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| domenica 27 maggio 2007 |
| Diario elettorale/ Gaeta disillusa al voto, tra sindaci ed eroi |
| Chiusura di campagna. Il Capitano urla "non mi tradite". Magliuzzi è pensieroso. Raimondi si trasforma in Braveheart. |
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| propaganda calcio-politica |
Gaeta: Con spirito curioso o interessato, in molti si affollano intorno alle elezioni gaetane. La ridente cittadina tirrenica, nell'ultimo giorno di campagna elettorale, è una selva di telecamere grandi e piccole, telestreettari e bloggers, opinionisti da bar e veterani.
Il regista del film sugli "Spaghetti spin doctors" e sulla mia candidatura virtuale, il romano Daniele Di Veroli, camminando tra una piazza e l'altra, mi dice che si aspettava una campagna più strapaesana e invece no, "qui si fa molto sul serio, gli stessi aspetti di comunicazione dei candidati sono molto curati e bene organizzati, ma al tempo stesso si respira un'aria pesante, alcuni parlano di intimidazioni in vista del voto, altri parlano del pericolo della camorra sulla città, e in tutto ciò di ideali politici se ne vedono pochi". |
Di ideali forse pochi. In compenso si vedono un paio di giovani troniste di Canale 5, invitate a portare un po' d'animazione nella festa di chiusura della campagna del candidato della Cdl Magliozzi. Le pubblicizza il camioncino del Gaeta Calcio, con le bandiere al vento e l'inno della squadra a tutto volume. Poi si affacciano alcuni politici nazionali, che la buttano in grande. Un voto per il candidato di centrosinistra - dice il deputato Mantovani di Rifondazione - è un voto che va finanche a chi lotta contro i bimbi orientali sfruttati nelle fabbriche. Un voto per il candidato di centrodestra - proclama l'onorevole Tajani di Forza Italia - è pure un voto per dare la spallata al governo Prodi, far tornare il Cavaliere al governo e pagare meno tasse. Ma ai gaetani disillusi basterebbe solo un voto per amministrare bene la loro città.
E' stata una campagna lunga, iniziata mesi e mesi fa, ad alta densità di aspiranti consiglieri comunali, uno ogni quaranta votanti, ricca di moderne astuzie mediatiche e vecchi trucchi clientelari. Una campagna aperta, dove si traballa sull'incertezza, a volte si scivola nel livore. E' grande la confusione sotto i cieli, ai tempo della crisi della politica. Gli elettori per le strade fanno fatica a districarsi tra i candidati. Sul palco di piazza della Libertà, alle nove di sera, Capitan Magliozzi si affaccia dalla ringhiera urlando che lui è il sindaco della gente, quasi cade giù per la concitazione del momento, "mi sento come un amico, un fratello, un padre per voi", e la sua piccola folla lo acclama, lo osanna, se lo mangia con gli occhi. Sindaco per quattro anni e mezzo, eletto trionfalmente nel 2002 con il 62% dei voti al primo turno, fatto cadere a novembre scorso per l'ammutinamento di una parte dei suoi uomini di centrodestra, ora di nuovo tutti insieme nelle sue liste. Va all'attacco il Capitano nel suo ultimo comizio, scortato dallo stato maggiore pontino di Forza Italia. Se la prende con la stampa di Ciarrapico che lo attacca, se la prende col commissario che lo boicotta, se la prende con la telestreet Tmo che lo maltratta, se la prende con chi mette in giro la voce che ci sia un avviso di garanzia in arrivo per lui. Si sente assediato. "Non mi tradite" dice persino ai suoi fedelissimi. "Ma io mi fido di voi" si corregge subito dopo. Se torna la sinistra, fa capire Magliozzi, ci saranno miseria, terrore, morte e - come se non bastasse - il verde professor Mola all'Urbanistica. È quasi un'unione carnale tra il capo e la sua plebe, tra il cannoniere e la sua curva ultrà, un rapporto che scavalca ogni mediazione politica, ogni valutazione amministrativa. "Ho aiutato tanta gente, tanta povera gente, e a volte bastava veramente poco". Più che voti sembrano ex-voto: per grazia ricevuta.
In un'altra piazza, tra i vicoli del borgo, l'avversario quasi omonimo del centrosinistra, l'Avvocato Magliuzzi, mastica il suo sigaro e ripensa all'imprevedibilità dei destini politici. Pochi minuti prima era a comiziare su un palco insieme all'assessore regionale Verzaschi e altri notabili centristi. Visto tre anni fa sarebbe stato un perfetto comizio di centrodestra. Pochi minuti dopo s'è ritrovato su un altro palco, coi compagni di Rifondazione che lo sostenevano, sotto la bandiera con la falce e il martello, proprio lui che aveva sempre votato lo zio senatore di Alleanza Nazionale, sana famiglia di gentiluomini a suo tempo pure fascisti. Ma Magliuzzi con la u è una persona pragmatica, "soprattutto con i piedi per terra" recita saggiamente il suo slogan elettorale. Pasqualino il Freddo, come lo chiamano i suoi detrattori, non scalda i cuori ma dice che è meglio essere pragmatici. Ha vinto le primarie locali partendo da una sua lista di centro, si presenta come un uomo "fuori dai partiti" ma nella coalizione alle sue spalle s'è portato i vecchi arnesi del centrosinistra gaetano, gli stessi che governarono dieci anni fa ai tempi delle giunte D'Amante e che gli elettori bocciarono a suo tempo. Ma l'esperienza serve, e difatti con Pasqualino non ci sono solo "gli stessi di dieci anni fa": c'è pure qualcuno di vent'anni fa, vecchi democristiani e socialisti in riarmo, quasi riesumati. "Meno male, è tornata la diccì" esulta una signora mentre il palchetto dei comizi di fronte al mare viene addobbato di scudi crociati. Appeso al muro campeggia il "patto con gli elettori" firmato da Leandro La Croix, candidato degli Autonomi di centro, lista che raggruppa dissidenti di Forza Italia assieme a neo-dc con uso legale del simbolo. Ma i cittadini diventano sempre più infidi: il contratto alla Berlusconi non basta più, con la scrivania di ciliegio e tutto il resto, le promesse vanno rafforzate, come minimo servono clausole penali più stringenti. La Croix, di par suo, ci mette i soldi: centomila euro in beneficenza se una volta eletto sindaco non rispetterà i punti stabiliti, oltre a vent'anni di ritiro dalla vita politica, e pure - come ha puntualizzato in una video-intervista in Rete - "un paio di calci in culo". In un altro comizio, il candidato Tonino Lieto, ex di entrambe le coalizioni e ora candidato con una sua civica, la butta più semplicemente: "A noi non importa della coalizione che ci vorrà ospitare, basta che accolgono le nostre richieste".
"Quello che manca, nella politica e in genere nella società di oggi è un po' di umiltà" mi dice il professor Cesarale, anima storica della sinistra gaetana. Intanto, nella notte, sul molo della città vecchia, a chiudere questa esagerata campagna elettorale, spunta Braveheart. Il cuore impavido sarebbe quello di Anthony Raimondi, che proietta uno spezzone del celebre film di Mel Gibson. La piazza ammutolita segue il discorso di William Wallace prima di battersi contro l'esercito inglese, l'esercito tiranno. Per infondere nei cuori scozzesi a voglia di combattere, per conquistare la libertà. "Combatterete" urla Mel Gibson sullo schermo. "Si" rispondo i gaetani in piazza. "Si" risponde Anthony l'Africano. Più che una festa e un'adunata quella di Raimondi, un'adunata di una società civile che ha ripreso entusiasmo nel mare disilluso della politica attuale, di una politica che pure a sinistra ha messo nel cassetto anche quel po' di sana utopia, uno sguardo oltre il proprio scranno. Un'adunata che acclama i suoi eroi in due gaetani d'eccezione: Corbo e Coccoluto, un novantenne sindaco degli anni cinquanta, della Gaeta del boom mai più bissata, e un dj di fama internazionale che gira per il mondo e ripensa alle occasioni perdute della sua città d'origine. "Ma li vedete gli altri, sono sempre gli stessi, da una parte e dall'altra, a destra e a sinistra, incapaci di far crescere questa città" sibila Raimondi alla sua folla festante, che riempie il piazzale della Sanità. La lista degli assessori è pronta per essere annunciata, "perché gli scegliamo per le competenze, e non per le tessere di partito, come fanno gli altri che usano il manuale Cencelli". C'è pure il "brigante dell'etere" Ciano, pronto assessore al Demanio. La mezzanotte è vicina, e adda' passa 'a nuttata come dice qualcuno citando De Filippo. Anthony l'Africano è l'outsider che sta facendo saltare i conti e gli equilibri di queste elezioni paesane. Sa come usare la comunicazione. Sa formulare idee e programmi che guardino più lontano di un sospiro. Sa accendere speranze. Sa piazzare la frase in dialetto nel discorso o la poesia inglese nel comizio. Sa come cavalcare con destrezza lo spirito del tempo. Sa come sfiorare il qualunquismo senza caderci nel baratro. "Destra e sinistra? Ma no, la vera divisione è tra i riformisti e i conservatori". A mezzanotte arriva il colpo di teatro: Raimondi tira fuori dalla tasca una matita azzurra, e si traccia un segno sotto gli occhi, come Braveheart, come i guerrieri per la libertà. E poi fa tenere tutti per mano, pubblico e candidati, tutti con le mani unite verso il cielo a urlare per tre volte: "Libertà!".
Il mare del golfo - che ne ha viste tante - se ne sta muto alle spalle dei suoi abitanti. Gaeta disillusa cerca il suo sindaco. Con una dose di umiltà e una di coraggio. C'è chi pensa alle bollette da pagare, che chi punta alla corda dell'equilibrismo sotto i suoi piedi, c'è indica l'orizzonte e insegue sogni di libertà. "Ma anche avere un sogno è un diritto che non dobbiamo perdere" ripete il vecchio sindaco e partigiano Corbo, applaudito da giovani e anziani. Forse in questi tempi inquieti pure Gaeta vorrebbe un eroe.
(4/ continua)
[www.ludik.it/gaeta] |
di: Luca Di Ciaccio |
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