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lunedì 11 settembre 2017
La posizione di Amyclae secondo la tradizione
letture: 1032
Storia del territorio: Secondo la tradizione Amyclae sorgeva a oriente di Terracina, e propriamente alla riva del mare sotto il lago di Fondi, che si chiamò per l'appunto lago Amiclano.
Secondo il Pratilli Amyclae si trovava lungo la costa a due miglia da Terracina nel luogo ai suoi tempi detto Micano.
Il Sig. Notarianni scrisse, che passato il fiumicello di Canneto presso Terracina si trovano le rovine di Amicle, di cui erano ancora visibili resti di edifici ed alcune vasche che si chiamano resti di Amyclae e grotte di Smicle, e che comunque il grosso dei ruderi si trova sotto la sabbia del mare.
Ancora oggi vediamo in quel luogo resti di edifici e di cisterne, ma si tratta di manufatti in opera cementizia di epoca tardo repubblicana o imperiale.

Altri autori sostengono che Amyclae si trovasse nella piana compresa tra i canali di Canneto e S. Anastasia, ma questa ipotesi pone molti problemi in quanto sarebbe stata una posizione difficile da difendere, poco salubre e troppo distante dalla strada principale, viepiù avrebbe richiesto la realizzazione di ponti adeguati per l'attraversamento dei corsi d'acqua, o l'impiego di traghetti.

Secondo le logiche insediative degli antichi Ausoni, Amyclae avrebbe potuto trovarsi a non più di due chilometri dal punto in cui l'antica Via Appia, oggi Via Palatina, incrocia la nuova, e sul lato destro del canale di Canneto, guardando il mare, ossia alle falde del monte Croce che sovrasta questa zona. Si tratta dell'area compresa tra il canale Canneto e la Via Palatina, indicata in parte con linea rossa nella planimetria che segue. Su quest'area si ritrovano oggi i fiocchi della moderna viabilità e il tracciato della Via Appia, indicati in giallo.



Da questa area sarebbe stato infatti molto facile raggiungere il lago, la costa e la fertile piana compresa tra i due canali di Canneto e S. Anastasia. All'epoca il livello medio del mare era di circa un metro più basso di quello attuale, e quindi l'acqua che scorreva nel canale doveva essere meno salata, il che avrebbe potuto consentire una grande disponibilità di acqua, quantomeno per le attività umane e per l'abbeveraggio degli animali.

Osserviamo inoltre che all'epoca il porto romano di Traiano, ancora non esisteva e la costa sul lato di Terracina doveva essere necessariamente arretrata di circa 500 m. Le acque in corrispondenza del Pisco Montano dovevano perciò essere per forza più profonde e il flusso di sabbia che riusciva a superare il promontorio doveva essere necessariamente inferiore a quello che si è determinato tra la fine dell'impero romano e la realizzazione del nuovo molo.
Ciò, porta a ritenere che in corrispondenza dell'attuale foce del canale Canneto, che si badi bene è un canale profondamente modellato dalla mano dell'uomo, la costa doveva essere più arretrata rispetto ad oggi e che pertanto formasse un vero e proprio seno: il "Seno Amiclano".

Per contro la presenza del canale avrebbe consentito a imbarcazioni di piccole e medie dimensione di arrivare nei pressi dell'agglomerato urbano e di assalirlo, pertanto quest'ultimo avrebbe dovuto essere munito di mura come quelle più antiche di Terracina.

Ci siamo recati lungo le due rive del canale di Canneto e nelle aree circostanti per cercare indizi, ma non abbiamo trovato nessuna traccia di mura poligonali o di altro che potesse appartenere a una città così antica. Vi è un muro poligonale di terza maniera lungo la via Appia nuova, quella di Traiano, proprio sotto il sito di una cava dismessa, ma sono di terza maniera e chiaramente di epoca Romana., si tratta dei resti di una costruzione circolare realizzata apposta per evidenziare l'incontro della via vecchia con quella nuova. Tutta l'area sulla riva destra del canale Canneto con i relativi reperti, tutti di epoca imperiale, viene dettagliatamente descritta da De La Blanchére nel capitolo VI (pagg. 103 - 104) del libro "Terracina", pubblicato nell'anno 1884.



Peraltro la zona pianeggiante tra il canale "Canneto" e le falde della collina segnate Via Appia è molto bassa e suscettibile di allagamenti, mentre la zona posta tra la detta Via, che all'epoca non era ancora stata costruita da Traiano, e quella antica, oggi denominata Via Palatina, è molto scoscesa e stretta, e perciò non adatta ad ospitare un grande insediamento come quello di Amyclae. Quest'area inoltre è sottoposta alla detta Via Palatina, (segnata in rosso nella prima foto, dopo quella di testata), che doveva invece già esistere come percorso ai tempi degli antichi Ausoni, e pertanto posta in posizione di inferiorità militare e facile da assaltare. Non credo quindi che Amyclae si trovasse sulla riva destra del canale di Canneto.

Per venire incontro a chi sostiene che Amyclae si trovasse tra il lago ed il mare esaminiamo l'ipotesi verosimile che Amyclae insistesse sul lato sinistro del fiumicello di Canneto, e quindi sul lato opposto a quello che abbiamo considerato in precedenza, ad una distanza massima di 2 Km dal punto in cui l'antica via Appia (Via Palatina) incrocia quella moderna: questo luogo corrisponde grosso modo alla odierna località di S. Antonio.

In questo caso l'insediamento avrebbe avuto tutti i vantaggi di quello indicato in precedenza, ma si sarebbe trovato nell'impossibilitò di reperire blocchi calcarei per realizzare una cinta muraria. La presenza del canale tra la strada principale e l'insediamento urbano avrebbe reso più difficile l'attacco da parte di truppe terrestri in viaggio sulla stessa, ma avrebbe consentito di isolare molto facilmente il sito in caso di attacco dal mare, sarebbe bastato infatti distruggere il ponte in legno sul canale, o affondare il traghetto, per impedire l'arrivo di rinforzi in poco tempo.

Possiamo anche immaginare che per difendere il sito si sarebbe potuto costruire un muro in terra battuta alto un paio di metri e largo tre, contenuto da una struttura lignea, sul quale installare una sovrastruttura sempre in legno; ma non saprei dire quale sarebbe stata l'efficacia nel medio termine di una fortificazione del genere. Forse la vera difesa di questo sito era la folta vegetazione che cresceva tutt'intorno e nella quale solo gli abitanti locali erano in grado di muoversi. Qui avrebbero potuto esserci posti di guardia e con vedette pronte a dare l'allarme. Ma come dice la leggenda questi furono messi a tacere per gli eccessivi falsi allarmi e Amyclae fu distrutta.

In un luogo del genere i rumori e i suoni prodotti dagli umani sarebbero stati praticamente insignificanti rispetto a quelli della foresta, sicché Virgilio non trova nulla di meglio per qualificare la antica città scomparsa, che ricordarla come la "tacita Amyclae".

Anche la campagna di Amyclae, come dice Plinio si sviluppava tra il lago ed il mare e ben si prestava alla coltivazione della vite del famoso "Cecubo" tra gli umidi pioppeti. Questo vasto territorio, compreso tra il fiumicello di Canneto e il Canale S. Anastasia, purtroppo fu devastato dallo scavo della così detta "fossa di Nerone", una sorta di canale che doveva consentire alle navi di viaggiare al di qua della duna, e con essa cessò ogni coltivazione. Vogliamo far presente che ancora oggi è possibile individuare le tracce della fossa, all'epoca appena abbozzata, che appare essere larga oltre 300 m e lunga alcuni chilometri. In quest'area il livello del terreno risulta inferiore di diversi metri rispetto alla fascia limitrofa che perciò ha subito un innalzamento per l'accumulo del materiale rimosso. Il terreno si presenta piuttosto sabbioso e con presenza di limi, si tratta quindi, tutto sommato, di un terreno permeabile e poco incline a formare pozze d'acqua e acquitrini, quindi adatto anche per abitarvi diffusamente, in un sistema di vici e pagi.



Secondo noi l'insediamento urbano di Amyclae, come abbiamo già detto, doveva trovarsi nella zona del nuovo quartiere di S. Antonio, nei pressi del fiumicello di Canneto, dove vi era disponibilità di acqua, e in posizione non troppo lontano dalla via principale che da Terracina conduceva a Fondi o se volete a Pianara. In questo luogo non sarebbe stata del tutto assurda una invasione di serpenti tale da comportare la fuga degli abitanti per un tempo piuttosto lungo e tale da consegnare la città alla vegetazione fino a divorarla.

Per quanto convincente, questo schema non corrisponde a quello insediativo degli Ausoni, che preferivano costruire le loro "città" su alture strategiche che dominavano vaste pianure e le strade o le vallate che permettevano il transito da un territorio all'altro. Terracina dominava la pianura e la palude Pontina; la sua popolazione era distribuita per lo più nella grande valle del Monticchio, a monte dell'antica strada divenuta poi l'Appia. Pianara, dominava la piana di Fondi e i passi per Itri e la via Latina; la sua popolazione era distribuita lungo la strada che da Terracina conduceva a "Pianara" e lungo la piana che oggi costeggia la strada provinciale Sperlonga-Fondi.

Un importante esempio di città dell'epoca insediata nella vasta pianura è quello di Pometia, una città tanto ricca di terre fertili, quanto contesa e pertanto sottoposta continuamente ad assedi ed occupazioni. Questa da città latina è passata ai romani, poi agli ausoni e poi ancora ai volsci e quindi definitivamente ai romani. A difenderla vi erano tuttavia importanti centri collinari posti in posizioni strategiche come Velletri, Cori, Norba e Sezze.
Siamo convinti perciò che a difendere il ricco territorio di Amyclae tra il lago ed il mare doveva esserci un centro amministrativo e militare sulla collina che domina questo territorio e che si trovava nelle immediate vicinanze della strada principale che da Terracina conduceva a Fondi, oggi Via Palatina.

La logica insediativa degli Ausoni, basata sui vici e pagi, ci spinge quindi a ritenere che Amyclae si trovasse proprio sull'altura di Monte Croce e che la sua popolazione fosse distribuita soprattutto nel fertile territorio compreso tra il lago ed il mare, o meglio, tra il lago e la fascia costiera contrassegnata da imponenti dune e una fitta vegetazione, difficilmente attraversabile in una notte da chi proveniva dal mare e le cui navi sarebbero state immediatamente avvistate dalle vedette dislocate sul detto Monte Croce.



In località S. Antonio doveva quindi esserci solo un modesto aggregato urbano di riferimento e ben difeso che controllava il ponte sul fiumicello di Canneto e lo stesso canale, e dal quale si poteva facilmente raggiungere l'insenatura detta "Seno Amyclano", forse buono anche per approdi.

Questo schema che vi abbiamo illustrato è coerente con la tradizione e con la descrizione della costa fatta da Plinio
"... dein flumen Aufentum, supra quod Tarracina oppidum lingua Volscorum Anxur dictum, et ubi fuere Amyclae a serpentibus deletae, dein locus Speluncae, lacus Fundanus" : ossia, "segue quindi il fiume Ufente, sopra di esso la città di Terracina chiamata Anxsur nella lingua dei Volsci, e lì vi era Amyclae distrutta dai serpenti, e dopo la località di Speluncae e il lago di Fondi".

Insomma Plinio dice che Amyclae era nei pressi di Terracina, o quanto meno nella stessa zona. Questa vicinanza ha indotto molti autori, fuorviati dall'invasione dei serpenti, abbinati al lago, e al nome che la costa ed il lago stesso hanno preso dalla città (lago Amiclano e seno Amiclano), a cercare Amyclae lungo la costa, vicino Terracina. Ma così facendo in realtà si sono allontanati di molto da Terracina, sia per distanza, che per caratteristiche ambientali che non hanno nulla a che vedere con l'intorno di Terracina, tant'è che nonostante il lago si trovi proprio dove si vuole identificare Amyclae, Plinio lo cita addirittura dopo aver nominato Sperlonga, quasi ad evitare un equivoco che forse si era già ingenerato all'epoca.

Insomma Amiclae doveva trovarsi vicino Terracina, ma non sul mare o nella piana del lago, ma in quota, ossia sulla sommità delle colline costituenti il sistema montuoso costiero di cui fa parte anche Monte S. Angelo, dove si trovano Terracina e il tempio di Anxur.

Infatti se leggiamo più attentamente la già citata frase di Plinio, osserviamo che "...dein flumen Aufentum, supra quod Tarracina oppidum lingua Volscorum Anxur dictum, et ubi fuere Amyclae ..." si può tradurre più esplicitamente : "segue quindi il fiume Ufente, sopra di esso la città di Terracina chiamata Anxsur nella lingua dei Volsci, e lì (sempre sopra di esso, ossia in posizione dominante rispetto al fiume Ufente) vi era Amyclae."
Le foto che seguono danno in via orientativa l'idea di una tale posizione.



Nella foto che segue vediamo la stessa collina dalla quale abbiamo scattato le foto, vista dal mare, ed esattamente dalla foce del canale Canneto.



Nella foto che segue mostriamo ciò che siamo riusciti a fotografare dalla sommità di detto colle, guardando verso Sperlonga, impediti da una fitta vegetazione mediterranea.



Sembrerebbe da quanto detto e considerato, che mentre Terracina dominava la palude "Pontina", Amyclae, si trovava in un importante punto di osservazione e dominava il lago e la piana Fondi, per la gran parte acquitrinosa, ovviamente compresa la costa.

Sulla distruzione di Amyclae, a questo punto possiamo ipotizzare che l'antica città abbia potuto esistere e svilupparsi sino a quando Terracina ha fatto parte del territorio di Ausonia; allorché sono arrivati i Volsci, Amyclae non poteva più sopravvivere, giacché privata della possibilità di sfruttare il lago ed utilizzare il seno Amiclano appena sotto di essa ma appartenenti ormai agli Ausoni, e non ai Volsci: insomma è come se Amyclae, gioco forza, sia stata soffocata dagli Ausoni.

Secondo quanto detto, in prossimità del lago e in prossimità della foce del canale Canneto, che, come accennato, all'epoca doveva trovarsi un centinaio di metri più indietro, dovevano esservi basi di Amyclae rimaste poi abbandonate e poco utilizzate dalla città che sorge su Pianara, fino all'arrivo dei Romani o degli stessi Volsci: un tempo comunque, anche se non molto lungo, sufficiente per consentire alla vegetazione e ai serpenti di invadere l'intero territorio compreso tra il lago ed il mare.

Dalle immagini satellitari della costa si percepisce la netta vicinanza del lago e del canale canneto alle colline che separano la palude Pontina dalla piana di Fondi. Il sito che meglio si sarebbe prestato ad ospitare un centro difensivo dell'intera area corrisponde a quello della Piana della Ciana sul monte Croce, ma di questo ce ne occuperemo un'altra volta.

Resta da osservare, per il momento, che, se questa ipotesi è giusta, dal punto di vista difensivo Amycale e Terracina erano complementari e funzionali l'una all'altra: infatti chiunque avesse tentato di attaccare Terracina dall'alto, ossia dal lato del cimitero, si sarebbe trovato alle spalle le guarnigioni Amiclane; chi avesse tentato di raggiungere Amyclae aggirando Terracina, sarebbe stato preso alle spalle dai Terracinesi. Secondo questo schema la distruzione di Amyclae ha reso fortemente vulnerabile Terracina dal lato monte, e su questa debolezza hanno giocato dapprima i romani nel 406 a.C. quando espugnarono Terracina, e Vitellio poi quando prese Terracina nel corso della successione a Nerone. In entrambi i casi l'attacco finì in un bagno di sangue per i Terracinesi. L'imponente muraglia costruita a monte di Terracina, le mura Sillane, non è servita a sopperire al ruolo avuto in passato da Amyclae.

A rafforzare la nostra ipotesi concorrono gli antichi confini di Terracina che comprendevano il territorio ricadente tra canneto e S. Anastasia.

La più antica descrizione dei confini della città e contado Terracina risale alla fine del decimo secolo . " Si tratta di un documento che Contatori ha conosciuto e cita: la donazione della città e del contado fatta da Silvestro II ad un certo conte Darfertus. Cominciamo da est, il confine parte da S. Anastasia, segue il fiume S. Anastasia, poi il Lago, passa in Portellas , raggiunge Sonnino ...".(Terracina, saggio di storia locale- Marie - René De La Blanchère Cap. IV)

Non esistono documenti che possano permetterci di individuare i confini territoriali di Terracina già in epoca romana, neppure in epoca imperiale, tuttavia la natura, la conformazione e l'orografia dei luoghi, unitamente alla staticità evolutiva dei centri abitati in antico e alla mancanza soprattutto della nascita di nuovi centri urbani ci fanno presupporre che i confini del territorio di Terracina non abbiano subito mutamenti apprezzabili durante tutta l'epoca romana, dalla deduzione della colonia di Anxur fino alla caduta dell'impero romano e oltre, nell'alto medioevo. Ciò potrebbe significare che in epoca romana il territorio di Amyclae sia stato assorbito da Terracina e non da Pianara, ossia Fondi, e che per un certo periodo, corrispondente ai primi decenni del secolo dei Volsci, questo territorio potrebbe non essere appartenuto a nessuno. D'altra parte la romanizzazione del territorio di Fondi, pur non essendo avvenuta con una vera e propria centuriazione, ha interessato il territorio compreso tra il lago, gli acquitrini e le colline, dall'attuale Monte S. Biagio fino ai piccoli laghi di Sperlonga.
Nella immagine che segue ripresa da una relazione di M. Di Fazio sono individuati i terreni oggetto di una prematura romanizzazione, forse legata alle confische succedute alle rivolte di Vitruvio Vacco.



Resta da osservare che secondo molti autori la scomparsa Amyclae risale VI - V secolo a.C., e quindi all'epoca della crisi Etrusca e dell'inizio della calata dei Volsci.
Lo schema seguito, teso a spiegare l'abbandono di Amyclae e del territorio tra il lago e il mare da parte della popolazione Amyclana, potrebbe dimostrarsi più verosimile se inquadrato nell'ambito dei tentativi espansionistici degli ultimi re di Roma ed in particolare di Tarquinio il Superbo finalizzati ad anticipare i Volsci nella occupazione della Pianura Pontina.

La crisi etrusca inizia verso la fine del VI secolo e si trascina fino all'inizio del V, mettendo fine ad un equilibrio secolare che aveva visto convivere nel Lazio Meridionale popolazioni di diversa etnia e cultura, disturbate di tanto in tanto solo dalla prepotenza dei Romani. (Vedi De La Blancher). Con l'accentuarsi della crisi Etrusca, si ingenerano forti tensioni tra Romani e Latini allo stesso tempo causate e sopite dall'invasione Volsca. Gli avvenimenti sono spesso confusi e contraddittori, talora anche per l'imprecisione degli annalisti come Tito Livio e Dionigio di Alicarnasso.

E' forse Tarquinio il Superbo (Regno 534 - 510) il primo a rendersi conto di quanto stava accadendo e cerca di anticipare i Volsci puntando alla conquista di Suessa Pometia, e all'invio di coloni presso Circei. Ma l'iniziativa porta ad una forte reazione degli Aurunci e dei Latini, che vedono sottrarsi anche importanti città del Latium Vetus come Ardea, Ocricoli e Galbi .
Nel frattempo l'accordo siglato con un trattato tra romani e cartaginesi permise a Roma di controllare buona parte del Latium Adiectum fino a Terracina: anche in questo quadro dunque Terracina ed Amyclae sarebbero state staccate dal territorio degli Ausoni.


Per concludere vogliamo far presente che ci siamo recati sulla piana della Ciana, che si trova alle spalle del primo colle che si affaccia sul mare, quello mostrato nelle foto e nelle immagini. Ciò che fa impressione, oltre alla posizione di dominio avvertita, sono la conformazione delle alture che circondano l'altura pianeggiante e la natura delle rocce che di fatto formano naturalmente muraglie ciclopiche.





Agostino Di Mille

di: Agostino Di Mille


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