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| giovedì 12 ottobre 2006 |
| Vestivamo ancora di pelli |
| Soltanto 728 anni fa |
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| ciotole |
Storia del territorio: L'economia e gli usi che 728 anni fa si tenevano a Valleluce, poco sopra di Cassino in quel di Sant'Elia, non potevano essere molto diversi dalle abitudini di vita della adiacente costiera tirrenica. |
Riteniamo quindi che se, nel 1278, i monaci della comunità di Sant'Angelo di Valleluce vestivano di pelli altrettanto doveva verificarsi, più o meno, nell'intero comprensorio cassinate e gaetano.
Infatti nel VI volume dei "Regesti dell'Archivio" di Montecassino, alla charta n. 678 leggiamo che l'abate cassinese Bernardo, supplicato dalla comunità di Valleluce, restituisce ad essa un pezzo di terra sita in Sant'Elia in località Valle de formis e che era stata erroneamente assegnata al demanio del monastero.
I monaci di Valleluce, infatti, compensavano con la concessione di questo terreno al proprio sarto-pellicciaio l'incarico di confezionare e riparare le pelli dei monaci.
La necessità degli abiti per i monaci di Valleluce doveva essere molto significativa se ancora il 2 maggio 1291 l'abate di Montecassino doveva trasferire a quella comunità un'altra rendita di dodici tarì d'oro provenienti dalla "obbedienza" detta "alle Valcatora".
Resta anche da dire che la comunità monastica di Valleluce provvedeva anche al mantenimento, nel 1230, di almeno tre eremiti (Rustico, Pellegrino e Pietro da Opi) che abitavano sul sovrastante monte Pesoluso.
Quindi, nel 1278, ci si vestiva ancora di pelli - forse non tutti - ma certamente buona parte della popolazione del Lazio meridionale.
Se i monaci di Valleluce pagavano il pellicciaio con i proventi della rendita di un terreno ovvero con la concessione di un pezzo di terra che lavorava lo stesso pellicciaio per sopravvivere, l'economia degli artigiani non doveva essere nemmeno troppo fiorente.
Inoltre, doveva essere anche costoso approvvigionarsi di pelli se nel 1291 l'abate cassinese doveva impegnare la somma di 12 tarì d'oro per i monaci vallelucensi.
Sembra impossibile che soltanto 728 anni fa la nostra gente vestiva ancora di pelli, ma questo sembrano raccontarci le carte cassinesi che ci fanno riflettere anche sull'enorme progresso che il territorio ha conseguito in questi ultimi sette secoli di storia.
Esistono i numerosi volumi dei "Regesti dell'Archivio" cassinese ed i volumi ponderosi del "Codex Diplomaticus Cajetanus" che sembrano essere ignorati dagli studiosi della nostra storia locale con grave pregiudizio per la corretta ricostruzione delle condizioni passate del territorio.
Il valore di questa preziosa documentazione conservataci da Montecassino resta così confinato nelle trattazioni specialistiche delle più prestigiose istituzioni universitarie nazionali ed internazionali senza, però, portare contributi pur essenziali all'impostazione odierna dei rapporti sociali e culturali locali. |
di: Albino Cece |
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