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Home » News » Webzine » Spazio Aperto » Ideologia gender, un problema ...
venerdì 21 agosto 2015
Ideologia gender, un problema di civile libertà
letture: 1627
No gender
No gender
Spazio Aperto: Attacchi di vip, gruppi Lgbt e media a chi non s'allinea
È sempre più evidente l'enorme problema di libertà di espressione che si pone quando si toccano temi 'gender like', cioè - per capirci - che in qualche modo negano che siano il maschile e il femminile a caratterizzare in modo sostanziale la nostra identità di esseri umani.
Al di là delle corrette distinzioni dei diversi ambiti di studi in cui si utilizza, con accezioni molto diverse fra loro, il termine 'gender', o 'genere' - dai Gender Studies alla Medicina di Genere, tanto per fare due esempi l'espressione 'teorie del gender' nel dibattito pubblico di questi giorni indica quelle correnti di pensiero che tendono a cancellare la differenza sessuale intesa come duale uomo/donna, fondamentale nella nostra identità umana. È questa differenza a essere messa in discussione, considerata «meramente biologica» e quindi modificabile, come potrebbero essere corporatura, colore dei capelli, etc.

La libertà di espressione entra in questione perché si sta riducendo sempre più lo spazio di discussione libera su queste tematiche, a favore di un clima violento, aggressivo e intimidatorio. Il caso ha voluto che negli stessi giorni in cui il cantante Mika ha denunciato l'imbratto dei suoi manifesti, ricevendo giustamente - unanime solidarietà, io abbia iniziato a pubblicare su un sito internet un libretto che raccoglie le mie opinioni sull'argomento 'gender', idee di cui ho parlato in questi anni durante numerosi incontri pubblici ai quali sono stata invitata. Il testo è pubblico - come tra l'altro tutti gli incontri fatti - e ognuno può verificare se sia o meno offensivo nei confronti delle persone omosessuali. Bene: sedicenti appartenenti alla comunità Lgbt hanno iniziato a riempirmi di insulti, pesanti, volgari e personali, su twitter. Gli stessi che, qualche tweet prima di quelli contro di me, avevano solidarizzato con Mika. Certo, si tratta di personaggi che si qualificano da soli - uno, per esempio, usa anche la parola 'cerebrolesa' come insulto, il che è tutto dire - e su mia segnalazione twitter ha cancellato i tweet con gli insulti più pesanti, che comunque sono continuati, anche se non mi vengono recapitati.

Su tutt'altro livello l'attacco di questi giorni di un noto cantante al sindaco di Venezia: Elton John si è permesso di insultare il sindaco Brugnaro per la sua iniziativa sui cosiddetti 'libri gender' nelle scuole, e dietro a lui si sono mosse testate come il 'New York Times' e il 'Mirror', a 'sbattere il mostro' in prima pagina, in ossequio al politicamente corretto e non invece alla verità dei fatti: l'iniziativa del sindaco, piaccia o meno, è stata l'attuazione di una promessa fatta in campagna elettorale, una campagna evidentemente vinta anche grazie a quella promessa che - è bene ricordarlo - si opponeva ad una iniziativa assunta d'autorità della precedente amministrazione. La consigliera delegata dal precedente sindaco Orsoni ai diritti civili e contro le discriminazioni - nota per voler abolire i termini mamma e papà nella modulistica per l'iscrizione scolastica - aveva infatti promosso il progetto 'Leggere senza stereotipi', che prevedeva la diffusione, negli asili nido e scuole materne di Venezia, di libretti in cui si rappresentavano anche famiglie con due papà o due mamme. Il nuovo sindaco Brugnaro, raccogliendo le proteste di molti cittadini, in campagna elettorale aveva promesso di rivedere il progetto - che aveva suscitato proteste e polemiche - e così ha fatto, lasciando naturalmente i libri nelle biblioteche comunali, ma eliminandone alcuni dalle letture previste nelle classi. Per questo si è ritenuto opportuno insultarlo a livello planetario.

Molti gli episodi analoghi, di intimidazioni e minacce più o meno esplicite di boicottaggio economico, per cui chiunque abbia un'attività imprenditoriale o comunque faccia un lavoro per cui l'immagine pubblica è importante, è sempre meno disposto a dire la sua. È sufficiente leggere la denuncia di John Waters, editorialista dell' 'Irish Times' che ha guidato la campagna irlandese contro il referendum sul matrimonio gay: è impressionante il clima violento, intimidatorio e aggressivo con cui è stato letteralmente braccato. Ad accomunare questi episodi di intolleranza appena ricordati a tanti altri è l'accusa di 'omofobia', che equivale a quella di 'blasfemia', nella religione dei 'nuovi diritti'. Accusa intrisa, per di più, del linguaggio del politicamente corretto, per cui 'omofobia' non è l'intolleranza nei confronti delle persone omosessuali, ma l'opporsi a una visione dell'umanità in cui non è vero che si nasce da una mamma e un papà, l'opporsi al matrimonio gay o anche solo citare passi del catechismo della Chiesa cattolica.

E come per la blasfemia, per i colpevoli di omofobia c'è la 'morte', in questo caso civile: l'immagine pubblica viene distrutta, a meno di scuse solenni, come quelle dell'imprenditore Barilla, reo di non voler fare pubblicità con coppie gay per i suoi prodotti. Un clima intimidatorio che non va sottovalutato, e che chiede a tutti quel briciolo di onestà intellettuale necessario a bloccarne e stigmatizzarne i fomentatori.
Illiberali e irrispettosi della civile libertà altrui.

Fonte:http://www.avvenire.it/
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Il cantante Elton John e Luigi Brugnaro, neo sindaco di Venezia
Il cantante Elton John e Luigi Brugnaro, neo sindaco di Venezia
Je suis Brugnaro

Chi tocca la teoria del gender muore. E lui, Luigi Brugnaro, il sindaco di Venezia, oltre ad aver scippato alla sinistra un feudo storico, non ci ha pensato un attimo, una volta eletto, a sfidare l'«inesistente» ideologia dando disposizioni affinché fossero ritirati dalle scuole dell'infanzia quei libri che sono la quintessenza del gender, e che vorrebbero rieducare i più piccoli all'insegna dell'esistenza di molteplici modelli familiari e di papà e mamma come un'alleanza educativa fra le tante. E' per questa ragione che s'è attivato nientemeno che Elton John emettendo una fatwa via Instagram con la quale ha fatto sapere ai seguaci che «la meravigliosa Venezia sta indubbiamente affondando, ma non tanto rapidamente quanto il bifolco e bigotto Brugnaro».

Capito? Per il solo fatto di ritenere che il primato educativo sui figli spetti ai genitori, e che il contrasto al bullismo con genitore 1 e genitore 2 non c'entri nulla, il sindaco di Venezia sarebbe «bifolco e bigotto». E' il "metodo Barilla", sempre lo stesso: dissenti dal Pensiero Unico e sei mediaticamente finito; per maggiori informazioni chiedere a Barilla o a Domenico Dolce, anche lui a suo tempo maledetto da Elton John e giunto in queste ore a scusarsi affidando l'abiura alle pagine di Vogue e precisando che non voleva «offendere nessuno». Le "cattivissime" affermazioni dello stilista le ricordiamo tutti - «Non c'è stato sociale che tenga: tu nasci e hai un padre e una madre» (Panorama, Anno LIII - n.11 (2547), 18.03.2015, p. 60), osò dire -, e così dopo cinque mesi, tardivo ma chiaro, il suo pentimento è arrivato.

Il punto è che Luigi Brugnaro, per i gendarmi del Pensiero Unico, per certi versi è perfino peggio dell'adesso redento Dolce: perché sindaco di una città fra le più belle del pianeta e perché, dicevamo, si è smarcato coi fatti e coi provvedimenti infischiandosene, non appena ha potuto, della giostra arcobaleno. Del resto, il fatto che si sia mosso, ruggendo forte e chiaro, un pezzo da novanta come Elton John - servilmente presentato al Tg1 serale come «papà di due figli avuti dal compagno David» (dunque gli uomini partoriscono: questa sì che è una notizia!) - è indicativo di quanto un certo mondo a prima vista tutto baci e abbracci tema il dissenso di una realtà istituzionale nella quale, anche in Italia, fra politici e magistrati ha pedine potentissime.

Chi quindi pensa che il sindaco di Venezia combatta su questo una battaglia giusta farebbe bene a dirlo, a scriverlo, ad urlarlo forte prima che l'uomo non si senta solo e non alzi, pure lui, bandiera bianca. Occorre ricordare a Brugnaro che le sue posizioni saranno pure da «bifolco e bigotto», ma sono genuino pensiero di popolo - il caro vecchio buon senso - e non pallino di club come quello portati avanti dalla consigliera progressista che la scorsa legislatura ha promosso la diffusione dei testi in salsa gender salvo poi, alle elezioni, non spingersi oltre un penoso 0,71%. Perché i cittadini italiani, di genitore 1 e genitore 2, famiglie multicolor e uteri affittati, non vogliono sentir parlare: è così, è una realtà che neppure i soldi di Elton John possono cambiare. Forza, dunque: siamo tutti bifolchi e bigotti, siamo tutti Brugnaro.

di Giuliano Guzzo
Fonte: http://giulianoguzzo.com/
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Il gender imposto per sentenza

Corte Suprema americana, Corte europea dei diritti dell'uomo, Corte di Cassazione italiana: il dato univoco di tre sentenze che stanno imponendo l'ideologia gender ai popoli è il totale disprezzo verso la democrazia. Negli Stati Uniti l'ultimo referendum sul tema del matrimonio gay, tenuto nella pur liberale California, aveva fatto segnare una netta vittoria dei contrari; 23 dei 47 Stati che aderiscono alla Cedu non hanno alcuna legislazione che riconosca le unioni gay e dunque "l'avvertimento" dato all'Italia somiglia a una mossa maoista del "colpirne uno per educarne cento"; la sentenza della Cassazione italiana che poi consente il cambio di sesso sui documenti a prescidere dai dati fisici oggettivi ma sostenendo che l'identità sessuale riguarda la "psiche", trasformando a richiesta i maschi in femmine e le femmine in maschi, è ideologia gender allo stato puro ed era stata trasformata in un disegno di legge giacente in Parlamento perché nessun partito osava chiederne la calendarizzazione, sapendolo totalmente inviso alla volontà popolare che il 20 giugno a piazza San Giovanni ha manifestato chiaramente le proprie idee rispetto all'avanzata di tale ideologia anche nelle scuole. Dunque, poiché i popoli sono contrari e i Parlamenti di conseguenza non legiferano, arrivano le sentenze delle varie magistrature ad obbligare ad adottare tali norme aberranti.
Questa plateale violenza compiuta nei confronti della democrazia da pochi individui dotati di vastissimo potere, quali sono i giudici ad ogni latitudine, obbliga a una risposta popolare ancora più massiccia. La prima battaglia deve essere quella informativa, visto che ad ogni sentenza la grancassa del pensiero unico parte subito imponendo obbligatoriamente l'applauso attraverso giornali e televisioni. La Croce svolge il suo lavoro quotidiano che è ormai quello di organo della resistenza. Ne vanno diffusi i contenuti il più possibile, come si faceva durante la resistenza con i giornali clandestini attraverso le poche copie che circolavano ma che passavano di mano in mano. Abbiamo internet per questo e sarà bene condividere il più possibile i contenuti che proponiamo, ricordandosi di sostenere il giornale come potete affinché la nostra informazione quotidiana quotidianamente continui.
Rispetto alla sentenza della Cedu, alcune precisazioni vanno immediatamente avanzate. Non è una sentenza dell'Unione europea (alla Corta Europea dei Diritti dell'Uomo aderiscono anche Russia, Moldavia, Turchia ecc.); non è una sentenza che impone l'approvazione del ddl Cirinnà, anzi esplicitamente afferma che gli Stati non sono obbligati a riconoscere il diritto all'adozione per le coppie omosessuali e all'articolo 5 del ddl Cirinnà c'è la stepchild adoption, più reversibilità della pensione e sostanziale equiparazione al matrimonio; soprattutto è solo una sentenza di primo grado, come quella sul crocifisso nei luoghi pubblici in Italia che fu ribaltata in appello, dunque il governo italiano proponga subito appello per non pagare le sanzioni e rivendicare il diritto degli italiani a decidere in Italia sulla famiglia (la sentenza cita una "opinione pubblica italiana favorevole" che non esiste).
Quel che è certo è che siamo davanti ad una infernale offensiva organizzata. La Croce vi racconta ogni giorno lo scenario terrificante che si dipana attorno alla vicenda Planned Parenthood, con gli aggiornamenti quotidiani sempre più densi di orrore registrati dalla nostra corrispondente da Washington Federica Thistle. Allo stesso tempo vi raccontiamo dal quadrante asiatico l'ennesima scandalosa vicenda legata all'utero in affitto con due omosessuali che vogliono obbligare una madre thailandese a abbandonare la figlia portando come elemento di diritto un contratto di compravendita di un essere umano. C'è un tribunale per questi orrori? C'è qualche giudice capace di umanità per sentenziare su queste violenze subite dai bambini?
Se c'è una dichiarazione dei diritti umani da ricordare oggi è la Dichiarazione universale delle Nazioni Unite sui diritti del bambino, che prevede al punto 4: "Il bambino deve poter crescere e svilupparsi in modo sano. A tal fine devono essere assicurate, a lui e alla madre le cure mediche e le protezioni sociali adeguate, specialmente nel periodo precedente e seguente alla nascita". E ancora più chiaramente al punto 6: "Il bambino in tenera età non deve essere separato dalla madre". E' chiaro? Non deve essere separato dalla madre, è un elemento universalmente accertato di benessere del bambino. Pensate che Monica Cirinnà, animalista convinta, è autrice di un regolamento comunale sui cuccioli che prevede che non vadano separati dalla madre nei primi sessanta giorni di vita. Quello che vale per i cuccioli di cane non vale per i bambini perché l'ideologia gender lo impone? No, davvero, non si può essere così intellettualmente disonesti e violenti.
Il ddl Cirinnà all'articolo 5 prevede la legittimazione delle pratiche di utero in affitto, chi considera la sentenza europea come una pressione a far approvare il ddl Cirinnà in tempi brevi sappia che noi la riteniamo irricevibile e con in mano la Dichiarazione universale sui diritti del bambino, punti 4 e 6, chiediamo al governo Renzi di proporre immediatamente ricorso in appello come atto di resistenza del popolo italiano che pretende di poter decidere sul proprio diritto di famiglia. Da Roma, culla del diritto, parta una risposta netta in nome del diritti. Dei diritti civili, sì, che sono prima di tutto i diritti dei più deboli. Che sono prima di tutto i diritti dei bambini.
La democrazia si difende impedendo che sia violentata a colpi di sentenze aberranti. Lottiamo per il diritto a decidere come popolo, perché nella volontà popolare risiede la sovranità secondo la nostra Costituzione, che non può essere difesa a giorni alterni così come alcuni per settimane sono anti-europeisti tifando Tsipras, poi si scoprono all'improvviso europeisti se arriva la sentenza dettata dall'ideologia gender. Noi siamo per i diritti e per la democrazia tutti i giorni, a difesa della famiglia e dei soggetti più deboli, a partire dai bambini.

di Mario Adinolfi
Fonte: http://www.lacrocequotidiano.it/

postato da: Nuccio  


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