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Home » News » Webzine » Storia del territorio » "Pianara", una antica città ch...
venerdì 11 agosto 2017
"Pianara", una antica città che da voce alla leggendaria Amyclae e al territorio.
letture: 944
Storia del territorio: Nel 2006, Lorenzo Quilici e Sefania Quilici Gigli, hanno condotto delle ricerche sul monte immediatamente sovrastante Fondi, il monte Pianara, una collina che si trova a circa 2,5 Km in linea d'aria dal centro storico della stessa Fondi, e raggiunge rapidamente l'altitudine di 320 m s.l.m., avendo i fianchi piuttosto ripidi.

Sulla sommità del monte, che presenta n. 3 rilievi, sono stati rinvenuti imponenti resti di una cinta muraria fatta con grossi massi posti in opera grezzi come recuperati dal suolo o estratti dalle cave che si trovano nelle vicinanze, a monte delle stesse.
La cinta muraria misura complessivamente circa 2,7 Km e racchiude un'area di circa 33 ettari; in alcuni punti raggiunge l'altezza di circa 4,5 m.

Il sito viene descritto nel libro "La forma della città e del territorio" Volume 3, L. Quilici, S. Quilici Gigli, Editore: L'Erma di Bretschneider, libro dal quale viene ripresa l'immagine di testata e le considerazioni elaborate dai "Quilici".



I luoghi erano già noti a un gruppo di studiosi locali tra cui l'archeologo Massimiliano Di Fazio, ma le dimensioni del sito e le caratteristiche della cinta muraria, hanno indotto i Quilici ad ipotizzare che si tratti di un'antica città ed in particolare della leggendaria Amyclae.

Secondo quanto riportano da Lorenzo Quilici e Stefania Quilici Gigli nel libro "La forma della città e del territorio - Volume 3, in alcuni luoghi sono stati trovati "frammenti ceramici, tegole e frammenti di grandi recipienti (doli), di ceramica da fuoco di brocche in argilla depurata con resti di vernice nera cupa", in altri è stata ritrovata "una particolare concentrazione di materiale fittile antico, soprattutto tegole e recipienti di grandi dimensioni, qualche anfora e bacini, ceramica da fuoco..."

Circa la datazione delle mura, secondo gli autori, la città " " sul monte Pianara al tempo del suo pieno rigoglio, che in base alle deduzioni esposte, dovrebbe focalizzarsi in particolare nell'ambito del V secolo a.C., se non prima , quando però sembrano mancare testimonianze sicure della sua esistenza.
Possiamo tuttavia comunque considerare costruite le mura e delineato il disegno urbano all'iniziale del V secolo a.C.: l'evento può essere ricondotto pertanto nel quadro delle lotte che devono avere interessato in quest'epoca le popolazioni aurunche sotto la pressione volsca, che sappiamo in atto già a partire dal VI secolo a.C..


Gli autori concludono poi la loro analisi ipotizzando che si tratti della leggendaria Amyclae : "In questa regione per l'età preromana echeggia quasi miticamente il nome di Amyclae: sul monte Pianara abbiamo riconosciuto una grande città, che si impone in quell'epoca, seppure ancora non in fase più antica, alta a dominio della grande pianura , sui passi e sui vastissimi laghi aperti sul mare. Forse la città sul monte Pianara potrebbe essere identificata proprio con Amyclae, divenuta leggendaria con il suo abbandono al tempo dello sviluppo nella pianura della città romana di Fondi."

L'ipotesi di Lorenzo Quilici e Stefania Quilici Gigli è molto suggestiva ed interessante in quanto appare lapalissiana, come spesso è la verità che nessuno però vede, altrettanto convincenti sono anche le argomentazioni poste a sostegno della loro tesi ed in particolare che per esempio non avrebbe mai potuto chiamarsi "Fundi" una città posta sulla sommità di un colle come quello di Pianara.

Anche il lento trasferimento della popolazione da "Pianara" alla nuova città in pianura appare credibile e realistico, specie se si tiene conto che un terremoto nel III secolo a.C. ha colpito contemporaneamente sia la vecchia città che la nuova.
Di contro ci sono la tradizione e gli antichi testi che vogliono Amyclae posta tra Terracina e Fondi. Ma per i Quilici si tratta di una sorta di confusione fatta dagli antichi autori con le loro diverse versioni della storia della città, oggetto delle più disparate interpretazioni da parte degli studiosi moderni. In verità gli antichi autori scrivono di Amyclae quando questa era già stata distrutta e dimenticata da tempo.

Di grande rilievo è l'analisi critica di Massimiliano Di Fazio riportata in più occasioni ed in particolare nell'articolo "Amyclae e dintorni : qualche osservazione" pubblicato sul n. 1/2007 degli "Annali del Lazio Meridionale".

L'analisi di Di Fazio è molto ampia ed articolata e non è possibile riprenderla qui estesamente, come peraltro non è stato possibile riprendere in modo ampio ed organica quella dei Quilici; ci limitiamo quindi a riportare i concetti essenziali dei diversi punti di vista.
Per Di Fazio le mura di "Pianara" non appartengono tutte ad epoca preromana, in quanto quelle ricadenti sui rilievi laterali del colle sono da ritenersi di epoca romana; quindi il sito fortificato è nettamente inferiore a 33 ettari e tende ad attestarsi su valori paragonabili a quelli di altri siti fortificati individuabili nei territori del basso Lazio, della Campania e dei territori Sannitici.
Insomma per Di Fazio non si tratterebbe di una città vera e propria, ma di un sito fortificato a cui faceva riferimento una popolazione sparsa nel territorio che su questa altura poteva trovare rifugio in caso di pericolo.

A sostegno di tale posizione vi è il fatto che difficilmente avrebbero potuto coesistere contestualmente per tutto il IV secolo e fino al III secolo due città così vi vicine, e che nei dintorni non è stata trovata alcuna traccia di necropoli o materiali risalenti ad epoca arcaica.
Successivamente tuttavia lo stesso Di Fazio in "La romanizzazione del territorio di Fondi. Nuovi dati dalla 'zona di silenzio'"un suo contributo al convegno "Dalle sorgenti alla foce , il bacino del liri -Garigliano nell'antichità : culture contatti scambi ", rivede la sua analisi e ammette con riferimento alle fortificazioni di Pianara, che "La pertinenza di queste strutture ad un abitato sembra suffragata dal tipo di reperti mobili che l'altura restituisce .... "

Più avanti evidenzia la posizione strategica del colle che domina due vallate che probabilmente in antico erano attraversate da tracciati stradali che dalla piana di Fondi conducevano rispettivamente verso la Via Latina e verso Formia. Quindi conclude questa fase con la seguente considerazione: "Il confronto con modelli insediativi per vici o pagi, che caratterizzano le aree più vicine al territorio di nostro interesse, fa pensare che il sito di Pianara ospitasse almeno un nucleo della Fondi preromana , collocato in una posizione di notevole rilievo strategico , anche se ovviamente non va esclusa una pur precaria presenza in pianura ...." "In un momento di incipiente romanizzazione il sito sarebbe stato gradualmente abbandonato per una posizione più vicina alle strade di comunicazione..."

Anche sull'obiezione avanzata dai Quilici"che il toponimo Fundi mal si addice ad un centro di altura, trova forse risposta in una prospettiva storica: non sappiamo infatti a quanto risalga il toponimo, che non risulta attestato prima del II secolo a.C. e dunque non possiamo escludere che Fondi preromana avesse un altro nome, e fosse stata così battezzata solo in un momento di avanzata romanizzazione."

Noi ci permettiamo di osservare che il sito di Pianara presenta molte analogie con quello ricadente tra Castelnuovo Parano e S. Giorgio a Liri sulle colline di "S. Lucia" e "Macera Longa" che abbiamo ritenuto essere un sito fortificato, abitato, dell'antica "Ausonia". Anche i materiali ritrovati a Pianara sono molto simili a quelli trovati sui colli di S. Lucia-Macera Longa.
Nel caso del sito di S. Lucia-Macera Longa, abbiamo ipotizzato che al momento della sua distruzione era ancora in corso di costruzione o di potenziamento la cinta muraria fatta con massi grezzi come a Pianara e che nell'intorno della cava, dove si stava ancora procedendo all'estrazione di massi erano conservati alla rinfusa decine di grossi blocchi calcarei in attesa di essere messi in opera (Si veda la News del 16/04/2017 intitolata probabili siti fortificati di Ausonia e Vescia). Questo scenario ci ha portati ad ipotizzare che il sito visitato fosse quello distrutto dai romani nel 314 a.C. insieme a Vescia e Minturno.
Queste considerazioni ci inducono a ritenere che, le fortificazioni di Pianara siano state realizzate poco prima di quelle di S. Lucia-Macera Longa, subito dopo la presa di Terracina da parte dei Romani nel 406 a.C., giacché il rischio di un imminente attacco romano era ormai molto forte.
A conforto di questa ipotesi vi è il fatto che dette fortificazioni, dopo la concessione della civitas sine suffragio del 332 - 331 ai Fundani, come dice Di Fazio nel citato articolo "Amyclae e dintorni : qualche osservazione", furono ampliate dagli stessi romani, secondo noi, come è logico presumere, per difendersi dagli attacchi dei Sanniti. Vogliamo ricordare al riguardo che la battaglia di Lautule si svolse proprio tra Terracina e Fondi nel 315 a.C..
C'è da osservare inoltre, che anche in questo caso tutta la cinta muraria è realizzata con massi grezzi e che non si notano tratti di mura di seconda e terza maniera. Ciò sta a significare che l'intera cinta muraria non è stata costruita molti secoli prima, e che poco tempo dopo la sua costruzione è diventata pressoché obsoleta. Diversamente avremmo trovato vari tipi di murazioni, quantomeno di seconda maniera, che avrebbero mostrato l'evoluzione della tecnica costruttiva dell'opera poligonale. E' probabile invece che la cinta muraria originaria sia stata costruita pochi anni dopo il 406 a.C. di tutta fretta, e che alla fine del secolo, dopo gli ampliamenti e i potenziamenti romani sulle alture laterali, anch'essi realizzati di tutta fretta dopo la concessione civitas sine suffragio del 332 - 331 ai Fundani, per timore degli attacchi sannitici, le mura di Pianara abbiano perso di valore in quanto con la romanizzazione si affermava un nuovo equilibrio politico e militare.
La questione posta dai Quilici sul nome sconosciuto dell'insediamento di "Pianara" trova risposta solo nel nome di Amyclae, giacché non si ha conoscenza di altra "città" in questa vasta area compresa tra le colline ed il mare. Il fatto che Tito Livio faccia riferimento a "Fundi" per la prima volta in occasione della concessione della civitas sine suffragio del 332 - 331 ai Fundani, non costituisce la prova dell'esistenza di Fondi in pianura a quell'epoca, infatti Tito Livio scrive alla fine del I secolo a.C. e, essendo andata dimenticata l'esistenza dell'abitato di Pianara, probabilmente fa riferimento alle città che in quell'epoca esisteva.
Dico questo perché sono rimasto molto colpito dalla descrizione che fa Tito Livio della presa di Terracina del 406 a.C., in detta esposizione Terracina appare già come doveva essere all'epoca di Tito Livo ed è talmente simile a quella che vediamo ancora oggi che De La Blacher rimane fortemente impressionato dalla realismo della descrizione dei luoghi; mentre è del tutto inverosimile che nel 406 a.C. Terracina avesse l'aspetto di una città del II secolo a.C..
A supporto di chi sostiene che al momento della concessione della civitas sine suffragio del 332 - 331 ai Fundani, la città di Fondi in pianura non esisteva, c'e da tener presente, come abbiamo già ricordato più avanti, che i romani si erano ormai insediati stabilmente nella città e nel territorio di Terracina e che avevano mire espansionistiche ben note alle popolazioni residenti lungo la costa fino Minturno ed oltre, e che quindi abbandonare un insediamento fortificato come quello di Pianara sarebbe stato un suicidio. Il valore delle fortificazioni di Pianara furono peraltro ben apprezzate anche dai romani che una volta venuti a patti con i "Fundani" hanno provveduto subito a potenziare e ampliare le fortificazioni di Pianara, come sostiene massimo Di Fazio.
Stando ormai a Terracina da diversi decenni, i romani avevano certamente avuto modo di studiare a fondo le strategie militari per prendere Pianara e Formia, tuttavia la continua minaccia sannitica li ha indotti a rinunciare all'azione militare che avrebbe potuto portare le due città ad allearsi con i sanniti e a cercare con essi un accordo.
I romani fecero lo stesso tentativo con Ausonia, Minturno e Vescia, ma le incertezze generate dalla battaglia di Lautule resero molto cauti gli Aurunci, e i romani si sentirono costretti a distruggere le tre città per correre rapidamente verso Capua, loro alleata, ed in pericolo, giacche sotto la minaccia dei sanniti.
Queste vicende caratterizzate dallo scontro tra romani, sanniti e popolazioni locali si concluderanno alla fine del IV secolo, e quindi solo allora, e dopo la ristrutturazione delle mura di Formia, si potrà pensare di fondare una nuova città nella piana di Fondi in sostituzione della sicura ma scomoda Pianara. Di seguito resti della cinta muraria di Fondi in opera poligonale di terza maniera



Di seguito resti di un tratto di muro probabilmente risalente alla fine del IV secolo in quanto molto simile nel paramento a quello del castro di Minturno.



Siamo quindi tra la fine del IV secolo a.C. e l'inizio del III, quando sono in corso di costruzione i primi tratti della Via Appia, un'epoca troppo recente per ritenere che la città abbandonata su Pianara sia Amyclae. Queste circostanze sono invece a vantaggio di chi sostiene che la vita di Amyclae durò fino al III - II secolo a.C.. Al riguardo vogliamo ricordare che Virgilio riferisce che gli amyclani furono alleati di Roma nelle guerre puniche contribuendo solo con denaro e non con armati, e che C. Gaio Lucilio, (2° secolo a.C.) poeta latino nativo di Suessa, l'odierna Sessa Aurunca, nelle Satire parla invece di Amyclae come di una città scomparsa nel II secolo a.C.
Ci piace a questo punto concludere osservando che la vastità del territorio controllato da "Pianara " era tale da far ritenere che il suo re, "il biondo Camerte", sarebbe stato il più ricco di terre di tutta l'Ausonia, e che Plinio invece, descrivendo la costa dopo il Circeo dice: "segue quindi il fiume Ufente, sopra di esso la città di Terracina chiamata Anxsur nella lingua dei Volsci, e lì vi era Amyclae distrutta dai serpenti

Di seguito una foto scattata dal colle di "Pianara", fornita da Daniele Bladassarre.



Noi siamo propensi a credere a Tito Livio per le ragioni che abbiamo già spiegato nella News del 04/11/2013 intitolata "La leggendaria Amyclae sul "Seno Amycalano". Qui vogliamo solo fare qualche considerazione sui nomi delle città dell'antica Ausonia ed in particolare su quelle costiere.

I nomi delle località, delle fortezze e delle città costiere sono tutte di origine greca o legati alla mitologia greca: Pyrae, Hormiae, Kaietas e Circei; Gaeta, Terracina e Sperlonga prendono il nome dalle caratteristiche della costa.
Si tratta evidentemente di nomi utilizzati dai naviganti per individuare le località di riferimento per gli approdi o più semplicemente nella navigazione costiera.
Si tratta probabilmente di nomi già usati all'epoca del dominio etrusco sui mari, e quindi molto prima dell'arrivo dei volsci. Per i romani addirittura si tratta dei luoghi raggiunti da Ulisse nella sua odissea.

In questo quadro il nome di Amyclae difficilmente avrebbe potuto riguardare un monte nell'entroterra, distante circa 10 Km dalla costa, difficile da distinguere già dalla piana di Fondi e ancor meno dalla costa. Quindi come dice Plinio, Amyclae doveva trovarsi sulla costa e doveva essere ben visibile come tutti gli altri luoghi che definivano inequivocabilmente la posizione della nave anche al comandante che li vedeva per la prima volta. I "caietati" di Gaeta, ossia le fenditure della montagna spaccata sono inequivocabili.

Dunque la mancanza di un nome per l'insediamento urbano di Pianara non risolve l'enigma di Amycale.

Agostino Di Mille

di: Agostino Di Mille


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