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Home » News » Webzine » Storia del territorio » La Via Appia antica tra Fondi ...
domenica 02 febbraio 2020
La Via Appia antica tra Fondi e Formia
Alla ricerca di strade romane e preromane nel Basso Lazio tra Terracina e il fiume Liri
letture: 2470
Ponte di S. Gennaro ad Itri
Ponte di S. Gennaro ad Itri
Storia del territorio: Percorrendo la via Appia tra Fondi e Itri, nel tratto che va dal confine di Fondi al cimitero di Itri, vediamo sulla nostra destra i resti delle infrastrutture dell'antica via Appia costruita dai romani, e a mano a mano che saliamo, le due strade, quella moderna e quella antica, si avvicinano sempre di più, fino ad incontrarsi. È in quest'ultimo tratto che affacciandoci dal guardrail possiamo vedere il poderoso muro in opera poligonale, lungo diverse decine di metri, che sostiene l'antica via romana che conserva ancora gran parte del suo basolato.

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Quest'opera viene dettagliatamente descritta da Lorenzo Quilici e Stefania Quilici Gigli nel libro "Campagna e paesaggio nell'Italia Antica", nel capitolo "La via Appia attraverso la Gola di Itri". Nell'ambito del loro studio gli autori tentano anche di datare l'epoca di costruzione del muro e della strada, evidenziando che le caratteristiche della carreggiata e dei primi muri in opera poligonale grezzi inducono a ritenere che le parti più antiche risalgano all'inizio del II secolo a.C., mentre i possenti muri in opera quadrata vengono fatti risalire alla metà del I secolo a.C..

Personalmente, vista la somiglianza del muro in poligonale della strada a quello della tomba di Cicerone, sono portato a credere che nella costruzione delle due opere siano state impiegate maestranze della stessa epoca e della stessa scuola e pertanto è probabile che il muro in opera quadrata posto a sostegno della via Appia nel tratto definito risalga, alla fine del II secolo o all'inizio del I secolo a.C. Le grandi costruzioni in opera incerta presenti lungo il percorso, lo sviluppo dell'opera incerta nella città di Formia e Fondi inducono a credere che questo tratto di strada sia stato costruito o fortemente potenziato a partire dalla fine del II secolo a.C..

Lorenzo e Stefania Quilici lasciano intendere che prima di questo potenziamento la strada fosse più primitiva, personalmente credo che i Quilici abbiano ragione e che senza le opere eseguite dai romani la strada lì non poteva proprio esserci. Forse doveva esserci una mulattiera, ma non so se nella parte terminale dove la strada moderna e quella antica si incontrano vi fosse spazio per una mulattiera, visto che in quel tratto i romani per realizzare una strada larga circa 6 metri sono stati costretti a scavare nella roccia e a erigere un muraglione alto oltre cinque metri.
Ma se così fosse, dove passava in precedenza la via Appia?
Abbiamo provato a cercarne traccia nelle vicinanze, ma non abbiamo trovato nessun indizio.
D'altra parte sarebbe stato poco conveniente per i romani fare una così grande opera e così grossi investimenti per accorciare solo di qualche centinaia di metri il percorso tra Fondi e Itri.

La via Appia quindi in precedenza doveva seguire tutt'altro percorso. A riprova di questa ipotesi vi è il fatto che lungo il tratto che va da Fondi a Itri, descritto dai Quilici, non vi sono basis villae in opera poligonale nelle vicinanze della strada, come le troviamo invece tra Itri e Formia lungo tutta la via Appia e di cui ve ne mostriamo solo alcune: Villa Ruggiero e l'arco in località Pagnano.


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Dove passava allora l'antica via Appia o se volete la strada che percorrevano gli Ausoni/Aurunci e i Volsci prima che arrivassero i Romani?

Un indizio ci viene offerto dai resti della basis villae in località "Castelluccio" di Itri, poco lontano dalla moderna via Magliana che collega Sperlonga a Itri e a guardar bene su Google Earth anche poco distante dalla
image/jpeg strada delle Vignole di Gaeta.

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Foto e composizione di Daniele Baldassarre

Un altro indizio altrettanto importante ci è stato dato dalle numerose costruzioni in opera poligonale che si trovano in località S. Raffaele di Fondi e sulle colline site presso il lago S. Puoto (Il Laghetto) di Sperlonga.
Mappa elaborata da Massimiliano Di Fazio.
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E' possibile che parte di queste costruzioni siano state realizzate dopo la via Flacca (184 a.C.) ma alcune di esse sono molto antiche, una di esse infatti presenta un simbolo fallico scolpito su un masso d'angolo (si veda in basso a sinistra della foto che segue), il che farebbe pensare che possa essere di epoca Volsca.
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Sulla base di tali osservazioni e considerazioni, abbiamo ritenuto logico supporre che l'antica via Appia, prima della costruzione dell'infrastruttura descritta dai Quilici, partendo da Fondi e precisamente dalla base della collina di Pianara, dove si trovava il nucleo abitativo Ausono/Aurunco, si dirigesse verso il mare, camminando sotto le colline, quindi giunta in località S. Raffaele, imboccasse la valle dove oggi vediamo delle grandi cave di calcare, per la gran parte dismesse, per dirigersi verso Itri.

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A circa tre chilometri da Itri, in località Calvi, la strada presentava una deviazione per Gaeta passando per la località "Castelluccio" , indicata con cerchio rosso nella foto, fino ad innestarsi su via delle Vignole che, come noto, conduce ad Arzano, dove viera il porto;
a circa un chilometro da Itri, sulla strada proveniente da Fondi si innestava il tracciato ancora oggi frequentato di via delle Vignole. La strada principale proseguiva per Itri e passando sopra il ponte di S. Gennaro, (si veda foto di testata), si dirigeva verso Formia seguendo praticamente l'attuale tracciato fino alla fontana di Rialto; qui deviava verso monte fino a raggiungere via della Madonna della Noce per scendere alle porte di Castellone che si trovano sul lato monte della fortezza.

In seguito è stato costruito il ponte di Rialto e la via Appia ha seguito il tracciato di quella che oggi è via La Vanga.

Per dimostrare quanto ipotizzato ci siamo recati in località Calvi di Itri, dove presumevamo passasse l'antica via Appia,
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ebbene, guardate cosa abbiamo trovato:
- Di seguito un tratto di strada munito ancora degli antichi basoli in pietra calcarea;

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un muro di contenimento a confine della strada costruito con i basoli della stessa strada;

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- poco più avanti vediamo una antica cava abbandonata per l'estrazione a mano di massi calcarei; essendo la roccia scistosa i massi vengono estratti naturalmente con superficie liscia come quella dei basoli che abbiamo visto innanzi.

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Infine sul fondo valle abbiamo visto dei laghetti ben arginati e funzionanti, utili per l'abbeveraggio degli animali.
Questa antica strada, da molti conosciuta e percorsa dai nostri genitori e nonni per barattare il sale con favette e cicerche a Fondi durante la seconda guerra mondiale, da alcuni chiamata la via Greca giacche metteva in comunicazione due antichissime città rivierasche fondate da Laconi, Formia e Amyclae, altro non è che l'antica via Appia il cui originario tracciato era percorso dapprima dagli Ausoni/Aurunci e poi dai Volsci. Stando al canto di Virgilio è infatti proprio su questa strada che avremmo visto Enea all'inseguimento del "biondo Camerte, figlio del grande Volcente, il più ricco di terre di tutta l'Ausonia, re della tacita Amyclae" (X, 560, 564).
A questo punto non resta che fare una particolare osservazione sul tratto Itri-Rialto, che come detto dovrebbe essere di epoca precedente al tratto Fondi-Itri che si sviluppa nella gola di S. Andrea di Itri, giacché lungo tutto il percorso troviamo tracce di infrastrutture e basis villae in opera poligonale e giammai costruzioni in opera incerta, si tratta di infrastrutture e ville probabilmente del II e III secolo a.C.. Particolare rilevanza assume in quest'ambito il ponte di S. Gennaro all'uscita di Itri, senza il quale non poteva passare lì la via Appia. Altra infrastruttura altrettanto importante doveva trovarsi proprio all'ingresso di Itri, presso la chiesa di S. Maria Maggiore, qui infatti il fossato è particolarmente ampio e profondo e per attraversalo serviva necessariamente un grosso ponte.

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Ponte pedonale di epoca recente sul rio dl'Itri all'uscita dal centro urbano

Prima della costruzione di una tale infrastruttura, realizzata dai romani, riteniamo contestualmente alla strada della gola di S. Andrea d'Itri descritta dai "Quilici", probabilmente bisognava incamminarsi sulla strada che porta verso la madonna della Civita per un lungo tratto , fino ad arrivare in un punto dove il fossato si fosse ridotto a poco più di due o tre metri di larghezza per poi tornare verso valle. Questo punto l'abbiamo identificato e si trova di fronte alla cappella del pellegrino della madonna della Civita,


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ossia alla base del colle di S. Cristoforo, sulla cui sommità sono stati rinvenuto i resti di un santuario presumibilmente dedicato a Ercole. Esso costituiva pertanto un importante riferimento fisico e simbolico per i flussi di transumanza, per eserciti in marcia e viaggiatori che partendo dalla via Latina dovevano raggiungere la "Via Appia".

Ma se le cose stanno così, il percorso più breve per Formia, partendo da Fondi, sarebbe stato quello di Via delle Vignole passante per "Castelluccio", probabilmente questo tratto di strada era più scomodo di quello che passava per Itri, in quanto più stretto, più ripido e più tortuoso, consentiva di accorciare il cammino di diversi chilometri. (nella mappa sono indicati i due percorsi individuati da siti in cui sono presenti muri e/o manufatti in opera poligonale.)
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Quest'ultimo tratto di strada veniva sicuramente percorso da chi portava merci al porto di Pizzone sulla costa di Arzano. A riprova di quanto detto ricordiamo che ancora oggi in località Arzano troviamo muri in opera poligonale molto grezzi nei pressi dell'Abazia dei Monaci Cistercensi di Zannone (S. Spirito). Altri muri molto grezzi si trovano su monte Tonico (il monte dove c'è oggi il depuratore di Gaeta), e a Casalarga, dove vi sono i serbatoi della SIOG, ma sono andati distrutti in epoca moderna, durante il secondo dopoguerra. Ce li descrive Don Lidio Borgese nel libro "Gaeta Ciclopica" . Non saprei dire se la strada per Formia passasse dietro Monte di Conca o sulla costa. Ma su questo ultimo percorso troviamo resti di una villa romana del III secolo a.C. e un muro di contenimento a sostegno della strada in opera poligonale proprio sotto il ponte dell'attuale strada , di fronte all'ex Italcraft.

Lo scenario descritto ci porta a ritenere che prima della realizzazione del ponte di S. Gennaro la via Appia doveva passare necessariamente per S. Raffaele di Fondi e per Arzano a Gaeta e che la deviazione per Itri serviva da collegamento con la via per la Valle Latina nel tratto compreso tra Cassino e Frosinone, e che solo dopo la costruzione del detto ponte di S. Gennaro sia divenuto praticabile il percorso Itri-Formia.
A questo punto quindi veniva a determinarsi che nel tratto S. Raffaele di Fondi - Itri la strada offrisse più opzioni di percorso, soprattutto alle popolazioni locali e che avesse due bretelle , una in località S. Raffaele di Fondi , che consentiva di raggiungere rapidamente la costa di Sperlonga e l'altra nei pressi di Casarevole a Gaeta che permetteva di raggiungere le spiagge di S. Agostino e S. Vito.

Quando fu costruito il tratto di strada della via Appia nella Gola di Itri, la Valle di S. Andrea, e la strada che passava per S. Raffaele entrò in disuso, si rese necessario unire le due bretelle della vecchia via Appia, dando luogo alla via Flacca. Ciò avvenne nel 184 a.C. epoca che corrisponde a quella ipotizzata dai Quilici sulla costruzione del tratto della via Appia i cui resti possiamo ancora ammirare nella vallata di S. Andrea a Itri.

Concludendo è utile rilevare che in epoca antica tra Formia e Fondi vi era una ragnatela di strade funzionali alle popolazioni primitive organizzate qui e là, dove c'era acqua disponibile.
Questi percorsi scelti volta per volta per seguire la via più breve, dovevano essere poco più che dei sentieri. Con il formarsi dei nuovi centri abitati più consistenti, i sentieri più frequentati hanno iniziato a prendere la forma di vere e proprie strade carrabili, soprattutto in epoca Volsca (alla fine del V secolo a.C. oltre Terracina anche Fondi e Formia avevano classi dirigenti Volsche). Con l'arrivo dei romani gli schemi viari si sono rapidamente piegati alle loro mire espansionistiche che puntavano alla immediata conquista della Campania dove vi erano ancora molti centri di origine etrusca come Capua e Salerno.

Le antiche città non funzionali alle nuove logistiche furono definitivamente soppresse, come Ausonia (vedi Macera Longa) e Vescia e altre come Minturno e Fondi furono ricostruite sui nuovi tracciati che prefiguravano l'Appia, una vera e propria autostrada che avrebbe portato direttamente fino a Capua e da lì a Brindisi.

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Agostino Di Mille

di: Agostino Di Mille


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