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| martedì 14 novembre 2006 |
| La Cdl crolla anche a Gaeta. Magliozzi sfiduciato per mano dei suoi |
| Dodici firme su venti: tutti a casa. Fallita la mediazione di Fazzone. Cdl in frantumi e giunta caduta come a Cori e Sabaudia. Sindaco introvabile: "Chiamate i vigili!". |
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| magliozzi |
Gaeta: Sfiduciato il sindaco Massimo Magliozzi: ora Gaeta attende il commissario prefettizio. Ieri sera, nel corso della turbolenta seduta di consiglio comunale, dodici consiglieri si sono dimessi, determinando di fatto la caduta del sindaco e della sua Giunta. La seduta, del resto, si era aperta con l'assenza dall'aula del primo cittadino. |
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| fazzone |
Riproponendo fin dalle prime battute quello stesso impasse che, giorni fa, aveva impedito la votazione degli emendamenti alla delibera sulla cantieristica. Il presidente Franco Fantasia si rimetteva quindi alla decisione del Consiglio, anche se era chiaro a tutti che, mancando il necessario parere politico del sindaco (che è anche assessore all'Urbanistica), ogni atto approvato sarebbe risultato illegittimo o quanto meno impugnabile. Se il verde Beniamino Gallinaro consigliava di licenziare comunque l'atto, Williams Di Cesare della Margherita arrivava polemicamente a suggerire di mandare i vigili a cercare il sindaco!
A questo punto il consigliere di Golfo Unito, Pasquale Vaudo, dava una svolta alla serata stigmatizzando il «colpo di stato di un sindaco eletto dal popolo che, di fatto, frena le istituzioni con la sua assenza. Siamo - aggiungeva il capogruppo Vaudo - un piccolo parlamento esautorato dei suoi poteri legislativi e questo non è ammissibile in democrazia». Partiva dalle opposizioni, quindi, la raccolta di firme dei consiglieri dimissionari che, in un baleno, arrivavano a dodici: sette dal centrosinistra (Pasquale Vaudo ed Antonio Strozza di Golfo Unito, Salvatore Di Maggio ed Erasmo Iannola dei Ds, Damiano Di Ciaccio e Williams Di Cesare della Margherita, Beniamino Gallinaro di Verdi e Rifondazione Comunista) e poi Giuseppe Matarazzo, i tre della Nuova Dc (Francesco Magliozzi, Alessandro Martone e Cosmo Magliozzi) e Mauro Sasso di Forza Italia.
«Tutte le responsabilità ricadano sulla maggioranza di centrodestra che, per l'ennesima volta, si è dimostrata politicamente ed amministrativamente spaccata» commentava il diessino Di Maggio prima di firmare le dimissioni, sperando che fossero i sostenitori del sindaco a prendere pubblicamente atto del loro fallimento. Così, dopo le parole di Sasso e di Matarazzo che ritenevano "immotivata, ingiustificabile ed inconcepibile" l'assenza dall'aula del sindaco, era ormai chiaro a tutti che non restava che far calare il sipario sull'amministrazione Magliozzi. Vano, dunque, il tentativo di prendere tempo del presidente Fantasia che, in un impeto, sospendeva la seduta per "bagarre in aula". Ad una maggioranza già traballante da tempo non restava che il suicidio politico? E perché allora convocare una seduta consiliare senza aver trovato l'unità d'intenti? Perché il sindaco non si è dimesso ma si è lasciato sfiduciare così, sotto gli occhi del foltissimo pubblico presente in aula? La sedia vuota era stata un presagio.
«E' finita!Tutti a casa!» gridavano alcuni spettatori mentre altri, soprattutto anziani, uscivano dall'aula con gli occhi lucidi.
[Sandra Cervone]
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Sfiducia, cade il consiglio: i retroscena.
Ultima sconfitta dell'asse Pedrizzi - Fazzone
E' finita così. A pochi mesi dal rinnovo del consiglio comunale una dozzina di consiglieri ha deciso di mettere il punto. L'implosione della maggioranza a Gaeta è avvenuta sul caso della cantieristica. L'opposizione compatta (Gallinaro, Strozza, Iannola, Vaudo, Di Maggio, Di Cesare e Di Ciaccio) assieme ai tre rappresentanti della Nuova Dc (Martone, Cosmo e Francesco Magliozzi), Giuseppe Matarazzo dell'Udc e Mauro Sasso di FI hanno detto basta. Dimissioni immediatamente efficaci ed irrevocabili, come recita la normativa, che di fatto rappresentano una sfiducia nei confronti dell'amministrazione e del sindaco Massimo Magliozzi. Tradotto in termini concreti ciò vorrà dire che da qui ai prossimi mesi che precederanno le elezioni, previste per la primavera, i poteri saranno esercitati dal commissario prefettizio e dal segretario generale.
Ma andiamo con ordine a ricostruire le ultime e tormentate ore di quest'amministrazione, al governo dallo scorso 2003. A precedere la seduta in aula un incontro fra il sindaco e gli esponenti di FI, mediato dalla presenza del senatore azzurro, Claudio Fazzone. Alla sua intermediazione sarebbero stati affidati i destini della città, ma soprattutto una ricomposizione del blocco azzurro. Operazione evidentemente fallita, dato che il sindaco in aula non si è proprio presentato. Al mezzo passo indietro fatto dal consigliere La Croix nella scorsa assise, ne sarebbe corrisposto un altro fatto dal primo cittadino che, pur fermo nell'intenzione di non voler stralciare alcuna parte dell'odg sulla cantieristica, avrebbe assicurato che «mai nessuna delocalizzazione sarebbe stata avviata a discapito delle attività cantieristiche». Perchè, val la pena ricordare, il discrimine si è giocato tutto sulla questione dell'eliminare o meno dalla variante il punto sugli accordi fra Autorità e Comune. Un patto vissuto come fumo negli occhi dagli operatori dei cantieri che dietro la manovra leggevano il chiaro intento di far spazio sull'area di Piaia-Calegna ad una nuova struttura portuale che gli avrebbe visti inevitabilmente sacrificati.
Sta di fatto che, solo all'ultimo, il sindaco, tacciato di miopia politica da più parti, ha avuto sentore di quanto stava per accadere, preferendo non entrare in aula. E' bastata la defezione di un membro del suo partito, Sasso, che peraltro non aveva partecipato all'incontro di qualche ora prima, perchè il consiglio si sciogliesse, fra le lacrime di gioia della minoranza. L'autografo di Leandro La Croix, ex presidente del Consorzio industriale ed ex capogruppo di FI, non è servito. E del resto non sarebbe stato nemmeno un gesto troppo «politically correct», se è vero, come sostengono voci insistenti, che sarà lui il prossimo candidato di FI, col benestare dei vertici regionali, provinciali e più su ancora.
Che spirassero venti di guerra all'interno del partito di maggioranza era cosa risaputa, fin dai tempi in cui si vociferava di una mozione di sfiducia nei confronti del sindaco. A nulla sono valse le seconde convocazioni, nè i cavilli burocratici artatamente costruiti, in assenza di una pur minima strategia. Canta vittoria l'opposizione che interpreta l'avvenimento come un fattore a proprio vantaggio, ma a questo punto dovrà avviare un serio ripensamento interno in vista delle prossime elezioni, se davvero vorrà beneficiarne. Quale sarà il futuro politico di Magliozzi? C'è chi scommette sulla sua corsa al voto con l'appoggio di liste civiche.
[Latina Oggi - Teresa di Maio] |
| fonte: Il Messaggero postato da: mn |
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