angoli della città. Alla fine di una campagna gaetana che pare non finire mai vola di tutto. Stracci, veleni e qualche insulto.
Il Capitano e l'Americano battono palmo a palmo il terreno della città, spuntano tra le frequenze radiofoniche e televisive, conquistano i siti internet locali dove i loro ultras si scannano allegramente. Una campagna al vetriolo, come nessun gaetano di buona memoria ricordava. |
Pure il vecchio sindaco diccì Pasquale Corbo, che ne ha viste tante e ora ha deciso di testimoniare il suo appoggio all'outsider Raimondi, se ne è accorto a sue spese. Mesi fa l'aveva detto: "Gaeta è una città bellissima, ma i suoi abitanti a volte sono infidi, dotato di una formidabile capacità di odio". Pareva echeggiare il solito epiteto gaetano della "razza caina". E perfino quel "paradiso abitato da diavoli" a cui spesso Benedetto Croce paragonava il Meridione. In questa settimana, il vecchio Corbo, si è ritrovato tirato per i piedi dai suoi avversari, che ai suoi forbiti discorsi hanno risposto in maniera, diciamo così, alquanto spicciola: "Ancora si permette di parlare, ma se sta più morto che vivo!".
Quanti diavoli, insomma, si aggirano per il paradiso gaetano alla vigila del voto. L'avvocato Matarazzo, immarcescibile marpione democristiano, urla e sputacchia dai palchi dei comizi del centrodestra che Raimondi è "un'idiota", per precisare subito dopo con tocco puerilmente sopraffino: "nel senso greco del termine". E quelli delle sue liste civiche sono "pirati senza anima, assetati di sangue". E giù con una valanga di insinuazioni da lasciare intontita perfino la scafata platea dei sodali del centrodestra. Pare già di sentire le cannonate sullo sfondo. E il masaniello Antonio Ciano, a fianco del suo alleato Raimondi, gli replica con una durissima invettiva, contro "gli avvocaticchi pidocchi", "i delinquenti politici", "la casa delle libertà che presto diventerà casa circondariale", rivela il compenso percepito da Matarazzo come avvocato di quella autorità portuale su cui da un giorno all'altro cessò le sue obiezioni, e poi mostra le carte - svelate dal commissario prefettizio, su cui la Finanza sta indagando - degli sprechi e dei clientelismi del Comune di Gaeta negli ultimi anni, con tanto di nomi, cognomi e somme, figli, sorelle, mariti, amanti e chi più ne ha più ne metta. Si attendono altre repliche, altre controrepliche. Si combatte senza esclusione di colpi e senza riguardo per nulla. "Non ci capisco più un cazzo!" declama il Capitano Magliozzi con le vene gonfie sulla nave che affonda. "Ve ne dovete andare affanculo!" urla il pubblico di Antonhy l'Americano pronto al sorpasso finale e lui senza scomporsi fa si con la testa. Ai comizi la gente assiste in parte suggestionata e in parte impassibile. Come se questi giorni di veleni e di urla fossero la necessaria catarsi per un'epoca nuova, il rito sacrificale su cui immolarsi di fronte al bivio che sancirà il futuro di Gaeta. E' una scelta storica quella di domenica e lunedì? Si. E' uno scontro tra due Gaeta al bivio? Insisto: si. E' una battaglia per riprendersi il futuro dai diavoli che lo hanno sottratto agli abitanti di questo bel paesone? Ebbene: si.
Il Capitano Magliozzi, insieme al suo Azzeccagarbugli di fiducia, non si risparmia: la sua propaganda si accompagna a grida battagliere, a volti contratti, e soprattutto a minacce, allusive o esplicite, intese a intimidire. Gli slogan si tramutano in oscuri avvertimenti. "Mi chiamano Sfaciacarrozze, e sono pronto di nuovo" dice amabilmente di sé l'avvocato Matarazzo dell'Udc. Qualsiasi cambiamento deve apparire agli occhi dell'elettore come un salto nel buio, dove non ci sono più sicurezze e il panico è re. Il Capitano, isolato da tutti gli avversari del primo turno che hanno scelto di sostenere il suo antagonista civico al ballottaggio (ma senza apparentamenti ufficiali), perseguita fino allo sfinimento Raimondi, in ogni confronto, dicendogli: "Dillo che ti sei alleato con la sinistra, dillo!". E l'altro a smentire senza dargli troppa corda, e sottolineare che nessun inciucio intaccherà la sua ventata di novità. Alla fine tocca proprio a Raimondi, che pareva a tutti l'antipolitico per eccellenza, presentarsi come colui in grado di riscattare la politica dai suoi famelici custodi. Politica nel senso di gestione e visione della polis, della città pubblica, e non politica come furba compensazione di interessi privati. L'Americano vanterà forse troppi amici ma la sua visione della società gaetana e dei suoi problemi, nel confronto con la paranoia dell'altro, risulta assai più realistica e sensata. Indica un orizzonte, ha costruito un gruppo di volenterosi che pochi si aspettavano di vedere arrivare fin qui. Punta il dito sul "sottoproletariato" schiavo di precariati e favori che il suo avversario è riuscito a creare. Sarà in grado, forse, di porre fine a un modo di governare che ha debosciato le energie di questa città, riuscendo solo nell'impresa di costruire poderose trincee a difesa degli interessi di qualche amico o di certi amici degli amici. Tuttavia, speriamo che arrivi subito questo voto. Perché siamo alla frutta. Perché la torta tanto agognata è già avariata.
Non è un bel clima. Basta girare, parlare, ascoltare. C'è chi prova a spaventare i commercianti e chi minaccia di licenziare i dipendenti, chi promette posti di lavoro e chi regala un buono benzina, chi si comporta da padrone e chi non può far altro che vendere i suoi servigi, c'è chi intimorisce la pluralista tv di strada Tmo e poi posa sorridente su altre emittenti non meglio identificate che ritrasmettono il suo destrorso faccione a orario continuato, c'è chi promette la serie D e chi tira fuori dal cilindro una poltrona di assessore per Gigi D'Alessio, c'è chi si sente ancora padrone della città, c'è pure chi fa la faccia simpatica e poi infila un cinquantone nella scheda facsimile. C'è di tutto in questo bel paese. Davvero la posta in palio deve essere alta.
Tuttavia, in questa Gaeta meridionale, in questo paradiso indiavolato dove mai le cose assomigliano troppo a loro stesse, si può affermare che questa campagna elettorale più brutta è stata anche la campagna elettorale più bella. Quella dove davvero si sono fronteggiate due visioni diverse dello sviluppo della città, che nei prossimi anni incrocerà snodi cruciali: dalle vecchie aree dismesse ai beni demaniali, dal piano regolatore alla definizione delle attività portuali. Ma anche una campagna attraversata dal fiume impetuoso del rinnovamento della politica, segnata da nuovi rapporti mediatici, nuovi stimoli dell'immaginario, che tuttavia non sono bastati a coprire la densa coltre dei clientelismi e degli scambi. Una campagna che ha visto ripopolare le piazze e le strade. Che ha perfino rispolverato la questione morale. Che ha iniettato nuova linfa a una società civile che sembrava persa e quasi arresa di fronte all'insipienza della classe politica di professione. Da qui, dal mare disilluso di Gaeta partirà la "nuova rivoluzione italiana" come dice Raimondi cavalcando l'onda politica agitata di questa tempi? Non si sa, ma di certo le elezioni gaetane mandano dei segnali che sarà opportuno analizzare.
Adesso però il rumore di fondo è ancora troppo forte. Per strada i megafoni che invitano al circo ("animali mai visti!", pensate un po') si mescolano a quelli degli aspiranti sindaci con i loro ultimi fuochi ("Raimondi, l'ultima occasione", "Anna Tatangelo in concerto per Magliozzi" con qualche passante che commenta malizioso "l'avranno pagata coi soldi del Progetto Musica sotto inchiesta", e via così). Il paradiso è molto agitato, i diavoli non si arrendono. Ma alla fine della fiera la carta decisiva rimane in mano a quel soggetto fondamentale, che non è la "gente" e non è nemmeno il "popolo". L'ultima carta rimane in mano a voi, a noi, a me: al cittadino. Quel cittadino di cui, finita la festa del voto, già molti sono pronti a dimenticarsi. E dunque. Come si dovrebbe sapere, esistono due tipi di comportamento elettorale: il voto retrospettivo e cioè sul consuntivo di quel che un governo o un'amministrazione ha fatto; e il voto, che si può definire per simmetria proiettivo, di chi invece si regola sul preventivo, sui programmi e sulle promesse elettorali. Si vota anche per premiare, o viceversa punire, chi ci ha governato. Allora c'è un modo per salvarsi dagli imbroglioni: non badare alle promesse, ma giudicare dal loro operato. Io mi regolerò così. Fuori dal seggio continuerò a sperare, nel vento fresco della sera. Ma nell'urna, almeno questo, punirò e rimanderò a casa chi, da ultimo, ha così bene disastrato la nostra città e perfino avvelenato il clima di questi giorni.
(7/ continua)
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di: Luca Di Ciaccio |
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