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Home » News » Webzine » Politica » Grazie al ministro Orlando mus...
venerdì 08 settembre 2017
Grazie al ministro Orlando musulmani e gay ci imporranno cosa possiamo dire o non dire
letture: 823
Contro i discorsi d'odio online.
Contro i discorsi d'odio online.
Politica: .

Il ministro ha dato vita ad un tavolo di lavoro con 51 ong con il compito di vigilare l'informazione in internet.


Indovinate quali sono queste organizzazioni?!
img
Nell'odierna era della comunicazione l'informazione è una merce preziosa, rivestendo un ruolo delicato e fondamentale ai fini della costruzione e della conquista del necessario consenso politico. A tale riguardo, uno degli obiettivi primari delle lobbies e dei principali attori impegnati nell'arena politica è quello di facilitare e "addomesticare" tale processo, promuovendo un discorso "politicamente corretto", ossia ideologicamente "sterilizzato", il più possibile allineato a quelli che sono i particolari obiettivi dell'azione politica.


In tale scenario, tuttavia, se lo spazio "reale" è saldamente in mano ai cani da guardia del "politically correct", sempre pronti ad azzannare ed aggredire chiunque si azzardi a dissentire o ad avanzare dubbi riguardo la bontà e veridicità del programma o della proposta politica di turno, non è cosi per lo spazio "virtuale" dove le infinite maglie della rete rendono molto più difficile mettere la museruola alle tante contro voci provenienti dalla vasta galassia di siti internet, social network, forum e community varie.


A cercare di risolvere tale sempre più "scomodo" impasse, come riportato dal quotidiano "La Verità" in un articolo del 25 agosto, ci ha pensato niente di meno che il nostro ministro della Giustizia Andrea Orlando, il quale ha fatto sapere di avere dato vita ad un tavolo di lavoro con 51 organizzazioni non governative con il compito di monitorare e vigilare l'informazione in rete.


Alla base dell'iniziativa vi è il Codice di condotta europeo sull'illecito incitamento all'odio online(1), presentato dalla "Commissione Europea" lo scorso 31 maggio sulla base di un accordo stipulato su impulso di Italia e Germania, con i principali provider del web, Facebook, Microsoft, Twitter e Youtube, al fine di "esaminare le segnalazioni riguardanti forme illegali di incitamento all'odio nei servizi da loro offerti, in modo da poter rimuovere tali contenuti o disabilitarne l'accesso".


Sempre all'interno dell'accordo, rende noto il ministro in una lettera pubblicata sul sito "Byoblu", "è previsto che le aziende informatiche si adoperino per rafforzare i partenariati con organizzazioni della società civile, per incoraggiare la segnalazione dei contenuti d'odio e per fornire formazione sulle migliori pratiche per lottare contro la retorica d'odio".


Ma è soprattuto a livello nazionale che il progetto promosso dal ministro Orlando fa discutere, nonché indignare, per il fatto di avere costituito un tavolo di lavoro a "senso unico" che mette preventivamente alla porta tutti coloro non in linea con il dogma del "politicamente corretto" contemporaneo:

img

"A livello nazionale, spiega infatti Orlando, abbiamo avviato un tavolo di lavoro con le organizzazioni non governative per una strategia contro i discorsi d'odio online. Lo scopo che ci prefiggiamo con questo tavolo è quella di stimolare la nascita di un soggetto, non pubblico e non statale che, in alleanza con le piattaforme, possa costruire efficaci contronarrative rispetto alla propaganda d'odio. Questo il lavoro che si sta facendo per fare in modo che, accanto alle istituzioni e a integrazione della giustizia, ci sia un protagonismo e un ruolo attivo dei soggetti sociali che, alleandosi fra di loro, possono efficacemente far fronte comune contro la retorica dell'odio sul web e agire anche sui provider stessi per un'azione rapida in ogni situazione in cui il linguaggio della rete e dei social network possa costituire una reale minaccia o sia lesivo della dignità di un soggetto".


La lista delle Ong che avranno il ruolo di controllare e denunciare eventuali comportamenti sospetti è lunghissima e comprende soggetti impegnati in prima linea su tutti i principali "fronti caldi" del momento: dall'islam e l'immigrazione, fino a rom, gay e gender.


Tra le sigle convocate al tavolo di lavoro vi sono infatti


Amnesty international,

l'Unione forense per la tutela dei diritti umani,

l'Alto commissariato delle Nazioni Unite,

la Comunità Sant' Egidio,

l'Associazione 21 luglio,

l'Unione delle comunità islamiche italiane,

la Confederazione islamica italiana,

la Comunità religiosa islamica italiana,

il Centro islamico culturale d' Italia,

Arcigay,

Arcilesbica,

Rete Lenford,

circolo di cultura omosessuale Mario Mieli (*),

associazione Gaynet,

circolo Pink di Verona
,


tutte organizzazioni accomunate dal fatto di essere fortemente sbilanciate a favore della loro specifica "causa politica".


Quanto sia dura e spietata l'odierna legge del "politicamente corretto" lo ha sperimentato direttamente sulla propria pelle l'ingegnere Google James Damore(2) silurato, pochi giorni fa, per aver osato sollevare alcuni dubbi riguardo le attuali politiche interne dell'azienda di Mountain View in materia di "gender gap".


L'imperdonabile colpa di Damore è stata quella di aver messo in circolazione, seppur in via riservata, un documento di dieci pagine nel quale invitava l'azienda a non ignorare, nelle politiche di inclusione e gestione del personale, il determinate fattore biologico. Secondo l'ormai ex dipendente Google, è infatti proprio nella naturale predisposizione biologica che va ricercata la spiegazione della presenza inferiore di donne rispetto agli uomini nell'industria tecnologica. A difenderlo, Damore ha chiamato l'avvocata indiana Harmeet Dhillon che ha così espresso le ragioni del suo assistito:

img

"Sono nata in India, sono una donna, certo credo che la diversità sia un valore per le aziende ma non mi piace la diversità in nome del politicamente corretto, in cui finisci per punire persone che non hanno colpe. Anche gli uomini bianchi hanno i loro diritti".


CARATTERI DISTINTIVI


Due sembrano dunque essere i caratteri distintivi della nuova religione laica del "politicamente corretto": relativismo e totalitarismo.


Per quanto riguarda il primo aspetto, il credo "politically correct" è infatti intrinsecamente relativista in quanto esso è guidato ed "illuminato" non dalla ragione, rettamente intesa, ovvero dall' "intelligenza del reale", ma dalla contingente e sempre mutevole "ragion politica". In tale prospettiva, il suo obiettivo non è quello di raggiungere la verità, quanto quello di promuovere il discorso di turno dominante.


In secondo luogo, il pensiero unico "politicamente corretto" è fortemente totalitario poichè, paradossalmente, in nome del principio di non discriminazione finisce con l'imporre con la forza il suo intollerante diktat in materia di diversità ed inclusione. Il Codice di condotta della Commissione europea in materia di haters online e il relativo tavolo di lavoro delle 51 Ong individuate dal ministro Orlando, ne rappresentano, in tal senso, un mirabile ed emblematico esempio nel tentativo di estendere il controllo dell'informazione dal mondo reale al sempre più popolato e "fastidioso" mondo virtuale.



1.http://europa.eu/rapid/press-release_IP-16-1937_it.htm

2.https://www.osservatoriogender.it/google-licenzia
-lingegnere-voleva-mettere-discussione-gender-diktat/



Rodolfo de Mattei
Osservatorio Gender


img

---

*)
MARIO MIELI, L'ICONA GAY TRA COPROFAGIA E SESSUALITA' CON BAMBINI


img


Chi è stato il fondatore del movimento omosessuale italiano? Il suo nome è Mario Mieli, scrittore e autore nel 1977 del celebre "Elementi di critica omosessuale" che divenne un fondamento dei cosiddetti "lavaggi del cervello", ovvero delle teorie di genere in Italia: approccio psicologico e antropologico dell'omosessualità (con quali competenze?), giudicato "pietra miliare per un'intera generazione di militanti gay".


Mieli in gioventù usava vestire quasi sempre con abiti femminili, andava truccato a scuola, saliva sugli autobus nudo sotto una pelliccia, indossava i gioielli di famiglia, non a caso il professor Zapparoli, lo psichiatra che lo aveva in cura, aveva diagnosticato una sindrome maniaco-depressiva con connotazioni schizoidi. Frequentò esponenti del movimento gay inglese e fondò nel 1971 la prima associazione del movimento di liberazione omosessuale italiano, chiamata "FUORI!" (Fronte unitario omosessuale rivoluzionario italiano). Se staccò da essa nel 1974 perché l'associazione si fece inglobare dai soliti approfittatori del Partito Radicale, lui invece non era convinto che si dovesse passare dalla politica per cambiare il mondo (e su questo aveva ragione).


La caratteristica per cui è spesso ricordato è stata la coprofagia, ovvero l'hobby sessuale di mangiare i propri escrementi. E' famosa la sua esibizione pubblica all'Ompo's, durante la quale si esercitò in questi atti (anche con gli escrementi del suo cane). Il poeta gay Dario Bellezza (morto di AIDS) ironizzò così: «A Mario è rimasto altro che mangiar la m..., per far parlare di sé».


Morì suicida nella sua abitazione di Milano, nel 1983 a soli 30 anni, dopo l'ennesimo periodo di depressione. A lui è intitolato il Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, sorto a Roma nello stesso anno della morte da suoi estimatori, che lo ricorda così: «si esibì più volte gustando m... e bevendo il proprio p... pubblicamente come a fornire un supporto umano e pesante ai prodotti più nascosti e più inumani dell'uomo; come a farsi forte di quella m... con cui una società bigotta, borghese e clericale aveva tentato di coprirlo». Mieli era notoriamente anche necrofilo.


Il quotidiano ufficiale del Partito Comunista Italiano, "Liberazione", lo ha celebrato più volte. L'11 marzo 2008 ha riassunto così la sua biografia: «Vestiti da donna, teatro d'avanguardia, teoria, militanza, droga, coprofagia. Venticinque anni fa, il 12 marzo 1983, usciva volontariamente di scena, suicida a 31 anni, il più grande intellettuale queer italiano». L'articolo è scritto da un suo ammiratore, che ha onorato le gesta di una «dimensione esemplare e quasi mitica, sfaccettature di una coraggiosa e coerente complessità». Il suicidio di Mieli viene definito un «capolavoro di estremo narcisismo o esempio di masochismo che può sublimare, se usato politicamente, l'istinto di morte della Norma eterosessuale». La Norma eterosessuale significava per Mieli -probabilmente segnato dall'esperienza dell'ospedale psichiatrico e dall'effetto di droghe di cui abusava-, la rimozione dell'omosessualità e della femminilità da ogni uomo, perché «la dimensione di una transessualità originaria e profonda, costituisce la cifra essenziale dell'Eros di ciascun individuo». Lui ha introdotto il concetto per cui la «la Norma eterosessuale castra il desiderio attraverso l'educazione, producendo una società di adulti "monosessuali", repressi, intrinsecamente omofobi e per questo votati alla guerra». In poche parole, per l'icona gay italiana, «ogni uomo si trova a dover fare i conti con il frocio e con la donna repressi dentro di lui, che Mieli invita ad accettare, accogliere e liberare».


"Fissarsi" su «un singolo oggetto sessuale» (cioè, per oggetto si intende solo l'uomo o solo la donna) è -secondo Mieli- «un limite, un sintomo di repressione, di rimozione della naturale disposizione transessuale». Bisognerebbe aprirsi sessualmente ad ogni "oggetto", dagli uomini agli animali e, perché no, fino ai propri escrementi. Solo così non si sarebbe repressi e omofobi. «Una posizione, questa, che scandalizza ancora oggi», si lamenta il suo ammiratore su "Liberazione". Le perversioni più assurde, servono proprio per «restituire agli individui la condizione originaria di transessualità, ovvero la libera e gioiosa espressione della pluralità delle tendenze dell'Eros». Esse, secondo lo slogan da lui coniato, "Mens sana in corpore perverso" (sbagliando pure il latino), «sono tappe inevitabili, lungo il cammino dell'Eros e dell'emancipazione per la rottura di ogni tabù». L'ammiratore di Mieli scrive con stile mistico-religioso: «Elogio della m... come grimaldello che apre le porte dell'armonia, come supremo vessillo della liberazione, come fonte di ricchezza accessibile a chiunque, come comunione sublime per un'iniziazione scandalosa, per una conoscenza schizofrenica e divergente. Il Mieli "alchemico" dell'ultima parte della sua vita narra un'esperienza magico-erotica che lo vede protagonista insieme al suo fidanzato: la celebrazione di un rito di "nozze alchemiche", con la preparazione e l'assunzione di un pane "fatto in casa", un dolce nel cui impasto confluivano non solo m..., sangue e sperma, ma anche ogni altra secrezione corporale, dalle lacrime al cerume. Perché? "L'abbiamo mangiato - dice Mieli - e da allora siamo uniti per la pelle. Pochi giorni dopo le "nozze", in una magica visione abbiamo scoperto l'Unità della vita. Era come se non fossimo due esseri disgiunti, ma Uno; avevamo raggiunto uno stato che definirei di comunione"». Forse è per questo che non pochi psicologi hanno cominciato a parlare di "terapie riparative"?


Anche in Mieli ritorna il pensiero della pedofilia, come nel movimento omosessuale americano Nambla. Si legge nell'articolo di "Liberazione": «Il bambino è, secondo Mieli, l'espressione più pura della transessualità profonda cui ciascun individuo è votato. È l'essere sessuale più libero, fino a quando il suo desiderio non viene irregimentato dalla Norma eterosessuale, che inibisce le potenzialità infinite dell'Eros». Secondo l'articolista del quotidiano comunista, questo è un «discorso eversivo e scomodo oggi più che mai, in una società attanagliata dal tabù che investe senza appello il binomio sessualità-infanzia, ossessione quasi patologica che trasforma il timore della pedofilia in una vera e propria caccia alle streghe». Anche i bambini dovrebbero fare sesso, secondo Mieli, perché l'Eros, «se lasciato libero di esprimersi, può fondare una società diversa da quella in cui viviamo. Sicuramente più libera». L'adozione gay, invece, potrebbe «inculcare nel bambino i valori di una sessualità più vicina al potenziale transessuale originario?», ci si domanda su "Liberazione".


I valori cristiani e quelli familiari naturali, secondo Mieli sono «pregiudizi di certa canaglia reazionaria» che, trasmessi con l'educazione, hanno la colpa di «trasformare il bambino in adulto eterosessuale». I pedofili invece possono "liberare" i bambini: «noi checche rivoluzionarie», ha scritto l'icona gay italiana, «sappiamo vedere nel bambino l'essere umano potenzialmente libero. Noi, si, possiamo amare i bambini. Possiamo desiderarli eroticamente rispondendo alla loro voglia di Eros, possiamo cogliere a viso e a braccia aperte la sensualità inebriante che profondono, possiamo fare l'amore con loro. Per questo la pederastia è tanto duramente condannata: essa rivolge messaggi amorosi al bambino che la società invece, tramite la famiglia, traumatizza, educastra, nega» (da "Elementi di critica omosessuale", 1977).

UCCR

postato da: marinta  


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