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Home » News » Latina » Golfo di Gaeta » Battute d'arresto: versi di un...
sabato 09 ottobre 2021
Battute d'arresto: versi di un vero poeta dei nostri tempi
Recensione di Gianpaolo G. Mastropasqua al primo libro in italiano di Julio Pavanetti
letture: 937
Il libro lo trovate da Alges a Gaeta oppure scrivendo a: redazione.decomporre@tiscali.it
Il libro lo trovate da Alges a Gaeta oppure scrivendo a: redazione.decomporre@tiscali.it
Golfo di Gaeta: BATTUTE D'ARRESTO di Julio Pavanetti Gutierrez è il recente libro di poesia pubblicato in Italia dal poeta spagnolo per deComporre Edizioni. L'autore, ventennale direttore del Liceo Poetico di Benidorm, autorevole divulgatore culturale nonché promotore di battaglie sociali che nel segno della Poesia mirano ad approfondire e risvegliare la consapevolezza critica nei confronti delle ingiustizie del tempo presente.
"Battute d'arresto", pubblicato in Italia con la prefazione di Claudia Piccinno, le traduzioni di Daniela Sannipoli, Laura Garavaglia, Carla Zancanaro e i disegni di Carlos Naos Beltràn (Decomporre Editore) appare come una sorta di testamento spirituale dell'autore che compie un'autoselezione dei propri testi suddivisa in quattro sezioni. La prima è dominata dal sentimento del duende, non a caso le battute d'arresto hanno a che fare proprio con il battito degli antenati, col mistero che giunge quando si intravede una possibilità di morte, sono poesie notturne e magnetiche, luoghi di intimo dialogo lorchiano e goethiano:

[...] Col garbo sensuale che risplende, il cigno,
arriva sempre puntuale come il battito
quando il giorno declina e si dissangua,
sgombrando le strade per l'uomo
notturno, bohemien e solitario.

Coperta da un velo brillante
che spruzza la sua pelle di trasparenze,
la donna del poema mi seduce
con suo camminare voluttuoso, il suo sguardo
fiammeggiante e le sue labbra rosse. [...] (Notturna)


Più spesso la poesia si fa densa e diretta, Pavanetti ha il coraggio di essere in poesia senza compromessi, il suo dire in versi coincide con la vita stessa, il Poeta sa che non può tradire la Musa o ignorare l'Angelo, il Poeta accoglie in vero verso la responsabilità del mondo.

IN UN VERSO

Ho voluto scrivere i miei pensieri,
esporre le domande che mi inquietano,
denunciare oltraggi ed ingiustizie,
mostrare la mia disubbidienza davanti all'eccesso,
il mio rifiuto assoluto al dispotismo,
la mia indignazione tenace di fronte alla corruzione.

Ho voluto esprimere le mie divergenze,
filosofare, cercare luce nelle ombre,
affrontare le trasformazioni del corpo,
trovare risposte ai miei dubbi.

Ho voluto lasciare solo in un verso
- sapendo che sono polvere e tutto eccede -
un messaggio di amore per il futuro
prima di scomparire nella penombra.

Ho voluto, affinando la mia coscienza,
calcolare la distanza tra la vita e la morte
che è in un poeta, ma oggi
mi mutilano lo sconforto e la vergogna.
Il sole riscalda poco dietro il patibolo della sera.

L'afflizione è una pozzanghera che l'ombra ingrandisce
e che indebolisce il mio scopo
di ricerca ostinata di una poesia
che testimoni l'ultimo desiderio.


Nella seconda parte del libro, Pavanetti citando Whitman (Eravamo insieme/il resto l'ho dimenticato) apre la sezione dell'amore, dell'origine, del ricordo che passa come un vento leggero. Per gli innamorati la natura che li circonda è innamorata, il paesaggio riflette il pathos e il corteggiamento danzante dell'Eros, come in questo testo in cui i protagonisti restano incantati nella bellezza dalla bellezza del lago di Como:

[...]La luce silenziosa e pulita come un bacio,
sorvola le labbra di un crepuscolo
che scricchiola esausto tra le montagne
sotto le quali, prigioniero, giace il tempo.

Mentre all'orizzonte esplode l'aria
con fluorescenze viola e rosa,
la brezza si distrae coi tuoi capelli. [...]

La poesia di Pavanetti a volte brilla di proustiana nostalgia; il verso degli uccelli, il bianco colore della grandine, una ringhiera, un sentiero, la schiuma dell'acqua nella notte spalancano l'immaginario dei ricordi in sbilenchi bagliori che divengono pensiero poetante e corpo sensuale:

NOTTURNO

Alla ricerca di lucciole traslucide,
oltre le latitudini innocenti,
tu hai scoperto il cavo delle mie mani
quando fuggivano nel rosso del pomeriggio,
come bianchi frammenti di grandine
ballando in ciotole di cristallo.

Ho bevuto dal segreto dei tuoi pori.
Ho scrutato la ringhiera del tuo corpo
attraverso il desiderio ardente.
Ho solcato il lungo sentiero della tua pelle
fino a cadere, sconfitto dalle tue labbra,
tra la chiara schiuma della notte.

Quando il cardellino alza la sua melodia trionfante,
noi ci anneghiamo negli orizzonti.

Ma la "passione" pavanettiana è anche passione per gli ideali, viaggio nell'etica della vita che incontra l'altr da sé, passione è indignarsi e non divenire mai schiavi dell'indifferenza, è provare vergona e orrore per l'appartenenza ad un genere umano che spesso si macchia di delitti, un genere disumano dove gli uomini si riducono alla bestialità della violenza, come si può cantare, direbbe Quasimodo alle fronde dei salici, con un piede sopra il cuore?

Magari i poeti potessero cantare sempre
alla luna, alle albe romantiche,
alla pace, all'amore, riempiendo le nostre poesie
di parole belle, ma...
quando la televisione ci restituisce immagini
dell'orrore di attacchi impudichi,
mentre i governi assistono, impassibili,
ad un nuovo massacro di innocenti;
quando tra i rottami
- che sgorgano del cuore dei vecchi morti -
si aprono le pupille impaurite
dei bambini di oggi,
e germoglia il sangue nelle stesse strade
dove prima correva la vita
come cantare la bellezza?

Come scrivere una poesia di amore
quando si prova vergogna
di appartenere al genere umano? [...]


Nella successiva sezione Pavanetti incontra il canto generale di nerudiana memoria introiettandolo e personalizzando, tra le spire sudamericane della fatica quotidiana, una donna che emblema di tutte le Donne entra come una figura eroica nella sopravvivenza del tempo, a lei il poeta dedica una delle liriche più luminose ed emblematiche del libro:


PER TE, DONNA LAVORATRICE

Per te donna, donna lavoratrice;
per te è questo fiore e la mia canzone.
Per te, dolce, tenace e sacrificata lottatrice;
per te, il mio rispetto e la mia ammirazione.

I diari ci menzionano donne famose,
nomi incisi a fuoco ed oro nella storia;
cantano lodi alle sue grandi cose,
ci parlano della virtù della donna
e della sua memoria.

Ma io voglio cantare te,
silenziosa combattente
che ti alzi per prima
osservando i raggi del sole;
donna dai mille nomi,
di mille facce, di mille ore,
compagna nella lotta
e con calma ancora per l'amore.

A te che giorno dopo giorno
vai all'ospedale, all'ufficio,
al campo, alla fabbrica,
alla strada a remare.
A te, che benché arrivi a casa
stremata, stanca,
ancora conservi un sorriso
e riserve per amare.

Mi viene questo canto
dal fondo della vita stessa.[...]



Pavanetti è testimone del suo tempo, ha il coraggio del canto civile che denuncia la sofferenza del mondo, la sua poesia partendo dalla tradizione ispanica, in particolare andalusa, giunge a una visione panica delle cose e del mondo, dove ogni dolore umano benchè lontano geograficamente ci riguarda come un figlio, come uno schiaffo improvviso sulla faccia in pieno giorno.


GAZA

Follia di cavalli imbizzarriti
che scendono - come assassini - dal cielo,
in sfida impudente, inciampando
contro il quarto stato della materia.

Un vento di mercurio in diagonale
scioglie gli alberi di cenere
e sputa cuori congelati
nell'appassita solitudine della sabbia.

Tutto l'amore si nasconde tra le pietre
per piangere le albe,
per cambiare i suoi vestiti di sangue
e proiettarsi in un'aurora di metallo.

L'amore geme, ma è invisibile
carne, lacerata da granate,
dalle serpi della sete e della fame,
dal silenzio complice della paura.


Ecco l'empatia metamorfica e metaforica che appartiene ai grandi poeti ed è impressa nella vita di Julio Pavanetti come un DNA, come una missione salvifica in linea con il proprio essere nel quotidiano, come una preghiera. Non una posa da pseudoaltruisti, una finzione per funzionali "anime belle", ma reale epidermico destino poetante e impegno costante vissuto sul campo con il Liceo Poetico di Benidorm, una militanza che conta sulla collaborazione di poeti attivi in tutto il mondo e che mira a progettar Bellezza e risvegliare le coscienze assopite dalla distrazione o dall'indifferenza assassina del quotidiano. Un grande libro di un vero poeta contemporaneo, un libro da leggere e custodire nella biblioteca della propria coscienza.


GIANPAOLO G. MASTROPASQUA

di: Sandra Cervone


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