Nei confronti del magistrato viene ipotizzato il reato di concorso in abuso d’atti d’ufficio. L’accusa si riferirebbe a un presunto interessamento che avrebbe esercitato il pm sammaritano nei confronti di un funzionario di prefettura per il rilascio di un porto d’armi a favore di un imprenditore del settore dei rifiuti. Sia l’imprenditore, sia il funzionario di prefettura sono indagati nell’ambito della stessa inchiesta. Essendo coinvolto un magistrato della corte d’appello di Napoli, gli atti sono stati trasmessi per competenza territoriale alla procura di Roma. L’inchiesta - precedentemente affidata ai pm antimafia Raffaele Cantone e Alessandro Milita - è ora nelle mani del loro collega romano Giuseppe Amato. È stato Amato a firmare l’avviso di garanzia nei confronti di Ceglie, nel frattempo assistito dall’avvocato Giuseppe Fusco. Già nei prossimi giorni, Ceglie sarà interrogato dal suo collega romano per fornire la sua versione dei fatti e respingere le accuse che gli vengono addebitate. Napoletano d’adozione, da sempre in servizio alla procura di Santa Maria Capua Vetere, Donato Ceglie è un magistrato molto noto, al centro spesso delle cronache per le sue numerose inchieste in materia ambientale. Conosciuto a livello nazionale per le battaglie condotte contro l’ecomafia in provincia di Caserta (una delle più potenti su scala europea), Ceglie sarebbe finito nell’inchiesta per i suoi presunti rapporti con il viceprefetto Ernesto Raio, ora capo di gabinetto al commissariato regionale dei rifiuti a Napoli, ma nel passato in servizio alla prefettura di Caserta. Raio è accusato di corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio; con lui sono coinvolti nell’inchiesta anche il consulente del commissariato dei rifiuti Bruno Orrico, l’ispettore del lavoro Salvatore Andreozzi, il direttore generale della società Ecoquattro Michele Orsi e un ispettore della polizia di stato, Giovanni Romano, in servizio presso la divisione di polizia amministrativa della questura di Caserta. Nei giorni scorsi, la Guardia di Finanza della Tenenza di Mondragone aveva perquisito l’abitazione dell’ispettore di polizia alla ricerca di un telefonino cellulare che gli sarebbe stato regalato, così almeno sostiene l’accusa, in cambio dell’interessamento per il disbrigo della pratica di rinnovo del porto di pistola per Orsi, il patron della Ecoquattro. La stessa pratica che adesso vede coinvolto, probabilmente per ammissione di uno degli indagati, il pm Ceglie. Un’inchiesta - quella sui rifiuti in provincia di Caserta - che si è andata sviluppando negli utlimi mesi. Al di là delle accuse ai singoli indagati, gli inquirenti hanno disegnato uno scenario complessivo inquietante: un giro di mazzette, regali e favori collegato all’individuazione della discarica - e della ditta a cui demandare lo smaltimento - nella zona compresa tra Falciano del Massico, Mondragone, Santa Maria La Fossa, Castelvolturno e Sessa Aurunca, nella parte alta della provincia di Caserta. Un giro che vede coinvolti funzionari dello Stato, imprenditori e, in ultimo, anche un magistrato. re. ro.