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Home » News » Latina » Gaeta » "Viaggio nel tempo nel quartie...
martedì 04 agosto 2020
"Viaggio nel tempo nel quartiere la Piaia - II volume" curato dall'Ass. Golfo Eventi
Riportiamo l''intervento di Milena Mannucci che risulta essere una vera e propria recensione al prezioso lavoro di studio e approfondimento dei vari autori
letture: 3039
la copertina del libro
la copertina del libro
Gaeta: L'Hotel Mirasole ha fatto da cornice ad una serata interessante che ha gettato le basi per nuovi progetti e nuove strategie socio-culturali legate alla storia, l'arte, la bellezza, la ricchezza del nostro Golfo.
Ricevere in lettura un libro di storia locale così ricco e documentato è stato un segnale di rinascita dopo la pandemia. Il secondo volume del libro "Viaggio nel tempo nel quartiere La Piaia" è frutto diun certosino lavoro di ricerca da parte degli autori: conosco ciascuno di loro e so quanta passione e quanto tempo dedichino allo studio della storia locale, da sempre.
Sfogliando le pagine del volume ho avuto la sensazione di trovarmi di fronte un doppio genere narrativo: il reportage e lo storytelling. Una doppia anima che emerge sin dalle prime battute: da una parte la storia documentata dei monumenti, delle contrade, del quartiere Piaia, dall'altra i racconti popolari, le leggende, le credenze.
Sin dalla prefazione di Cosmo Di Russo e dall'introduzione di Pasquale Falato si entra in una atmosfera molto affascinante in cui ho individuato due parole chiave: Paesaggio e Viaggio.
Fermiamoci un attimo e concentriamoci su un aspetto fondamentale: quante volte noi abitanti di questo territorio ci soffermiamo a osservare attentamente il paesaggio nel quale abitiamo? Dico "nel quale" perché il paesaggio non è qualcosa di distante, non è un orizzonte verso cui volgiamo lo sguardo. Esso è, piuttosto, una cornice che ci ingloba. Oggi il paesaggio è associato spesso alle fotografie che valorizzano il territorio ai fini turistici e promozionali. Questo aspetto è certamente ottimo, ma attenzione a non considerare il paesaggio come un mero prodotto turistico, andremmo a svilirlo nel suo valore antropologico. Noi abitanti come viviamo questo paesaggio? Siamo realmente consapevoli del paesaggio culturale che ci circonda?
In questo senso i testi e le riflessioni del libro confermano quanto ho appena detto: il paesaggio è l'abbraccio del territorio. Lo spiega bene Giovanni Fantasia con il suo affascinante racconto legato alla statua della Dea Cibele. Giovanni è riuscito a collegare la figura di Cibele con l'archetipo, il modello della Grande Madre e la devozione per la Vergine Maria. Un trait d'union molto intrigante che esalta la divinità pagana ponendola allo stesso livello della figura della Madonna a cui la nostra fede religiosa ci riporta. Giovanni ha saputo dare un orizzonte di senso al tema antropologico della devozione.
A partire da questo punto il libro si inoltra in un canale che nell'ambito della teoria letteraria è estremamente affascinante: l'abbandonologia. Di cosa stiamo parlando:l'abbandonologia è stata definita dalla scrittrice Carmen Pellegrino una scienza poetica, che ci porta ad indagare, approfondire, studiare quella chiesa abbandonata, un sito dismesso, un giardino avvolto dai rovi. Sarà capitato anche a voi, ne sono certa, di essere colpiti da quel senso di fragilità, da quel qualcosa che prima c'era e rimane "a pezzi", in tutta la sua meravigliosa imperfezione...ecco è proprio quello che accade agli studiosi che hanno descritto i luoghi narrati nel libro. E' un tema particolarmente legato alla nostra atavica fragilità, alla consapevolezza del tempo che erode la bellezza, in senso reale e metaforico, è il fascino dell'imperfezione, la metafora della solitudine, sentimenti che almeno una volta nella vita ci hanno sfiorato.Quante persone hanno pregato nella Chiesa di Sant'Angelo dei Marzi, così accuratamente descritta da Carlo Di Nitto? Quali corpi hanno animato quei luoghi? Quali vite animavano quegli orti e quelle contrade? Questa è l'abbandonologia, sapere che qualcuno è passato da lì ed è andato via, lasciando una traccia di sé su quelle pietre, quelle mura, quelle geometrie.
Ugualmente toccante la descrizione dell'area archeologica di San Vitale, un sito romano di grande valore architettonico e storico che versa in pessime condizioni purtroppo e non può essere pienamente fruito dalla comunità.
Di estremo interesse anche l'intervento di Lino Sorabella sull'Abbazia di Santo Spirito di Zannone di cui Lino ci illustra il trasferimento dei monaci dall'isola di Zannone alla Piana di Arzano e ci spiega perché quest'area: "un territorio particolarmente salubre, ricco di acqua, bene esposto al sole e quindi fertile".
"L'acqua, il mulino, l'orto e le officine" sono riuscita davvero a visualizzarli, a percepirne i rumori, i suoni che rimandano all'operosità dei monaci cistercensi. Questo è bene mettere a fuoco: quelle pietre silenziose e distanti celano storie di vita reale, raccontano di tempi floridi che improvvisamente potevano sprofondare nel baratro di una incursione o di una epidemia.
Proseguendo nel viaggio letterario, ci ritroviamo a sfogliare pagine molto appassionate in cui la storia religiosa si fonde con le tradizioni popolari. Con lo studioso Francesco Del Pozzone andiamo alla scoperta di due chiesette di campagna, la Madonna di Casalarga e la Madonna di Longato. Le feste dedicate erano sinonimo di purezza, semplicità, devozione sincera. Un'occasione per consentire ai bambini di stare insieme e giocare in modo genuino. Credo che in tanti ricordino queste feste, io sono legata alla festa della Madonna del Colle, ad esempio, al tempo che trascorrevo con mia nonna materna, originaria della Piaia, a realizzare le bandierine con le buste colorate da apporre sul cancello della campagna. Era un tempo in cui si trascorrevano lunghi momenti insieme, cosa oggi rara. Molto suggestivo il racconto del naufrago che giunse a nuoto sulla spiaggia e inoltrandosi nella campagna si fermò in un punto preciso promettendo di far costruire proprio lì la chiesetta di Longato.
Un altro benefattore, un uomo milanese, appare nelle pagine successive: quando ci addentriamo in un incredibile lavoro di ricerca legato agli archivi della chiesa di San Carlo. Pasquale Falato, Tiziana Pasciuto e Del Pozzone ci accompagnano in un percorso, a tratti doloroso per noi gaetani, un periodo che ha visto mietere tante vittime a causa della peste del 1656. E' importante capire che ci troviamo tra le mani documenti unici, esclusivi. Non so quante persone prima degli autori, siano andati a spulciare i faldoni degli archivi parrocchiale e comunale. In queste pagine, nel lungo elenco di nomi in cui è possibile ritrovare un avo, ci sono vite vissute, persone in carne ed ossa. Tornando al benefattore, pur con tutti i benefici del dubbio, scopriamo, leggendo che si tratta di un devoto a Carlo Borromeo.
Particolarmente suggestiva un'altra tecnica narrativa che mi ha colpito, il racconto nel racconto: anche in questo capitolo scopriamo una figura molto particolare, il Sig. Erasmo Spinosa, un uomo estremamente generoso. Ma non voglio dirvi di più, lascio a voi il piacere della scoperta. Vi dico solo che la sua figura risale al 1600.
Particolarmente ricco di fascino il capitolo dedicato al Sepolcreto diCalegna, che ci viene descritto da Sabina Mitrano in modo accurato, nel suo stile dello storytelling a cui ci ha abituato. Tra le ipotesi quella che l'opera funeraria sia stata commissionata da Scipione l'Africano, vincitore della Seconda Guerra Punica. L'altra ipotesi è ancora più intrigante perché farebbe risalire il monumento alla vera tomba di Cicerone...siamo di fronte a strutture affascinanti che meritano studi come questi, affinché possano ottenere la dignità che a loro è dovuta.
La parte conclusiva del libro è curata dalla Tiziana Pasciuto ed è dedicata all'epidemia del colera del 1837, un tema attuale quello del "contagio", qui legato al Monastero di Sant'Agata, dove i morti venivano sepolti. Non si può scorrere l'elenco delle vittime senza commuoversi: siamo di fronte alla grande Storia che si interseca con le piccole storie che vedono ciascuno di noi protagonista. Vi invito davvero a leggere con attenzione tutto il libro, ma soprattutto la parte dedicata alle ricerche d'archivio che rivelano dati inquietanti, ad esempio quanto la malattia sia stata letale per i bambini e giovani. Rinvio all'appendice per ulteriori approfondimenti e mi complimento con Tiziana Pasciuto, ma anche con tutti gli altri autori, per l'encomiabile lavoro di ricerca che con questo volume viene donato alle prossime generazioni. Non oso immaginare il tempo dedicato a questo incredibile e minuzioso lavoro di ricerca.
Credo che ciascuno di noi troverà tra queste pagine un pezzo del proprio cuore.

Concludo, cercando di focalizzarmi su alcuni punti chiave:

1) Quello che noi abbiamo oggi qui non è un semplice gruppo di volontari appassionati di storia locale che nel tempo libero vanno a fare foto e ricerche sui siti antichi. No. Quello che abbiamo noi qui è un BENE CULTURALE immateriale. E' un patrimonio della nostra città, ma preferisco parlare del nostro Golfo, in senso comprensoriale. Il lavoro di ricerca svolto dai volontari di Golfo Eventi e dagli studiosi che hanno collaborato, è una eredità dall'inestimabile valore storico; è importante al pari dei beni storici di cui si narra nel libro;

2) Quando ho chiuso il libro, ho pensato che sarebbe fondamentale non disperdere l'immane lavoro eseguito dagli autori. Mi sono chiesta come fare...Un modo per favorire la fruizione del libro potrebbe essere quello di inserire nei programmi scolastici due ore a settimana di Storia locale. Nei nostri istituti solo grazie a docenti eccellenti e motivati, sono stati portati avanti progetti formativi volti alla scoperta del patrimonio storico, artistico locale, ma non basta. La storia locale è la spina dorsale del nostro essere cittadini. E' senso di appartenenza, è saper restare, è non tradire i sacrifici dei nostri avi: essa va studiata così come studiamo i romani,il medioevo, l'illuminismo.

3) Come molti sanno il Polo culturale Caieta è impegnato nella valorizzazione turistica del territorio, con particolare riferimento al turismo scolastico, ma oggi sento di dire una cosa. Valorizzare un luogo non vuol dire solo impegnarsi per portare turisti. Illuminare un monumento, seppur dismesso, apporre una targa, è un segno di rispetto per noi stessi. Il turismo verrà dopo. In questi luoghi, purtroppo non sicuri per promuovere l'accesso al pubblico, dobbiamo abbandonare la logica della produttività e della fruizione consumistica: vado in luogo, pago un biglietto, scatto una foto e vado via. Le chiese di campagna, ad esempio, non sono importanti perché devo portarci il gruppo di turisti, ma perché sono la prova di una comunità esistente in quei luoghi, in un lontano passato. Sono simboli di devozione e probabilmente di prosperità. Al tempo stesso è segno di rispetto per noi stessi chiedere la pulizia e la messa in sicurezza affinché quei luoghi non si deteriorino ulteriormente.

Da lettrice instancabile dico grazie agli autori per l'appassionato lavoro. L'impegno di tutti deve essere quello di continuare a narrare i luoghi, voi lo state facendo in modo esemplare, con i video, i reportage, le iniziative culturali. Continuate a farlo, continuate a focalizzarvi sul vostro principale oggetto di studio che non è semplicemente la storia locale, ma la memoria. Nel nostro piccolo il Polo culturale Caieta continuerà a sostenere il vostro lavoro, se non altro perché condividiamo lo stesso obiettivo: anche noi, con la nostra Biblioteca Annarita Simeone intendiamo creare un argine alla deriva della memoria. Fondare una biblioteca, oggi, èuna scelta così improduttiva e anticonsumistica, apparentemente senza senso. Ebbene, era proprio quello che volevamo fare: creare una diga contro il fluire implacabile del tempo e contro l'oblio.Questo obiettivo ci accomuna e io vi ringrazio per il vostro impegno. Saremo sempre dalla vostra parte.

Milena Mannucci

di: Sandra Cervone


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