Se da un lato accadono episodi di comicità pura, come quello capitato ad un nostro iscritto che, scegliendo la strada del contenzioso tributario, decise di non pagare ne prima salatissima bolletta di Acqualatina (oltre 150,00 euro), ritenendola palesemente infondata, ne quelle successive; al posto della messa in mora, due settimane fa gli è stato consegnato un assegno di rimborso, con tanto di firma dell’Amministratore di Acqualatina, di oltre 50,00 euro, con le scuse per l’importo erroneamente mai introitato dalla società.
Pare che non sia un caso isolato.
Dall’altro lato ci si presenta nell’Assemblea dei Sindaci, andata deserta in seconda convocazione per mancanza del numero legale, con un bilancio “penoso” comunque orientato secondo il vecchio detto “chi amministra ha sempre minestra”.
Adesso ci dicono che se i Comuni dell’ATO non si “accollano” le fasce di utenza a tariffa agevolata e che se non portano a casa l’ulteriore aumento tariffario richiesto, proprio non ce la fanno ad andare avanti.
I rappresentanti dei Democratici di Sinistra all’interno della Conferenza scuotono la testa in segno di assenso.
I ricavi sono quelli che sono, le spese vanno effettuate, le manutenzioni garantite; insomma non resta che far pagare di più (dice Acqualatina), quelli hanno sempre pagato (diciamo noi). Silenzio tombale su tutto il resto.
Eppure basterebbe leggere attentamente i dati di quel bilancio (riferito all’esercizio2004) con cui la società si è presenta al cospetto dei rappresentanti istituzionali dei suoi utenti, per chiedersi come mai, se si trattasse di una società amministrata con reali criteri “privatistici”, non sia stata ancora messa alla porta.
Scrive Acqualatina nella sua Relazione del secondo semestre dello scorso anno, che l’imponente campagna informativa realizzata lo scorso anno per la regolarizzazione dei contratti (quella scaduta a fine settembre), attraverso 1450 operazioni contrattuali, ha prodotto ben 825 nuovi contratti, per circa 2 milioni di m.q di acqua recuperata in fatturazione, rispetto ai 125.958.590 m.q. stimati che sono stati immessi nella rete idrica; con quella campagna così meticolosa e dicotomica (o il contratto o il distacco del servizio) sono riusciti a recuperare l’1,6% dell’acqua erogata. Da queste parti l’abusivismo è una scienza esatta, altroché!
Candidamente, inoltre, Acqualatina dichiara che il 41% delle fatture emesse lo scorso anno, non avevano alcun dato di lettura in ingresso; vale a dire quindi che circa 90.000 utenti hanno ricevuto fatture calcolate “a occhio e croce”, salvo poi vedersi recapitare lettere di sollecito con tanto di minacce di distacco.
Nessun pudore c’è poi nel confermare che il rendimento del servizio (cioè l’acqua che viene realmente fatturata rispetto a quella immessa in rete) raggiunge appena il 37% di media: vale a dire che 2 litri su tre non si sa che fine fanno. Ma in realtà, se ci sono comuni dove questa percentuale è significativamente alta, altri hanno percentuali vergognose. Infatti il gestore non ha nessun imbarazzo ad ammettere il fatto che il Comune dove si realizza la percentuale più bassa (appena il 15%) sia quello di Sperlonga, dov’è Sindaco l’attuale Presidente della Provincia (ente coordinatore dell’ATO e interlocutore ufficiale di Acqualatina). Valutando conseguentemente che quel Comune, a parità di utenza, risulta essere il “cliente” più problematico per il barcollante bilancio di Acqualtina, bisognerebbe chiarire, sul piano politico, se non siamo di fronte all’ennesimo caso di conflitto di interessi di questa vicenda, visto che anche gli abusivi votano. Infatti non è un caso che i rendimenti peggiori della rete risultano essere proprio quei comuni con più alta percentuale di abitazioni abusive nel proprio territorio (cosa alquanto facile da immaginare).
Altrettanto soavemente ci dicono che non c’è alcun dato disponibile su quanta sia la popolazione effettivamente allacciata alla fognatura, ne quanto sia il grado di copertura del territorio; in una rete dove si verificano annualmente 1,03 rotture per ogni chilometro di rete, non c’è alcun confronto tra la popolazione allacciata e quella depurata, mentre nel frattempo (parole loro) c’è da mettere sotto osservazione i preoccupanti livelli di arsenico presenti nelle sorgenti estranee ai terreni di origine vulcanica.
Tornando alla comicità, Acqualatina ci informa che i tempi di attesa agli sportelli sono in media di 30 – 180 minuti (lo sapevamo già, grazie!) e che comunque non si è dovuto attendere più di tanto se si chiedevano spiegazioni al telefono, anche se di telefonate ne sono arrivate una valanga: quasi 10.000 telefonate di media al mese, con picchi in corrispondenza della campagna di regolarizzazione, dell’invio della terza fattura e dei primi solleciti di pagamento.
L’aspetto vergognoso di quel bilancio, comunque, riguarda proprio l’aspetto che abbiamo da sempre denunciato: un gigantesco conflitto di interessi tra ruolo pubblico e ruolo privato che determinano introiti cospicui a carico di ben noti soggetti politici gravati sui conti della società.
Acqualatina indica nel bilancio che lo scorso anno se ne sono andati 661.000 euro (oltre un miliardo e duecento milioni di vecchie lire) per i compensi agli amministratori, che in tutto sono 11 (7 politici nominati dalla parte pubblica e 4 privati nominati dalla parte privata). Non sappiamo se in quella cifra sono compresi i compensi per i componenti del fantomatico (non è previsto da alcuna legge ne regolamento) Ufficio di Presidenza dell’ATO 4, ma visto che è composto da 10 Sindaci e amministratori (più P. Martella), che già ricevono un’indennità di funzione per quel ruolo, il problema non cambia, ma caso mai si aggrava.
Si aggrava soprattutto a carico del Consigliere di Amministrazione di Acqualatina e dei due Sindaci referenti dei Democratici di Sinistra (incluso il più che assenziente Sindaco di Roccasecca dei Volsci) presenti nell’Ufficio di Presidenza, che ora ci vengono a dare lezioni di giustizia sociale con le nuove proposte di tariffazione delle bollette; prima dichiarino quanto percepiscono per quelle funzioni e poi vediamo che debba salire in cattedra.
Perché non ci sono solo quei compensi che richiedono esaurienti spiegazioni: per i “Management fees” (inglesizzazione che sta ad indicare gli stipendi dei manager), se ne sono andati 1.958.000 euro, mentre le consulenze esterne (evidentemente pagate a peso d’oro) se ne sono andati addirittura 3.229.000 euro.
Queste tre voci (compensi amministratori, manager e consulenze) assorbono oltre 11 miliardi di vecchie lire; circa il 12,3% dei ricavi; in una impresa qualsiasi questo dato è causa di automatico licenziamento da parte dell’assemblea dei soci.
Infine c’è da sottolineare che la voce di spesa maggiore riguarda l’acquisto di energia elettrica per far funzionare gli impianti: se ne vanno 12.071.000 euro (circa 55,8 euro ad utenza), quindi più di quanto si spende per gli stipendi del personale. Il venditore di quell’energia non sarà per caso l’Enel? Non c’è anche qui un conflitto di interessi, visto che fino al novembre scorso era presente nella compagine sociale di Acqualatina?
Il tutto mentre il bilancio chiude con un passivo di 2.138.000 euro (da qui la richiesta di aumento delle tariffe e la richiesta di “scorporo” verso i Comuni delle fasce di utenza a minor o a nessun reddito).
Il risultato è un classico della letteratura: i costi di gestione sono fuori controllo; i controllori (non ha importanza il colore politico) sono allo stesso tempo i controllati; i “furbi” continuano a dormire sonni tranquilli (basta che si ricordino di andare a votare) e i “fessi” continueranno a pagare per non avere altri
problemi oltre a quelli che hanno: il “sistema Italia” continua funzionare a pieno regime. Tutto secondo regola e legge! In fondo l’etica in politica è sempre stato un optional, non viene mai fornita con il modello di base.
Il Presidente della Legambiente di Latina
Roberto Lessio