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Home » News » Webzine » Cronaca » Vittorio Emanuele «Lo sparo a...
domenica 10 settembre 2006
Vittorio Emanuele «Lo sparo a Cavallo? Ho fregato i giudici»
Aveva sempre negato ogni responsabilita' sulla morte dello studente. La svolta da un'intercettazione in cella «Due colpi: il primo in aria, il secondo più giù»
letture: 3388
Vitt. emanuele
Vitt. emanuele
Cronaca: «Avevo torto... torto... e li ho fregati... Ero sicuro di vincere... ero sicuro di vincere....». Carcere di Potenza, 21 giugno scorso.
Vittorio Emanuele di Savoia è chiuso in cella da cinque giorni. Sospetta una «cimice», insomma di essere intercettato, ma parla lo stesso con i suoi compagni di «sventura». E racconta anche di quella volta che finì in carcere, che fu processato per l'omicidio di uno studente tedesco, Dirk Hamer, ucciso da una «pallottola vagante» partita dal suo fucile. Era la notte del 17 agosto del 1978, a Cavallo, isola fra la Corsica e la Sardegna. Nel 1991, la Corte d'assise di Parigi lo condannò a sei mesi con la condizionale, e solo per porto abusivo d'arma da fuoco. Quindici anni dopo quel processo, Vittorio Emanuele ammette le sue responsabilità: «Venti testimoni... si sono affacciate tante di quelle personalità pubbliche... il Procuratore aveva chiesto 5 anni e 6 mesi (per omicidio volontario, n.d.r.). Ero sicuro di vincere... Ero più che sicuro...».

Il brano della intercettazione ambientale è riportato in un passaggio delle motivazioni con cui il gip di Potenza, Rocco Pavese ha respinto l'istanza di revoca della misura cautelare del divieto di espatrio, applicata a Vittorio Emanuele. I difensori dell'indagato avevano motivato la richiesta appellandosi «all'entrata in vigore dell'indulto per le pene sino a tre anni di reclusione, e alla insussistenza del pericolo di fuga». Per il gip non è ipotizzabile l'applicazione dell'indulto all'indagato perché la pena prevista, nel caso di condanna, «è molto elevata»: Vittorio Emanuele, infatti, è indagato a Potenza per essere «promotore e organizzatore di associazione a delinquere».

Molte cose da dire?
Il gip Pavese, a conferma del «concreto pericolo di fuga» dell'indagato, cita alcuni passaggi delle intercettazioni ambientali e telefoniche avvenute dopo l'arresto di Vittorio Emanuele di Savoia. Quella che ricorda l'omicidio del giovane Dirk Hamer, ma anche una telefonata intercettata il 29 agosto scorso, tra la moglie dell'indagato, Marina Doria, e il giornalista Maurizio Costanzo, che chiedeva di poter intervistare Vittorio Emanuele: «Abbiamo molte cose da dire... se le diciamo adesso non ci lasciano più partire...». Annota il gip: «Ciò fa intuire l'interesse, da parte della famiglia Savoia, a lasciare l'Italia, e l'intenzione di non commettere un "passo falso" in tale prospettiva». Alla tesi sempre sbandierata dall'indagato e dalla sua famiglia sulla volontà di collaborare con la magistratura, il gip replica indirettamente citando un brano di una telefonata tra Vittorio Emanuele e un suo interlocutore: «Sono dei poveretti, degli invidiosi, degli stronzi, pensa a quei coglioni che ci stanno ascoltando... morti di fame, non hanno un soldo, devono rimanere tutta la giornata ad ascoltare mentre probabilmente la moglie gli fa le corna...».

La difesa ha presentato appello alla decisione del gip. Spiega l'avvocato Giulia Bongiorno, parlamentare di An: «Roma ha accolto la richiesta di revoca del divieto di espatrio, ravvisando l'essere venuto meno il pericolo di fuga perché Vittorio Emanuele di Savoia è un personaggio noto e ha avuto una condotta processuale trasparente. Mi auguro che la settimana prossima anche Potenza accolga la nostra richiesta». E l'ammissione di responsabilità per l'omicidio Hamer? «Non è pertinente all'oggetto della richiesta. Vorrei far presente che nei giorni della sua detenzione Vittorio Emanuele non era per nulla lucido e sereno».

Tre versioni per uno sparo
Vittorio Emanuele sull'«incidente» di Cavallo si era sempre difeso negando le sue responsabilità: «Quell'incidente mi ha rovinato la vita - è andato ripetendo in questi anni - e distrutto la reputazione. La gente mi giudicò senza attendere la sentenza». Dirk Hamer, quella notte del 17 agosto del 1978, dormiva a bordo di uno yacht di suoi amici, ormeggiato a Cala di Palma, una baia dell'isola di Cavallo. Vittorio Emanuele, di ritorno da una cena a «terra», ha un alterco con il playboy Niky Pende, che aveva utilizzato un canotto Zodiac dei Savoia per risalire a bordo del suo motoscafo. Versione di Vittorio Emanuele: «Pende esce fuori: "Che cazzo vuoi, principe di merda"? Ho sparato in aria per intimorirlo, lui mi si è gettato addosso e mentre cadevamo in acqua è partito l'altro colpo». Versione Pende: «Quello lì armato mi minacciava: "Italiani di merda, drogati, ora ve la faccio pagare". Ha sparato una, due volte ad altezza uomo...». Versione Vittorio Emanuele giugno 2006: «Io ho sparato un colpo così e un colpo in giù, ma il colpo è andato in questa direzione è andato qui e ha preso la gamba sua (del ragazzo, n.d.r.), che era... steso, passando attraverso la carlinga».

Guido Ruotolo [La Stampa]

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Intercettato in carcere mentre parla del processo per la morte di Dirk Hamer, ucciso nel 1978 da una sua fucilata in Corsica.

Vittorio Emanuele, cimici in cella.

"Ho fregato i giudici francesi".

Per queste parole il gip ha confermato il divieto d'espatrio. Ma ci sono anche insulti ai magistrati della procura potentina


"Anche se avevo torto... devo dire che li ho fregati". Così, nella sua cella al carcere di Potenza, Vittorio Emanuele di Savoia si riferiva ai giudici francesi che lo hanno assolto per la vicenda di Dirk Hamer, ferito a morte da una fucilata del principe il 18 agosto 1978 sull'isola di Cavallo, in Corsica.

L'ammissione, registrata attraverso una microspia, è citata dal gip potentino Rocco Pavese per motivare la conferma del divieto di espatrio.

"Avevo torto, ma ero sicuro di vincere"
La conversazione (probabilmente con il gestore messinese di videogiochi Rocco Migliardi) è stata intercettata il 21 giugno da una cimice fatta mettere in cella dal pm Woodcock. L' indagato, scrive il gip, ammette di avere torto e di essere tuttavia uscito vittorioso. "Il processo - dice il principe al telefono - anche se io avevo torto... devo dire che li ho fregati... eccezionale, venti testimoni e si sono affacciate tante di quelle personalità pubbliche. Ero sicuro di vincere. Io ho sparato un colpo così e un colpo in giù, ma il colpo è andato in questa direzione, è andato qui e ha preso la gamba sua, che era steso, passando attraverso la carlinga".

"I giudici sono degli stronzi"
Il gip Pavese, nell'ordinanza del 4 settembre, cita anche una dichiarazione offensiva di Vittorio Emanuele verso i magistrati italiani, che lo hanno indagato per associazione a delinquere. "Sono dei poveretti, degli invidiosi, degli stronzi - dice al telefono a un conoscente il 28 luglio, dopo la liberazione - Pensa a quei coglioni che ci stanno ascoltando... sono dei morti di fame, non hanno un soldo. Devono rimanere tutta la giornata ad ascoltare, mentre probabilmente la moglie gli fa le corna".

Cinismo e disprezzo
Queste affermazioni, secondo il gip, mostrano "cinismo e disprezzo per la legittima attività investigativa e giurisdizionale, a ulteriore dimostrazione del persistere dell'esigenza cautelare". Il gip conferma quindi le motivazioni che il 27 luglio scorso avevano portato il tribunale del Riesame potentino a respingere la prima istanza di revoca: il pericolo di fuga, favorito dalla disponibilità di abitazioni all'estero, ingenti risorse economiche e una fitta rete di rapporti internazionali.

Nessun indulto
Secondo Pavese, queste motivazioni sono rafforzate dalle nuove intercettazioni e dal fatto che il principe, nell'interrogatorio davanti al pm (chiesto dalla difesa), "si è avvalso quasi integralmente della facoltà di non rispondere". Vittorio Emanuele non può neppure chiedere la revoca della misura cautelare in previsione dell'indulto per un'eventuale condanna, "poiché la pena applicabile all'indagato è molto elevata".

L'erede dei Savoia è indagato da tre procure: quella di Potenza per associazione a delinquere, quella di Roma per la presunta corruzione ai monopoli di Stato e quella di Como, per la presunta corruzione del sindaco di Campione d'Italia.

(9 settembre 2006) [La Repubblica]

postato da: fu  


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