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Home » News » Webzine » Spazio Aperto » Imu e Chiesa Cattolica, ricomi...
giovedì 30 luglio 2015
Imu e Chiesa Cattolica, ricomincia la pressione
letture: 1827
Imu e Chiesa Cattolica, ricomincia la pressione
Imu e Chiesa Cattolica, ricomincia la pressione
Spazio Aperto: Sarà pure una coincidenza, ma è certo che la sentenza con cui la Corte di Cassazione dà ragione al Comune di Livorno che vuole far pagare l'ICI a due scuole paritarie cattoliche (clicca qui), non poteva arrivare in un momento più significativo. La Cassazione, concludendo un contenzioso nato cinque anni fa tra il Comune e le scuole del Santo Spirito e dell'Immacolata, per l'esenzione o meno dall'ICI (l'imposta sugli immobili), ha sentenziato che «poiché gli utenti della scuola paritaria pagano un corrispettivo per la frequenza, tale attività è di carattere commerciale, "senza che a ciò osti la gestione in perdita"». Ergo: le due scuole si dovranno pagare la bellezza di 422mila euro di arretrati, in pratica una condanna a morte.

In effetti l'esenzione dall'ICI riguarda (o forse, dovremmo dire riguardava) tutte le opere non profit, non solo quelle cattoliche, proprio in riconoscimento delle attività sociali che svolgono. La scuola è fra queste. Ma tutto nasce dall'interpretazione del concetto di "attività commerciale": se si riferisca soltanto allo scopo di lucro, come è sempre stato inteso, o comprenda - come dice la Cassazione e anche il Comune - qualsiasi attività in cui si paga un corrispettivo. In questo caso il pagamento della retta - che pure non copre le spese di gestione della scuola - basta per qualificare quella della scuola come attività commerciale.

Appare evidente l'interpretazione ideologicamente forzata dell'«attività commerciale», ma è ormai qualche anno che si cerca di "colpire la Chiesa" sul versante economico. E la decisione della Cassazione ha la potenzialità di mettere in ginocchio tutte le attività scolastiche, caritative, sociali legate alla Chiesa.

La sentenza della Cassazione - la prima di questo genere - arriva nel momento in cui è massima la pressione per piegare qualsiasi resistenza ai progetti di rivoluzione antropologica che stanno marciando spediti anche in Italia. Ci sono in ballo la legge sulle unioni civili (ma chiamiamole pure "nozze gay"), la legge che impone la teoria gender nelle scuole, la legge contro l'omofobia che chiuderebbe definitivamente la bocca a chiunque non si sia adeguato al pensiero unico in materia.

La Chiesa si trova di fatto ricattata: un'opposizione vera, forte, ai disegni di legge succitati potrebbe facilmente esporre a un attacco decisivo che la metterebbe economicamente in ginocchio. Il caso di Livorno è solo un avvertimento, ma oltre all'IMU (che ha sostituito l'ICI) c'è nel mirino anche l'8 per mille, che è la principale fonte di entrate della Chiesa italiana.

Di fronte a questa situazione c'è chi già tempo fa da parte cattolica aveva paventato un baratto: chiudere un occhio sulle nozze gay in cambio di libertà di educazione (e i soldi, ovviamente). Una posizione quantomeno ingenua, oltre che ingiusta: qualsiasi totalitarismo, come è anche l'omosessualismo imperante, non tollera un qualsiasi spiffero di libertà; e anche se oggi ci fosse una promessa in tal senso, sarebbe rimangiata al momento opportuno. In realtà non si può difendere la libertà di educazione senza opporsi con decisione anche alle nozze gay, la verità non può essere barattata. E soprattutto non si può rinunciare alla Verità in cambio di soldi, anche se questi appaiono essenziali per mantenere chiese e opere assistenziali.

La storia ha già dimostrato più volte che quando si rinuncia al Bene si perdono anche i beni.

di Riccardo Cascioli
Fonte: http://www.lanuovabq.it/
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Galantino (Cei): Sentenza pericolosa

"Siamo davanti a una sentenza pericolosa. Chi prende decisioni, lo faccia con meno ideologia. Perché ho la netta sensazione che con questo modo di pensare, si aspetti l'applauso di qualche parte ideologizzata. Il fatto è che non ci si sta rendendo conto del servizio che svolgono le scuole pubbliche paritarie". Così monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, in una dichiarazione alla AdnKronos all'indomani della pronuncia della Cassazione su due istituti scolastici religiosi di Livorno che dovranno pagare l'Ici arretrata. Per mons. Galantino, la sentenza limita "la garanzia di libertà sull'educazione che tanto richiede anche l'Europa". "Ci sono un milione e 300mila studenti nelle scuole paritarie", prosegue il segretario generale della Cei: "Bisogna anche sapere che a fronte dei 520 milioni che ricevono le scuole paritarie, lo Stato risparmia 6 miliardi e mezzo. Attenzione, dunque, a non farsi mettere il prosciutto sugli occhi dall'ideologia".

D'altra parte, precisa mons. Galantino, "non stiamo parlando solo di scuole cattoliche": "Impariamo a chiamare le cose con il loro nome, parliamo di scuole pubbliche paritarie. Lo stesso ministro Giannini, in maniera illuminata, sta cercando di fare percepire che le scuole paritarie sono pubbliche". "Chi conosce realtà della Chiesa cattolica che non pagano, lo denunci, subito. Mi rivolgo anche alla magistratura", aggiunge il segretario generale della Cei, che parla di una sentenza "pericolosa due volte": "Da una parte c'è un discorso tutto ideologico. Ho l'impressione che si voglia fare passare il problema come fatto tutto cattolico. È venuto il momento di smetterla con i tiri allargati. Cominciamo a chiamare le cose con il loro nome". Dall'altra una sentenza pericolosa perché, "come ha detto giustamente il presidente della Fidae, si rischia davvero la chiusura di queste scuole": "Ma la chiusura delle scuole paritarie vuol dire limitare la libertà. È la stessa Europa - conclude mons. Galantino - che ci chiede garanzie sulla libertà educativa. Quello che pericolosamente caratterizza l'Italia è l'ideologizzazione passata all'estremo. Smettiamola di pensare che sia la Chiesa cattolica ad affamare l'Italia".

Fonte: http://www.lanuovabq.it/
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Alle scuole cattoliche lo Stato deve almeno 6 miliardi di euro

La sentenza della Cassazione sull'ciI e altre tasse analoghe sugli immobili che le scuole non statali dovrebbero pagare - anche se operano in perdita, e a meno che siano gratuite per gli alunni - è un esempio tipicamente italiano di giustizia a orologeria, come ha spiegato su queste colonne Riccardo Cascioli. Casomai i cattolici volessero alzare la testa e cercare di fermare la legge Cirinnà sulle unioni civili omosessuali, si manda loro per tempo un avvertimento: non ci provate, o vi tagliamo i viveri. Questa, però, è solo una parte della storia. Come nella proverbiale vicenda del poveretto che, per fare dispetto alla moglie, si taglia gli attributi, lo Stato minaccia in realtà di tagliare i viveri a se stesso. I conti sono stati fatti già da tempo dall'Agesc, l'Associazione dei Genitori delle Scuole Cattoliche, e non sono mai stati smentiti: hanno ricevuto solo obiezioni deboli, che discuterò dopo averli esposti.

Benché l'Italia patisca una grave crisi demografica - in parte compensata dal fatto che anche i figli degli immigrati vanno a scuola -, il suo sistema scolastico è economicamente inefficiente per cui, diminuendo il numero di bambini, i costi anziché diminuire aumentano. Per ogni allievo lo Stato spende in media all'anno 6.116 euro per gli asili, 7.366 nelle elementari, 7.688 nelle medie inferiori e 8.108 nelle superiori. Il conto totale è di 58 miliardi di euro, una delle poste principali della nostra spesa pubblica. È vero che Stato, Regioni e Comuni danno dei modesti contributi alle scuole non statali. Questi sono però in media di 529 euro all'anno per gli asili, 787 per le elementari, 90 per le medie inferiori e 47 per le superiori. I dati Agesc sono riferiti al 2012 (clicca qui), ma da allora la situazione non è certo migliorata. Gli studenti delle scuole paritarie non statali sono poco più di un milione. Dedotti anche i contributi pubblici, se domani queste scuole sparissero lo Stato dovrebbe riassorbire gli allievi nella scuola statale. Il costo sarebbe superiore ai sei miliardi di euro, che - in un modo o nell'altro - dovrebbero essere pagati dai contribuenti.

Agli studi dell'Agesc i nemici della libertà di educazione hanno rivolto due obiezioni. La prima è a suo modo divertente, se si considera che proviene da sostenitori della superiorità della scuola dello Stato su quella non statale. Afferma che lo Stato è così inefficiente che i suoi costi prescindono dal numero degli alunni e sono governati da altri elementi indipendenti, quali le rivendicazioni dei sindacati e il desiderio dei governi di accontentare la vasta platea degli insegnanti ogni volta che le elezioni si avvicinano. Cioè il carrozzone della scuola statale costa carissimo ai contribuenti «a prescindere», come avrebbe detto Totò. Se si aggiungesse il milione di alunni della scuola non statale, o anche se si sottraesse un altro milione di alunni in ipotesi emigrati all'estero, i costi a carico dei contribuenti italiani varierebbero di poco.

Questo ragionamento apparentemente suggestivo - e anche indicativo di come vanno le cose in Italia - è però sbagliato. Anche ammettendo il paradosso per cui il numero degli alunni sarebbe una variabile indipendente quanto ai costi, non è certamente una variabile indipendente quanto alle rivendicazioni sindacali degli insegnanti, cui l'obiezione assegna non a torto un valore decisivo. Se all'improvviso dovessero fare fronte a un milione di studenti in più, i già irrequieti insegnanti italiani e i loro sindacati rivendicherebbero nuove assunzioni e aumenti di stipendio e - se è vero che il loro potere negoziale è così grande - alla fine verosimilmente li otterrebbero, con il conseguente aumento dei costi.

La seconda obiezione svela il disegno che sta alla base dell'operazione fiscale in corso. Si sostiene cioè che la scuola non può essere valutata solo in base ai costi, e che le scuole statali vanno promosse a prescindere da ogni considerazione economica, perché quelle cattoliche sono "diplomifici" che promuovono tutti, basta che paghino, e soprattutto indottrinano i poveri alunni a idee retrive e bigotte che chiudono loro la mente, per esempio rifiutando le proposte più innovative in tema di genere e omosessualità. Per quanto riguarda i "diplomifici", l'obiezione si risolve in un gioco delle tre carte sulla nozione di scuola non statale. Occorre infatti distinguere fra scuole cattoliche - più alcune protestanti ed ebraiche - e scuole istituite da privati imprenditori a puri fini speculativi. Le seconde sono spesso "diplomifici", ma siccome non sono esenti da Ici e tasse consimili dovrebbero essere escluse dal calcolo statistico. Se parliamo delle sole scuole cattoliche, dubitare dell'eccellenza della loro qualità sembrerà ridicolo ai genitori che le scelgono, per non citare l'elenco lunghissimo di personalità della cultura, della politica, dell'arte che hanno studiato dai preti o dalle suore. Opporre studi più o meno "orientati" non smentisce questa verità evidente.

Le scuole cattoliche indottrinano i loro allievi alla fede e alla morale cattoliche? Se posso rispondere con un battuta, direi: purtroppo no, e da molto tempo. Con poche e lodevole eccezioni, la stessa propaganda delle scuole cattoliche spesso insiste assai più sull'efficienza che sui contenuti. Qualche anno fa mi ritrovai per vicino in un viaggio in aereo da New York un campione del laicismo italiano, l'onorevole Giorgio La Malfa. Finimmo a discutere di scuole cattoliche e del perché La Malfa le combatteva. Mi descrisse terribili scuole cattoliche dove si parla male a ogni occasione del divorzio, dell'aborto, dei comportamenti omosessuali, si criticano la Rivoluzione Francese e il Risorgimento e invece della Costituzione si propongono il Catechismo e il Magistero pontificio. Fu molto stupito quando gli obiettai, invitandolo a visitare qualche istituto, che con rarissime eccezioni queste scuole cattoliche esistevano solo nella sua immaginazione. L'ideologia è una brutta bestia. Vuole fare spendere ai già spremuti contribuenti italiani più di sei miliardi di euro senza neppure la soddisfazione di togliere di torno qualche reazionario. Qualche politico avrà il coraggio di spiegarlo anche in Parlamento?

di Massimo Introvigne
Fonte: http://www.lanuovabq.it/
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postato da: Nuccio  


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