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| giovedì 10 agosto 2006 |
| L'Avaro di Plauto |
| venerdì 18 agosto alle ore 21.00, presso il teatro all'aperto di Villa Adele con la grande interpretazione di Flavio Bucci |
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| Flavio Bucci |
Anzio: Venerdì 18 agosto alle ore 21.00, nell'ambito del programma di AnzioEstateBlu pianificato dall'Assessore al Turismo, Sebastiano Attoni, sul palco dello del teatro all'aperto di Villa Adele, andrà in scena "L'Avaro di Plauto", liberamente tratto dall'Aulularia di Plauto da Roberto Lerici, con la grande interpretazione di Flavio Bucci. |
Prezzo del biglietto: 15,00 euro.
Per informazioni e prevendite:
Veranda Garda al Porto di Anzio.
Box Pro Loco in Piazza Lavinia a Lavinio Lido.
Box informazioni sul Lungomare Matteotti a Nettuno.
Inoltre infoline: 0698499472 – 0697611491 - 3475912752.
*NOTA AL TESTO DI ROBERTO LERICI
Plauto compose l'Aulularia nel suo ultimo e fecondo decennio di atti. vità intorno al 190 a.C. ; l'originale greco che ispirò questo capolavoro è difficile da riconoscere , Menandro introdusse più volte una figura d'avaro nel suo teatro. Questo "Avaro" è liberamente ricostruito sull'originale latino "Aulularia", ovvero "La pentola del tesoro", famoso per essere servito da base per "L'avaro" di Molière. Il testo originale latino, com'è noto, manca del V° atto, quindi dell'intero scioglimento e della conclusione. Dai cinque versi rimasti si può intuire che alla fine il protagonista cede il tesoro e sua figlia può finalmente sposarsi con la dote. Inoltre alcuni dei personaggi importanti sono appena accennati: basti pensare che la figlia Lucilla dice una sola battuta e il suo amore Lupetto appare soltanto al IV° atto. Si può dire che a parte 4 o 5 scene magistrali centrate sul protagonista il resto è una pura traccia, un canovaccio da ricostruire in palcoscenico. Secondo gli studiosi pare che alcune scene iniziali siano andate perdute. Per tutte queste ragioni il testo così com'è avrebbe senso come reperto archeologico e secondo me dovrebbe essere rappresentato solo in latino. Proprio per questo ho deciso di procedere ad una vera e propria libera ricostruzione, rispettando lo spirito plautino. E seguendo questa strada ho scritto intere scene nuove, ampliando i personaggi ed inventando situazioni, rispettando il doppio gioco plautino di fingere il mondo greco per parlare invece apertamente di quel mondo romano ancora immerso nel retaggio contadino. Ho usato frammenti, modi, esperienze di costume traendole da Menandro e da altre commedie di Plauto stesso o da reperti di opere sue perdute. Nelle parti inventate ho quindi mantenuto lo spirito d'epoca, senza aggiornamenti plateali. Ho mantenuto in alcuni casi i versi e la ritmica rimata per assecondare alcuni "cantica" del testo. Ho inserito qualche verso di Catullo, pur sapendolo fuori epoca, ma trattandosi di frammento dell'inno nuziale, si presume desunto da antico rituale. Ho cercato di mantenere anche una certa violenza verbale, quella grevità plebea inevitabile se si vuoI dare un' idea anche lontana di come fosse recepito dal pubblico di allora. Possiamo dire che questo "Avaro", ricostruito sulla base illuminante di Plauto, è la storia di un uomo che si è ammalato interiormente per un possesso improvviso, un uomo per il quale conta più il possesso dell'oggetto trovato che il valore stesso dell'oggetto .Intorno a questo nucleo quasi astratto si muovono le figure concrete dei figli, dei vicini, degli amanti e dei servi costretti dalla malattia del protagonista a vivere contro corrente ; c'è la caricatura del vecchio ubriacone , Vinaccia , c'è un Arlecchino servitore , Saetta , - nello schiavo di Liconide che io chiamo Lupetto ma c'è sopratutto l' Avaro , Il vecchio Euclione (Chiudibene ) che io traduco in Catenaccio che è certamente la più potente creazione di Plauto. |
di: Giovanni D'Onofrio |
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