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domenica 19 marzo 2017
Mappe economia, dove sono più alte le tasse per le imprese in Europa? In Italia e Francia
letture: 531
Dalle Alpi....ai Pirenei, dammi la tua munnezza e ti dirò chi sei! Bellavista
Dalle Alpi....ai Pirenei, dammi la tua munnezza e ti dirò chi sei! Bellavista
Politica: Nonostante le apparenze, certo Italia e Francia sono più dissimili di quanto sembrino (*), lo abbiamo già visto.
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Eppure vi è una caratteristica in cui appaiono, e sono, nella stessa categoria. Quella delle tasse.


In particolare della tasse sulle imprese. E' quanto emerge anche dalla mappa pubblicata su Vividmaps, e che illustra come l'Europa si divida sulla Corporate income tax. Si tratta della tassazione sui profitti di un'azienda.


L'Europa appare qui più divisa che mai se pensiamo che si va da meno del 10% a più del 30%.


E in alcuni Paesi vi è un quarto dell'aliquota che è presente altrove.


In linea di principio la divisione è tra Est, con tassazione minore, e Ovest, dove lo Stato chiede di più. Ma ci sono eccezioni. Vediamo meglio i dati.


MAPPE, E' IL MONTENEGRO IL PAESE DOVE LE IMPRESE SONO MENO TASSATE


Il record a quanto par sembra essere detenuto da Italia, Francia e Belgio, dove si supera il 30%. Al contrario nel piccolo Montenegro si va anche sotto il 10%. Una evidente tattica per attirare imprese dai Paesi più grandi, più ricchi e più tartassati.


Decisamente bassa, tra 10% e 15%, la tassazione in Irlanda, dove è del 12%, in Kossovo, Bulgaria, Macedonia, Bosnia Erzegovina, Moldova, Cipro. Paesi che vorrebbero appunto emulare l'Irlanda nell'attrazione di multinazionali, ma che per ora rimangono tra i più poveri.


Sotto il 20% quasi tutto il resto dell'Est Europa, tranne la Slovacchia e la Croazia, e il Regno Unito.


E' quanto si passa ai Paesi con le tasse più alte che si va a Ovest, e tra il 20% e il 25% troviamo Portogallo e Paesi Scandinavi, nonchè la Russia.

Si sale oltre il 25% con Germania, Austria, Spagna, Paesi Bassi, fino arrivare ai record belga, francese, e italiano appunto.


La tassazione eccessiva per le imprese, che comprende anche le imposte regionali come l'IRAP, nonchè il cuneo fiscale per i dipendenti, non a caso è materia di discussione anche in questi altri Paesi.


Per poter tagliare queste tasse, però, vi è bisogno di tagliare proporzionalmente la spesa. Le regole di Maastricht certo non consentono degli sgravi improvvisi e massicci per ora.


I Paesi dell'Est sono nati di fatto in una situazione di tabula rasa, o quasi, con la fine del comunismo, e non si sono ritrovati con uno Stato Sociale da mantenere. Come accaduto per esempio all'Ovest.


Tuttavia per esempio i Paesi scandinavi sono un esempio di come si sia potuto mantenere un buon welfare e tagliare le imposte. Che ora sono sotto il 25%, grazie anche alla crescita



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_____

(*)
LE ECONOMIE DI ITALIA E FRANCIA, UN CONFRONTO, PERCHE' NOI RIMANIAMO INDIETRO


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C'è una vulgata comune che vorrebbe le economie di Italia e Francia accomunate come da uno stesso destino, e quindi alleate in Europa contro l'austerità tedesca.


Più volte è emersa questa visione, sia nel celebre incontro dei leader socialisti, quello della foto con Renzi, Valls, Sanchez, e i maggiormente sconosciuti Post, tedesco, e Samson, olandese. tutti in camicia bianca nel settembre 2014, sia soprattutto nel summit dei Paesi mediterranei con governi di sinistra pochi mesi fa, quando Renzi e Hollande hanno accolto Tsipras in nome di una visione comune contrapposta all'egemonia tedesca.


E però poi non se ne è fatto nulla, anzi. Le ultime richieste di una manovra aggiuntiva per 3,4 miliardi arriva proprio dal commissario Moscovici, socialista francese, che come unica mossa clemente verso l'amico Renzi aveva sospeso la procedura in vista del referendum, ma si trattava solo di un rinvio. Il deficit concordato dovrà essere rispettato.


Nel frattempo sono continuate le acquisizioni delle industrie francesi ai danni di quelle italiane. Dopo il tentativo di scalata ostile di Vivendi su Mediaset, vi è stata la fusione tra Luxottica e Essilor, in cui Del Vecchio sarà sì AD, ma con un piano di successione (l'imprenditore italiano è ultra-ottantenne) che prevede un francese alla guida entro pochi anni, con un quartier generale del resto in Francia.


E così il confronto con gli amici-nemici francesi torna attuale. Perchè non sembra possibile un'alleanza con i cugini d'Oltralpe e invece pare che questi siano destinati sempre ad avere una marcia in più?


Perchè effettivamente, a guardare i dati, ce l'hanno.


ECONOMIE DI ITALIA E FRANCIA, DESTINO SIMILE SU DEFICIT E DISOCCUPAZIONE, MA I FRANCESI HANNO MENO GIOVANI DISOCCUPATI


La credenza che in fondo siamo molto simili nasce dal confronto di alcune grandezze come il deficit, la spesa pubblica, la disoccupazione, che affiancano la Francia più all'Italia e ai Paesi del Sud Europa che alla Germania e ai Paesi nordici.


Il deficit francese infatti dal 2003 è sempre stato più alto di quello italiano, sia Sarkozy che Hollande hanno sempre rifiutato di fare gli aggiustamenti richiesti ai Paesi in deficit eccessivo, e di fatto si può dire che nessuna austerità sia mai stata applicata Oltralpe


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Non a caso la spesa pubblica è la più alta d'Europa in confronto al PIL, al 57%, contro il 50,4% dell'Italia


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Abbassare questo livello appare quasi impossibile, se non con riforme radicali e dolorose che oggi i francesi non vogliono accettare, come si è visto con le proteste per le riforme del lavoro e con il voto di protesta anti-globalizzazione al Front National e alla sinistra radicale.


L'immobilismo francese ha delle conseguenze, prima fra tutti l'altro livello di disoccupazione, ancora al 10%, non lontanissima da quella italiana.


Attenzione però, il tasso di occupazione è decisamente superiore al nostro, vi sono più persone al lavoro e meno inattivi.


E la disoccupazione giovanile, al 27,7%, è più di 10 punti inferiore a quella italiana.


Cominciano così una serie di differenze che mostrano come strutturalmente l'economia francese abbia alcuni punti di vantaggio sostanziali su quella italiana.


ECONOMIE DI ITALIA E FRANCIA, OLTRALPE AZIENDE PIU' GRANDI, PIU' HI TECH, PRODUTTIVITA' MAGGIORE


La Francia è il secondo Paese in Europa per numero di aziende Hi Tech. dopo il Regno Unito, superando anche la Germania, e soprattutto l'Italia, 145 mila a 106 mila.


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Non solo, gli investimenti privati nell'Hi Tech ammontano a più di 31 miliardi, molto più del doppio che in Italia, 12 miliardi. Solo la Germania fa di meglio.


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Il segreto è la presenza di molte più grandi imprese che da noi. Sappiamo già quanto la nostra economia sia danneggiata dalla presenza del nanismo industriale, ovvero di una miriade di micro imprese che non hanno la forza di investire, innovare, essere dei player internazionali.


In Francia il 48,5% dei dipendenti lavora in imprese con più di 250 lavoratori, in Italia questa percentuale è del 29,2%, in Germania e USA addirittura del 55,7% e 64,2%. In compenso mentre da noi invece quasi il 29% è in aziende con meno di 20 dipendenti, in Francia solo il 18% dei lavoratori si ritrova occupato in tali aziende.


Insomma, la Francia in queste caratteristiche strutturali si ritrova affiancata molto più alla Germania che a noi, e si spiega anche il perchè della presenza di tanti gruppi con una forza di penetrazione del mercato tale da permettere acquisizioni di altre imprese, come quelle italiane che hanno subito e scalate francesi.


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Come esito di questa situazione vi è la superiore produttività francese. Per molti può essere una sorpresa, ma se misuriamo il PIL per ora lavorata e come è cambiata in questi anni troviamo la Francia su livelli simili a quelli di USA e Germania, mentre l'Italia da metà anni '90 è rimasta indietro. Di fatto l'aumento delle persone al lavoro, in realtà occupate in attività a basso valore aggiunto, ha determinato nel nostro Paese una stagnazione della produttività. Lo stesso in Spagna.


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Di fronte a questi dati appare chiaro che in Europa la spaccatura corre lungo le Alpi e i Pirenei, non possiamo consolarci in nome di una comunanza con la Francia non esiste, ma dobbiamo rimboccarci le maniche per recuperare quella produttività che ci manca. E' l'unico modo per contrastare la fame di acquisizioni che troppo spesso le grandi imprese francesi portano avanti con pochi scrupoli e un uso disinvolto delle regole di mercato, come il caso Vivendi insegna.


[TermometroPolitico]

postato da: marinta  


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